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    2 novembre a Licata

    Non c’è limite alla forza del mare
    (Clara Mellilli) (*)

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    “Mi fu vita il mare e mi fu morte,
    corsi all’appello della Patria in armi,
    fremeva l’animo indomito e fidente.
    Ai venti gridavo “Italia” ed alle onde,
    e per l’Italia navigai,
    caddi e mi coprì l’abisso.
    Ma il mio spirito aleggia eterno
    nelle notti di stelle o di tempesta
    sull’itala gente laboriosa e forte.
    Perennemente all’erta, io, marinaio d’Italia.”

    lapide-monumento-licata-www-lavocedelmarinaio-com

    (*) Clara Melilli è la moglie del Tenente di Vascello Cav. Angelo Pontillo.
    Il 3 settembre 1972 Angelo, unitamente alla moglie e agli altri marinai di Licata (AG), fondò il locale gruppo dell’Associazione Nazionale Marinai d’Italia (di cui fu anche vice presidente nazionale) intitolandolo alla memoria di Antonino Lo Vacco.
    Per quell’occasione Clara scrisse questa intensa poesia a sottolineare il legame profondo che c’è tra le mogli dei marinai, la Patria ed il mare.
    Angelo è salpato per l’ultima missione quest’inverno alla veneranda età di 83 anni.

    Ai Marinai Italiani caduti e dispersi.
    Santa Barbara possa tenerli sempre vicini a sé, nella luce e nella pace dell’Eterno.
    “MI COPRI’ L’ABISSO MA IL MIO SPIRITO ALEGGIA ETERNO”.

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    1.11.2009, nel ricordo di Alda Merini

    di Alda Merini

    Alda Merini, un’isola di saggezza in un mondo di follia.
    Poetessa visionaria e lucida, mente tremula e forte, cuore di oceano in un corpo senza pelle.

    Alda-Merini (foto internet) www.lavocedelmarinaio.com
    Sono una donna anziana, di 76 anni, malconcia, che ha subìto diversi interventi di cui l’ultimo all’anca e quindi faccio fatica a muovermi. Mi piacerebbe uscire, scendere le scale (non ho l’ascensore) e fare una passeggiata per le vie della città, bere un caffè al bar, sorretta dal mio bastone. Ma ho paura. Paura del mondo attorno perché è così spaventosamente cambiato. Io sono stata in manicomio per tanti anni, ma dopo la legge Basaglia (legge 180 che ha fatto chiudere i manicomi) i matti sono in giro e hanno ragione di essere matti: c’è troppo odio in questa società. Un odio che ha devastato l’Italia e che rende le persone ignoranti, aride e cattive. Non c’è più amore per nessuno. E per assurdo affermo che mi sentivo più sicura in manicomio, anche se so che con questa mia affermazione urterò la sensibilità di molti: io vorrei che riaprissero i manicomi. Dico di più, vorrei ritornarci. Tra le mie quattro mura non mi sento sicura, ho dei vicini terribili, persone inqualificabili. Mi disturbano con il silenzio, se facessero rumore mi farebbe piacere, vorrei sentire le grida dei loro bambini, invece niente, silenzio tombale che mi porta a domandare “sarà in casa?”. Poi improvvisamente questo silenzio viene rotto da un rumore violento che ti fa sobbalzare perché non te l’aspettavi e se sei fragile di cuore può anche farti male. È una tortura morale. Madre Teresa di Calcutta diceva che c’è qualcosa di più grave dell’omicidio colposo: l’indifferenza, che può arrivare a uccidere un uomo. Ecco, i miei vicini mi trattano con indifferenza. Non parlano, non si rivelano, fanno comunella tra loro, continuano a vedermi come la donna che è stata in manicomio, una sorta di stigam impresso addosso, che mina la mia identità personale, per loro io sono ancora matta, e anche mia figlia lo è, per il solo fatto di essere nata da me. Ma i veri disturbati di mente sono loro. La gente odia la malattia mentale perché ha paura di essere uguale al malato di mente, molti non lo sanno che sono già uguali ai pazzi. E così li emarginano credendosi sani. I miei vicini di casa ricostruiscono la mia pazzia. Sparlano alle mie spalle perché la mia casa è disordinata, per loro vivo nella sporcizia, loro invece hanno case asettiche, perfette e impersonali ma non si rendono conto che vivono nella sporcizia morale. Il fatto che non mi rivolgano la parola è drammatico.

    (testimonianza pubblicata su D – la Repubblica delle Donne)

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    Tramonto sul lago

    “Vibra d’un ultimo sospiro
    il giorno incandescente,
    provando a trattenere
    il calore che svanisce;
    rosso di stanchezza
    s’inabissa il sole
    nell’acque increspate
    a incontrar ristoro,
    e passa alla sera intatto
    il testimone dei pensieri.”
    Alda Merini (1931 – 2009)

    Ponza, il faro della guardia (Alda Merini)
    “Quello è il faro
    e noi
    sui gradini dell’immaginazione
    indoviniamo i flutti dove vanno. …”
    Alda Merini (1931 – 2009)

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    Foto di Carlo Di Nitto per gentile concessione a www.lavocedelmarinaio.com

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    Accademia amica mia

    di Andrea Martinelli (Anno 2011)

    Ti rivedo come un tempo.
    Grande ed antica amica.
    Compagna passeggera.
    Hai mutato la mia vita,
    ed in te ritrovo il mio presente.
    Tra le mura proteggi e difendi, le donne di mare di oggi, l’uomo di mare di sempre.
    Io vecchio marinaio contemplo il Brigantino, respiro momenti di passione.
    Quando giovane sognavo con lealtà il mio futuro.
    Sento voci mescolate con il vento di Sud Ovest.
    Rumori e note di un tempo passato e mai abbandonato.
    Quanti percorsi e viali alberati o nel mio cammino tanti Mari oceani immensità ho navigato.
    Ma invoco con malcelata nostalgia il mio viale, verde e rigoglioso. Unisce Esso un tempo lontano con il mio.
    Ti intravedo nei giorni di libeccio e salmastro ormai solo nella mente, senno di un Gentiluomo Vissuto con il mare.
    Egli non ha timore del presente, ma rivive nella mente il giovane ragazzo con la speranza custodita nel domani.
    Egli con la mano ti saluta cara inimitata amica.

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    Il pescatore (Luigi Russo)

    Il pescatore
    Luigi Russo (17 febbraio 2009)

    Il pescatore si alzava di notte,
    con la sua barca andava per mare.
    Non v’era pioggia, ne vento, ne onde,
    che il suo coraggio potesse fermare.
    Era felice con la sua barca,
    con le sue reti ed i suoi mulinelli
    di stare solo in mezzo a tant’acqua,
    ed ogni tanto ammirare le stelle.
    Quella è Zodiaco, l’altra è Orione,
    se allungo una mano le posso toccare.
    Ma lui pensava alla stella più bella
    che molto presto potea riabbracciare.
    Oh mio Signore,
    ti sono grato dia avermi dato fatica e sudore,
    ma più di tutto, io ti ringrazio, di avermi fatto trovare l’amore.
    Quando rientrava, stanco e felice, il suo pensiero era uno solo,
    correre a casa, e, finalmente, poter baciare il suo unico amore.
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    Autunno nel borgo (Enzo Arena)

    Autunno nel borgo
    Enzo Arena

    Una luce si accende a metà,
    una foglia si stacca dal ramo;
    c’è un pittore che attenua i colori,
    c’è una nonna al telaio, al ricamo.

    Una nuvola nera minaccia,
    sento un tuono lontano e il fragore.
    Laggiù il mare diventa nervoso,
    qui la gente comincia a scappare.

    Malinconico osservo il tramonto,
    mentre fredda la pioggia mi bagna.
    C’è un gattino che cerca riparo
    e tremante il giaciglio guadagna.

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    Autunno (Angela Guida)

    Autunno (Angela Guida)

    E’ tempo di cambiamento,
    un’altra stagione si è tolta,
    questo è il momento propizio per la svolta.
    L’aria intorno è audace …e questo mi piace.
    Le rondini ripartono per terre lontane e calde,
    torneranno con il loro rito puntuale sane e salve.
    Intorno la brezza autunnale,
    il primo pile pronto a scaldare,
    l’odore del muschio nel bosco …di fronte
    si confonde fra queste timide onde….
    Ingiallite le foglie di questo giardino
    mi fanno capire che l’autunno è vicino.
    A presto mio grande amico blu,
    verrò sulla diga a contemplarti di più,
    quando i nidi torneranno a profumare,
    io sarò li ad ascoltare la tua dolce ninna nanna
    fra la marea e sopra la fiamma.