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    Giovanni Santeramo (Taranto, 24.11.1969 – 18.1.2008)

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra


    Amici del marinaio, quella che voglio raccontarvi  è la storia, ma sarebbe meglio definirla “la favola di Giovanni Santeramo” e della sua passione per la scrittura e per la vita.
    Giovanni nasce a Taranto il 24.11.1969, primo di due figli, cresce in una famiglia operaria dalla quale attinge una formazione fondata su basi solide e sani principi, quali il rispetto per il prossimo, l’abnegazione per il lavoro e l’amore per la vita, Frequenta il 3° anno di un istituto professionale dove si qualifica come operario specializzato. A 19 anni vince il concorso e diventa un Agente di Polizia di Stato. Di li a poco conosce il dolore con la scomparsa del padre avvenuta prematuramente. Questo evento luttuoso segnerà fortemente la sua vita e la sua spiccata sensibilità. Con l’affetto della moglie e delle figlie, alle quali presta le amorevoli attenzione di marito e padre, nei momenti liberi si dedica alla sua passione: la scrittura.
    Inizia la stesura della sua opera prima “Il sintomo della vita”. In attesa di trovare un editore pubblica i primi capitoli su un blog da lui appositamente curatohttp://giannisanteramo.blogspot.com/.
    Giovanni ha già in mente la copertina del suo libro…è un autoscatto che risale al Natale 2007. Il libro è un meraviglioso viaggio in un universo di emozioni, l’introspezione di chi cammina con coraggio verso un destino incomprensibile, sorretto e sostenuto sempre da un immenso incondizionato amore, quello regalato e dispensato a tutti coloro che hanno attraversato la sua vita e condiviso almeno un momento il suo percorso.
    Una mano aperta e tesa verso quella vita che non ha mai rinnegato, una mano tesa verso l’esperienza, l’amore, la difficoltà, la speranza, il dolore, la dignità, e sulla quale ha voluto rappresentare la continuazione del suo essere, le sue due creature.
    Quando tutto diventa dolore e il futuro è negato, indaffarati dai mille impegni e inutili bisogni, tutto intorno a noi diventa sintomo…”il sintomo della vita”.
    Purtroppo Giovanni non è riuscito a sconfiggere il male diagnosticato, un Linfoma di Hodkin. La notte del 18 gennaio 2008 rinasce al cielo.
    In questi giorni è in uscita il suo libro postumo fortemente voluto dai familiari e dagli amici più intimi (Unione Tipografica Bari Editore).
    Sarà presentato al pubblico martedì 18 gennaio 2011 alle ore 18.00 presso la Sala degli Specchi del Comune di Taranto.
    I proventi verranno destinati alle figlie, Alessia e Fabiana.

    Su facebook è dedicato un gruppo alla memoria di Giovanni “Gianni” Santeramo:
    http://www.facebook.com/?sk=messages&tid=1137859982199#!/group.php?gid=182463866279&ref=ts.
    Scrive Letizia Buttaro:
    Il sintomo della vita guida, e volteggiando fa sognare. Segno indissociabile come l’acqua d’una sorgente che incontaminata bagna l’anima dissetandola d’amore. Abbiamo obbligo del sintomo della vita, fa saltare un attimo solamente al di fuori del cuore, fa impugnare l’ineffabile, sebbene a prima vista inefficace o scontato e fa tornare di corsa indietro con le mani piene della ricchezza che la vita dona. Il sintomo della vita è un segnalibro. Mai dimenticare che quando non ci sono colori, si sciolgono gli spazi, non si intravedono fragranze, c’è solo il rumore del buio, bisogna semplicemente attendere il tempo giusto, perseverare e volere, desiderare pensando che il sintomo della vita spinge verso l’impossibile, ritrovandolo, prima o dopo. Siamo suoi padroni e suoi servi sebbene a volte non si riesca a udire e capire questo sintomo perenne. Il pensiero di un bacio, di un sorriso, di un abbraccio, una passeggiata senza meta o una amicizia tutta da scoprire, il sintomo della vita segue, e proteggendo fa sperare. Accenno instancabile di una polvere magica che inviolata si posa sui corpi proteggendoli miracolosamente col suo sapore. Scopri ed illuminati di sole nelle calde tue mattine, idealizzalo nel tempo tuo plumbeo e piovoso, ravvisalo nel tuo cielo, è un sintomo di vita”.

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    23.11.2016, nel ricordo di Salvatore Toscano

    di Pancrazio ” Ezio” Vinciguerra

    31 ottobre 1963 / 23 novembre 2016

    lutto-www-lavocecelmarinaio-com_Ciao Salvatore,
    sono già trascorsi tre anni dalla tua dipartita.

    Nel percorso della nostra vita talvolta si è costretti a dover affrontare  momenti che hanno la parvenza di essere tristi quando una persona a noi cara, come te, sembra allontanarsi.
    “Frà” è qualcosa di solito riservato a quelle persone che hanno svolto servizio in Marina Militare a cui  piace interagire con il prossimo, e chi ha avuto l’onore ed il piacere di conoscerci sa che per noi naviganti è cardine di filosofia della vita.
    La voglia di stare insieme, la parola e più in generale la comunicazione, quindi il dialogo interpersonale, sono la logica conseguenza di una “rispettabilità” da parte del cosiddetto “mondo militare e civile”.
    Chi contribuisce nel sociale, specie il nostro, sa di fare bene e fare stare bene, senza mai chiedere nulla in cambio.
    La tua innata voglia di ben figurare come membro della grande famiglia della società civile, si può e si deve perseguire specialmente durante il contatto diretto con il buon esempio che tu hai dato nei raduni dei veterani e altre forme di aggregazione.

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    “Frà” è questo, e questo sei stato tu per noi, carissimo Salvatore Toscano!
    Anche se la tua vita non è stata lunga, l’hai sicuramente vissuta intensamente e fuori dal comune, una vita straordinaria come la tua fine terrena, tra i sogni e i ricordi indelebili di raduni, partite di calcio, preghiere in ogni laddove, tracciati nelle piazze, lungo la strada, fra i flutti…

    Un abbraccio grande, profondo e trasparente, a te e ai tuoi e miei cari, come quel mare di Ognina, a noi tanto caro, che ci portiamo dentro e che nessuno mai potrà inquinarci.
Adesso che sei salpato per l’ultima missione, risposa in pace, nel grande mare di Nostro Signore e perdona i nostri peccati.

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    22.11.1978, Vincenzo Amato

    di Vincenzo Amato e Antonio Cimmino

    (Castellammare di Stabia, 12.7.1900 – 22.11.1978)

    Il marinaio fuochista Vincenzo Amato, di Alfonso e di Paola Caliendo, nasce a Castellammare di Stabia il 12.7.1900.
    Arruolato nella Regia Marina dal 26.11.1919 al 2.2.1922, fu imbarcato sul regio cacciatorpediniere Solferino e sulla regia corazzata Giulio Cesare.
    Durante la Seconda Guerra mondiale, venne impiegato nella difesa contraerea (vedi foto).

    Dopo la guerra venne assunto nei Cantieri navali di Castellammare di Stabia dove lavorò come Carpentiere e partecipò alla costruzione di tante navi varate in quel cantiere.

    E’ deceduto nella sua amatissima  Castellammare di Stabia il 22.11.1978.

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    20.11.2017, in ricordo di Franco Pellicano


    Caro Franco,
    in certi momenti della vita scrivere o comunicare sentimenti diventa difficile e oggi, nel giorno della Tua dipartita, lo è ancora di più. Si ha sempre la sensazione che le parole siano vuote e che non possano esprimere appieno la nostra tristezza. Facciamo ancora fatica a crederci, siamo arrabbiati, nella nostra mente non possiamo pensare altro a frasi come: ”Non è giusto!” o come “Lui non se lo meritava!”.
    Ci sentiamo di far sapere a quelli che non ti conoscevamo, che ci hai insegnato il vero senso delle parole Patria e Onore, senza retorica alcuna, sempre in trincea, allineati e coperti come a suo tempo ci avevano insegnato i nostri predecessori marinai, sempre pronto per conservare il decoro del monumento ai Marinai di Bracciano a cui tenevi tantissimo.
    Sempre pronto a scolpire qualcosa per ognuno di noi … come hai fatto quel giorno in cui hai donato all’ammiraglio Foffi una teca di legno da te intarsiata, bellissima… e quella foto a cui tenevi tantissimo.

    (Franco Pellicano è il secondo da sinistra)

    Sai già che occuperai per sempre un posto speciale nei nostri cuori.
    Forse questi pensieri possono sembrare semplici esternazioni ma sono profondamente veri. La Tua morte porta solo dolore nei nostri cuori.
    Tu sostenevi l’importanza della famiglia, specie quella marinara, il valore degli amici e ci ha insegnato a sostenerci l’un l’altro, a credere nelle nostre forze e a lottare per ciò in cui si crede e si ama.
    Dio ci fa comprendere proprio in questo giorno, insieme ai tuoi familiari, che se anche ci mancano le persone a noi più care, come te Franco, Lui ci ha donato la Grazia che è l’amicizia nel prossimo e l’amicizia nel prossimo è la Sua Grazia, in una parola sola: amore.
    Lo stesso amore che tu hai riposto in noi oggi e noi lo riponiamo in te impavido Franco Pellicano del battaglione San Marco di cui eri fierissimo di aver servito.
    Adesso riposa in pace fra i flutti dell’Altissimo magari pregando per noi come noi preghiamo per te.

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    19.11.2017, in ricordo di Giuseppe Pacchiarotti

    Addio Giuseppe,
    anche se molti di noi, come me, non ti conoscevano, mi sento di dire a nome di tutta la grande famiglia dei marinai, che occuperai per sempre un posto speciale nei nostri cuori.
Come tutti i marinai, la tua vita l’hai sicuramente vissuta intensamente e fuori dal comune, servendo prima la Marina Militare in qualità di infermerie e tecnico di radiologia e poi presso l’ospedale di Viterbo. Una vita straordinaria, solidale e caritatevole con il prossimo e per il prossimo.
    Di te ci resta una foto tanto cara insieme ai tuoi fratelli del corso 1965.
Da tutti noi, marinai di una volta e per sempre, ti giunga gradito un ultimo abbraccio grande, profondo e trasparente, come quel mare che ci portiamo dentro e che nessuno mai potrà inquinarci.
    Condoglianze alla famiglia.


    Messa di suffragio si celebrà presso la chiesa Santa Maria dell’Assunta di Blera (VT).

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    19.11.1995, nel ricordo di Vincenzo Di Nitto

    di Carlo Di Nitto (*)

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    QUESTO ARTICOLO IN MEMORIA DI MIO PADRE E’ DEDICATO AGLI ABITANTI DI GAETA E DEI PAESI VICINI CHE DA SEMPRE HANNO SOSTENUTO LA VOCAZIONE DELLA NOSTRA FAMIGLIA MARINARA.

    carlo-di-nitto-per-www-lavocedelmarinaio-com_Mio padre Vincenzo Di Nitto, capitano superiore di lungo corso, nacque da Andrea e da Ersilia Di Senno l’8 gennaio 1921 a Gaeta nel rione “Piaja”, abitato prevalentemente da pescatori e marinai.
    I genitori avrebbero desiderato vederlo medico o avvocato e, per questo, aveva iniziato gli studi classici presso il Liceo Ginnasio di Formia dove si recava ogni giorno in bicicletta. A causa però di un curioso (e per noi divertente, quando lo raccontava) incidente, dopo essere precipitato con la bicicletta nella buca piena di olio bruciato e grasso di un’officina, non intendeva più studiare. I nonni allora lo convinsero ad iscriversi all’Istituto Nautico di Gaeta. Gli studi marinari si rivelarono la sua passione e nel 1941 si diplomò nella sezione Capitani.
    Purtroppo era scoppiata la guerra ed i giovani erano chiamati alle armi. Fu ammesso a frequentare la Regia Accademia Navale presso il Centro di Brioni, in qualità di allievo ufficiale di Stato Maggiore di complemento nel 38° Corso per diplomati.

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    Dopo essere stato imbarcato per cinque mesi sulla Regia Nave “Cristoforo Colombo”, nominato Aspirante Guardiamarina, passò a frequentare il 25° Corso per Osservatori Aerei nella Scuola di Orbetello. Non ebbe però modo di effettuare azioni di guerra come Osservatore. Venne infatti subito trasferito sulla Regia Torpediniera “Ardimentoso”, al comando del CF Domenico Ravera. Di questo comandante mio padre conserverà negli anni a venire uno splendido ricordo come uomo, come ufficiale e come Marinaio.
    Sull’ ”Ardimentoso”, il Guardiamarina Vincenzo Di Nitto fu decorato di Croce di Guerra al Valor Militare“sul campo”con la seguente motivazione:
    “Imbarcato su torpediniera partecipava a numerose, ardite missioni notturne presso costa nemica dando prova di coraggio, abnegazione ed elevato sentimento del dovere “” (Coste Greco Albanese Iugoslave, 21.1.44 – 21.6.44).

    Al termine delle ostilità passò, come ufficiale in seconda, sui dragamine 314 e 313 (gli ex trawlers meccanici britannici “Ensay” e “Foula”) partecipando a tutte le operazioni di sminamento effettuate per la bonifica del tratto di mare fra l’Elba e La Spezia.
    il-guardiamarina-vincenzo-di-nitto-su-nave-ardimentosoNel 1948 lasciò la Marina Militare e cominciò a navigare nella Mercantile, come ufficiale nella rinata flotta AGIP. Girò tutti i mari del mondo e quanto mi appassionavano i racconti delle sue avventure: la traversata dell’Atlantico durante un fortunale sul “Canopo” con la prua rifatta in cemento dopo una collisione, oppure il superamento, sempre durante un fortunale, del “corridoio” tra Maiorca e Minorca con lo “Zanibon” carico di benzina, di notte, senza radar e senza l’aiuto di punti e luci di riferimento!
    Erano tempi in cui gli imbarchi erano lunghissimi; ricordo con profonda nostalgia quando papà tornava a casa in licenza e la curiosità per i regali che mi portava dai paesi che toccava: non vedevo l’ora che aprisse la sua magica valigia. Quanta invidia, tra i miei coetanei, quando videro la piccola radio a transistor che mi aveva comprato a Singapore.
    Nel 1957 ebbe il primo comando, sulla petroliera “Ugo Fiorelli”. Quello stesso anno, al comando del “Pianeta”, partì per l’Indonesia dove rimase ininterrottamente per oltre dodici mesi ad effettuare navigazione “a vista” sul fiume Siak River a Sumatra. Erano i tempi della rivolta contro il presidente Sukarno. Noleggiato dall’AGIP alla società americana Caltex, il “Pianeta” trasportava greggio dalle zone interne di Sumatra fino ai serbatoi sulla costa. Effettuarono ben 422 viaggi attraversando ogni volta le zone sotto il controllo dei guerriglieri. E quando la rivolta fu sul punto di precipitare, gli riuscì di salvare 12 bambini e 18 donne statunitensi, che rischiavano di essere massacrati dai ribelli.
    Negli anni successivi assunse il comando di navi sempre più grandi conservando inalterata, a detta di chi lo ha conosciuto navigando con lui, una carica di umanità inconfondibile unitamente ad alte capacità professionali.

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    Nel 1972 venne decorato di Medaglia d’oro di Lunga Navigazione; nel 1976 decise di ritirarsi in pensione e qualche anno dopo incominciò a fare il nonno.
    Mentre giocava con le nipotine, diceva di non avere rimpianti ad aver lasciato il mare. Ma nei suoi occhi blu come i mari solcati in tanti anni di navigazione si coglieva un pizzico di nostalgia, forse per la gioventù ormai trascorsa o per l’avventura che aveva accompagnato ogni attimo della sua esistenza. E sorrideva con aria serena, quando parlava del suo passato di marinaio.
    Il 19 novembre 1995 un infarto gli fermò il cuore per sempre, durante la notte. Andò via così come era vissuto: silenziosamente e con dignità. La sua perdita ci lasciò storditi ed attoniti, con un grande vuoto nell’anima che non riusciremo mai a colmare.
    E da allora mi piace pensare che sia partito, ancora una volta, per uno dei suoi lunghi viaggi.
    Oggi pagherei chissà quanto per riparlargli almeno per un minuto. Quante cose avrei da dirgli, e quante cose ancora da chiedergli! Qualunque cosa io faccia, non potrò ringraziarlo mai abbastanza per tutto ciò che ci ha dato in valori ed insegnamenti.
    Ma sono convinto che un giorno lo rincontrerò ed allora sarò fiero di imbarcarmi con lui, agli ordini del Grande ed Eterno Comandante, per navigare insieme nei mari sconfinati e tranquilli dell’Eternità.

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    LE FOTO SONO STATE CONCESSE DALL’AUTORE, PER GENTILE CONCESSIONE, A WWW.LAVOCEDELMARINAIO.COM TUTTI I DIRITTI SONO RISERVATI.

    (*) Contatti
    http://www.anmigaeta.com
    carandin@iol.it
    carlo.dinitto@libero.it

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