Lettere dal Mare Arabico

Sono da poco tornato a casa dopo circa quattro mesi. Non sono un accanito frequentatore di blog e a volte leggo i messaggi non dandogli molta importanza. Avendo vissuto di persona a bordo di una nave che è impiegata sulle linee del Mare Arabico, ho la sensazione che in molti non hanno ben compreso lo stress e la paura che assale gli equipaggi durante il transito in quelle parti del mondo.
Quando sento dire che ci sono armatori più responsabili di altri e che il problema va risolto alla fonte, e quindi dare un stabilità politica alla Somalia, mi viene quasi da ridere. Mi spiego meglio, cosa dovrebbe fare un armatore Italiano (che forse è rimasto uno dei pochi a potersi definire così) per tutelare,nell’immediato, i suoi Equipaggi, le sue Navi e anche giustamente i suoi interessi?
Parlare di “stabilizzazione della Somalia” mi sembra veramente ridicolo, anche del fatto che i pirati diventino poi dei “martiri” agli occhi dell’opinione pubblica, sinceramente non può importarmene di meno per il semplice fatto che si vivono quei momenti di paura e di sconforto.
Tutto il resto diventa demagogia e buonismo gratuito da parte di chi sente il problema lontano migliaia di chilometri, e può permettersi di analizzare, giudicare, sentenziare.
Sono anni che la Somalia vive in totale stato di anarchia in mano a bande di terroristi e signori della guerra, e anche se ci fosse un governo: quanto durerebbe prima che fosse ribaltato da un colpo di stato o qualche lotta interna fra tribù di etnie diverse? E poi perché solo la Somalia?
Allora dovremmo aspettare anche la stabilizzazione dello Yemen visto che ultimamente anche pescatori Yemeniti si sono uniti al business dei sequestri.
Questi signori hanno le basi sulla costa Somala e per la precisione le navi, cosiddette “Madri”, sono le stesse  sequestrate che poi vengono utilizzate come appoggio (quindi 40.000 dollari per finanziare un attacco mi sembrano eccessivi, visto che i pirati una volta saliti a bordo hanno tutto quello che gli serve per restare in mare anche dei mesi  ndr.)
Questa è chiaramente un’opinione personale sicuramente non condivisibile da tanti ma, per quanto mi riguarda, al momento la difesa delle navi con personale armato professionista o militare che sia, mi sembra l’unica vera risposta seria al fenomeno della pirateria.
L’SDM infine riguardo a questo argomento credo che non rispecchi l’attuale stato d’animo di tanti marittimi imbarcati sulle navi che transitano in quelle acque. Spero di non aver urtato la sensibilità di nessuno e con questo concludo. Saluti
Cap. Pasquale Autiero
1°Uff.le di Coperta
M/N Jolly Nero della I.Messina

Nota
La presente lettera è per gentile concessione del Collegio Capitani Napoli (collegiocapitani@gmail.com)  in attività da oltre sessanta anni, amministrato da Ufficiali della Marina Mercantile democraticamente eletti dai loro colleghi, basandosi sul solo volontariato, con spirito di abnegazione.

Per ulteriori informazioni
Collegio Capitani Napoli
Palazzo ormeggiatori – immacolatella vecchia – beverello
Napoli
Tel. 081202102

Questo articolo è stato pubblicato in Attualità, Marinai, Recensioni, Sociale e Solidarietà. Permalink.

Una risposta a Lettere dal Mare Arabico

  1. Marino Miccoli dice:

    Il signor capitano Autiero esprime in questa lettera la realtà della pericolosa navigazione che oggi deve affrontare chiunque faccia rotta sul mare Arabico. Io ne condivido le sue conclusioni e lo ringrazio per questo suo scritto che ha il merito di guardare alla situazione concreta, libero da quella demagogia di chi, come Lui dice, giudica e sentenzia standone comodamente seduto in qualche confortevole ufficio, lontano migliaia di chilometri.
    Quanto sono lontani i temopi in cui (erano quelli di mio padre e dello scrittore Ennio Flaiano) un piroscafo italiano affrontava tranquillamente la rotta MASSAUA-NAPOLI in ben otto giorni.
    Cordiali saluti, signor Capitano, e grazie per il suo articolo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *