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    31.8.1960, l’amicizia quella vera? Non si spezza mai!

    di Gigi Gonzaga
    29 aprile 2014 – 13:42

    …anche se un amico è salpato per l’ultima missione non si spezza mai.

    Con Vittorio”Giovanni” Adragna (*) ci siamo conosciuti il 31 agosto 1960 e ci siamo sentiti, al telefono per l’ultima volta, il 25 marzo 2012, quando Vittorio era all’ospedale a Palermo.
    Pochi giorni prima mi aveva spedito questa sua poesia, che vorrei che tutti leggessero.

    (Dedicata ad un carissimo e grandissimo amico).
    Giovanni-Vittorio-Adragna-per-www.lavocedelmarinaio.com_Tu che mi sei stato prezioso nella vita, mi hai sempre aiutato con la tua presenza continua e disinteressata, sei stato l’ombra della mia persona, con i tuoi preziosi consigli hai reso il percorso della mia vita molto tranquillo,averti come amico è stato importante, con il tuo carattere solare e aperto mi hai dato quella forza necessaria a combattere e sopravvivere a tutte le problematiche della vita.
    Nei miei momenti difficili amichevolmente hai saputo essermi vicino e i tuoi preziosi consigli, mi hanno aiutato ad essere me stesso, avere un amico, nella vita è un bene prezioso, l’amicizia è un sentimento durevole se è sincera e disinteressata, vorrei dirti mio caro amico, che l’averti conosciuto mi ha fortificato il carattere rendendomi la vita serena e tranquilla, hai saputo farmi superare tutte le difficoltà della vita, la bontà del tuo animo e il tuo coraggio, sono riusciti a dare il meglio di me, non credevo che potesse accadere, ma adesso sono una persona molto felice, tutte le fragilità  e le paure che mi hanno accompagnato nella vita non esistono più, grazie amico mio per tutto quello che hai fatto per me.
    Che queste mie frasi possano riempire il tuo cuore, la mia gratitudine sarà per sempre eterna, virtualmente mi sei sempre stato vicino, il tuo carisma mi ha dato la forza di lottare nella vita per la vita.
    Ciao Gigi sei stato sempre nei miei pensieri, sei sempre stato un grande, con la tua forza e il tuo coraggio supererai anche questo grande ostacolo.
    Composta: da Giovanni Vittorio Adragna.
    Ciao Vittorio.
    (*) https://www.lavocedelmarinaio.com/2014/03/27-3-2012-luogotenente-giovanni-adragna/

    L'AMICIZIA VERA NON SI SPEZZA MAI - www.lavocedelmarinaio.com

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    31.8.1976, Domenico Tuccillo

    
di Francesca Tuccillo

    …nasceva mio fratello Domenico Tuccillo il nocchiere che adesso naviga sui flutti dell’Altissimo.

    Caro Ezio,
    in un social network che ho sempre ritenuto sterile, resto ogni giorno sempre più sorpresa per la sua utilità. Iscritta soltanto per ritrovare amici e foto di mio fratello scomparso, ritrovo più che altro persone fantastiche come te, Ray (1) ed insegnamenti di vita che da un po’ mancavano nella mia oramai fatta soltanto di rimpianti…
    Mi riempie di valori l’unione di voi marinai, avete un legame che credevo possibile solo nei film americani. Oggi mi ritrovo a chattare con gente di qualsiasi età che si è messa “a squadra” per aiutarmi a far rivivere Mimmo (2).
    Le parole che mi dicono le persone che lo hanno conosciuto mi appassionano…mi emozionano. Aveva un’infinità di amici che il giorno del suo funerale riempirono una Chiesa gigantesca e fuori ancora ce ne erano perché non ci entravano tutti.
    Mimmo era stimato da tutti in ambito lavorativo, sempre disponibile, mai un’assenza, mai un ritardo e rendeva sempre di più del dovuto. Umile in tutto, pensa che nell’ultimo periodo (data la crisi) lavorava in una salumeria per 10 euro al giorno.
    Quando partì per imbarcarsi su questa famosa nave TITANO, erano tutti orgogliosi (io ero piccola) ed in divisa faceva morire un sacco di ragazzine.
Mimmo era due persone, una con noi familiari e una con il resto del mondo. A noi non faceva mai credere di essere buono, disponibile, gentile mentre con chiunque era una perla. Mai nessuno che ne avesse parlato male! Dicono che l’educazione era la sua caratteristica principale mentre a casa faceva di tutto per punzecchiarci o istigarci. A mamma rispondeva sempre male e con papà ha sempre fatto credere di non volergli bene (poi nella sua borsa trovammo una sola foto che portava sempre con se, quella di papà…).
Sparì dietro a quella porta di ferro bello come il sole.
    A mezzanotte circa ebbe l’incidente sull’autostrada (Pontecorvo) io e la mia famiglia dormivamo serenamente. Lui stava morendo e noi dormivamo. Lui combatteva con la morte e noi placidamente sotto le lenzuola dormivamo. Lui veniva trasportato con l’elicottero dal primo ospedale in cui era stato soccorso e noi dormivamo. Lui veniva operato per nove ore al cranio e noi continuavamo a dormire. La mattina seguente lui era in sala rianimazione e noi facevamo colazione…
Alle 12.00 circa bussarono due poliziotti al citofono. Io risposi e mi chiesero di Mimmo:
    – “Domenico Tuccillo residente a Brescia abita qui?”
Pensai: “che avrà’ combinato questa volta? Si e’ fatto arrestare?”
    Magari ce l’avessi in galera Ezio, magari!
    Salirono sopra e chiesero a me e mia madre di sederci. Ci diedero un numero di telefono da fare per chiedere informazioni. Mamma era già a terra. La dottoressa mi disse:
    – “Signora, andate piano. Se arrivate fra un’ora o fra quattro ore non cambia nulla, ha solo l’attività respiratoria e tra l’altro sta andando via pure quella…”.
    Mi ritrovai sola con quel telefono in mano e quelle parole.
    Non le volli capire, la mia interpretazione fu questa: se non cambia niente fra quattro ore significa che è stabile. Vivo e stabile. Lui era già cerebralmente morto solo che io l’ho saputo dopo, l’ho capito dopo.
Entrai in silenzio in quella orribile stanza piena di gente che non sa di essere morta, lo vidi. Aveva la faccia larga quanto le spalle, il suo bellissimo viso era tutto sfigurato, il corpo tumefatto ma pensai che era tutto risolvibile. Era intubato e nudo e quando lo toccai mi venne da piangere, in quel momento lui mosse un piede. Mi illusi di averlo svegliato con la mia voce… solo dopo la dottoressa disse a mamma che quello era un movimento involontario. Chiesi a quest’ultima se si sarebbe salvato e lei mi rispose che stavano facendo e avrebbero continuato a fare tutto il possibile. Me ne tornai a Napoli piena di speranza, mi dicevo che lui avrebbe lottato, combattuto e vinto perché non poteva essere, non a lui!
    Il giorno dopo le mie sorelle mi addolcivano la pillola a poco a poco: un primo elettroencefalogramma piatto, poi un secondo … poi la donazione degli organi.
    Io ero stordita, non volevo più neanche mia figlia che gli somiglia cosi tanto perché senza Mimmo, senza quel ragazzo che prendevano sempre per il mio fidanzato,o non potevo andare avanti ne per lei ne per me, per nessuno!
    Entravo e uscivo dal balcone:
    – “Mimmo no, Mimmo no, Mimmo no”.
    Gridai al vento che era un bastardo, che mi aveva lasciata sola, che fa sempre cosi, fa stare male tutti! Non lui non lui che avrei voluto come figura paterna per mia figlia; non lui che dormiva nella mia stanza e si svegliava con me ogni tre ore per l’allattamento e mi rideva in faccia dicendomi:
    – “ah ah ….e vulut a bicicletta…e pedal!!”
    No no no no…
E poi la donazione, perché? Perché’ doveva salvare nove vite se a lui nessuno lo ha salvato? Come poteva aver preso questa decisione mamma? Come aveva potuto permettere di straziare quel corpo ancora e ancora?
    L’avrei voluta uccidere, scegliere di lacerare e maltrattare quel corpicino nostro, quel corpicino che lei aveva messo al mondo, io non lo so…
    Certo a mente fredda mi dico che ha fatto bene, che Mimmo era generoso e lo è stato così fino alla fine ma non so se io lo avrei mai fatto con mia figlia.
I giorni in ospedale poi, per la mia famiglia, sono stati fatali: spento la domenica, hanno permesso il trasporto della salma a Napoli il venerdì successivo!
    Il supplizio della burocrazia italiana…
    Unico sollievo, è la vita di 9 persone che Mimmo ha salvato, 9 persone vivono grazie a lui. Qualcuno vede con i suoi occhi, qualcuno respira con i suoi polmoni, qualcuno VIVE GRAZIE AL SUO CUORE che avrei voluto io, lo avrei custodito come in Biancaneve in un cofanetto dei sogni, come quelli che faccio da quando non c’é più.
    Nei miei sogni Mimmo è vivo, è bello, è felice, è luce ma nonostante questo, mi manca. Mi manca da morire e la conoscenza dei suoi vecchi amici mi conforta. le loro parole mi aiutano a somatizzare un dolore che non ho mai espresso prima di oggi.
    Grazie per l’attenzione, anche se adesso mi trovo in un “mare di lacrime”, mi e’ servito molto scrivere.
    Francesca

    Note
    (1) Raimondo Barrera
    
raimondo.barrera@gmail.com

    https://www.facebook.com/raimondo.barrera

    Gruppo facebook “Quelli di Nave Titano”
    https://www.facebook.com/groups/raimondobarrera/

    (2) Domenico Tuccillo matricola 74NA4130 nato a Pompei il 31 agosto 1976, deceduto il 9 novembre 2009.

    AIUTACI A FAR CRESCERE LA SOLIDARIETA’ SULLA PAGINA DI DOMENICO TUCCILLO SU FACEBOOK
    https://www.facebook.com/groups/404459586302266/?fref=ts

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    31.8.1943, Raimondo Restivo

    di Raimondo Restivo (*)

    (Savona, 30.3.1922 – 31.8.1943)

    ricevemmo e con immenso orgoglio e grande commozione pubblichiamo.

    Ciao Ezio,
    Raimondo Restivo, mio zio, era nato a Savona il 30 marzo 1922. Di lui sappiamo che è stato imbarcato sul regio sommergibile Barbarigo  in qualità di radiotelegrafista. Dopo varie missioni, perdeva la vita con il resto dell’equipaggio nel 1943 a causa dell’affondamento da parte di unità della marina britannica. 
    Caro Ezio ho omesso altre informazioni di carattere personale perché penso che siano comuni a molti giovani di quel periodo …fammi sapere se va bene.

    Ciao Raimondo carissimo e stimatissimo,
    innanzitutto grazie per averci reso partecipe di questa commozione “comune a molti giovani di quel periodo” ma che noi non dimentichiamo e li celebriamo nella banca della memoria per non dimenticare il loro sacrificio.
    Grazie anche per il tuo impavido e misericordioso cuore fraterno di Marinaio per sempre.
    Ezio


    Il regio sommergibile Barbarigo
    a cura Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    Sul tragico destino del regio sommergibile Barbarigo ci sono ancora tante cose da scrivere, che non si conoscono, che pongono quesiti…
    L’unica certezza è che con il sommergibile scomparvero il comandante De Julio, 6 altri ufficiali e 52 fra sottufficiali e marinai.
    Costruito presso i Cantieri Riuniti dell’Adriatico di Monfalcone, fu impostato il 6 febbraio 1937, varato il 12 giugno 1938 e consegnato il 19 settembre dello stesso anno
    Il Barbarigo faceva parte del secondo gruppo di battelli destinati al Giappone unitamente ai regi sommergibili Torelli e Cagni. Salpò il 16 giugno 1943 con a bordo tre militari italiani destinati alla base in estremo oriente, e 130 tonnellate di materiale bellico. Al ritorno, il carico avrebbe incluso 110 tonnellate di gomma e 35 tonnellate di stagno, costringendo il battello al rifornimento di carburante in mare.
    Alla fine della navigazione lungo la rotta di sicurezza in compagnia del Torelli, i due battelli si separarono. Il Barbarigo non diede più notizie e si può desumere che sia andato perduto a causa d’avaria, mina o forse azione bellica nemica, anche se quest’ultima ipotesi non può essere confermata dalla documentazione alleata.
    Terminò così la vita operativa di uno dei più famosi, anche se controversi battelli della flotta atlantica. (BETASOM).
    In base agli accordi con la Marina germanica, il Barbarigo fu destinato, nella primavera del 1943, ad essere trasformato in unita trasporto materiali strategici. Ultimata la trasformazione e al comando del tenente di vascello Umberto De Julio, il 16 giugno salpò da Bordeaux per Singapore con 130 tonnellate di materiali e 5 miliardi di Lire. Dopo la partenza, non diede più sue notizie. Si ritiene che l’unità sia affondata tra il 16 ed il 24 giugno, in un punto sconosciuto dell’Atlantico, per cause ignote. Non ci furono superstiti.
    E’ stato verosimilmente affondato il 19 giugno 1943 da aerei dell’USAAF.
    Fu radiato il 18 ottobre 1946.

    Bibliografia consigliata
    – I sommergibili negli Oceani, Ufficio Storico della Marina Militare – Roma 2002.
    – I sommergibili italiani, Ufficio Storico della Marina Militare – Roma 1963.
    – La Marina e l’8 settembre, Ufficio Storico della Marina Italiana – Roma 2002.
    – Storia della Marina – Fabbri Editore Milano 1978.

    (*) di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    (Savona, 18.12.1948 – Moncalieri, 27.3.2019)

    Ciao Raimondo,
    con la tua amicizia e la quotidiana compagnia, i tuoi commenti sempre pertinenti, mi/ci hai insegnato che l’ascolto è come fare un viaggio in mare.
    I marinai, è risaputo, amano viaggiare, e tu che oggi salpi per la tua missione, per attraccare la barca nel porto della misericordia dell’Altissimo, ci hai spronato ad interagire con altre culture, e grazie ai tuoi suggerimenti siamo diventati più tolleranti a tutto, tranne che alle inutili tentazioni.
    Ci hai insegnato ad osservare bene, in ogni latitudine e longitudine nel mondo, i nostri difetti, affermando che non ci sarebbe più tempo per trovare quelli degli altri e che non ci sarebbe più motivo per fare le guerre.
    Hai lasciato una scia indelebile in questa navigazione terrena e noi vogliamo ricordarti in quella banca della memoria dei Marinai di una volta, dei marinai per sempre, che tu hai sempre sostenuto.

    Adesso sono certo che ti incontrerai con tu zio Raimondo (*) e da lassù pregherete e veglierete su noi.
    Riposa in pace fra i flutti dell’Altissimo. Sentite condoglianze alla Famiglia.
    Ezio

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    28.8.2009, ricordando Franco Papili

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra, A.N.M.I. Stabia, Antonio Cimmino, Egidio Alberti, Gerardo Fabiano, Gianfranco Iannetta, Sergio Ben, Luca Cersini

    (Chiaravalle (AN), 5.1.1929 – Castellammare di Stabia (Na), 28.8.2009) 

    Alla memoria dell’ammiraglio Franco Papili, in ricordo di una giornata indimenticabile trascorsa in compagnia dei marinai di una volta accompagnati e vegliati dalle loro Penelope…

    Nella mia carriera di uomo di mare,  mi sono posto tante volte questa domanda: ma chi è veramente un Signore dei mari?
    È colui che entra in punta di piedi, senza invadere lo spazio sacro dell’altro, senza condizionare l’unicità, l’originalità, l’individualità, senza imposizioni o richieste faziose e interessante e falsa retorica militare.
    È colui che sta vicino con la vocazione di comunicare fiducia, stima, ottimismo, incoraggiamento ad andare avanti, a cavalcare il successo, a riconoscere i propri errori, a raggiungere traguardi sempre più alti, senza invidia e timore di essere superato perché sa di aver agito nel rispetto del Giuramento per servire la Patria con onore.
    È colui che fa tutto per l’altro, senza risparmiarsi, senza rendiconti, con l’unico desiderio di condividere il proprio “tutto” al parigrado, superiore o subalterno.

    E’ colui che ripone per l’equipaggio lo spirito di  conservazione per quel semplice ma primordiale valore che è l’amore per la vita in questa Gerusalemme terrena.
    E’ colui che verrà ricordato ai posteri perché vive nella Gerusalemme eterna.
    Ognuno raccoglie ciò che semina  e il male, come il bene, tornano sempre indietro… anche a distanza di tempo.

    Quelli come noi perdono mai la speranza.
    So che è molto difficile, in questi tristi momenti, dove sconforto e scoramento si mischiano a mille altri pensieri compresa la vergogna e l’onta che stiamo subendo.
    Tutti i nodi vengono al pettine, è solo questione di tempo. La verità è sempre ed è solo una.
    Ora che abbiamo toccato l’apice o il baratro della nostra italica storia, mi sento di affermare, senza presunzione alcuna che:
    quelli come noi, che indietro non  lasciano incompiute persone e cose; quelli come noi, che quotidianamente ci  sacrifichiamo e caparbiamente ed ostinatamente lottiamo per il bene di quella  continuità terrena che si chiama ”vita; quelli sappiamo benissimo che non si può abbassare la guardia perché il nostro unico desiderio comune è la Patria e l’Onore senza alcuna retorica e demagogia di parte”.

    Partiamo verso l’orizzonte,
    forse incontreremo Achille,
    forse nuovi lidi ci aspettano.
    Anche se non siamo più
    le armate che muovevano cielo e terra,
    siamo come siamo,
    resi un po’ più deboli dal tempo
    ma forti nella volontà
    di continuare, di cercare, di trovare
    e non cedere!
    Odisseo
    (Ripartenza da Itaca)

    Orfano di padre, sottufficiale di Marina, disperso in mare durante la 2^ guerra mondiale, Franco Papili entrò in Accademia Navale nel 1947. Il suo primo incarico fu quello di Ufficiale di rotta delle corvette Gru e Scimitarra. Successivamente si specializzò nel servizio di artiglieria e divenne il primo Direttore del Tiro Missili dell’incrociatore Garibaldi (unità trasformata ed adattata al lancio di missili balistici). Comandante di nave Gaggia e Gabbiano, fu prescelto nel 1969, come Comandante in 2^, all’allestimento di nave Vittorio Veneto (nuova ammiraglia della Squadra Navale). In seguito fu comandante di nave Carabiniere, ebbe incarichi presso la NA.T.O. del Sud Europa e, da Capitano di Vascello assunse nel 1976 il comando del Vittorio Veneto. Oltre agli incarichi presso lo Stato Maggiore della Marina, assunse nel 1983, il comando della 2^ Divisione Navale e, successivamente quelli di Comandante dei dipartimenti di Ancona e La Spezia. Concluse la sua carriera come Presidente del Consiglio Superiore delle Forze Armate.
    Sempre vicino all’A.N.M.I ed ai suoi marinai, salpò per l’ultima missione dalla sua Castellammare di Stabia il 28 agosto 2009, assistito amorevolmente dalla moglie Luciana.
    Uomo di raffinata cultura, gli equipaggi lo ricordano perché amava ripetere:
    “la Marina è la mia famiglia e i Marinai sono i miei figli”.

    IN RICORDO DELL’AMMIRAGLIO FRANCO PAPILI
    di Antonio Cimmino

    Non ho avuto la fortuna e l’onore di conoscere l’Ammiraglio di Squadra Franco Papili.
    Venerdì 20 marzo 2012 ho avuto il piacere di incontrare la Signora Luciana sua moglie e molti marinai che sono stati imbarcati, principalmente sull’incrociatore Vittorio Veneto agli ordini del Comandante Papili.
    Una giornata indimenticabile! Tutto è iniziato con la deposizione di un fascio di fiori sulla tomba dell’Ammiraglio nel cimitero di Castellammare di Stabia. I suoi vecchi sottoposti mi hanno concesso l’alto onore di recitare la Preghiera del Marinaio. Che emozione! Molti occhi erano lucidi, qualcuno si è messo sull’attenti. Capo Bassanelli, preso dai ricordi che affioravano a fiotti, ha detto anche, rivolto, alla foto dell’Ammiraglio: ”Comandi!”
    C’erano Mario Sicignano, Antonio Corsi, Pietro Rossi, Capo Buondonno, Pompeo Funzione, Luigi Diana e tanti altri di cui non ricordo il nome. Ero l’unico estraneo del gruppo ma, preso empaticamente, mi sono subito inserito, accolto fraternamente come solo i marinai sanno fare.
    Subito dopo abbiamo invaso la casa della Signora Luciana che ci ha accolto amorevolmente. Ognuno ha dato stura a ricordi e aneddoti che mi sono appuntato nella mente. Verso le 12,00 sotto una pioggia dirotta ci siamo recati a visitare la Caserma Cristallina, ovvero ciò che resta dell’edificio posto in Via Duilio presso il cantiere navale stabiese, ove molti di loro hanno soggiornato durante l’allestimento del Veneto.
    Da loro ho appreso che l’Ammiraglio era stato severo ma giusto, come un buon pater familias che pensa al futuro dei suoi figli. Per alcuni è stato veramente un padre perché, arruolati a 16-18 anni, hanno trovato in lui una guida e un faro nella vita militare e non solo.
    Mario Sicignano ha ricordato scherzosamente il “posto di lavaggio ad oltranza” che il Comandante del Veneto chiedeva al suo equipaggio per mantenere in perfetta efficienza la bella unità o quando, fu sorpreso a leggere un fumetto e gli fu inflitta una punizione perché “ sorpreso a leggere pubblicazioni amene”.
    Filippo Bassanelli ricordava a Donna Luciana il caffè che lei offriva “alla napoletana e con tre C”, forte e bollente.

    Nei giorni successivi, anche obbedendo al desiderio dei marinai, mi sono recato spesso a casa della Signora Luciana per ritirare libri da donare al Gruppo A.N.M.I. di Castellammare e, principalmente, per ascoltare, davanti ad un buon caffè, i ricordi dell’Ammiraglio Franco.
    La Signora Luciana aveva conosciuto il suo Franco durante la sua permanenza a Castellammare durante la costruzione e l’allestimento del Veneto, sposandosi nel 1971. L’Ammiraglio ci tenne a precisare che il primo posto nel suo cuore era la Marina ma, poi, fece posto alla sua dolce metà.
    In un Capodanno festeggiato bordo del Vittorio Veneto con Ufficiali e loro consorti, l’Ammiraglio Papili disse ad un suo sottoposto:
    – ”Vai a chiamare i marinai di comandata e falli salire in quadrato, non è giusto che solo noi stiamo a festeggiare”.
    I marinai timidi ed impacciati stavano seduti a paratia. Allora il Comandante li invitò a far ballare le signore. Un ragazzo napoletano offrì il suo braccio alla Signora Luciana che gli chiese cosa ne pensasse del Comandante. Il marinaio rispose:
    – ”è molto severo ma lo è con tutti, senza preferenze, ma…perché me lo chiedete?”
    Immaginarsi la meraviglia quando seppe che aveva parlato proprio con la moglie del suo Comandante. Aveva, però, detto la verità. Tutti erano uguali per Papili, senza distinzione di grado o di categoria, tutti dovevano adoperarsi, ognuno per la parte di propria competenza, per l’efficienza e l’efficacia della nave.
    Franco Papili era un marinaio di altri tempi ma anche un uomo profondamente buono sotto un aspetto burbero.
    Si è saputo che per anni aveva aiutato economicamente un operaio dell’Arsenale di Taranto per mantenere un figlio all’università e solo dopo la sua morte, questo operaio ha raccontato della silenziosa e cristiana generosità dell’Ammiraglio. Mi hanno raccontato che quando si accorgeva che un suo marinaio non usciva in franchigia, g chiedeva il perché e scoprendo che era per motivi economici, spesso gli “ordinava” di accettare dei soldi.
    Durante l’allestimento del Veneto a Castellammare, la padrona di un vicino ristorante andò a lamentarsi con Papili perché i marinai alloggiati in caserma, andavano dietro alle sue numerose figlie. L’ ammiraglio senza scomporsi le disse:
    – ”Io alle diciassette libero i miei tori, alle sue vacche ci pensi lei!”.
    Gli aneddoti sono decine e decine, questi solo alcuni di quelli che ho raccolto personalmente e che mi ricordo
    Pochi ufficiali sono stati tanto amati dai loro sottoposti. Quanto è andato in quiescenza, il suo rapporto con la Marina non si è interrotto, si è sempre occupato dell’ANMI ed ha sempre accolto paternamente i suoi marinai quando andavano a fargli visita.
    Già da anni ma, principalmente con il senno del poi, i suoi marinai vedevano nel loro Comandante un vero “ al amir rahl”, un “Signore del mare” che con mano ferma, giusta e paterna, ha guidato la rotta della loro nave e della loro vita. Ultimo esemplare di una Marina che ormai non c’è più. Un pezzo di storia che scompare con lui.
    Con il Presidente Aldo Verdoliva ed il Vice Mario Sicignano del Gruppo stabiese, entrambi ex Sottufficiali già alle dipendenze di Papili, si è deciso, accogliendo le numerose richieste di moltissimi marinai, di istituire per il prossimo anno sociale un memorial day for Ammiraglio Papili a Castellammare di Stabia. Resta solo il rammarico di non aver conosciuto questo grande Marinaio!

    Il 19 maggio 2019 è mancata all’affetto dei suoi cari Luciana de Fusco vedova dell’ammiraglio Franco Papili.
    La città di Castellammare di Stabia, i suoi marinai, marittimi e pescatori, si uniscono nel dolore per la perdita di questa Nobil Donna tanto amata in vita dal marito, dai familiari e dai marinai per sempre…
    I funerali si sono celebrati il 20 maggio 2019, alle ore 15.30, presso la Parrocchia del Carmine di Castellammare di Stabia.
    Noi, i vostri ragazzi, vogliamo ricordare Luciana e Franco, così.

    Franco Papili 
    di Egidio Alberti

    Anni fa gli amici Ezio Pancrazio Vinciguerra e Antonio Cimmino pubblicarono in ricordo dell’ammiraglio Papili, “salpato per l’ ultima missione il 28 agosto 2009”, un bellissimo articolo su LA VOCE DEL MARINAIO.

    Avendo trovato nel mio archivio una bellissima foto che mi ritrae a bordo di Nave San Giorgio, io ero Comdinav 3, in visita ad Ancona, dove Papili era Maridipart, ho pensato di farne la rievocazione per ricordarlo agli amici che l’ hanno conosciuto.

    Il corso Papili (ALBATROS) entrò in Accademia nel 1948 e fu il primo corso dopo la guerra a fare 4 anni di Accademia anziché 3.
    Di conseguenza il mio corso OCEANICI, entrato in accademia nel 1950, nei primi due anni ebbe a che fare con gli Aspiranti della terza e quarta classe (corsi ALBATROS ed ALISEI).

    Papili era specializzato in Artiglieria come il sottoscritto per cui le nostre esperienze a bordo su navi diverse sono state le stesse.
    Ciò che ammiravo in lui era la sua cultura sulle navi e i loro comandanti di qualsiasi epoca della Marina per cui si divertiva a ” SPIVOLARE” i giovani ufficiali,compreso il sottoscritto, su questi argomenti.
    CIAO FRANCO TI HO SEMPRE AMMIRATO E VOLUTO BENE….R.I.P.
    BUONA GIORNATA A TUTTI GLI AMICI

    Franco Papili
    di Gerardo Fabiano

    Voglio raccontarvi una piccola esperienza vissuta a bordo. Correva l’anno 1986 ed ero da poco stato trasferito da La Spezia (imbarcato) al Marinalles di Ancona in tabella O.I. in attesa di imbarcare su una nuova UU.NN. che la M.M.I. si stava facendo costruire. Ho avuto l’onore di conoscere quasi tutta la classe degli MM.TT.CC. perché erano ancora in fase di costruzione nell’arsenale di Ancona. Nell’attesa che fosse pronto la nave dove dovevo imbarcare, mi fecero un Temporaneo Imbarco su una di queste imbarcazioni già pronte ma non ancora consegnate alla M.M.I.(se ricordo bene si chiamava all’epoca M.T.C. 1013).
    Era la notte del 31 dicembre e fuori c’era una nebbia fitta da non riuscire a vedere oltre una decina di metri. Come si può immaginare, eravamo tutti in quadrato marinai a festeggiare l’arrivo del nuovo anno e mancava più o meno un quarto d’ora alla mezzanotte. A un certo punto, la guardia mi chiama e mi dice di andare a poppetta perché c’era un tizio che mi cercava. Mi alzai e mi recai a vedere chi era e cosa voleva. Mi ritrovai difronte una persona in borghese che stava sulla banchina vicino alla scaletta d’ingresso. Lo guardai e mi disse: non mi stai riconoscendo?…la guardia non era al suo posto (faceva avanti e indietro dal corpo di guardia sia per il freddo che per brindare con noi). A quel punto si presentò: sono l’Ammiraglio Papili…
    In quel momento mi sono congelato e già mi vedevo consegnato, il giorno dopo, un bigliettino giallo con una bella punizione. Invece mi consegnò una bottiglia di spumante con il suo nome e si congedò dicendomi di tenere gli occhi aperti e di non lasciare il corpo di guardia da solo. E’ stata un’esperienza unica che oggi ricordo con nostalgia. R.I.P. grande Ammiraglio.

    Promozioni
    Guardiamarina 29.9.1951
    Sottotenente di Vascello 29.1952
    Tenente di Vascello 1.1.1956
    Capitano di Corvetta 1.1.1963
    Capitano di Fregata 31.12.1967
    Capitano di Vascello 1.1.1974
    Contrammiraglio 31.12.1979
    Ammiraglio di Divisione 22.1.1983
    Ammiraglio di Squadra16.12.1985

    Onorificenze
    Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana
    Medaglia Mauriziana al Merito di 10 lustri di carriera militare
    Medaglia d’Oro per lunga navigazione nella Marina Militare (20anni)
    Croce d’Oro con stelletta per anzianità di servizio (40anni)
    Croce Commemorativa per Missioni di Pace (Libano)

    Franco Papili
    di Sergio Ben

    Lo ricordo, una volta, credo nel lontani anni ’70 o giù di lì, stavo rientrando dalla franchigia a bordo del incrociatore Caio Duilio ormeggiato a Taranto quando, davanti a me vedevo un sacco di marinai e non  fermi sul attenti. Osservando bene c’era una figura avvolta in un mantello scuro che fermava tutti quelli che non lo salutavano militarmente e li faceva stare fermi in piedi per punizione.
    Ricordo di Lui un altro succoso episodio: ero in temporaneo imbarco sul Vittorio Veneto con tutti i componenti giovani della radio di nave Audace per fare un aggiornamento professionale da Radiotelegrafista dato che da lì, a pochi mesi, l’Audace sarebbe stato operativo. In quel periodo volevo una licenza così mi mandarono con la richiesta dal comandate Papili.

    Aspettando fuori dalla porta bussai ed osservai che la luce al di sopra della porta era rossa quindi non potevo entrare. Aspettai, aspettai non so per quanto tempo, poi improvvisamente si accese la luce verde così entrai. Salutai e incominciai a fare la mia richiesta prima ancora di riuscire a finire alzò una paletta con su scritto “pazzia!” Cercai di obiettare ma mi fece vedere un altra paletta con scritto “Fuori!” Così me ne andai sconsolato. Però dopo alcuni giorni venni chiamato dall’ufficiale TLC che mi informò della approvazione della mia licenza.
    Personaggio enigmatico il comandante Papili ma voluto bene dai marinai.

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    28.8.2006, operazione Leonte (Libano 2006 – 2016)

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    A seguito della cessazione delle ostilità tra lo Stato di Israele e il movimento sciita Hezbollah nel sud del Libano, il governo italiano, con il Decreto Legge del 28 agosto 2006, dispose l’invio di un contingente nazionale interforze, a guida Marina Militare, quale contributo nazionale alla missione di peacekeeping nel sud di predetto Stato, a rinforzo dell’United Nations Interim Force in Lebanon (acronimo UNIFIL) presente sul terreno già dal 23 marzo 1978, per l’attuazione della risoluzione 1701 del 11 agosto 06 dell’ONU.

    Prima della crisi dell’estate 2006 la missione delle forze UNIFIL era quella di verificare il ritiro delle truppe israeliane dal Libano ed assistere il Governo libanese nel ristabilire la propria autorità nel sud del Paese.
    Con la Risoluzione 1701 dell’11 agosto 2006 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha previsto in sintesi di:
    – potenziare le capacità militari di UNIFIL;
    – sostenere l’Esercito Libanese al suo rischieramento nel Sud del Paese, di fatto controllato sino a quel momento dalle milizie sciite;
    – contribuire alla creazione di condizioni di pace e di sicurezza in concorso con l’Esercito Libanese.
    L’operazione, in ambito nazionale, fu denominata Leonte, vecchio nome del fiume Litani che scorre nel sud del Libano.

    Per l’intervento fu scelto d’attivare per la prima volta il contingente interforze della capacità nazionale di proiezione dal mare, denominata Joint Landing Force (JLF-L), che includeva i seguenti assetti:
    – comando e staff della Forza da Sbarco (attuale Brigata Marina San Marco);
    – un distaccamento di polizia militare dei Carabinieri Tuscania;
    – il Reggimento San Marco con personale di staff che comprendeva la compagnia Operazioni Speciali, il Battaglione Grado rinforzato con una compagnia dei Lagunari Serenissima ed il Battaglione logistico Golametto;
    – una compagnia del 7 Reggimento NBC Cremona;
    – una compagnia del 3 Reggimento Genio.

    L’area di operazioni assegnata al contingente italiano nazionale consisteva nella cosiddetta “sacca di tiro”, una porzione di territorio che, dal fiume litani, si estende verso sud per circa 20 km mentre dalla costa si estende verso est per circa 15 km.
    I reparti della JLF-L e i mezzi/materiali sono stati trasportati da una formazione navale costituita da nave Garibaldi (sede comando) tre LLPPDD (San Giorgio – San Giusto – San Marco), una unità di scorta (nave Fenice) e da una unità mercantile, partita da Porto Marghera ed impiegata per il trasporto dei mezzi del Genio e parte dei mezzi del reparto NBC.

    Il personale ed i mezzi imbarcati sul Garibaldi e sulle LLPPDD sono stati sbarcati il 2 e 3 settembre nel porto di Naqoura e sulla spiaggia a sud di Tiro. I mezzi del Genio/NBC sono sbarcati il 3 settembre nel porto di Beirut ed il personale, a meno di una piccola aliquota imbarcata sull’unità mercantile, è giunto con aereo dell’Aeronautica Militare Italiana C 130 nell’aeroporto della stessa capitale.
    Nave San Marco, subito dopo aver sbarcato uomini e mezzi, è rientrata in Italia per effettuare il successivo 6 settembre, nel porto di Naqoura, un secondo sbarco di personale, mezzi e materiali.
    Il totale del personale schierato sul terreno è stato di 1000 unità (tra cui 8 donne) e sono stati sbarcati 320 mezzi (di cui 60 nel porto di Beirut).
    Dopo un primo schieramento nell’area di Jabal Maroun (ad est di Tiro) da giorno 4 sino all’11 settembre è stata condotta una fase di training con le procedure operative standard di UNIFIL ed una fase di familiarizzazione con il territorio e con le altre unità UNIFIL già operanti sul terreno.
    Dal 12 settembre è iniziata la fase operativa che comprendeva:
    – ricognizioni nell’area assegnata;
    – monitoraggio e sorveglianza in accordo con la risoluzione ONU 1701;
    – posti di blocco e pattugliamento diurno e notturno;
    – monitoraggio e sorveglianza delle linee di comunicazione su fiume Litani;
    – force protection delle basi assegnate;
    – distribuzione aiuti umanitari a municipalità locali;
    – assistenza sanitaria alla popolazione;
    – assistenza alle forze armate libanesi;
    – mappatura NBCR ed attività EOD dell’area;
    – lavori del genio per costituzione basi della JLF-L e l’inizio dei lavori per le successive basi per le Brigate dell’Esercito;
    – supporto, se richiesto, alle organizzazioni non governative italiane operanti in Libano.

    Dal novembre 2006 il Comandante della Joint Landing Force Lebanon (Contrammiraglio Claudio Confessore) assumeva il comando del Settore Ovest dell’area di responsabilità di UNIFIL e, contestualmente, della Brigata Ovest della forza ONU, composta da due battaglioni italiani, un battaglione francese ed un battaglione ghanese.
    Di seguito una sintesi di parte dell’attività svolta:
    Sorveglianza/sicurezza
    1833 pattuglie diurne, 700 pattuglie notturne, 442 posti di blocco diurni e 244 posti di blocco notturni
    Attività del genio
    260.000 mq sottoposti a controllo EOD, 450 km di viabilità ricogniti per aspetti EOD, 18.000 mc di terreno movimentato
    Ordigni rinvenuti e distrutti
    261 cluster bombs, 6 bombe di aereo (2.000-1.000-500 libre), 191 munizioni di piccolo calibro, 4 granate da 155 mm, 7 razzi (107-122 mm.), 4 bombe da mortaio e 2 bombe a mano
    Aspetti NBC
    800 km di viabilità ricogniti per aspetti NBC, 40 rivelazioni CBRN, 24 attività di campionamento, trattamento ed analisi biologica e chimica, 116 rivelazioni strumentali (mappatura ambientale) e 13 bonifiche sanitarie
    Attività medica
    150 prestazioni mediche a civili libanesi presso l’infermeria della JLF-L
    Attività dei mezzi e consumi
    270.000 km percorsi, 158.419 litri di carburante impiegato e 184.800 litri di carburante rifornito per esigenze logistiche
    Attività amministrativa
    202 procedure d’acquisto in economia.

    L’attività svolta dal contingente nazionale, per mare e per terra, è stata notevole rispetto al tempo di permanenza in area di operazioni se si pensa che è stata notevole rispetto al tempo di permanenza in area di operazioni se si pensa che è stato portato al termine dal personale in soli 68 giorni nonostante:
    – 2 giorni impiegati per lo sbarco
    – 10 giorni di training presso UNIFIL;
    – 29 giorni di RAMADAN;
    – 8 giorni di pioggia torrenziale;
    – 10 giorni di festività;
    – 5 visite di personalità politiche e militari.

    Per mare per Terram.