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    16.5.1952, STELMILIT scuola telecomunicazioni delle Forze Armate

    a cura Pancrazio “Ezio” Vinciguerra e di Antonio Prestia

    La Scuola Telecomunicazioni delle Forze Armate assicura la formazione specialistica avanzata del personale militare e civile della Difesa nell’ambito delle Telecomunicazioni, dell’Informatica e della Sicurezza. L’esigenza di costituire una Scuola interforze per i militari addetti alle telecomunicazioni emerse nel corso della II guerra mondiale, per uniformare le procedure tra le Forze Armate ed ottenere così una migliore integrazione del personale.
    L’atto ufficiale di costituzione risale al 16 maggio 1952.
    Oggi la Scuola si occupa sia della definizione dei contenuti didattici dei corsi rivolti al personale militare e civile della Difesa, sia della produzione di più di 70 tipologie di corsi specialistici di livello avanzato e universitario, aperti anche a studenti e professionisti.
    Dal 2007 è attiva infatti una convenzione con la facoltà di Ingegneria dell’Università di Genova, per lo svolgimento presso la Scuola di circa 20 tipologie di corso che comprendono Master di I e II livello e corsi di specializzazione e perfezionamento.
    Grazie all’elevata competenza del corpo docente militare e civile, alla disponibilità di strumenti didattici e laboratori all’avanguardia, al continuo aggiornamento dei contenuti didattici e alla possibilità di fare esperienza diretta sui sistemi operativi reali, il livello qualitativo dei corsi è molto elevato ed apprezzato, in quanto sempre adeguato alle esigenze formative delle Forze Armate. Nei suoi oltre 60 anni di attività, la Scuola TLC delle FF.AA. ha addestrato più di 100.000 allievi.
    Nel corso degli ultimi anni un argomento di estrema attualità per tutti coloro che impiegano, gestiscono e realizzano sistemi informatici complessi, è la “Cyber Defence”. In particolare la Scuola Telecomunicazioni delle Forze Armate ha già da tempo modificato il proprio catalogo dei corsi in ottica net-centrica e realizzato nuovi corsi improntati alla Cyber Defence. Molte sono le Istituzioni impegnate in questo settore con specificità e obiettivi apparentemente diversi, ma convergenti nella sostanza: contrastare una minaccia subdola e difficilmente identificabile.

    Addio Signora in blu
    di Antonino Prestia

    A distanza di tantissimi anni, immerso nel triste ricordo di una partenza da un luogo splendido, dalla bellissima Chiavari. Le esprimo adesso e per sempre, tutto il mio sentire di perenne innamorato con il seguente pensiero:

    ADDIO SIGNORA IN BLU

    Un cicaleccio malamente smorzato
    velato, malcelato
    contorna di dispiacere
    la vigilia di una partenza senza ritorno.

    Il saluto ai superiori
    il caldo abbraccio ai colleghi
    l’ultimo discorso agli allievi;
    uno sguardo panoramico
    alla deliziosa e accogliente cittadina
    chiudono la parentesi
    d’una carriera in Marina
    presso la Scuola Telecomunicazioni
    di Chiavari.

    L’interfaccia di una realtà
    fra ciò che è stato
    e il futuribile sarà
    si confronta
    nella matura vena sentimentale
    di nuove aspettative
    o di … rimpianto.

    Nel taxi che conduce alla stazione
    le guance del sottufficiale
    si bagnano
    con lacrime gelate d’amorosa brina
    quelle di un figliolo affezionato
    che ha amato e mai smetterà d’amare
    quella dolcissima Signora in blu:
    la sua adorata “MARINA MILITARE!”-

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    Il saluto alla Bandiera

    di Giuseppe Salvo e Enzo Arena (*)

    … riceviamo e con immenso orgoglio e commozione pubblichiamo.


    Buongiorno carissimo Ezio,
    volevo renderti partecipe di una iniziativa partorita attraverso tue care pubblicazioni e letture su La Voce del Marinaio.
    Ti posto appresso quanto scritto. Un abbraccio affettuoso.

     

    Buongiorno Ammiraglio Arena,
    sono il prof. Giuseppe Salvo di Barcellona Pozzo di Gotto. Ho conosciuto la sua Persona attraverso la “Voce del Marinaio” e le pubblicazione del carissimo Ezio Pancrazio Vinciguerra. Da giovane sono stato Marinaio anche io e, con orgoglio e onore, a 20 anni, già studente universitario, ho indossato la divisa del Battaglione S.Marco. Adesso sono Preside in istituti superiori.
    Ho letto con attenzione molte sue poesie. Tra queste quella sulla “Bandiera Tricolore” mi ha profondamente colpito. Vorrei esternarLe una cosa che sicuramente Le farà molto piacere. Molti mie studenti, ai prossimi esami di stato commenteranno i versi di questa Sua Composizione dinnanzi alle Commissioni esaminatrici!

    Ho voluto trasmettere loro il Simbolo della nostra Bandiera e tutti quei valori e principi  costituzionali  che il nostro Tricolore incorpora attraverso le rime profonde che Lei ha scritto. Mi farebbe molto piacere, un giorno, poterLa invitare nelle scuole, per una testimonianza diretta di quei valori che, oggi con fatica, cerchiamo di trasmettere ai giovani studenti. Nell’attesa di poterLa conoscere di persona, nel ringraziarLa per le sue toccanti composizioni, cordialmente La saluto.
    Giuseppe Salvo
    Auguri a tutti i marinai e sommergibilisti Italiani.

    Il saluto alla Bandiera, quel gesto di portarsi la mano alla fronte
    di Enzo Arena



    Enzo-Arena-per-www.lavocedelmarinaio.com_1Quel gesto di portarsi la mano alla fronte per salutare militarmente la bandiera ogni volta che salivo o scendevo la passerella della Nave o Sommergibile dove ero imbarcato, poteva sembrare un gesto tanto abituale ed istintivo che veniva fatto meccanicamente. Invece no!
    Quel gesto che ripetevo anche decine di volte in un solo giorno, era un gesto che sentivo dentro, era un gesto che mi dava il piacere di essere ossequioso nei confronti di un simbolo così grande che riusciva a darmi orgoglio.
Mi soffermavo spesso a guardare con piacere anche tutti i colleghi che, come me, compivano quel gesto con amore e rispetto.
    Al suono del fischio che accompagnava “l’alza o l’ammaina bandiera” interrompevo qualsiasi cosa stessi facendo e, a capo scoperto, sull’attenti e con lo sguardo fisso sulla bandiera che lentamente saliva o scendeva lungo l’asta, seguivo con i brividi, così come facevano tutti i colleghi.
    Solo dopo che la bandiera aveva concluso il suo percorso ed il fischio o la tromba lo avevano segnalato, riprendeva il normale scorrere della vita nel nostro mondo.
    Grande il potere di quel simbolo! Per qualche minuto, tutti i giorni, alle otto del mattino ed al tramonto, la bandiera fermava lo scorrere della vita.

    Il saluto militare
    Il saluto alla Bandiera (Enzo Arena)

    Ti salutavo cento volte al giorno
    mentre salivo o scendevo passerella.
    Guardavo in alto e tu sempre presente.
    Io sull’attenti e tu sempre più bella.

    Eri il buongiorno, il buon vento,
    il “buon tutto” e… anche in mare,
    al tramonto con fischio e con onori:
    sere lontane e colme di preghiere.

    Il tuo lento salire lungo l’asta,
    il mio sentir la pelle accapponare.
    Cara bandiera, ti prego, resta in alto!
    Continua tanti cuori a far sperare!

    Ti vedo meno, ti vedo bistrattata.
    Ti vedo offesa, ferita e con stampella,
    Ma resta lì! Stai sempre a sventolare.
    Cara bandiera, sei sempre la più bella!

    Si consiglia la seguente lettura:
    https://www.lavocedelmarinaio.com/2020/03/la-bandiera-di-combattimento-delle-unita-navali-della-m-m-2/

    (*) per conoscere gli altri articoli digita sul motore di ricerca del blog il suo nome e cognome.

     

  • Attualità,  Marinai,  Marinai di una volta,  Per Grazia Ricevuta,  Poesie,  Racconti,  Recensioni,  Un mare di amici

    Festa delle Mamme 2020

    A TUTTE LE MAMME CHE FREQUENTANO QUESTA PAGINA E A TUTTE QUELLE DONNE CHE, CON LA BENEDIZIONE DELLA VERGINE MADRE DI DIO, DIVENTERANNO MAMME.

    La mamma del marinaio emigrante di poppa
    (9.8.1922 – 29.7.2012)

    Vieni… vieni qui a sederti…
    accanto a me… su queste colonne
    che un tempo puntavano al sole,
    che nessun vento ha mai fatto
    vacillare, piantate in questa terra
    come segni di un eterno ritorno…
    siedi e troverò le parole che forse
    non ho mai pronunciato… noi,
    noi uomini dalle mani sempre
    un po’ troppo grosse, dai gesti
    impacciati, dagli abbracci goffi
    e sbadati, noi uomini a volte tiranni
    a volte signori indulgenti,
    noi uomini che lasciamo ai poeti
    sempre i versi migliori, noi uomini
    che amiamo una donne senza
    dirglielo mai… tu, invece, paziente,
    lo hai desiderato in silenzio,
    hai sperato che la tua fragilità
    trovasse riparo nelle mie parole,
    se mai ci fossero state, e per questo
    ha saputo aspettare… lo so bene,
    sono le parole di chi ti ama a
    renderti più forte…ora lo so e sono
    pronto a raccontarti tutte le donne
    che vedo, quando vedo te…
    donne di mare, donne di terra,
    rocce e sirene, sagge come questi
    olivi e forti come queste querce,
    tenaci e impenetrabili come
    i veli neri che coprono il capo
    delle nostre vecchie, donne con
    le labbra rosse e la pelle cotta
    dal sole, donne così facili da amare
    che vivono nei campi come zingare
    a bagnare mani nell’acqua,
    a lavare vesti di uomini che
    a loro solo appartengono,
    oppure silenziose sui ciottoli
    sconnessi del sagrato di una
    cattedrale, donne dagli occhi
    come binari che corrono fino
    alle terre dove tutte le memorie
    sono custodite…

    (*) tratta dall’opera teatrale “Girgenti amore mio”
    di Gianfranco Jannuzzo e Angelo Callipo

    La mamma del marinaio emigrante di poppa - www.lavocedelmarinaio.com

    La mamma del marinaio di Enzo Arena
    Oggi è la festa della mamma ed un omaggio alle mamme della gente di mare mi sembra doveroso.
    Che siano ancora con noi o che siano in cielo, le nostre mamme hanno sempre vegliato e continuano a vegliare su di noi. Hanno gioito e continuano a gioire delle nostre felicità ma hanno, e continuano ad avere sempre, il pensiero e la pena per la nostra lontananza. Sempre a pregare in silenzio nelle notti di burrasca ed a sprizzare felicità solo per una nostra telefonata. A loro basta vederci tornare e noi ricambiamo con un “grazie” che per quanto grande sia non è mai grande abbastanza.

    La mamma del marinaio (Enzo Arena)

    Alito dolce e senti il suo profumo.
    Quando hai bisogno ti sfiora una carezza.
    Se stringi i pugni la senti a te vicino
    e la burrasca diventa dolce brezza.

    La vedi li, affacciata alla finestra,
    che scruta il tempo …il tempo di rientrare.
    Vedi il suo volto, le rughe, il suo pensiero.
    E’ sempre li …sta sempre ad aspettare.

    E’ brivido caldo che scorre nelle vene.
    Se chiudi gli occhi la puoi anche vedere.
    Questa è la mamma che un giorno Dio ci ha dato.
    Questa è la mamma di chi va per mare.

    La mamma dei marinai - www.lavocedelmarinaio.com

    Mamma Coraggio Adele Chiello Tusa

    Signor Presidente,
    mi permetto di evidenziare il grave problema della Giustizia che non arriva mai e pertanto, una madre come me, deve subire oltre il danno di aver perso un figlio, la beffa di non poter ridare dignità, con una vera giustizia, al proprio figlio: “Giuseppe Tusa” un militare al servizio dello stato Italiano, deceduto con il crollo della Torre VTS di Genova, 7 maggio 2013, mentre governava la sicurezza della collettività, ma nessuno ha garantito la sua e quella di altri 8 colleghi di lavoro. Dopo anni, dalla Sua morte, non riesco ad accedere ai verbali dei soccorsi, per sapere dove sia stato rinvenuto e perché è stato rinvenuto dopo 16 ore mio figlio Giuseppe. Praticamente mi viene negato anche il diritto legittimo di conoscere elementi legati alla sua morte, pensavo che un P.M. fosse dalla parte delle vittime, ma gli eventi mi indicano il contrario. Credevo che la giustizia fosse scontata, invece devo impegnarmi io, sia moralmente che materialmente, affinché si arrivi alle vere responsabilità del gravissimo evento.

    Lettera di una mamma a Salvatore Todaro
    a cura Antonio Cimmino
    Il 10 ottobre del 1940 in Oceano Atlantico il comandante Salvatore Todaro salvò i naufraghi del mercantile belga Kabalo che precedentemente aveva affondato con il cannone del sommergibile Cappellini. La sua fama di Don Chisciotte del mare si espande in tutta Europa.
Todaro (Medaglia d’Oro al Valor Militare) in quell’occasione sfidò il mare per salvare l’equipaggio nemico perché sentiva “il peso di molti secoli di civiltà
    (Sommergibile Cappellini 15 ottobre 1940)
    …Vi è un eroismo barbaro ed un altro davanti al quale l’anima si mette in ginocchio, questo è il vostro. Siate benedetto per la vostra bontà che fa uno di Voi un Eroe non soltanto per l’Italia ma per l’Umanità”.

    Una mamma (Angela Guida)
    E’ così, fra panni da stendere, piatti da lavare, cucinare, spolverare, creare, cucire, dar da mangiare al gatto, aspettare che torna tuo figlio, tuo marito, che la famiglia sia al completo, è  già sera anzi è già notte…Ora siamo al completo.
    Non bastano ventiquattro ore ed allora: sistema la cucina, metti a posto la tavola, spazza di qua e di la, spegni le luci, chiudi la porta, lascia sistemato per domani mattina, ….shh….shh…tutti dormono ma una mamma non dorme mai  ….shh…shh ….silenzio, spengo il pc…tutti dormono.

    Una mamma (Angela Guida)

    Una mamma,
    è il sole quando il tempo è scuro,
    è una stella che ti illumina
    anche quando non è più vicino a te.
    Basta scrutare attentamente
    il cielo dell’anima …la vedrai li,
    che ti guarda, che ti protegge
    che non ti abbandonerà mai.

    Angela guida per www.lavocedelmarinaio.com (2)
    Le mani di una madre segnalata da Toty Donno

    Le mani di una madre foto da internet

    Quante cose sanno fare le mani di una Madre,
    strumenti sapienti che riportano i segni
    del tempo e della fatica che hanno affrontato;
    le rughe e le macchie
    la pelle brunita
    sono i segni del tempo
    che ci parlano
    di vita vissuta
    del duro lavoro di tutti i giorni,
    che ci parlano d’amore
    quell’amore grande smisurato
    che soltanto una Madre sa dare.
    Per questo
    bacio le mani di mia Madre.


    Mamma (Francesco Montanariello)
    Oggi piove, tu mi sei lontana, tra le nuvole celesti, un tuo raggio di luce attraversa e mi giunge portandomi il tuo grande amore che mi avvolge in un profumo di mamma e di fiore. 
In mare non brilla il sole, c’è soltanto quel tuo raggio che da festa anche ai gabbiani. Piccolo raggio, ma grande luce Divina, grande amore che da tanta luce sulla terra e a chi vaga per mare. 
Buongiorno a te e a tutte le mie amicizie che ti ho sempre chiesto di proteggere.

    Ciao mamma.


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    francesco-montanariello-per-www-lavocedelmarinaio-comCiao Ezio,

    questa la dedico a tutti per una buonanotte, in principal modo a quella persona che da temo manca da casa, che è la persona più cara al mondo, quella che mi ha dato la vita con sacrifici, amore, passione di famiglia e ancora a tutte le mamme che sono volate e a quelle rimaste sulla terra.
    Non dimenticate: la mamma è una sola.

    Ho osservato il tramonto, é scomparso adagio spegnendo la luce del giorno. Il buio accende le luci della sera mentre cala il silenzio e l’aria rinfresca intorno. Gli uccelli sull’albero già dormono sotto lo splendore delle stelle e il chiarore della luna. L’umida aria si posa sulla terra, raffredda il calore del giorno passato posando un immenso silenzio. In questo silenzio, tutto tace tranne che le acque scorrenti di ruscelli e il rumoreggiare dei mari. Sulle onde riposano i gabbiani, sui monti le aquile. Chiudo gli occhi con lo scoccare dell’ora dell’orologio, mi addormento adagio come il tramonto, trasferendomi nei sogni che copriranno questo silenzio e mi porteranno da te che mi avvolgerai nel tuo profumo che mi manca. Solo nei sogni potrò vederti, parlarti, abbracciarti, baciarti, stringerti, allungarti la mano portandoti sul mio cuore che è fiore del tuo amore. 
Buonanotte mamma, buonanotte a tutte le mamme, buonanotte a tutti gli amici e amiche.

    Buonanotte Ezio

    anastasia-e-francesco-montanariello-per-www-lavocedelmarinaio-com

    Ciao Francesco Montanariello,
    nel ricevere e pubblicare questa tua meravigliosa, piena di luce, di speranza, di fede, di carità, di umana e cristiana solidarietà lettera che mi/ci hai voluto regalare permettimi di aggiungere una mia personale esortazione a Maria Immacolata, Vergine e Madre di Dio e di tutti noi umani.
    “Nel giorno della tua Chiamata, oh Immacolata Concezione aiuta tutte le mamme, tutte le donne, anche quelle dei marinai, e veglia su di loro e su di noi. 
Oh Mamma di tutti noi, celebriamo in te le grandi opere di Dio che mai si stanca di chinarsi con misericordia sull’umanità, afflitta dal male e ferita dal peccato, per guarirla e per salvarla. Totus Tuus”.
    P.s. Le nostre mamme Anastasia e Maria sai che hanno stretto amicizia e, da lassù, continuano a volerci bene e vegliare su di noi.
    Ezio

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    Mamma Montanarello - www.lavocedelmarinaio.com


    Mamma forza e sorella coraggio
     di Toty Donno e Pancrazio “Ezio” Vinciguerra
    …a mamma Luisa e a sorella Francesca, ai loro occhi

    Nelle circostanze più difficili non preoccupatevi!
    Guardate a ciò che state passando come una sfida, come un ostacolo, come un’opportunità per accrescere la vostra forza e la vostra pazienza perché le persone migliori sono quelle che nonostante la lotta o la sconfitta non si fanno cambiare in peggio.
    Mantenete la fiducia in voi stesse, senza cambiare il vostro atteggiamento, il modo di vedere le cose, anche se non è possibile cambiare le circostanze.
    Guardare da vicino i problemi significa non lasciarsi sconfiggere da essi perché s’impara a conoscere la vera amicizia e, con gli amici veri, percepisci il potere che hanno su di te  consentendo loro di insegnarti quello che hai bisogno di sapere e poi vai avanti … non abbiate paura perché ciò che non vi distrugge vi fortifica.

    GLI OCCHI DI LILLO, DOMENICO E DELLA SOLIDARIETA - www.lavocedelmarinaio.comCopia

    Come una mamma per il suo bambino
    di Marisa Toraldo 
    Le persone temprate dalla sofferenza hanno affinato una sensibilità speciale. Sanno essere dolci e non sdolcinate, sanno essere dure senza far male, sanno dosare la rabbia distinguendola dall’odio, sanno il significato del silenzio, sanno distinguere l’essenziale dal superfluo, conoscono il peso delle lacrime e il valore di un brivido e soprattutto sanno che nulla ti è dovuto e ciò che hai puoi sempre perderlo. Sono persone così fiere delle proprie cicatrici da potersi permettere di fare a meno di qualsiasi maschera…libere di essere vulnerabili, di provare emozioni e soprattutto libere di correre il rischio di essere felici come una madre che ha concepito il suo bambino.

     

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    Oggi è il mio compleanno, non lo festeggio da anni, ho sempre pensato che fosse una bella ricorrenza per i bambini, per fare sentire quanto sono amati e per regalare loro un giorno speciale in cui ricordare “la benedizione” che è arrivata in famiglia con la loro presenza, da adulta mi sembra superfluo.
    Questa mattina verso le 7.00 Claudia si è svegliata, non era un lamento, più un richiamo, sono andata in camera sua l’ho girata, lei dorme a pancia in giù, ha preso l’influenza da me (è dal 20 di settembre che ha raffreddore e tosse,) e nonostante l’antibiotico e il cortisonico non è ancora pienamente in forma, anche se sembrava stesse avviandosi alla guarigione.
    Gli faccio una carezza, le schiocco un bacio avverto che Claudia  ha un senso di affaticamento respiratorio.
    Ormai la mamma si è fatta da parte e è subentrata l’infermiera -medico formata e laureata sul campo, con l’esperienza quotidiana,  accanto a una creatura fragile di salute.
    Le metto il “saturi metro”  che segna 86.87:
    Già vedevo davanti a me l’ospedale, il pronto soccorso medico, il prelievo di sangue.
    Avverto un incubo sarà l’esperienza pregressa del ricorso alle strutture ospedaliere, …spiegare, spiegare, chiedere, e spesso battersi contro un muro di gomma fatto di nozioni, prassi, regole,  … “tutto fuori dalla nostra portata!”.
    Ci ho messo anni a diventare pratica e ( forse) efficiente, ma prima di ricorrere all’ospedale ci penso un po’.
    Oggi, seppur preoccupata, ho cercato di essere obiettiva e pratica.
    Per prima cosa ho messo l’ossigeno a Claudia, le ho misurato la febbre che per fortuna non c’è, ho dovuto instaurare una”lotta” con lei per metterle gli “occhialini” per l’ossigeno.
    Poi Claudia si è rilassata e dopo pochi minuti l’ossigenazione è tornata a livelli quasi normali: 93-94.
    Lei mi ha sorriso, ha sorriso anche al papà che è venuto a vedere il motivo di quella sveglia prematura visto che Claudia quando sta bene è una dormigliona.
    Quel sorriso ci ha confortato un po’.
    Ho provato a darle la colazione dopo aver aspirato un po’ di secrezioni che da quando è raffreddata sono sempre presenti e lei ha apprezzato il the e i biscottini Nipiol che  mangia abitualmente da quando aveva pochi mesi.
    Mi sono chiesta: se mangia vuol dire che tutto sommato non va malaccio.
    Claudia adesso riposa, le ho tolto l’ossigeno e sto aspettando  i vedere l’evoluzione della giornata. Una giornata uguale alle altre ma sempre particolare.
    Buon compleanno mamma Marina.

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    Il buon Dio aveva deciso di creare la Mamma.
    Ci lavorava già da tanti giorni, quand’ecco apparire un angelo che gli disse:
    – ”Quest’invenzione te ne sta portando via di tempo! Eh?”
    E Lui:
    – ”Sì, ma l’hai vista bene? E’ molto speciale!”
    L’angelo incuriosito chiese:
    – ”E cosa sa fare?”
    Dio spiegò:
    – ”Una mamma sa donare al proprio bambino un sorriso premuroso, possiede un abbraccio capace di tranquillizzarlo, con la sua voce e con dolci parole saprà dargli sicurezza, asciugherà in segreto le sue lacrime, incoraggerà i suoi passi, correggerà i suoi errori, saprà educarlo con saggezza e amore e mentre veglia con cura su di lui trova anche il tempo per i mille lavori di casa, sa sacrificarsi per lui pur di vederlo felice, inoltre possiede un bacio capace di guarire tutto.”
    L’angelo girò lentamente intorno al modello di mamma, esaminandolo con curiosità e annuendo disse:
    – ”E’ davvero molto tenera, hai fatto un ottimo lavoro!”.

    (*)http://www.facebook.com/lina.deluca

    LA DISABILITA’ NON E’ UN MONDO A PARTE MA UNA PARTE DEL MONDO ALLA QUALE LA GENTE DOVREBBE DEDICARE PIU’ AMORE
    (PANCRAZIO “EZIO” VINCIGUERRA)

     

    Preghiera della mamma di Toty Donno Carlo Di Nitto

    Signore, Ti affido i miei figli: veglia su di loro. Li ho cresciuti nella tua conoscenza, ho fatto loro conoscere ed amare il Tuo Amore. Ora sono cresciuti, si sono a poco a poco staccati da me. Sono Persone.
    Ho cercato con impegno attento, di abituarli a fare a meno di me. Di me, non di te, Signore. Tu me li avevi donati e affidati, io li ho cresciuti nel Tuo nome. Ora sono io che li affido a Te. A Te che li puoi seguire dovunque. Meglio di quanto non abbia mai potuto fare io.
    Signore, io non ti prego di allontanare da loro le difficoltà; ma fa’ che essi trovino in Te la forza per superarle: esse li matureranno.
    Non Ti prego di allontanare da loro i pericoli, ma fa’ che essi li sappiano affrontare con coraggio e bontà: essi li faranno uomini. Non Ti prego di evitare loro le delusioni della vita, ma di conservare loro la speranza e la fede: con esse potranno rendere il mondo migliore. E se non mancherà loro, Signore, certamente la loro parte di dolore quotidiano, da’, loro, Ti prego, la forza di unirlo a quello del Tuo divin Figlio, di offrirlo a Te: esso li farà santi.
    Veglia, ti prego, sui miei figli.

    La-marinaia-Di-Nitto-per-www.lavocedelmarinaio.com_

     

    …a Roma salutavo gli amici. Dove vai? Vado in Perù. Ma che sei matto?
    Me ne andavo da quella Roma puttanona, borghese, fascistoide, da quella Roma del “volemose bene e annamo avanti”, da quella Roma delle pizzerie, delle latterie, dei “Sali e Tabacchi”, degli “Erbaggi e Frutta”, quella Roma dei castagnacci, dei maritozzi con la panna, senza panna, dei mostaccioli e caramelle, dei supplì, dei lupini, delle mosciarelle…
    Me ne andavo da quella Roma dei pizzicaroli, dei portieri, dei casini, delle approssimazioni, degli imbrogli, degli appuntamenti ai quali non si arriva mai puntuali, dei pagamenti che non vengono effettuati, quella Roma degli uffici postali e dell’anagrafe, quella Roma dei funzionari dei ministeri, degli impiegati, dei bancari, quella Roma dove le domande erano sempre già chiuse, dove ci voleva una raccomandazione…
    Me ne andavo da quella Roma dei pisciatoi, dei vespasiani, delle fontanelle, degli ex-voto, della Circolare Destra, della Circolare Sinistra, del Vaticano, delle mille chiese, delle cattedrali fuori le mura, dentro le mura, quella Roma delle suore, dei frati, dei preti, dei gatti…

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    Rimpianto (COVID-19)

    di Andrew Martin (2020)
    Ceramica Mastro Cencio – Vincenzo Dobboloni (2020)

    Rimpianto

    Un giorno all’ improvviso senza saperlo
    mi voltai e vidi i tuoi occhi nei miei
    vidi la paura, la novità, lo sgomento.
    Troppi anni passati con il niente,
    si pensava e si viveva senza renderci
    conto, i giorni passavano lamentandoci
    del niente, di quella persona, di quel politico.
    Di tutto e di niente che non andava,
    i tuoi occhi, gli occhi di noi che credevamo
    Fosse tutto nomale, facile, giusto, ingiusto.
    La coerenza, era la nostra arma, il nostro delirio
    L’onnipotenza, di essere noi qui, sicuri lottando
    per i nostri diritti, le nostre ragioni, le opinioni.
    Poi arrivò lui, in silenzio, senza permesso di soggiorno,
    senza passaporto, senza barcone. Si insinuò
    così, senza firma, documento idoneo, senza faccia
    senza mani, senza uno sguardo fisso negli occhi,
    di noi sicuri e certi della nostra individualità.
    Lui che era lontano e noi incoscienti che aspettavamo.
    la primavera, poi l’estate, il mare e le montagne e non capivamo
    che, da lì a poco sarebbe cambiato tutto
    che, una guerra in atto ci aveva colpito
    che, noi avevamo annullato, demolito
    senza amore non capendo l’importanza
    della vita, negli affetti, nell’abbraccio
    tolto e negato a noi che credevamo
    solo nel nostro io e non al tempo lontano,
    passato, dimenticato, calpestato, che nel
    contempo lui ora ci chiede di non abbandonarlo,
    lui il tempo unico amico, unica risorsa
    per ritrovare la nostra orma.