• Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Recensioni,  Storia

    8.12.1942, Giovanni Magro e Licio Visintini

    di Antonio Bressan
    
https://www.facebook.com/antonio.bressan.94?fref=ts




    banca-della-memoria-www-lavocedelmarinaio-com

    antonio-bressan-per-www-lavocedelmarinaio-comCiao Ezio,
    L’8 dicembre 1942 sul mezzo d’assalto, assieme a Licio Visintini (*), moriva eroicamente il Sergente palombaro Giovanni Magro Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria.
    Il nostro gruppo dell’associazione porta il nome di questo Eroe ed il presidente è il nipote diretto.

    secondo-capo-palombaro-magro-giovanni-www-lavocedelmarinaio-com

    Questa stampa su pergamena con scritta la motivazione della medaglia d’oro, è un omaggio della vedova Visintini al nostro gruppo dell’Associazione Nazionale Marinia d’Italia di Rovigo. 
Cosa gradita vederlo pubblicato nel giorno della ricorrenza. Altra cosa gradita dammi del tu, siamo amici e siamo Marinai …per sempre.

    palombaro-giovanni-magro-pergamena-www-lavocedelmarinaio-com

    Motivazione:
    «Valorosissimo combattente, dopo lungo difficile e pericoloso addestramento, nel quale era fedele ardito collaboratore del suo ufficiale, con lui violava, una prima volta, quale operatore di mezzo d’assalto subacqueo una delle più potenti e difese basi navali dell’avversario.
Inflessibilmente deciso ad ottenere risultati più cospicui, si sottometteva a nuova e intensa preparazione, in una vita clandestina e di clausura, fino al momento in cui, con sovrumano disprezzo del pericolo e animato da sublime amor di Patria, seguiva il suo ufficiale in una nuova impresa, nonostante il nemico avesse predisposto tutto quanto la tecnica poteva escogitare per opporsi all’ardimento dei nostri uomini.
 Nel porto nuovamente violato trovava eroica morte accanto al suo capo, unito indissolubilmente a lui nel sacrificio, così come lo era stato in vita, nel culto della Patria e del dovere.»
    Gibilterra, 9 dicembre 1942

    lapide-a-giovanni-magro

    Ti invio anche questa foto che sta nel cuore di noi, suoi compaesani. Ieri, qui a Rovigo, abbiamo festeggiato S. Barbara ed abbiamo scelto sempre questo giorno per commemorare la scomparsa del nostro eroe. Sono certo che domani, sul tuo blog, i nostri fratelli Marinai avranno la possibilità di vedere un buon servizio. Un abbraccio a te caro Amico e buona serata.
    La foto è stata scattata a La Spezia il 2 aprile 1942, Giovanni Magro viene decorato di Medaglia d’argento al Valor Militare conferita per il successo dell’operazione BG4.

    la-spezia-2-aprile-1942-giovanni-magro-viene-decorato-di-medaglia-dargento-al-valor-militare-conferita-per-il-successo-delloperazione-bg4

    (*) 8 DICEMBRE 1942 LICIO VISINTINI MEDAGLIA D’ORO AL VALOR MILITARE ALLA MEMORIA

    (Parenzo, 12.02.1915 – Gibilterra, 8.12.1942)

    Fondatore della Squadriglia dell’Orsa Maggiore è una delle figure più importanti nel panorama dell’Eroismo Italiano.

    Noi piccolissimi vogliamo colpirvi audacemente nel cuore e in ciò che costituisce il vostro maggior orgoglio. E attendiamo, da questo gesto, che il mondo si decida una buona volta a comprendere di che stoffa sono gli Italiani.
    Nel secondo tentativo di forzamento della base di Gibilterra, effettuato nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 1942, partendo dal piroscafo Olterra, opportunamente trasformato in base operativa, si portò ad attaccare la corazzata inglese Nelson, ma nella fase più delicata della missione, e quando aveva già superato le più difficili ostruzioni, trovò la morte accanto al suo fedele compagno, Sottocapo Palombaro Giovanni Magro, nella deflagrazione di cariche esplosive lanciate in mare dalle imbarcazioni di vigilanza agli sbarramenti foranei.
    Questa la motivazione della Medaglia D’oro al Valor Militare alla Memoria:
    «Ufficiale il cui indomito coraggio era pari alla ferrea tenacia, dopo lungo difficile e pericoloso addestramento violava, una prima volta quale operatore di mezzi d’assalto subacquei, una delle più potenti e difese basi navali nemiche, costringendo l’avversario a nuove e severissime misure protettive. Inflessibilmente deciso ad ottenere risultati più cospicui, si sottometteva a nuova ed intensa preparazione, in una vita clandestina e di clausura, fino al momento in cui con sovrumano disprezzo del pericolo ed animato da sublime amor di Patria, ritentava l’impresa, nonostante il nemico avesse predisposto tutto quanto la tecnica poteva escogitare per opporsi all’ardimento dei nostri uomini. Penetrato una seconda volta nella base avversaria vi incontrava eroica morte, legando il suo nome alle tradizioni di gloria della Marina italiana. — Gibilterra, 8 dicembre 1942»

    Tra il 7 e l’ 8 dicembre 1942, si immergeva per l’ultima volta nelle gelide acque di Gibilterra – insieme al suo superbo ed inseparabile “coppio” Giovanni Magro – uno dei più straordinari e coraggiosi palombari della Xª Flottiglia MAS: il Tenente di Vascello Licio Visintini.
    Due straordinari combattenti, palombari eccezionali, elementi di spicco della leggendaria “Squadriglia dell’Orsa Maggiore” che beffò, a più riprese e tanto a lungo, la perfida Albione a Gibilterra.

  • C'era una volta un arsenale che costruiva navi,  Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Recensioni,  Storia

    8.12.1921, varo della regia cannoniera Bafile

    a cura Antonio Cimmino

    …a Napoli una volta c’era un cantiere che costruiva navi, e adesso?

    La regia cannoniera di scorta Andrea Bafile fu varata nei cantieri Pattison di Napoli l’8 dicembre 1921 con un dislocamento di 284 tonnellate. Le altre principali caratteristiche tecniche erano le seguenti:
    – lunghezza 52,20 metri;
    – larghezza: 5,70 metri;
    – profondità: 1,80 metri.

    8-12-1921-regia-cannoniera-bafile-www-lavocedelmarinaio-com

    L’apparato motore della cannoniera aveva due caldaie Thornycroft che alimentavano 2 motrici a triplice espansione con le seguenti caratteristiche:
    – potenza 2.400 ihp;
    – 2 eliche;
    – 24 nodi di velocità.
    L’armamento consisteva:
    – 2 cannoni singoli Scheider-Armstrog da 102/35 mm;
    – 1 mitragliera;
    – 2 tubi lancia siluri da 450 mm.
    L’equipaggio era composto da 53 uomini.
    Fu radiata nel 1937 e demolita ne 1938.

    Un’altra bella foto della “Bafile” che purtroppo non sono riuscito ad aggiudicarmi in un’asta “on line” e che, quindi, (mio malgrado) non fa parte della mia collezione. Ma è giusto che gli Amici ne possano prendere visione (Carlo Di Nitto)

  • Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Racconti,  Recensioni,  Storia

    8.12.1915, Pietro Abatangelo

    di Nicola Aversa (*)
    Associazione “il Mondo Solidale” Mola di Bari

    (Mola di Bari, 8.12.1915 – Mare, 29.3.1941)

    Pietro Abatangelo fu il primo aviatore caduto durante la Seconda Guerra Mondiale.
    Figlio di Giuseppe e di Rago Anna, nasce a Mola di Bari l’8 dicembre 1915. Battezzato nella chiesa Matrice di Mola. Atto di Battesimo n. 565.
    E’ stato imbarcato sul regio incrociatore Pola (classe Zara) affondato durante la Seconda Guerra Mondiale, nella battaglia di Capo Matapan, il 29 marzo 1941. Aveva 26 anni.

    Pietro Abatangelo era un primo pilota di uno dei due idrovolanti del regio incrociatore Pola.
    E’ stato l’unico aviatore Molese caduto nella Seconda Guerra Mondiale.
    Scelse di imbarcarsi sulle navi e di pilotare gli idrovolanti che perlustravano le acque antistante le navi.
    Partecipò allo scontro della battaglia di Punta Stilo del 9 luglio 1940.
    Il 26 novembre 1940 prese parte alla battaglia di Capo Teulada.
    Partecipò con la sua nave alla battaglia di Capo Matapan (vicino la Grecia) (28-29 marzo 1941)  la cosiddetta “piccola Caporetto della Regia Marina”.
    Difatti, dopo il siluramento della regia nave ammiraglia Vittorio Veneto, le altre unità si radunarono tutt’attorno all’unità colpita per difenderla da altri attacchi aerei.
    Fu in uno di questi attacchi che un aerosilurante inglese colpì il Pola con un siluro.
    L ‘aereo nemico aveva sganciato il siluro a soli 500 metri di distanza dalla nave, che non l’aveva potuto evitare. Dopo l’esplosione, il Pola aveva imbarcato grandi quantità d’acqua, le caldaie si erano spente, le macchine fermate, e la nave era rimasta immobile, priva di luce e dì energia.
    L’incrociatore, rimasto immobile nello scontro perché impossibilitato a fare fuoco (la mancanza di corrente elettrica, causata dal siluramento, impediva di usare le artiglierie), fu poi raggiunto dai cacciatorpediniere inglesi, che ne recuperarono l’equipaggio e successivamente lo silurarono.
    L’Incrociatore Pola, scosso da una violenta esplosione, affondò alle 4.03 del 29 marzo 1941, ultima nave italiana ad andare perduta nello scontro. Buona parte dell’equipaggio fu tratto in salvo da Gaetano Tavoni che poi, per l’immane sforzo, morì di infarto e il suo corpo non fu mai ritrovato così come il corpo di Pietro Abatangelo.
    Nella tragedia perirono 328 uomini su 1041 imbarcati.

    Caratteristiche tecniche regia nave Pola
    Dislocamento: 13.531 t (standard), 13.145 (pieno carico) t
    Lunghezza 182,8 m
    Larghezza 20,6 m
    Pescaggio 7,2 m
    Propulsione 8 caldaie; 2 turbine; 2 eliche 95.000 CV
    Velocità 32 nodi (pari a 63 km/h)
    Autonomia 5.230 miglia a 16 nodi
    Equipaggio 841
    Era armato da:
    • 8 cannoni da 203/50mm Ansaldo modello 1924 (in 4 installazioni binate)
    • 16 cannoni da 100/47mm OTO modello 1927 (in 8 installazioni binate)
    • 6 mitragliere da 40 mm/49 Vickers-Terni (in installazioni singole)
    • 8 mitragliere da 13,2 mm (4 installazioni binate)
    . 8 tubi lanciasiluri da 533 mm (in 4 installazioni binate fisse)
    . 2 idrovolanti della Piaggio P6
    . 1 catapulta

    La battaglia di Capo Matapan
    Le navi italiane che parteciparono allo scontro furono:
    1 nave da battaglia, la Corazzata Vittorio Veneto
    6 incrociatori pesanti, tra essi il Pola
    2 incrociatori leggeri
    13 cacciatorpediniere
    Tot. 22 navi

    Le Navi Inglesi e australiane che parteciparono allo scontro:
    1 portaerei
    3 navi da battaglia
    7 incrociatori leggeri
    16 cacciatorpediniere
    Tot. 27 navi

    Le Perdite italiane
    3 incrociatori affondati (Zara, Fiume, Pola)
    2 cacciatorpediniere affondati (Alfieri, Carducci)
    1 nave da battaglia danneggiata (Vittorio Veneto) 2.331 morti
    1.163 prigionieri

    Perdite inglesi
    1 aerosilurante abbattuto
    3 morti

    La battaglia navale di Capo Matapan viene ricordata da quasi tutti gli storici come la “tragedia della flotta italiana” nella quale la nostra poderosa flotta fu annientata da quella inglese perdendo definitivamente il dominio sul Mediterraneo.

    (*) Nicola Aversa è deceduto il 25.5.2019.

  • Attualità,  Che cos'è la Marina Militare?,  Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Racconti,  Recensioni,  Storia

    Giorgio e il Vespucci

    di Roberta – ammiraglia88

    (Genova, 26.9.1923 – Recco, 6.12.2019)

    Il 29 luglio 2019 ho avuto la straordinaria opportunità, e grande fortuna, di poter conoscere di persona Giorgio Migone. E’ stato un allievo dell’Accademia Navale di Livorno, Corso Argonauti (1942 – 1945), e si trovava a bordo del Vespucci l’8 settembre 1943, il giorno dell’armistizio. Mi aveva fatto leggere il suo diario di quei giorni drammatici e, per la sua singolarità e storicità, avevo chiesto ed ottenuto il “nulla osta” alla pubblicazione nel mio sito web amatoriale dedicato a quel veliero. E’ da diversi anni che ci scriviamo via e-mail (è quasi novantaseienne e … usa l’Ipad alla sua veneranda età!) e qualche volta ci eravamo sentiti al telefono, ma incontrati mai!
    Qualche mese fa ha avuto la bella idea di invitarmi a conoscerlo di persona e con l’occasione mostrarmi il suo pregiato modello della nave scuola Amerigo Vespucci, fatto a mano e donatogli da un suo operaio, offrendomelo poi in regalo, affinché sia custodito e ben curato.


    Un modello che racchiude così tante emozioni e ricordi doveva essere lasciato in buone mani! E’ per me un onore, quindi, che abbia pensato proprio a me! E’ inestimabile e so che una parte del cuore di Giorgio è lì, perciò per me il compito fondamentale sarà conservarlo al meglio!
    Proprio per il valore affettivo, prima di tutto, e per la delicatezza del modello, il suo trasporto dalla Liguria al Trentino (350 km) non poteva essere lasciato al caso. Di conseguenza io e mio fratello avevamo predisposto allo scopo uno scatolone della misura prevista, adattandone un paio di usati che avevamo in casa. L’avevamo studiato aperto su un lato e sopra per poter manovrare al meglio l’inserimento. In più la chiusura laterale l’avevamo fatta regolabile, e il coperchio da comporre nell’istante della sua apposizione, in modo che fosse adattabile alle dimensioni effettivamente necessarie.
    Considerata la lunghezza del viaggio ho approfittato di questo incontro per fare qualche giorno di ferie in quella bella regione. D’accordo con una collega, la compagna di viaggi Lorenza, abbiamo deciso di visitare Recco, Camogli e San Fruttuoso e pertanto pernottare due notti a Recco. Belle località!
    Al nostro arrivo siamo subito andate a trovare Giorgio e a fare “due” chiacchiere con lui.
    Il prossimo mese compirà 96 anni e … non li dimostra! Come lui stesso dice: alla sua età ci vede e ci sente bene e si è meritato il titolo di … furbetto!
    E’ molto simpatico ed è emozionante parlare con lui. Ancora ricorda tutto della sua esperienza a bordo!
    Una parte di Giorgio, nonostante siano passati così tanti anni, è ancora sulla vera nave scuola Amerigo Vespucci, che svolge tuttora egregiamente la sua attività ed ora sta veleggiando verso i mari del Nord.
    Tre anni fa riuscì a salire nuovamente a bordo (a distanza di più di 70 anni da quella indimenticabile particolare esperienza) e va giustamente fiero del fatto che … fu accolto dal Comandante in persona, che lo aspettava! I ricordi riaffiorarono subito e risentì immediatamente quegli odori, gli stessi peculiari odori di bordo! Si rivide al suo posto di manovra alle vele, gli venne concesso di scendere e di sedersi al suo posto “a tavola” e … le emozioni furono tante ed incontenibili!
    Durante il nostro incontro mi ha raccontato alcuni aneddoti di bordo. Ricorda le vespucciadi ed anche alcuni avvenimenti delle serate con personalità di riguardo, ma anche di quelli delle serate, diciamo, “meno impegnative”! Ha ben presente anche quella volta che ebbe l’onore di essere timoniere sulla baleniera del Comandante, cosa non da tutti, mentre andavano ad imbarcare un ammiraglio per trasferirlo sul Vespucci. Non ha dimenticato nemmeno il cuoco di bordo genovese che, quando sentì che era anche lui genovese, gli preparò una ottima focaccia; per non parlare dei momenti della scherma, dei tuffi e di diverse altre attività e cose successe durante la sua purtroppo breve carriera in Marina.
    Trascorse anche un periodo sulla nave scuola Cristoforo Colombo (ceduta poi alla fine della guerra).
    Tanti ricordi sono ancora vivi, oggi come allora, come fosse ieri!
    Conserva ancora, con molta cura, la giacca della divisa da allievo ventenne, che ho potuto toccare con doverosa delicatezza ed … emozionante incredulità! E’ veramente una preziosa reliquia, come lo spadino che teneva appeso nello studio … e Giorgio ora ha quasi 96 anni!

    Come già avevo potuto appurare durante la nostra corrispondenza, Giorgio è un tipo spiritoso, ma che all’occorrenza sa essere serio ed è anche molto saggio. La sua vita è stata pienamente vissuta (come dice lui!) ed è stata ricca di cose positive, ma anche negative.
    Lui apprezza molto la vita ed ogni tanto ribadisce, ricordando le parole di una nota canzone: “meraviglioso … quanto il mondo sia meraviglioso”.
    E’ molto cordiale ed è un vero piacere discorrere con lui. Anche Lorenza, che era con me ed era la prima volta che gli parlava, è stata piacevolmente colpita dai suoi ragionamenti e dalla sua simpatia.
    Il tempo è volato! Per fortuna eravamo d’accordo di rivederci un paio di giorni dopo, prima che io impostassi la rotta verso casa e volgessi la prua (dell’auto) verso Nord. Era doveroso un saluto alla partenza e, prima di iniziare le accurate “manovre” di imballo del prezioso carico, abbiamo immortalato il momento: una foto con il suo modello del Vespucci e un’altra a ricordo del nostro emozionante e speciale incontro.
    Ora quel Vespucci è in altre mani; sarà curato e custodito da quella “ragazza ammalata di vespuccite”, che non dimenticherà “Giorgio Vespucci 1943”.

    Il modello ha un posto speciale su un mobile e sto preparando un cartello di avviso, sull’esempio di quelli che si vedono in zona Arsenale: “Alt! Limite invalicabile. Vigilanza armata!”
    Assolutamente, non si transige … guardare e non toccare!
    Sono onorata di aver potuto incontrare, ed ancora prima conoscere, la persona speciale che è Giorgio. In più, gli sarò sempre molto grata per il prezioso dono che mi ha fatto. Mi ha lasciato senza parole!
    Giorgio Migone è salpato per l’ultima missione il 6 dicembre 2019 attraccando, con il suo Vespucci, nel porto dell’Altissimo, dopo avere navigato nel mare infinito della Misericordia Divina.

  • Che cos'è la Marina Militare?,  Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Racconti,  Recensioni,  Storia

    Sottotenente medico Giovanni Raicevich (Firenze, 10.3.1916 – Mare, 21.7.1943) e la regia torpediniera Calliope

    di Giuseppe Grosso

    (Firenze, 10.3.1916 – Mare, 21.7.1943)

    … riceviamo e con orgoglio pubblichiamo.

    G.mo Ezio,
    purtroppo le foto sono di bassa qualità, non ho originali e le ho copiate dai libri. Da quando, alla morte di mio padre, ho cominciato ad inseguirne i ricordi, sono sempre stato colpito dalla figura di Giovanni Raicevich. L’ultimo libro che sono riuscito a trovare racconta come Trieste si sia dimenticata di suo padre.
    Io vorrei provare a ricordarli entrambi.
    Questo naturalmente se tu lo ritieni pubblicabile sul blog.
    Allego anche una foto di mio padre sul Calliope, vedi tu se metterla nello stesso articolo.

    La regia torpediniera Calliope, operante nelle acque del Tirreno subì, il 21 luglio 1943, un violento mitragliamento in uno scontro a fuoco con formazione di aerosiluranti avversari.
    Il comandante dell’unità, il Capitano di Corvetta Giudici, era salpato con il Calliope da La Maddalena alla scorta della Motonave Oriani con destinazione Portoferraio.
    Lo scontro si svolse al largo dell’isola di Capraia, prima avvenne il siluramento della motonave Oriani, poi il recupero dei naufraghi, ed infine l’attacco di otto aerei siluranti nemici che causarono al Calliope la morte di sette marinai e ventisei feriti dell’equipaggio.
    Il Comandante Giudici nel rapporto definì eccezionale il comportamento dell’equipaggio: i sette marinai morirono da eroi al posto di combattimento. Il loro gesto è passato nella storia della marineria.
    Essi sono:
    – Sottotenente Medico Giovanni Raicevich;
    – Secondo Capo Furiere Giuseppe Cuccinotta;
    – Sottocapo Nocchiere Gabriele Giordano;
    – M/Can Giovanni Pellegrini;
    – M/IDR Carlo Chersini;
    – M/SDT Gerolamo Crisci;
    – M/SV Salvatore Ciaramitano;

    Il Sottotenente medico Giovanni Raicevich, classe 1916, era il figlio maggiore di Giovanni Raicevich (Trieste, 10.6.1881 – Roma, 1.11.1957 – avevano lo stesso nome), il grande lottatore triestino, soprannominato l’uomo più forte del mondo, straordinario atleta, capace di vincere tutte le gare di lotta greco romana, a livello mondiale, per quasi un quarto di secolo, rimanendo imbattuto dal 1907 fino alla fine della carriera, nel 1930, a 49 anni.
    Ha abbandonato lo sport per gli studi di medicina. Come Tenente medico si è imbarcato sulla regia nave Duca degli Abruzzi e pur potendo chiedere, dopo il siluramento della sua unità, una destinazione a terra, non lo fece e il 21 luglio 1943 perderà la vita sul regio torpediniere Calliope. Riceverà per questo alla memoria la medaglia d’argento al valor militare.
    Al padre nessuno, nemmeno la moglie e le figlie, osano raccontare in un primo momento la verità sulla fine cruenta del figlio prediletto, facendolo passare come ancora disperso.
    Il padre scopre la verità casualmente solo qualche tempo dopo, sentendo parlare dell’accaduto alcuni ignari parenti e ne resta profondamente scosso.
    A causa dell’omonimia, dopo alcune settimane, alcuni giornali (lo sport illustrato) dettero per errore la notizia della morte del lottatore triestino, che si affrettò di persona e con dolore a a smentire il fatto sul corriere dello sport.
    Muore a Roma il 1° novembre 1957 all’età di settantasei anni. Le cronache di allora riferirono come fosse morto stringendo teneramente con le sue forti mani la fotografia del figlio primogenito Giovanni, suo prediletto.

    Il cane “Resisti” era adorato dall’equipaggio, mio padre raccontava che sentiva in anticipo l’arrivo degli aerei; durante un arrivo in porto a Palermo, con mare in tempesta, cadde in mare: all’arrivo in banchina li stava aspettando, era stato raccolto dal personale a terra.
    Ho scritto questo ricordo in memoria di mio padre Grosso Nicolò, cannoniere ordinario, per 36 mesi imbarcato sulla Calliope, non era presente il giorno del mitragliamento.

    Bibliografia
    Dino Cafagna L’uomo più forte del mondo-La leggenda di Giovanni Raicevich da Trieste
    Armando Della Rosa La guerra della Regia Torpediniera Calliope
    Dello stesso argomento sul blog:
    https://www.lavocedelmarinaio.com/2019/07/21-7-1943-mitragliata-la-regia-nave-calliope-3/

  • Attualità,  Curiosità,  Marinai,  Marinai di una volta,  Racconti,  Recensioni,  Storia

    L’amministrazione dei Bagni Penali

    di Guglielmo Evangelista (*)

    Ci si potrebbe domandare che cosa c’entrino con la Marina queste antiche istituzioni: c’entrano, e non per caso.
    Nei secoli passati il sistema carcerario era molto diverso da quello attuale: in genere per i reati minori i  piccoli delinquenti se la cavavano con qualche frustata o qualche tratto di corda e potevano tornarsene a casa loro mentre nelle prigioni si trovavano specialmente i detenuti in attesa di confessione o di giudizio, qualche prigioniero politico e, soprattutto, come era uso un tempo, i debitori insolventi.
    Invece, quando il reato era grave, sempre che non meritasse la pena capitale, chi era condannato veniva mandato a remare sulle galere e spesso  gli stati che non avevano il mare “vendevano” per pochi soldi i loro criminali a quelli rivieraschi.
    Tuttavia, dalla fine ‘700 in poi, le galere vennero sempre meno utilizzate soppiantate dalle navi a vele quadre. Ne sopravvisse qualcuna fino a metà del XIX secolo per i servizi costieri e come rimorchiatori nei porti, ma ormai i rematori erano uomini liberi facenti parte degli equipaggi.
    Quindi, gradatamente, sempre più condannati vennero sbarcati e detenuti a terra, utilizzati in vari tipi di lavori forzati, specialmente quelli connessi alla costruzione e alla manutenzione delle navi militari. Il numero dei galeotti, comunque, era piuttosto limitato   perché nello stesso tempo molti delinquenti venivano avviati nei normali penitenziari di “terra” dipendenti dall’amministrazione carceraria che, adeguandosi ai moderni principi umanitari,  stavano assumendo la struttura conservata ancora oggi.

    DCF 1.0

    Poiché il servizio sulle galere dipendeva in tutto e per tutto, equipaggi e rematori, dalla Marina Militare, nella prima metà dell’800, anche dopo la scomparsa delle navi a remi, l’ amministrazione dei forzati restò a lungo affidata alla Marina.
    Questi luoghi di detenzione si chiamavano bagni penali forse perché il nome si rifaceva alle prigioni  di Costantinopoli che sorgevano in prossimità dei bagni pubblici o perché in origine la pena era espiata a bordo delle galere e quindi sull’acqua; molto meno probabile è che derivasse dal fatto che l’umidità delle celle, talvolta sotto il livello del mare, fosse altissima.
    Ad ogni modo, se prima la galera era un incubo sia per la fatica sia perché pochi sopravvivevano arrivando alla fine della condanna, il bagno penale ottocentesco era invece considerato un luogo migliore delle altre prigioni perché i forzati non erano isolati, ma per  lavorare venivano condotti all’esterno e  potevano tenere contatti con gli operai civili. C’erano occasioni per procurarsi piccoli guadagni extra e con qualche sotterfugio ci si poteva incontrare con donne di malaffare.
    Alla vigilia dell’unità d’Italia il sistema penitenziario navale venne riorganizzato con il Regio Decreto del 19 settembre 1860.
    I bagni penali del Piemonte, divisi fra bagni di terraferma e di Sardegna, erano i seguenti:
    – Arsenale  di Genova (Con i bagni dipendenti della Foce e del Varignano)
    – Cagliari, Alghero e  Paulilatino (quest’ultimo destinato solo alle attività agricole)
    A questi si aggiunsero in quello stesso 1860 i bagni di Ancona e Portoferraio ed infine quelli dell’ex Regno delle Due Sicilie, piuttosto numerosi: verso il 1850 risultano esistenti quelli della Darsena di Napoli, e poi Gaeta, Procida, Nisida, Pozzuoli,Brindisi, Palermo, Favignana, Trapani e Porto Empedocle; sono però noti anche quelli di  Castellammare,  Pescara, Crotone, Isole  Tremiti,. Lampedusa,  Ustica e Santo. Stefano.
    Tutto il personale destinato al governo dei detenuti e alla loro amministrazione proveniva dalla Marina Militare e molto più raramente anche dall’esercito. Si accedeva ai ruoli a domanda venendo inquadrati secondo il grado già ricoperto; la paga e i dritti acquisiti erano quelli dei corrispondenti gradi della Marina.
    A differenza degli ufficiali di vascello, il personale del Commissariato e Sanitario destinati ai bagni rimaneva invece nei ruoli d’origine.
    A questi si affiancavano scritturali civili, contabili e altro personale di servizio, fra i quali un direttore agronomo per il bagno di Paulilatino.

    Nel 1860 il ruolo comprendeva:
    – Un Ispettore Generale dei bagni, con rango di contrammiraglio  (Prima del 1860 le sue funzioni erano esercitate dal Comandante in capo della Marina Sarda, che peraltro rimase l’autorità suprema).
    – Due ufficiali superiori (Direttori a Genova e a Cagliari).
    – 11Capitani di 1^ e 2^ classe (Fra questi venivano scelti  due Sotto direttori (che potevano essere promossi anche la grado di maggiore) e i  Direttori dei bagni succursali.
    – 7 Luogotenenti.
    – 9 Sottotenenti.
    – 22 Capi Guardiani (Con rango di sergente).
    – 264 Guardiani di 1^, 2^, 3^ classe (Scelti su domanda fra i marinai o i graduati).
    Gli ufficiali costituivano la cosiddetta “ufficialità dei bagni” e facevano parte della Regia Marina pur non costituendone uno dei corpi, ma un’amministrazione indipendente come i Consolati di Marina  antenati delle Capitanerie di porto ma, a differenza del personale di questi, mantenevano lo status militare.
    L’amministrazione napoletana, dove si diceva che la disciplina fosse meno dura rispetto al Piemonte, era sostanzialmente analoga e in origine aveva a capo un  “Tenente Generale delle galere” sostituito poi dal colonnello comandante il Reggimento della Real Marina con un capitano di fregata come vice comandante.
    L’uniforme degli ufficiali prevista nel 1860 era  simile a quella dell’esercito: turchina con filettature scarlatte e – unica concessione alla provenienza “navale” – con pantaloni bianchi in estate; i distintivi di grado erano uguali a quelli stabiliti per gli ufficiali dell’esercito inquadrati nello Stato Maggiore delle piazze. Solo l’Ispettore e i Direttori potevano conservare l’uniforme di provenienza.
    Il personale subalterno indossava invece la normale divisa delle guardie carcerarie.
    Con il Regio Decreto del 29 novembre 1866 l’ormai anacronistica amministrazione dei bagni passò al Ministero dell’Interno e al vertice della piramide gerarchica fu posto il Direttore Generale delle carceri.
    Naturalmente, come avviene sempre in Italia, alle disposizioni fondamentali non seguì un’adeguata armonizzazione delle altre norme, tanto che rimasero in vigore i regolamenti disciplinari dell’antica marina militare sarda, sempre severissimi rispetto a quelli, peraltro non certo improntati all’indulgenza, delle carceri ordinarie e la competenza per i reati commessi dai detenuti ai lavori forzati restò affidata ai Tribunali della Regia Marina, che erano solo tre e dovevano far fronte ai numerosi penitenziari sparsi per tutta la penisola.

    Soltanto nel 1876 cessò ogni ingerenza nel settore della delinquenza comune da parte della Marina.
    Chi scrive ha anche avuto notizia che il bagno penale di Paulilatino fu poi trasformato in una normale Azienda agricola restando di proprietà della Regia Marina (con sigla AG.RE.MA.). Non è stato però possibile rintracciate altre notizie

    (*) per conoscere gli altri articoli pubblicati dall’autore, digita sul motore di ricerca del blog il nome e cognome.