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    15.6.1940, regio sommergibile Macallè

    di Riccardo Preve

    Il regio sommergibile Macallè,  classe “600 – serie Adua”, fu impostato presso i Cantieri O.T.O. di La Spezia il 1° marzo 1936.
    Fu varato il 29 ottobre 1936 e consegnato il 1° marzo 1937.
    Fu affondato il 15 giugno 1940 e radiato il 18 ottobre 1946.

    Caratteristiche tecniche
    Dislocamento: 697,254 t. – Imm. 856,397
    Dimensioni: Lunghezza 60,18 m. – Larghezza  6,45 m.
    Motori: 2 motori diesel FIAT + 2  motori elettrici Marelli – 1 batteria di accumulatori al piombo composta da 104 elementi. Motori a scoppio 1400 hp. – Motori elettrici 800 hp.
    Velocità: in superficie: 14 knt. – in immersione: 7,5 knt
    Armamento: 4 tubi lanciasiluri AV da 533 mm. – 2 tubi lanciasiluri AD da 533 mm. – 6 siluri da 533 mm. – 1 cannone da 100/47 mm. – 2 mitragliere singole da 13, 2 mm. – 152 proiettili per il cannone
    Equipaggio: 4 ufficiali, 32 tra sottufficiali e marinai
    (Fonte “Sommergibili italiani” di A. Turrini e O. Miozzi – U.S.M.M.)

    Carlo Acefalo (Monastero di Vasco, 16.1.1916 – Mar Rosso, 18.6.1940)

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    15.6.1974, varo della petroliera AGIP Ravenna

    a cura Antonio Cimmino

    OMAGGIO A VINCENZO DI NITTO (*)

    La nave petroliera AGIP Ravenna, della SNAM S.p.A. (Società Nazionale Metanodotti), fu impostata il 26 novembre 1973.

    Fu varata il 15 giugno 1974 presso il Cantiere navale di Castellammare di Stabia (FINCANTIERI).


    Fu consegnata il 27 marzo 1975.

    Caratteristiche tecniche

    – dislocamento: 8.108 tonnellate;

    – lunghezza f.t. 171,61 metri;

    – lunghezza fra Pp 161,55 metri;

    – larghezza: 25,56 metri;

    – altezza di costr.ne: 14,48 metri;

    – pesc. max: 10.93 metri.

    – motore: 1 – GNT 5 col – 780 rpm – 1 elica.

    Fu demolita il 31 luglio 2002.

    (*) Per saperne di più digita, sul motore di ricerca del blog, il suo nome e cognome.

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    12.6.1938, varo del regio sommergibile Barbarigo

    a cura Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    IN MEMORIA DI RAIMONDO RESTIVO (Savona, 18.12. 1948 – Moncalieri, 27.3.2019)

    Sul tragico destino del regio sommergibile Barbarigo ci sono ancora tante cose da scrivere, che non si conoscono, che pongono quesiti…
    L’unica certezza è che con il sommergibile scomparvero il comandante De Julio, 6 altri ufficiali e 52 fra sottufficiali e marinai.
    Costruito presso i Cantieri Riuniti dell’Adriatico di Monfalcone, fu impostato il 6 febbraio 1937, varato il 12 giugno 1938 e consegnato il 19 settembre dello stesso anno.


    Il Barbarigo faceva parte del secondo gruppo di battelli destinati al Giappone unitamente ai regi sommergibili Torelli e Cagni. Salpò il 16 giugno 1943 con a bordo tre militari italiani destinati alla base in estremo oriente, e 130 tonnellate di materiale bellico. Al ritorno, il carico avrebbe incluso 110 tonnellate di gomma e 35 tonnellate di stagno, costringendo il battello al rifornimento di carburante in mare.
    Alla fine della navigazione lungo la rotta di sicurezza in compagnia del Torelli, i due battelli si separarono. Il Barbarigo non diede più notizie e si può desumere che sia andato perduto a causa d’avaria, mina o forse azione bellica nemica, anche se quest’ultima ipotesi non può essere confermata dalla documentazione alleata.
    Terminò così la vita operativa di uno dei più famosi, anche se controversi battelli della flotta atlantica. (BETASOM).
    In base agli accordi con la Marina germanica, il Barbarigo fu destinato, nella primavera del 1943, ad essere trasformato in unita trasporto materiali strategici. Ultimata la trasformazione e al comando del tenente di vascello Umberto De Julio, il 16 giugno salpò da Bordeaux per Singapore con 130 tonnellate di materiali e 5 miliardi di Lire. Dopo la partenza, non diede più sue notizie. Si ritiene che l’unità sia affondata tra il 16 ed il 24 giugno, in un punto sconosciuto dell’Atlantico, per cause ignote. Non ci furono superstiti.
    E’ stato verosimilmente affondato il 19 giugno 1943 da aerei dell’USAAF.
    Fu radiato il 18 ottobre 1946.

    Bibliografia consigliata
    – I sommergibili negli Oceani, Ufficio Storico della Marina Militare – Roma 2002.
    – I sommergibili italiani, Ufficio Storico della Marina Militare – Roma 1963.
    – La Marina e l’8 settembre, Ufficio Storico della Marina Italiana – Roma 2002.
    – Storia della Marina – Fabbri Editore Milano 1978.

    …di Raimondo Restivo


    …riceviamo e con immenso orgoglio e grande commozione pubblichiamo.

    Ciao Ezio,
    Raimondo Restivo, mio zio, era nato a Savona il 30 marzo 1922. Di lui sappiamo che è stato imbarcato sul regio sommergibile Barbarigo  in qualità di radiotelegrafista. Dopo varie missioni, perdeva la vita con il resto dell’equipaggio nel 1943 a causa dell’affondamento da parte di unità della marina britannica. 
    Caro Ezio ho omesso altre informazioni di carattere personale perché penso che siano comuni a molti giovani di quel periodo …fammi sapere se va bene.

    Ciao Raimondo carissimo e stimatissimo,
    innanzitutto grazie per averci reso partecipe di questa commozione “comune a molti giovani di quel periodo” ma che noi non dimentichiamo e li celebriamo nella banca della memoria per non dimenticare il loro sacrificio.
    Grazie anche per il tuo impavido e misericordioso cuore fraterno di Marinaio per sempre.
    Ezio

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    Giustizia fu fatta solo quando fui promosso Capo di 1^ classe furiere di complemento

    di Antonio Cimmino
    il marinaio Antonio Cimmino matricola 47CS0109 per www.lavocedelmarinaio.com
    Caro Ezio, credo proprio sia impossibile non amare, e ti spiego.
    Con il diploma di perito navale, fui ammesso alle selezioni per il corso A.U.C. “D” per Livorno.
    Mi diedero anche il biglietto Compamare-Livorno.
    Dopo qualche mese vennero i Carabinieri e vollero che restituissi tutta la documentazione in Capitaneria perché non ero stato più ammesso. Pazienza…
    Partii di leva, tanto dopo 6 mesi mi avrebbero fatto sergente con cambio di vestiario.
    Alla prima licenza, lasciai la cappotta a mio padre che lavorava nei cantieri navali di Castellammare di Stabia all’intemperie, tanto non mi sarebbe più servita, anche perché mi diedero una sola divisa invernale come a tutti i diplomati.

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    Su Nave Volturno e Nave Etna, mi impegnai molto e le note caratteristiche erano “superiore alla media”. Vedevo tutti i miei fratelli di contingente passare di grado e cambiare status ( …e paga).
    Un giorno mi chiamò il Comandate dell’Etna e mi disse che non ero stato promosso sergente, mi fece capire che forse per problemi politici.
    Apriti cielo, mi cascò il mondo addosso. Subito richiesi la cappotta a mio padre che me la mandò a Taranto tramite un operaio dell’arsenale in trasferta a Castellammare.
    Da un rapido esame mi accorsi che molti miei amici di Nave Volturno, come me, non erano stati promossi. Ma loro erano impegnati politicamente specie quelli di La Spezia, Sarzana e Trieste, io invece, ero stato tenuto fuori da mio padre che mi inviò perfino a scuola dai salesiani (a costo di enormi sacrifici economici) per darmi un futuro migliore Mio padre era comunista – ma quelli di base, operai che lottavano per una migliore condizione di vita nelle fabbriche e nella società – e fu implicato nei disordini a Castellammare (come in tutta Italia) dopo l’attentato a Togliatti ottenendo una condanna di 9 mesi. Il mio mondo era crollato…

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    Mi rassegnai a trascorrere i due anni di leva come sottocapo (meno male che non ci pensarono, altrimenti sarei stato un marinaio semplice).
    La divisa invernale, l’unica, era diventata lisa.

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    Mi congedai molto arrabbiato, ma non contro la Marina che amavo ma contro i militari ed i politici. Mi iscrissi all’Associazione Nazionale Marinai d’Italia e iniziai a chiedere il perché di questa incomprensibile scelta della non promozione giacché io e mio padre eravamo due entità giuridiche distinte e poi l’onore di ricevere il grado mi spettava…
    Successivamente, tra un ricorso e l’altro, mi laureai in Giurisprudenza.
    Mutò il mio status e, mutando la situazione politica, ebbi la promozione simbolica e dopo qualche tempo anche la richiesta di documentazione per il N.O.S. (Nulla Osta di Segretezza).
    Era il 1980. Da meccanico ero passato nella categoria furiere. Mi hanno mandato la cartolina rosa di pre-mobilitazione fino al 50° anno di età. Questa in sintesi la mia storia. L’ho scritta in maniera veloce e accavallata perché l’emozione mi prende sempre…
    Volevo restare in Marina, quella che mi raccontava mio padre che si era fatto 7 anni dal 1937 al 1943. La Marina non l’ho mai odiata, non mi aveva tradito, come una ragazza i cui genitori mi avevano maltrattato (…ella mi avrebbe voluto).
    Così forse mi spiego e ti spiegherai questo rinnovato e senile amore per essa.
    Ciao Antonio.

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    Ciao Antonio,
    nel leggere e rileggere la tua accorata mail mi sento di poter affermare, tranquillamente, che quello che è accaduto a te e accaduto anche a me nel 2010 (con conseguenze anche sul fisico e sul morale) e per questo comprendo. I pregiudizi sono spesso accompagnati dalla mancanza di amore verso gli altri, nelle vessazioni (oggi si usa il termine mobbing) che vanno a braccetto con la superbia e l’invidia: due dei peggiori peccati capitali.
    In qualunque campo, compreso l’ambiente militare, le persone di cultura, di sapienza, hanno dato e continuano a dare fastidio, e non poco, a quei saccenti che io definisco gli “illuminati di niente” se non dal peccato.
    Li dobbiamo perdonare? Tutti e sempre, pregando per loro, perché la mancanza del perdono è come un veleno che beviamo giornalmente, un veleno il maligno ci somministra in gocce e che, alla fine, potrebbe uccidere l’anima nostra.
    Perdonare non significa non dare importanza a quello che è successo, né dare ragione a chi ti fa compassione. Semplicemente significa mettere da parte i pensieri che causarono dolore perché chi guarisce le ferite provocate dal risentimento, rinnova le persone, i matrimoni, le famiglie, le comunità, la vita sociale, sua e degli altri.
    La scelta di amare gli altri così come dobbiamo amare LUI oltre che lo stile di vita del Cristiano: sono i primi due Comandamenti che ci ha dettato attraverso Mosè per questo accetta di perdonare sempre, chiunque e per ogni cosa.
    Perdonare come hai perdonato tu, carissimo Antonio, perdonare con l’esempio della sua Vita, Morte e Resurrezione, sempre!
    Pancrazio “Ezio” Vinciguerra (per te Antonio solo e sempre Ezio)

    Dispaccio di avvenuta promozione a Capo di 1^ classe furiere di complemento ad Antonio Cimmino
    P.s.  Nel Vangelo di oggi Matteo (18, 15-20) ci propone Dio che ammonisce.
    L’ammonizione e la correzione sono una manifestazione dell’amore…non possiamo dire di amare Dio, se poi non siamo in grado di andare d’accordo almeno con coloro che vivono con noi tutti i giorni. Sarà un caso?
    Per gli Illuminati di niente a buon intenditor…

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    10.6.1915, in ricordo di Alessandro Vitturi

    a cura Antoni Cimmino

    (Vicenza, 22.11.1879 – Mare, 10.6.1915)

    Alessandro Vitturi, di Giuseppe e di Clementina Tesi, nasce a Vicenza il 22 novembre 1879. Allievo della Regia Accademia Navale di Livorno il 20 novembre 1896, è nominato Guardiamarina il 21 dicembre 1899, Sottotenente di Vascello il 13 giugno 1901 e Tenente di Vascello il 25 luglio 1907.

    Nel 1899 partecipò alla guerra in  Cina nella cosiddetta  “Rivolta dei Boxers” nel distaccamento italiano di Shan-kai-kwan e sul regio ariete torpediniere Lombardia nel bombardamento del forte di Shang-hai.


    Tornato in patria frequentò il corso per sommergibili.

    Nella guerra italo-turca (1911-1912) fu imbarcato sulla regia corazzata Sicilia partecipando sia agli sbarchi a Tripoli e ad azioni belliche nel Mar Egeo.

    Successivamente gli fu affidato il comando del regio sommergibile Medusa.
    Allo scoppio della 1^ Guerra Mondiale, nonostante fosse indebolito da forti emorragie, nascose il suo stato di salute ai superiori, uscì in mare per una missione nelle acque antistanti Pola.
    Il regio sommergibile Medusa però fu silurato ed affondato dal sommergibile austroungarico U 11, trascinando in fondo al mare il comandante e la maggior parte dell’equipaggio.
    Era il 10 giugno 1915, diciassette giorni dall’inizio delle ostilità.

     

    Alla memoria del Tenente di Vascello  Alessandro Vitturi fu concessa la Medaglia di Bronzo al Valor Militare con questa motivazione:
    Comandante di Sommergibile, dopo aver condotto a compimento la sua missione presso una base nemica, in seguito ad un attacco di una unità avversaria, incontrava morte gloriosa” –  Alto Adriatico, 10 giugno 1915.