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    La mia Divisa è in me

    di 
Enzo Arena

    Enzo Arena per www.lavocedelmarinaio.comCari colleghi/amici non più in servizio attivo, credo di interpretare la nostalgia e le sensazioni che ognuno di noi prova quando, a volte per caso a volte volutamente, si imbatte nell’armadio che conserva la nostra divisa o in un cassetto nel quale è conservato un distintivo, un berretto, due stellette, oppure la scarpe bianche che ci fanno venire in mente i modi più svariati e bizzarri per pulirle. Ricordate?




    Ammiraglio Enzo Area per www.lavocedelmarinaio.com
    La mia divisa (Enzo Arena)

    
La mia divisa
    
si sente trascurata,
    
dentro un armadio
    
adesso a riposare.

    Io me la guardo
    
e lei comincia a dire.
    
Io me l’ascolto
    
e lei mi tocca il cuore.
    


    Ricordi?…berretto, 
    
stellette ed eri fiero.
    
Ero con te
    
in ogni posto andavi.
    
Ero blu, ero bianca,
    
ero “di bordo”.

    Ero il tuo orgoglio
    
quando mi indossavi. 
    


    Cara divisa,
    
non cambio la mia pelle.
    
Non sei mai stata

    un semplice vestito.
    
Cucita addosso

    ed anche dentro il cuore.
    
Tu lo sai bene

    che non ti ho mai tradito!

    il Marinaio Enzo Area per gentile concessione a www.lavocedelmarinaio.com

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    Il ridosso (Enzo Arena)

    di Enzo Arena

    …momenti di vita di mare.

    Chi ha navigato ha certamente provato la durezza della burrasca ma ha certamente anche goduto del piacere del ridosso. Così come si apprezza di più l’acqua dopo aver provato la sete, si apprezza di più il pane dopo aver provato la fame, la gioia dopo aver provato un dolore e si apprezza il ridosso dopo aver provato la burrasca.

    Il ridosso
    Enzo Arena

    Si ritorna in quadrato uno alla volta,
    a guardarci negli occhi col sorriso.
    Quiete tornata!
    Si torna a star tranquilli.
    Siamo a ridosso.
    Si torna in paradiso!

    A rassettare e leccare le ferite.
    A tornare a guardie non struggenti.
    A sbirciare in cucina un po’ sornioni,
    e mettere qualcosa sotto i denti.

    E il cuoco sempre li a protestare.
    “Siete dei lupi uscenti dalle tane”.
    Ora che c’è il ridosso, niente branda.
    Ciurma in cucina perché torna la fame!

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    Il commiato col volontario

    segnalata da Pasquale Biancospino

    Carissimo Ezio,
    di seguito una poesia, scritta da un vecchio Capo Inquadratore (non identificato), che veniva dedicata a tutti gli Allievi Volontari nell’atto di lasciare le Scuole per fine corso.
    Il titolo è

                                                        “COMMIATO COL VOLONTARIO”
    1. Caro Allievo Volontario, or calato è il tuo sipario, e finita è la cuccagna che per molti fu una manna.
    2. A destinazione te ne andrai e buon ricordo porterai del tuo Capo Inquadratore che ti segue tutte l’ore.
    3. Vai lontano, caro Allievo che n’avrai gran sollievo, ma le Scuol non scorderai e col pensier vi ritornerai.
    4. Tu vedrai Capo Mazzola tutti i dì venire a Scuola fra D’Autilia e Capo Mazzini far lezione come aguzzini.
    5. Se pel mar tu te ne andrai e in prociel lo troverai converrai che dopo tutto stare a Scuol non è brutto.
    6. Il piè a terra metterai e un affetto troverai oblierai tutto quanto e del mar udrai il canto.
    7. Dopo tanto alle Scuole tornerai col fardello che acquisito avrai. Molte esperienze fatte pel mondo già girato in largo e in tondo.
    8. Ma le Scuol son sempre quelle, seppur vecchie, sempre belle perchè danno al Volontario tutti gli anni un bel sipario.

    Ti abbraccio!

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    Preghiera al mare

    segnalata da Carlo Di Nitto

    PREGHIERA AL MARE

    Noi ti benediciamo e ti rendiamo grazie,
    Dio di provvidenza infinita,
    per i grandi segni del tuo amore
    profusi nel corso dei secoli
    sulle generazioni umane
    che hanno solcato le vie del mare.
    Per tua grazia, Signore,
    i nostri padri
    che ci trasmisero i segreti del navigare,
    ci hanno insegnato a vedere
    nell’immensità delle acque
    le orme della tua presenza;
    e con gli strumenti di questa difficile arte
    ci hanno consegnato
    la bussola della fede e il timone della speranza.
    Nei giorni di bonaccia e di tempesta
    tu hai confortato la solitudine degli uomini del mare,
    hai sostenuto il loro sforzo laborioso e tenace
    e li hai guidati ad un approdo sicuro.
    Noi ti preghiamo, Dio onnipotente ed eterno:
    infondi in tutte le coscienze il tuo santo timore,
    perché sia preservato da ogni inquinamento
    questo scenario di bellezza
    e questa sorgente di energia e di vita.
    Sii tu, o Padre, la guida sicura
    che traccia la nostra rotta
    in mezzo ai flutti dell’esistenza terrena.
    Veglia sulle famiglie di noi marinari e portuali;
    copri con la tua protezione gli scafi che galleggiano sulle acque.
    Ogni imbarcazione che attraversa i fiumi e i mari e gli oceani
    porti al mondo un messaggio di civiltà e di fratellanza
    per un avvenire di giustizia e di pace.
    Interceda per noi
    la Vergine Maria, stella del Mare.
    Risplenda il tuo volto, o Padre,
    su coloro che sono morti in mare;
    la tua benedizione ci accompagni tutti
    nell’itinerario del tempo
    verso il porto dell’eterna quiete.
    Per Cristo nostro Signore
    Amen

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    Polaris guida la Rotta

    di Marco Angelo Zimmile (*)

    … riceviamo e com immenso piacere pubblichiamo.

    Buongiorno Ezio, tempo fa ho scritto questo piccolo componimento, se ti piace puoi pubblicarlo sul blog. Buona serata.

    Devo tornare tra le onde, tra le spume biancheggianti,
    con lo sguardo all’orizzonte, ora al sole, ora alle stelle.
    Chiedo solo una nave dagli alti alberi, e Polaris come guida.

    Timone saldo nella mani, sussurri del vento,
    vele gonfie, perle di sale sul volto e sulle labbra,
    la bruma del mattino che accarezza sulla nuova alba.

    Acque dalle essenze profumate che avvolgono,
    il caldo soffio del Meriggio che avvampa,
    l’ultimo sole che saluta con il verde baleno.

    Chiama il Mare, con un canto seducente.
    Marea gli fa eco, con voce da sirena,
    sulle note delle lire delle figlie di Nereo.

    Chiedo a Eolo l’amico vento, già concesso a Odisseo,
    che possente gonfia i grandi fiocchi, le gabbie, la randa.
    Vele attorniate dal volo dei gabbiani baciate dagli spruzzi.

    Devo tornare alle onde, all’alba della vita,
    tra gli sbuffi delle balene e i giochi dei delfini,
    sotto l’astro luminoso e le 88 costellazioni.

    Il Mare, ridente compagno, intona il suo canto,
    e le braccia della mia compagna di vita si posano,
    calde e amorose, attorno al mio petto.

    Innocenti risate di dolci bimbi si odono a proravia,
    ridono, nel loro eterno gioco, di ammuina sul ponte.
    Come i delfini vivono il loro stato soave.

    I pesci volanti volteggiano intorno, 
    ora a proa, ora a poppa, ora ai fianchi.
    Danzano liberi tra mille flutti, spume e colori.

    Sull’eterno e maestoso regno di Poseidone
    quattro anime libere si oscurano in un mondo di luce,
    dimentiche di ogni affanno come un dono delle acque di Lete.

    Dall’alto Polaris guida la Rotta.

    (*) digita il suo nome e cognome sul motore di ricerca del blog per conoscere i suoi scritti.