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    15.6.1942, Mario Castellano fu un sopravvissuto nell’affondamento del regio incrociatore Trento

    di Antonio Cimmino

    (Castellammare di Stabia (NA), 10.8.1916 – 21.5.1995)

    PER GRAZIA RICEVUTA

    Nasce a Castellammare di Stabia (NA) il 10.8.1916.
    Il suo destino è legato, come tanti giovani, al secondo conflitto mondiale.
    Arruolato nella regia Marina come marinaio servizi vari, viene imbarcato sul regio incrociatore pesante Trento.
    Il mattino del 15 giugno 1942, mentre stava navigando con una flotta da battaglia per intercettare un convoglio di rifornimenti alleati diretti a Malta (Operation Vigorous), l’unità venne attaccata ed affondata da due siluri. Il primo siluro, lanciato alle 5.15 da un aerosilurante Bristol Beaufort alleato decollato da Malta, immobilizzò il Trento che venne lasciato indietro mentre il resto della flotta proseguiva all’inseguimento del convoglio.
    Alle ore 09.10, mentre veniva trainato dal regio cacciatorpediniere Pigafetta venne centrato nel deposito munizioni prodiero da un siluro lanciato dal sottomarino HMS Umbra della Royal Navy affondando rapidamente.

    I membri dell’equipaggio ebbero poco tempo per indossare il giubbotto di salvataggio e balzare in acqua.
    Morirono 657 marinai su 1.152.

    Il marinaio Mario Castellano, matricola 99140, si salvò.
    Mario è salpato per l’ultima missione, per approdare nel porto dell’Altissimo, il 21.5.1995.

     

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    Amor di Patria e ipocrisia

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    L’ipocrisia è il linguaggio che usano i corrotti, di quelli, per intenderci, che non amano la verità ma amano esclusivamente se stessi.
    Il linguaggio che usano gli ipocriti quindi nasce dalla bugia, verso gli altri e verso se stessi, e la bugia è il peccato dei corrotti, di quelli che cercano di ingannare, di coinvolgere, di persuadere gli altri alla loro menzogna.


    La verità, al contrario dell’ipocrisia, va sempre coniugata con la parola amore, verso Dio, verso il prossimo, verso se stessi: se non c’è verità in noi, non c’è amore!
    Per amare ed essere amati, non basta usare un linguaggio più o meno edulcorato, ma bisogna mettere in atto ciò che si pensa e che si dice. Non bastano parole di adulazione, di persuasione diabolica, perché l’ambiguità, il compromesso, l’irresponsabilità, il mancato dialogo e l’aiuto verso il prossimo, i tornaconti personali, la sfrenata ambizione, la smisurata superbia, l’omissione, l’omertà, la menzogna, l’ambiguità, gli egoismi, ecc. ecc. ci conducono, alla fine della nostra esistenza terrena, alla solitudine.

    Qual’è allora la strada da percorrere per combattere l’ipocrisia e quindi gli ipocriti?
    Educare, come siamo stati educati, nell’azione, alla responsabilità sociale, partendo dal nucleo familiare, perché chi soffre pene spirituali e materiali, senta quel sostegno e quella vicinanza che alleviano la pesantezza della solitudine: ma sempre nella verità dell’amore perché è l’unico linguaggio, spirituale e materiale, che ci porta all’unica condizione di vivere, degnamente, la Parola di Dio.

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    13 giugno, a Raffaele Vingiani, marinaio di Sant’Antonio da Padova

    di Vincenzo Antonio Vingiani



    PER GRAZIA RICEVUTA

    Raffaele Vingiani, mio padre, era associato alla Sezione Mutilati di guerra di Castellammare di Stabia (Napoli), percepiva due pensioni di guerra che devolveva, per grazia ricevuta, all’Orfanotrofio di S. Antonio di Padova, in quanto sosteneva che una volta affondato la sua nave, nel Mediterraneo, naufrago tra le onde, gli apparve S. Antonio che lo rassicurò dicendogli che da li a poco sarebbero arrivati i soccorsi e infatti, dopo un po’, una nave raccolse i naufraghi e mio padre fu curato dalle numerose ferite in un ospedale militare di Bengasi.

    Incrociatore Montecuccoli copia
    Venni a conoscenza di queste notizie grazie al Presidente dei Mutilati di Guerra, intervenuto al funerale di papà con il loro gagliardetto. Diversamente non l’avrei saputo.
    Era il 29 agosto del 1994.
    Papà, a ciascuno dei cinque figli, ha imposto come secondo nome quello di Antonio o meglio al primo maschio Giovanni Antonio (il nome del nonno paterno); alla secondogenita Maria Antonia (il nome della nonna materna) a me, terzogenito, Vincenzo Antonio per onorare il nonno materno e poi, una volta assolto al doveroso omaggio ai nonni, al quartogenito l’ha chiamato solo Antonio.
Io ho fatto la Prima Comunione da Donna Sciurella (*) sempre per onorare il Santo e il mio vestito da alto ufficiale della Marina fu donato a qualche famiglia bisognosa, ovviamente sempre a nome di Donna Sciurella, che mantenne l’anonimato…

    (*) Donna Sciurella – Fiore- era una signora che gestiva una cappella privata dedicata a Sant’Antonio. Era tollerata dalla chiesa ufficiale per il gran numero di devoti di Castellammare che si recavano a pregare. Curava anche le prime comunioni dei meno abbienti e organizzava pranzi per i poveri specialmente il 13 giugno.

     

    …riceviamo questa segnalazione e pubblichiamo con la precisazione che ci contraddistingue.

    Caro Ezio, relativamente all’emozionante racconto “13 giugno Raffaele Vingiani”, ti volevo evidenziare che potrebbe trattarsi della regia nave  Trento, affondato il 15 giugno 1942? Un carissimo saluto
    Carlo Di Nitto

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    9.6.1857, il veliero T. Hughes

    a cura Sergio Pagni

    PER GRAZIA RICEVUTA

    Ex voto custodito nel Civico museo marinaro Gio Bono Ferrari di Camogli(*).
    Sul quadro si legge:
    la barca sarda Thomas Hughes, capitano Francesco De Gregori, trovandosi il 9 giugno 1857 nella latitudine 40’ 50 HE – longitudine 48’ 23 WM di Greenwich, fu sorpreso da un temporale accompagnato da una dragonara e per la grazia della Beata Vergine del Boschetto furono liberati”.
    Il quadro, datato 1858, è di Nicolas Cammilleri.

    (*) Si consiglia vivamente la visita al museo.