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    20.9.1918, radiazione regio sommergibile Fisalia

    a cura Antonio Cimmino

    Il regio sommergibile Fisalia fu varato a Livorno il 25 febbraio 1912 e radiato il 20 settembre 1918.

    Caratteristiche tecniche
    Dimensioni: 45,15 x 4,2,x 3.0 metri.
    Apparato motori:
    – 2 motori diesel Fiat da 650 CV e motori elettrici Savigliano da 300 CV;
    – 2 eliche.
    Armamento: 2 tubi lanciasiluri a prora con 4 siluri.
    Profondità operativa: 40 metri.
    Velocità: 12,8 e 8,2, nodi.
    Equipaggio: 17 uomini.

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    20.9.1877, Angelo Pavanello

    di Sergio Cavacece (*)

    (20.9.1877 – 10.5.1942)

    S.O.S. RICERCA NOTIZIE

    Nel cimitero monumentale di Messina è sepolto Pavanello Angelo. Fu un Ufficiale della Regia Marina, qualcuno potrebbe indicarmi un sito o darmi qualche informazione relativa alla carriera di questo Decorato?

    Pavanello Angelo f.p.g.c. Sergio Cavacece a www.lavocedelmarinaio.com
    Di seguito la motivazione della Medaglia d’Argento tratta dal sito dell’Associazione Nastro Azzurro,
    con il grado di Capo Torpediniere di 1^ classe nato a Venezia.
    Filandosi lungo un muro alto circa 12 metri su d’una spiaggia altrimenti inaccessibile, accorreva su di un piroscafo in fiamme ed abbandonato, sul quale erano munizioni e bombe, e con mirabile coraggio provvedeva al trasporto delle cassette di munizioni ed estingueva prontamente l’incendio, riuscendo a scongiurare i danni dell’esplosione e la perdita del motoscafo“.
    (Messina 22 agosto 1918). (D.L. 22 dicembre 1918 e R.D. 18 marzo 1923).

    (*) Sergio Cavacece è deceduto il 24.11.2019. Per conoscere gli altri suoi articoli digita, sul motore di ricerca del blog, il suo nome e cognome.

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    20.9.1880, Nazario Sauro

    foto e documentazione concesse da Romano Sauro a www.lavocedelmarinaio.com

    Lettera testamento di Nazario Sauro ai figli
    (Capodistria 20.9.1880 – Pola 10.8.1916)

    Caro Nino,
    Tu forse comprendi od altrimenti comprenderai fra qualche anno quale era il mio dovere d’italiano.
    Diedi a te, a Libero ad Anita a Italo ad Albania nomi di libertà, ma non solo sulla carta; questi nomi avevano bisogno del suggello ed il mio giuramento l’ho mantenuto. Io muoio col solo dispiacere di privare i miei carissimi e buonissimi figli del loro amato padre, ma vi viene in aiuto la Patria che è il plurale di padre, e su questa Patria, giura, o Nino, e farai giurare ai tuoi fratelli, quando avranno l’età per ben comprendere, che sarete sempre, ovunque e prima di tutto italiani,
    I miei baci e la mia benedizione.
    Papà
    Dà un bacio a mia mamma che è quella che più di tutti soffrirà per me, amate vostra madre! e porta il mio saluto a mio padre.

    …il 10.8.1916, col grido forte e ripetuto più volte dinanzi al carnefice di Viva l’Italia esalò l’anima nobilissima, dando impareggiabile esempio del più puro amore di Patria…

    ‘Su questa Patria giura
    e farai giurare ai tuoi
    fratelli, che sarete sempre,
    ovunque e prima di tutto, Italiani’

    Nazario Sauro (Capodistria 20 settembre 1880 – Pola 18 agosto 1916), ufficiale di marina austriaca, all’entrata in guerra disertò e riparò in Italia per non dover combattere contro i propri connazionali. In Italia si arruolò volontario nella Regia marina con il grado tenente di vascello e partecipò a numerose imprese in acque nemiche, grazie alla sua profonda conoscenza delle coste istriane, e dalmate anche se perfettamente conscio dei rischi a cui andava incontro qualora fosse stato catturato. Dopo molte operazioni andate bene (Parenzo 13/6/1916), il 30 luglio, mentre era a bordo del sommergibile “Giacinto Pullino” in navigazione verso il porto di Pola (allora principale base navale austroungarica), a seguito dell’incagliamento del sommergibile sull’ isolotto della Gagliola, posto all’ ingresso del golfo del Quarnaro, venne fatto prigioniero con tutto l’ equipaggio. Nonostante la madre si rifiutasse di riconoscerlo, venne ugualmente identificato da zelanti austriacanti e deferito al tribunale di guerra.Condannato a morte per alto tradimento, fu impiccato nel carcere di Pola il 10 agosto 1916.

    Alla sua memoria fu concessa Medaglia d’ oro al valor militare con la seguente motivazione:
    “Dichiarata la guerra all’Austria,, venne subito ad arruolarsi volontario sotto a nostra bandiera per dare il contributo del suo entusiasmo, della sua audacia ed abilità alla conquista della terra sulla quale era nato e che anelava a ricongiungersi all’Italia. Incurante del rischio al quale si esponeva, prese parte a numerose, ardite e difficili missioni navali di guerra, alla cui riuscita contribuì efficacemente con la conoscenza pratica dei luoghi e dimostrando sempre coraggio, animo intrepido e disprezzo del pericolo. Fatto prigioniero, conscio della sorte che ormai l’attendeva, serbò, fino all’ultimo, contegno meravigliosamente sereno, e :01 grido forte e ripetuto più volte dinnanzi al carnefice di Viva l’Italia! esalò ‘anima nobilissima, dando impareggiabile esempio del più puro amor di Patria
    Alto Adriatico, 23 maggio 1915 – 10 agosto 1916

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    20.9.1943, affonda la regia nave Quarnaro

    di Carlo Di Nitto

    La regia nave officina Quarnaro venne impostata il 21/2/1922 presso i Cantieri Scoglio Ulivi di Pola. Varata il 30/7/1924, fu completata e consegnata alla Regia Marina l’8/1/1927.
    Sia in tempo di pace che in periodo bellico, svolse notevole opera come nave di supporto logistico alle unità di squadra.
    Alla proclamazione dell’armistizio, la sera dell’8 settembre 1943, l’unità si trovava dislocata a Gaeta, ormeggiata all’interno del porto militare S. Antonio. Dopo aspri scontri con le truppe tedesche d’occupazione, l’equipaggio non riuscì ad impedire la cattura dell’unità che, qualche giorno dopo, venne affondata per ostruire le strutture del porto militare.
    Recuperata nel 1949, venne avviata alla demolizione.

    (Regia nave Quarnaro in rada a Gaeta)

    ATTIVITA’
    La Regia Nave Officina – Trasporto Nafta “Quarnaro”, sia in tempo di pace che in periodo bellico, svolse notevole opera come nave di supporto logistico alle Unità di Squadra. Venne dislocata nelle basi navali di Augusta, Napoli, Messina, Palermo, Napoli e Navarino (Grecia).
    Nei primi mesi del 1943 lasciò Navarino per far ritorno nelle acque metropolitane.
    Un testimone (Angelo De Angeli), racconta nelle sue Memorie:
     Al Comando della mia squadra navale fu ordinato di fare immediato rientro da Navarino, in Grecia alla madrepatria. Solo la nave officina di appoggio “QUARNARO”, sulla quale ero imbarcato, ritardò di un giorno in quella manovra. Alle 02.00 a.m. (non è stato possibile ricordare il mese e il giorno, l’anno era il 1943), il Comandante cap. di vascello Pietro Milella, diede l’ordine di partenza, proprio mentre sulle montagne vicine i partigiani greci accendevano falò per segnalare alla ricognizione aerea alleata la nostra posizione. La mia nave cominciò le manovre e riuscì ad uscire dal golfo di Navarino, sparando con i suoi pezzi in direzione dei falò. Dopo una navigazione abbastanza tranquilla, nonostante nel Mediterraneo incrociassero sottomarini alleati, giungemmo a Brindisi e poco dopo ci spostammo a Taranto. Infine, arrivammo a Palermo, nostra tappa finale, dove facemmo base. ”
    La Regia Nave Officina Nave “Quarnaro” dipendeva dal Comando Forze Navali.


    Alla proclamazione dell’armistizio, la sera dell’8 settembre 1943, il “Quarnaro” si trovava dislocato già da qualche tempo a Gaeta, ormeggiato all’interno del porto militare S. Antonio.
    Il Comandante, Capitano di vascello Pietro Milella, era in missione a Roma e della nave era responsabile il Comandante in 2a., cap. di corvetta Aniello Guida.
    Nelle acque di Gaeta si trovavano anche le corvette “Gru”, “Gabbiano” e “Pellicano”, il sommergibile “Axum”, la nave ospedale “Toscana”, le motosiluranti 55, 64 e 71, il MAS 544, oltre alcuni mezzi sussidiari minori.
    Quando, alle ore 19.45 circa, giunse via radio la voce del Maresciallo Badoglio che annunciava la proclamazione dell’armistizio, la prima reazione fu una prorompente euforia: sulle Unità i marinai correvano come pazzi da poppa a prua, saltando, urlando, abbracciandosi.
    Con il passare delle ore, attenuatosi l’iniziale entusiasmo, sorse la consapevolezza che Comandanti ed equipaggi si trovavano abbandonati a se stessi senza sapere se fuggire o se continuare ad attendere direttive dall’alto. Venne ordinato di distribuire le armi a tutti e di rinforzare i servizi di guardia, considerato che a Gaeta, oltre ad alcune motozattere, i tedeschi erano presenti in forze sulle colline circostanti.

    Nel frattempo automezzi tedeschi avevano cominciato a penetrare in città. Alle ore 2.20 del 9 settembre vi fu un attacco aereo tedesco e soldati germanici cominciarono ad affluire verso la banchina dove era ormeggiato il “Quarnaro”; altri penetravano di sorpresa nei locali della caserma del distaccamento Marina impossessandosi di armi automatiche e di fucili senza incontrare opposizione, perché il personale era ancora nel ricovero antiaereo.
    Quasi contemporaneamente i tedeschi tentavano anche la cattura delle tre corvette, ma per la pronta reazione degli equipaggi, queste unità riuscivano fortunosamente a prendere il largo. Sfuggivano alla cattura anche il sommergibile “Axum” e la nave ospedale “Toscana”.
    Il “Quarnaro” non era riuscito a partire come le altre unità perché disponeva di un apparato motore a vapore che abbisognava di molte ore per l’approntamento.

    Appena i marinai uscirono dal ricovero, si accese una furiosa lotta contro i tedeschi: con le armi individuali e qualche mitragliatrice gli italiani diedero battaglia, appoggiati dall’equipaggio e dalle armi di bordo del “Quarnaro”, contro il quale i germanici avevano aperto il fuoco. Per lungo tempo la zona del porto e quelle contigue furono teatro di accaniti scontri.
    I combattimenti durarono tutta la notte, con morti e feriti da ambo le parti, ma al mattino del 9 settembre la situazione era ristabilita: in mano italiana restavano la caserma e il “Quarnaro”. Verso le ore 09.00 i tedeschi, usciti sconfitti negli scontri notturni, riaprivano il fuoco con armi automatiche e cannoni leggeri contro il “Quarnaro”, colpendolo ripetutamente. Dalla nave i marinai risposero con maggior vigore ed accanimento.
    Alle ore 12.00 circa i tedeschi, rafforzati da soverchianti forze motorizzate e meccanizzate, a seguito di frenetiche trattative, riuscirono ad imporre il “cessate il fuoco” all’intero presidio di Gaeta, impossibilitato a continuare la resistenza al nemico. I combattimenti cessarono definitivamente verso le ore 14.00.
    Verso le 18.00 fu impartito l’ordine che i marinai, dopo aver consegnato armi e munizioni, consentissero che una pattuglia tedesca restasse a bordo per vigilanza, mentre Comando ed equipaggio avrebbero continuato a svolgere il loro servizio. Ovviamente, non potè non accadere che la pattuglia di vigilanza si trasformasse in reparto di cattura.
    Il “Quarnaro”, con poca acqua sotto la chiglia e notevolmente danneggiato dai colpi ricevuti, si trovò nella impossibilità di autoaffondarsi; fu così catturato dai Tedeschi.


    La Nave rimase abbandonata diversi giorni e dovette subire il saccheggio di sbandati, di detenuti evasi dal reclusorio militare, di civili che tentavano di risolvere problemi di approvvigionamento.
    Il 20 settembre una piccola squadra di genieri tedeschi, nell’intento di ostruire il porto militare, salì a bordo del “Quarnaro”, lo minò in punti vitali, appiccando anche il fuoco in diverse zone. Tagliati gli ormeggi, la nave fu mandata alla deriva. Percorsi un centinaio di metri, le cariche esplosero e la nave rovesciatasi immediatamente sul fianco sinistro affondò su un basso fondale.
    Come riferiscono diverse testimonianze, erano le ore 15.00 circa.
    Tutta la fiancata destra e le sovrastrutture rimasero in emersione e lo scafo, dopo aver continuato a bruciare per diverse ore, restò semisommerso a testimoniare i tragici eventi appena accaduti.
    Il relitto della Regia Nave Officina “Quarnaro”, venne recuperato nel 1949 e demolito. Al recupero partecipò un folto gruppo di maestranze locali.

    ONORE AI CADUTI E AI MARINAI DELLA REGIA NAVE OFFICINA “QUARNARO”, SIMBOLO DELLA RESISTENZA AI NAZISTI A GAETA.

    La regia nave officina “Quarnaro”, era stata impostata il 21/2/1922 presso i Cantieri Scoglio Ulivi di Pola. Varata il 30/7/1924, fu completata e consegnata alla Regia Marina l’8/1/1927.
    Alla proclamazione dell’armistizio, la sera dell’8 settembre 1943, la “Quarnaro” si trovava dislocata a Gaeta, ormeggiata all’interno del porto militare Sant’Antonio. Dopo aspri scontri con le truppe tedesche d’occupazione, l’equipaggio non riuscì ad impedire la cattura dell’unità che qualche giorno dopo venne affondata per ostruire le strutture del porto militare. Recuperata nel 1949, venne avviata alla demolizione.
    Dell’equipaggio della regia nave Quarnaro risultano caduti a Gaeta, nel settembre 1943:
    – CORINTO Benedetto, n. a Milazzo il 19/12/1921, marinaio cannoniere, disperso il 9/9/1943
    – MARGIOTTA Carlo, n. a il 12/3/1905, capo meccanico di seconda classe, deceduto il 9/9/1943
    – MORETTI Isaia G., n. a Villa d’Almè il 25/1/1920, marinaio fuochista, deceduto il 9/9/1943.

    Secondo una testimonianza orale raccolta diversi anni fa, furono fucilati all’interno della Base Navale “Sant’Antonio” (attuale Deposito POL – Nato) e si ha motivo di ritenere che, verosimilmente, vennero sepolti in forma anonima nel Cimitero di Gaeta dove tuttora riposano nell’ossario del Sacrario dei Garibaldini.
    ONORE ED ETERNA MEMORIA

    Caratteristiche tecniche

    Regia Nave QUARNARO (*) …

    Nella mia costante ricerca di fotografie relative alla Regia Marina e alle sue Navi, ho trovato questa immagine della Regia Nave Officina QUARNARO, affondata a Gaeta dai tedeschi il 22 settembre 1943 e diventata simbolo della resistenza ai nazisti nella nostra Città. Non è di grandissima qualità ma è originale. Paradossalmente l’ho trovata e acquistata, pensate un po’, proprio da un venditore tedesco…

    (*) Il nome assegnato all’unità navale è un vento che si forma sui monti del Quarnaro e una insenatura Istriana che sbocca sul mare adriatico e questo vento arriva da est/nord est.
    E’ un vento estivo di forma alba e arriva in coste del Mar Adriatico sul golfo di Venezia –  Chioggia al mattino.  Smette di soffiare a mezzogiorno perché poi arriva la brezza dello Scirocco.
    Questi venti girano d’estate e il Quarnaro porta molto caldo al pomeriggio.

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    20.9.1894, varo della regia nave Calabria

    di Carlo Di Nitto

    Il regio ariete torpediniere Calabria, classe “Regioni”, dislocava 2900 tonnellate a pieno carico.
    Era stato varato il 20 settembre 1894 nell’arsenale di La Spezia ed era entrato in servizio il 12 luglio 1897. Come le altre unità della classe di appartenenza, la costruzione di questo incrociatore fu più ispirata ai servizi stazionari oltremare piuttosto che ad un impiego di squadra, a causa della sua scarsa velocità e protezione.
    Durante i primi anni fu stazionario in Sud America e nel mar delle Antille. Agli inizi del novecento partecipò alla spedizione in Cina per contrastare la cosiddetta “rivolta dei Boxer”. Un suo reparto di truppe da sbarco fu aggregato alle forze multinazionali inviate a Pechino per liberare le legazioni straniere assediate. Cinque suoi Marinai caddero durante gli scontri. Uno di essi il SC. Puntatore Mitragliere Vincenzo Rossi, fu decorato di Medaglia d’Oro al VM. “alla memoria”.
    Dal 1909 al 1911 compì una lunga campagna oceanica di circumnavigazione. Al ritorno, durante la guerra italo – turca venne utilizzato nelle acque del Mar Rosso. Dopo un periodo di lavori, fu nuovamente inviato in Mar Rosso. Durante il primo conflitto mondiale rimase sempre dislocato in Africa Orientale compiendo 24 missioni di guerra.
    Nel 1921 fu declassato a Cannoniera e il 13 novembre 1924 venne radiato. L’anno successivo fu venduto e avviato alla demolizione.
    Il suo motto fu “Sanguinis Effusione” (Fino allo spargimento del sangue).
    Onore ai caduti del “Calabria”. 

    La foto, risalente ai primi anni del ‘900, il “Calabria” è ancora pitturato con la caratteristica livrea “vittoriana”: scafo nero, sovrastrutture bianche, fumaioli e alberature giallo ocra.

    Si consiglia la lettura del seguente link:
    https://www.lavocedelmarinaio.com/2019/06/14-6-1900-nel-ricordo-di-vincenzo-rossi/

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    20.9.1923, Pietrino Cuzzi

    di Antonio Cimmino

    banca-della-memoria-www-lavocedelmarinaio-com(Roma, 20.9.1923 – Herborn, 26.11.1944)

    Nasce il 20 settembre 1923 a Roma, arruolato giovanissimo nella Regia Marina, è deceduto a Herborn (Assia) il 26 novembre 1944 a causa di un bombardamento aereo.
    E’ sepolto nel Cimitero Militare Italiano d’Onore di Francoforte sul Meno (Germania).
    Posizione tombale: riquadro B – fila 10 – tomba 11.
    Pietrino era uno degli Internati Militari Italiani (Italienische Militar – Internierte I.M.I.), fu fra quelli che rifiutarono di collaborare con i tedeschi e fascisti e non si arresero fino all’estremo sacrificio.

    26-11-1944-cuzzi-pietrino-www-lavocedelmarinaio-com

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    20.9.1812, Giovanni Battista Albini

    di Francesco Carriglio
    http://www.augusta-framacamo.net

    (20.9.1812, La Maddalena – Cassano Spinola, 14.8.1876)

    Albini Giovanni Battista nacque alla Maddalena il 20 settembre 1812, e nel 1826 entrava nella Regia Scuola di Marina. Col grado di guardiamarina di I^ classe, a bordo della corvetta « Euridice », prendeva parte ad una missione navale nelle acque della Tunisia a protezione dei sudditi sardi durante i torbidi che cola si erano verificati; come luogotenente di vascello, dal 1841 al 1843, sulla fregata «Des Geneys» compì una lunga campagna nell’America meridionale per la protezione delle colonie liguri. Prese parte alla campagna d’indipendenza 1848-49 a bordo del «Malfatano» e del «Beroldo», che operavano in Adriatico, ed alla fine del ’49, prossimo alla promozione a capitano di fregata, ebbe, al comando della corvetta «Monzambano», il pietoso ed onorifico incarico di ritirare da Oporto la salma, di Re Carlo Alberto. Decisa la spedizione in Crimea, vi prese parte, per quasi tutta la durata, al comando del «Governolo»; partiva da Genova per il Mar Nero il 28 aprile 1855 con il generale La Marmora a bordo, ed il 18 giugno concorreva, con le navi delle flotte alleate, al bombardamento del ridotto Korniloff e di altre posizioni russe. Passato nei 1859 a comandare la fregata «Carlo Alberto», con essa, dal maggio al giugno, provvide al trasporto delle truppe francesi di Napoleone III da Tolone a Genova. Finché nel maggio 1860, dopo essere stato promosso capitano di vascello, passato al comando della fregata «Vittorio Emanuele», si mantenne in crociera nelle acque della Sardegna con il compito di vigilare le mosse delle navi garibaldine partite da Quarto. Congiuntosi col resto della squadra, durante gli avvenimento della conquista del Regno delle due Sicilie, si trovò a Napoli sotto gli ordini dell’Ammiraglio Persano, quando la divisione ebbe la missione di recarsi ad Ancona, per sostenere la spedizione dell’Esercito contro tale città.

    La motivazione della medaglia d’oro al valore accordata all’Albini, con Regio decreto del 4 ottobre 1860, è la seguente: “Per il modo ardito e, sotto ogni aspetto commendevole con cui si comportò nell’assedio di Ancona“. Per tale azione fu altresì promosso contrammiraglio, e, dopo alcune destinazioni nei dipartimenti, alzò la sua insegna di vice ammiraglio sulla «Maria Adelaide» con la quale prese parte alla campagna navale del 1866. Nel 1867 fu collocato a riposo per anzianità di servizio, e morì a Cassano Spinola il 14 agosto 1876.