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    4.1.1975, ricordando Alessandro La Scola per tutti “zì Glisànde”

    di Carlo Di Nitto

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    PER GRAZIA RICEVUTA

    Riceviamo e con immenso piacere pubblichiamo.

    carlo-di-nitto-per-www-lavocedelmarinaio-comUn simpatico aneddoto della vita marinara del Comandante Alessandro La Scola da Gaeta.
    Il comandante Alessandro La Scola era un cugino di mia nonna: lo chiamavamo zio per rispetto. Era una persona di poche ma penetranti, sagge parole; abile uomo di mare, l’ultimo discendente di una famiglia gaetana di antiche tradizioni marinare.
    Il comandante La Scola era rimasto famoso negli ambienti della Compagnia di Navigazione “Tirrenia” perché durante la guerra, mentre era di guardia in plancia su una nave sociale che trasportava truppe sul fronte nord africano, si accorse che un siluro dirigeva verso di loro. Dopo aver tentato inutilmente di accostare, valutata l’impossibilità di evitare l’urto con l’ordigno, nonostante le manovre diversive, si sporse dall’aletta di plancia e, non potendo fare altro, sputò in segno di disprezzo verso la scia del siluro. Il siluro a questo punto si inabissò, passando miracolosamente sotto la chiglia e lasciando indenne la nave.
    Fu fortuna, fu per grazia ricevuta o non era ancora giunto il momento del Giudizio?
    Questa testimonianza l’ho raccolta dal compianto, indimenticabile Direttore di Macchine, capitano superiore D.M. Giulio Schvarcz .
    In questa fotografia, appartenente alla raccolta di famiglia e risalente alla fine degli anni ‘40, zio Alessandro è in divisa di Primo Ufficiale. Era nato il 30 gennaio 1900 ed è scomparso nel 1975. Lo ricordo con profonda nostalgia.

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  • Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Per Grazia Ricevuta,  Pittori di mare,  Recensioni,  Storia

    2.1.1862, barca Colombia del capitano G. B. Mortola

    a cura Sergio Pagni

    PER GRAZIA RICEVUTA

    Ex voto custodito al Civico museo Gio Bono Ferrari di Camogli (*).
    Sul quadro si legge:
    “Uragano sofferto dal capitano Gio Batta Mortola ed equipaggio della barca “Colombia”, dal 19 dicembre 1861 al 2 gennaio 1862, nella latitudine 56°11 e longitudine 30°, in cui dovettero far gettito di una parte del carico di grano e più ancora diversi oggetti di coperta onde alleggerire alquanto il bastimento che con questo e l’intercezione di Nostra Signora del Boschetto fu salvo bastimento ed equipaggio ed a memoria di ciò questo quadro gli dedicano”
    Firmato da Domenico Gavarrone, il quadro porta la data del 17 aprile 1863.

    (*) Si consiglia vivamente la visita.

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    30.12.2016, in ricordo di Giuseppe Piro

    (20.7.1950 – 30.12.2016)

    Addio signore dei mari,
    anche se molti di noi, come me, non ti conoscevano personalmente, mi sento di dire a nome di tutta la grande famiglia dei marinai, che occuperai per sempre un posto speciale nei nostri cuori.
 Come tutti i marinai, anche se la tua vita non e’ stata lunga l’hai sicuramente vissuta intensamente e fuori dal comune, una vita straordinaria come la tua fine terrena, tra cielo e mare.
 Un abbraccio grande, profondo e trasparente a te, che ci vegli dalla plancia di comando, come quel mare che ci portiamo dentro e che nessuno mai potrà inquinarci.

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    29.12.1860, brigantino Dioni del capitano Antonio Schiaffino

    a cura Sergio Pagni

    PER GRAZIA RICEVUTA

    sergio-pagni-per-www-lavocedelmarinaio-comEx voto custodito nel Civico museo marinaro Gio Bono Ferrari di Camogli (*).
    Sul quadro si legge:
    Tempesta sofferta dal brigantino Dioni, comandato dal capitano Antonio Schiaffino, il 29 dicembre 1860 nel Golfo di Venezia, alla distanza di 40 miglia dal capo di Santa Maria, nella quale dové far gettito di una porzione del carico di grano, onde alleggerire alquanto il brigantino, per cui questo mezzo e con l’intercezione di Nostra Signora del Boschetto poté salvarsi unitamente all’equipaggio”.
    Il quadro, datato 23 febbraio 186, è di Domenico Gavarrone.

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    (*) se ne consiglia vivamente la visita.

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    L’amicizia è come fermare il tempo

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    Buongiorno ai naviganti,
    l’amicizia è come fermare il tempo, fermarlo un attimo, condividerlo con chi si ama, cavalcarlo…
    Non è importante quanto è lungo (spazio), è importate come si vive (velocità di cogliere l’attimo fuggente). Il tempo è Dio, Lui ce lo dona in prestito e Lui se lo prende…
    Lo spazio è il cuore e l’anima (la fede e la speranza donata con il libero arbitrio da Dio), il tempo è per l’appunto Dio (la Carità che si chiede in prestito direttamente a Lui, il dono della sua Misericordia, la sua Santità, quella che solo Lui sa a chi concedere senza intermediazioni umane, da non confondere con l’umana solidarietà)…
    Cavalcare uno di questi doni è un bel segmento, due di questi doni (fede e speranza) è una bella retta che può condurre a Lui…
    Avere il dono della Carità è Dio che ti dona in prestito il suo amore per donarlo agli altri e ti invita a donare così il suo tempo, la sua vita, la tua vita terrena, la vita eterna…
    Chi ha tempo non aspetti tempo, perché una volta sola viene il giudizio di Dio.
    Cosa fare allora?
    Cerchiamo Dio, ogni istante del nostro tempo.
    Come?
    “Il regno di Dio è dentro di te è tutto intorno a te… non in templi di legno e pietra. Solleva una pietra ed io ci sarò, spezza un legno e mi troverai”.
    CerchiAMO i nostri amici come cercheremo Dio! Un amico non si cerca nei momenti di bisogno, ma sempre…
    Grazie per l’amicizia, l’affetto e la graditissima quotidiana compagnia.
    Grazie a Dio che mi da la forza e il coraggio di cercare Lui attraverso voi.

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    24.12.2015, ricordando don Gino Delogu

    PER GRAZIA RICEVUTA
    Ciao Don Gino,
 molti di noi, come me, ti conoscevano come uomo di mare e di Dio.

    Mi sento di affermare, a nome di tutta la grande famiglia dei marinai che occuperai, per sempre, un posto speciale nei nostri cuori. Hai vissuto intensamente e fuori dal comune questa vita straordinaria che Lui ci ha donato e adesso, in questo giorno particolare e in questo anno misericordioso straordinario, Lui ti ha voluto nel suo Regno per continuare la navigazione nella Gerusalemme divina in supporto di chi prima di noi è salpato per l’ultima missione…


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    Riporto le parole che Riccardo scrisse quando diventasti Diacono

    Articolo

    Trovare me stesso.
    Sapere chi sono.
    Non è un fine, non è la meta.
    Non esiste il traguardo di aver raggiunto la consapevolezza di se stessi.
    Essere coscienti di sé è un continuo divenire.
    Una continua scoperta.
    Una sorprendente avventura che dura tutta una vita.
    Ogni giorno io cambio, perché lo stesso universo dentro e fuori di me che muta.
    Perché il mutamento è l’unico punto fermo dell’esistenza.
    Dunque scelgo di guardare davanti a me con gli occhi di un bambino.
    Scelgo di riflettere su quello che vedo con lo sguardo dell’esperienza.
    E poi decido di agire, sentendo e valutando la pesantezza o la leggerezza di tale scelta, prima che venga compiuta.
    E poi vivo.
    Vivo le mie scelte in piena responsabilità.
    Ed è questo che mi fa sentire libero.
    Libero di vivere appieno ogni secondo che il Creatore mi ha donato.
    Libero di cambiare.
    Libero di scoprire un nuovo me stesso in ogni istante che vivo.
    Libero di sorprendere me stesso e ancora e ancora…
    (Lirica di Riccardo Fioravanti)

    Don Gino Delogu - www.lavocedelmarinaio.com