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    17.2.2018, varo del bacino galleggiante GO60

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra


    E’ 
    un bacino galleggiante della portata di 1000 tonnellate in dislocamento, 60 metri di lunghezza e 13 di larghezza,  varato  nel cantiere navale Megaride di Napoli che con i suoi 85 anni di storia e di esperienza resiste nel  soddisfare le esigenze della cantieristica navale italiana ed estera.

    Costituito da una platea e da due murate, divise in senso orizzontale da un ponte di sicurezza con dei compartimenti allagabili per la manovra di affondamento e di riemersione, mentre al di sopra del ponte di sicurezza sono stati ricavati i locali logistici ed operativi.
    Dopo il varo, il bacino è stato trasferito a La Spezia per la manutenzione sul naviglio minore della Marina Militare e civile.

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    16.2.1942, entra in servizio il DR 313

    di Carlo Di Nitto

    Qualche anno fa fui contattato dal signor Alvaro Bordoni che da giovane aveva navigato come marinaio “Radiotelegrafista segnalatore” sul Dragamine 313 (ex RD 313), nel periodo in cui mio padre Vincenzo (1) ne fu  l’ufficiale in seconda.  Desiderava averne notizie e dovetti dargli quella peggiore: che non era più con noi.
    Me ne parlò con affetto e nostalgia, come di un fratello maggiore, presentandomi di lui un nuovo, inedito “ritratto” che mi confermava ancora una volta le sue doti umane e marinare.
    Il buon Alvaro aveva inoltre qualcosa da farmi vedere. Poco in verità perché dopo più di sessant’anni molto era andato smarrito ma ben volentieri me ne inviò copia:

      • Una sua foto da giovane marinaio;
      • Una foto a poppa  (Alvaro è fotografato a sinistra)
      • Fotocopia del tesserino di accesso a bordo firmato da mio padre;
      • Il Dragamine 313 (*) vedi note tecniche;
      • Fotocopie di alcune pagine del suo diario, che trascrivo, riferite ad una forte tempesta incontrata dall’unità.

    Dal Diario di Alvaro Bordoni
    24 novembre 1948
    13.05 – Trav. C. Vieste
    13.50 – Trav. Torre Guainai
    15.00 – Trav. Rodi Gargano
    16.00 – Trav. Colorissa
    17.30 – Trav. P. del Diavolo (Isole Tremiti)
    19.00 – Trav. Termoli (approssimativo)
    23.00 – Trav. Ortona a Mare. Si mettono le macchine a ½ forza causa mare grosso da N – NE

    25 novembre 1948
    Dalle 23 alle 7.30 alla cappa davanti Ortona.
    Questa qui è stata la notte più brutta che ho passato in dieci mesi che navigo a bordo di questa unità.
    Delle montagne d’acqua ci sbattevano di fianco buttandoci in aria e facendoci fortemente sbandare come fuscelli. Io ho confessato al Comandante che avevo paura; lui mi ha rassicurato, ma io ad ogni sbandata tremavo e certo sono sicuro che non ero il solo.
    Si è rotta parecchia roba, bicchieri, lampadina della radio, ventilatore, ecc. L’acqua è entrata perfino nel locale macchine. Molta gente ha raccato, ed io mi meraviglio come mai non abbia fatto lo stesso, ma forse la paura è stata più forte del mal di mare. Quasi tutte le sette ore e buona parte della navigazione sono stato nella cabina radio con la testa abbassata.
    Non avevamo nessun porto vicino ove potevamo andare; Ortona e Pescara sono bassi fondali, tornare indietro era troppo lontano, proseguire non si poteva; il porto più vicino era Ancona a parecchie ore di navigazione; la radio era scassata ed in caso di bisogno non si poteva chiamare nessuno; l’unica era di aspettare il giorno e tentare di dar fondo ad Ortona.
    7.30 – Fattosi giorno si smette di stare alla cappa e si tenta di entrare nel porto di Ortona a Mare; dopo pochi minuti nell’interno di essa la nave si mette in rotta per Ancona mentre il mare comincia a migliorare.
    9.20 – Il mare si è abbastanza calmato e si è al traverso della Terra di Silvi.
    13.05 – Trav. S. Benedetto del Tronto
    14.00 – Trav. Faro di Pedaso
    16.20 – Trav. S. Loreto
    19.00 – Si arriva ad Ancona  e si dà fondo. Vado a terra…
    Da allora non ho più ricevuto comunicazioni dal caro sig. Alvaro. Oggi è un giovanotto quasi novantaduenne. Gli dedico questa paginetta ringraziandolo per la sua testimonianza  e, sperando di riaverne presto notizie, mi auguro di poterlo conoscere personalmente per abbracciarlo e parlare con lui di mio Padre e del “313”.

    (*) note tecniche
    IL DRAGAMINE DR 313
    Ex trawler inglese T 203 “Foula”  (classe “Isles”), fu un dragamine meccanico. Dislocava 791 tonnellate a pieno carico. L’impianto di propulsione era costituito da una motrice alternativa a vapore a triplice espansione costruita dalla Amos & Smith di Hull in grado di sviluppare una potenza di  950 hp  indicati e una velocità di 12 nodi.
    Ordinato dalla Royal Navy il 16 Nov 1940, venne impostato il 15 aprile 1941 nei cantieri  Cochrane & Sons Shipbuilders Ltd. (Selby, U.K.) e, varato il 28 luglio successivo, entrò in servizio il 16 febbraio 1942.
    Intensamente utilizzato durante la guerra, il 26 gennaio 1946 venne trasferito alla Marina Italiana dove, iscritto nei quadri del Naviglio Ausiliario dello Stato, entrò in servizio il 4 febbraio seguente. Entrò ufficialmente nei quadri del Naviglio Militare soltanto il 18 dicembre 1957. Nella Marina Italiana gli vennero attribuite le sigle RDR 313, poi  DR 313 e  5313. In data 01 febbraio 1965 venne declassato a Nave Ausiliaria Costiera e utilizzato come nave bersaglio. Fu infine radiato il 01 gennaio 1965.

    (1) https://www.lavocedelmarinaio.com/2019/01/8-1-1921-nasceva-mio-padre-vincenzo-di-nitto-un-marinaio-di-lungo-corso/ 

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    16.2.1923, disarmo regia nave Regina Elena

    di Carlo Di Nitto

    La regia nave da battaglia di 1a classe “Regina Elena”, classe omonima era una bella e possente unità che dislocava 13804 tonnellate a pieno carico. Costruita nei cantieri dell’arsenale Marina Militare di La Spezia, fu varata il 19/06/1904 ed entrò in servizio l’ 11/09/1907.
    Nei primi anni svolse intensa attività di squadra e di rappresentanza. Nel corso della guerra Italo – Turca, scortò i convogli diretti a Bengasi ed appoggiò gli sbarchi e l’occupazione delle città libiche. Contribuì all’occupazione di Rodi e delle altre isole del Dodecaneso, effettuando numerose crociere nel mar Egeo.
    Durante la Prima Guerra Mondiale, essendo ormai tecnicamente superata, svolse attività bellica assai limitata, prevalentemente in Adriatico. Dopo il conflitto passò in disponibilità e usata come nave scuola per sottufficiali e allievi torpedinieri.

    Nel 1921 venne declassata a “Corazzata Costiera”; posta in disarmo il 16/2/1923, venne radiata il 15 marzo successivo.
    Il suo motto fu “Pro Patria et Rege”.

    REGIA NAVE DA BATTAGLIA REGINA ELENA – Una suggestiva immagine da prora della prora


    CONSEGNA DELLA BANDIERA DI COMBATTIMENTO ALLA REGIA CORAZZATA “REGINA ELENA”

    Domenica 21 aprile 1907, a La Spezia, il re Vittorio Emanuele III dopo aver presenziato in arsenale al varo della nave da battaglia Roma (2^), nel corso di una solenne cerimonia consegnò la Bandiera di combattimento alla regia corazzata “Regina Elena” (comandante, capitano di vascello David Gerra). L’artistico vessillo, racchiuso in un elegante cofano e benedetto dal vescovo di Luni – Sarzana (poi La Spezia), monsignor Giovanni Carli, era stato eseguito e ricamato dalle allieve della Scuola professionale di Roma sopra tessuti serici di produzione italiana.

    Dopo i discorsi di rito, e la firma del verbale di consegna, il comandante affidò la Bandiera ai guardiamarina Zina e Grana che l’alzarono al picco di maestra tra le salve delle artiglierie di bordo ed il saluto dell’equipaggio.Nella foto è ripreso questo momento della cerimonia.
Una curiosità: la Regina non poté presenziare alla cerimonia per un malore dovuto all’appena iniziata gravidanza della futura principessa Giovanna.
La Regia Nave da Battaglia “Regina Elena” entrò in servizio nella Regia Marina il successivo 11 settembre. Fu radiata nel 1923.

    a cura Fernando Antonio Toma


    Questa cartolina commemorativa d’epoca illustra il varo della regia nave Roma. A La Spezia il re Vittorio Emanuele, dopo aver presenziato in arsenale al varo della nave da  battaglia Roma (classe Vittorio Emanuele), nel corso di una solenne cerimonia consegnò la bandiera di combattimento alla nave da Battaglia Regina Elena. Per l’occasione fu coniata una medaglia commemorativa con il motto “Pro Patria et Rege” scelto proprio dalla stessa regina.

    Dello stesso argomento sul blog:
    https://www.lavocedelmarinaio.com/2019/04/21-4-1907-consegna-bandiera-combattimento-alla-regia-nave-regina-elena-e-varo-regia-nave-roma/
    https://www.lavocedelmarinaio.com/2015/10/augusta-li-13-10-1907-saluti-dalla-regia-nave-regina-elena/

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    Federico Paolini (Torino, 2.5.1873 – Gaeta, 18.4.1926)

    a cura Francesco Carriglio (*)
    http://www.augusta-framacamo.net

    (Torino, 2.5.1873 – Roma, 18.4.1926)


    Biografia
    Capitano di vascello, medaglia d’oro al valore militare, croce di guerra al valore militare (due concessioni), ufficiale dell’ordine della Corona d’Italia, cavaliere dell’ordine dei santi Maurizio e Lazzaro.

    Nato a Torino il 2 maggio 1873, fu ammesso all’Accademia Navale di Livorno nel 1890, conseguendo la nomina a guardiamarina nel 1895. Dopo varie destinazioni a bordo, nel 1900, con il grado di tenente di vascello, imbarcò sull’ariete torpediniere Elba, che si trasferì nei mari della Cina, ove assunse il comando del distaccamento preposto alla difesa della Legazione italiana di Pechino. All’insorgere dei moti insurrezionali dei boxer sostenne i ripetuti attacchi alla Legazione e il lungo assedio durato oltre due mesi, che causarono anche la perdita di sette marinai e a lui una grave ferita. In un ennesimo assalto, con ammirevole e temeraria audacia si portò all’attacco di una barricata distruggendola. Per tale azione fu decorato di meda- glia d’oro al valore militare.
    per prendere parte alla battaglia di Lissa del luglio dello stesso anno. Nel successivo mese di settembre, sempre sulla stessa unità si trovò a Palermo per la repressione dei moti sediziosi scoppiati in Sicilia. Capitano di fregata nel 1878, nello stesso anno assunse il comando della cannoniera Cariddi e nel 1880 dell’avviso Agostino Barbarigo, dislocati in Levante a causa della crisi d’Oriente di quegli anni.
    Assolse con alto senso di responsabilità le cariche di comandante superiore del C.R.E. (1891-1893), di comandante dell’Accademia Navale (1894-1895), di comandante militare marittimo della Maddalena (1895-1896) e di comandante in capo dei Dipartimenti militari marittimi di Venezia (1899- 1900 e 1904-1905), di Napoli (1900-1901) e di Spezia (1903).
    Fu presidente del Consiglio superiore di Marina (1903-1904), due volte sottosegretario di Stato (1893 e 1896-1898), e ministro della Marina (29 giugno 1898-14 maggio 1899); nel 1904 fu nominato senatore del Regno.
    Il 1° gennaio 1906 fu collocato in ausiliaria per limiti d’età e iscritto nella riserva navale. Fu deputato al Parlamento per il collegio di Castellammare di Stabia.
    Morì nella rada di  Gaeta per incidente il 18.4.1926

    Il contrammiraglio Candiani, comandante la Forza Navale Oceanica, che nel frattempo si era radunata a Ta-Ku, in una sua relazione del 26 novembre 1900 proponeva al Ministro della Marina che al tenente di vascello Paolini fosse concessa la medaglia d’oro al valore, convalidando tale proposta con le seguenti considerazioni:
    «Ho proposto per la medaglia d’oro il tenente di vascello Paolini Federico che comandò il distaccamento di marinai che si trovò in Pechino alla difesa delle legazioni, per l’avvedutezza, il coraggio, il sangue freddo dimostrato nell’adempimento lungo e glorioso delle sue difficili mansioni durante due mesi di strettissimo assedio, servendo di esempio e di incoraggiamento ai suoi subordinati dei quali seppe sempre tenere alto il morale, e che sempre si espose primo nei continui pericoli. Fu a questo modo che il tenente di vascello Paolini il 1° luglio venne ferito alla spalla, mentre, alla testa dei suoi marinai si lanciava all’assalto di una barricata sotto la cui protezione un pezzo nemico cagionava gravi danni Questa proposta fu accolta e con decreto del 3 marzo 1901 fu concessa al tenente dì vascello Paolini Federìco la medaglia d’oro con la motivazione: Per avvedutezza, coraggio e a sangue freddo dimostrato durante la difesa della legazione a Pechino rimanendo ferito il 1° luglio 1900 mentre alla testa dei suoi marinai si slanciava all’assalto di una barricata sotto la cui protezione un pezzo nemico cagionava gravi danni. Morì nel 1926 con il grado di Capitano di Vascello mentre comandava sul “Falco” la 3^ flottiglia cacciatorpediniere”.

    (*) per conoscere gli altri suoi articoli digita sul motore di ricerca del blog il suo nome e cognome.

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    16.2.1893, entra in servizio regia nave Lombardia

    di Antonio Cimmino e Carlo Di Nitto

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    Incrociatore corazzato LOMBARDIA
    Progettato: Edoardo Masdea (Ingegnere generale)
    Classe: Regioni (Calabria, Elba, Etruria, Liguria, Puglia, Umbria)
    Impostato: 19 novembre 1888
    Varato: 12 luglio 1890
    In servizio: 16 febbraio 1893
    Dislocamento: 2.800 tonn (a pieno carico) – 2.389 tonn (normale)
    Lunghezza: 84,80 metri (fuori tutta) – 80 metri (fra le perpendicolari)
    Larghezza: 12,03 metri
    Immersione: 5,20 metri
    Apparato motore: 4 caldaie; 2 motrici alternative verticali a triplice espansione; 2 eliche
    Potenza: 7.000 cavalli vapore
    Combustibile: 500 tonnellate di carbone
    Velocità massima: 17 nodi
    Autonomia: 2.500 miglia a 10 nodi
    Protezione: 50 mm sul ponte e torrione
    Artiglieria: 4 cannoni a tiro rapido da 152/32; 6 cannoni singoli tipo Elswick Pattern da 120/40 mm; 8 cannoni singoli tipo Hotchkiss Mk a tiro rapido da 57 mm; 8 cannoni singoli a tiro rapido tipo Hotchkiss da 37 mm; 2 mitragliere; 3 tubi lanciasiluri da 450 mm
    Alberatura: 2 alberi a vela trasformati in alberi militari nel 1905
    Equipaggio: 257 uomini
    Radiata: 4 luglio 1920.

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    REGIO ARIETE TORPEDINIERE “LOMBARDIA”
    di Carlo Di Nitto

    Il regio ariete torpediniere (incrociatore) “Lombardia”, classe omonima o classe “Regioni”, dislocava 2800 tonnellate a pieno carico. Era stato varato il 12 luglio 1890 nei Cantieri di Castellammare di Stabia ed era entrato in servizio il 16 febbraio 1893. Come le altre unità della classe di appartenenza, la costruzione di questo incrociatore fu più ispirata ai servizi stazionari oltremare piuttosto che ad un impiego di squadra, a causa della sua scarsa velocità e protezione.
    Dal 17 ottobre 1895 all’8 aprile 1896 fu inviato in Brasile con la missione di proteggere in quelle acque gli interessi nazionali. Il 17 dicembre 1895 si trovava a Rio de Janeiro dove imperversava una epidemia di febbre gialla che stava mietendo migliaia di vittime tra la popolazione. Con autentico spirito di generosità, eroismo e fratellanza l’equipaggio della nave si impegnò per soccorrere gli ammalati, ma ben 137 marinai morirono per aver contratto il morbo. Tra i primi morti il Comandante, C.F. Antonio Olivari. Alla memoria del loro sacrificio, nel cimitero di Cajù, venne eretto un bel monumento che ancora oggi testimonia la nobiltà di questi splendidi Marinai italiani.
    Rientrato in Italia, il “Lombardia” svolse prevalentemente attività di squadra. Nel 1901 venne inviato nei mari della Cina dove soggiornò lungamente cooperando alle operazioni dei reparti da sbarco per la difesa delle delegazioni a Pechino.
    Nel periodo dal 1903 al 1905 operò in Mar Rosso per missioni di servizio coloniale, anti rivolta e di rilievi idrografici. Rientrato nel Mediterraneo fu destinato brevemente nelle acque di Creta. Dopo il rimpatrio, fino al 1908, subì lavori di trasformazione in nave appoggio sommergibili. In questo ruolo partecipò alla guerra italo – turca e alla prima guerra mondiale, continuando tale attività sino al 18 aprile 1920, quando venne posto in disarmo.
    Il 4 luglio 1920 fu radiato e venduto a privati per la demolizione.
    ONORE AI CADUTI DI NAVE “LOMBARDIA”, non soltanto “uomini di mare e di guerra” ma anche generosi “uomini di pace”.

     

    Centinaia di marinai muoiono di febbre gialla in Brasile (19.11.1888).
    L’articolo è dedicato ai Marinai Lombardi che navigano su questo blog.

    antonio-cimmino-per-www-lavocedelmarinaio-com_1Nel 1887 l’Italia, per incrementare più velocemente la sua flotta militare, acquistò dal cantiere americano Armstrong-Elsiwick una nave con scafo in acciaio classificata come “ariete-torpediniere”. Denominata Dogali, l’unità possedeva uno sperone a prora, sotto la linea di galleggiamento, nonché una compartimentazione interna di tipo cellulare che assicurava la galleggiabilità anche in caso di falle alle murate sotto il ponte corazzato.
    Lo sperone, nonostante il rapido mutamento della tattica navale che cominciò ad adottare cannoni a retrocarica di potenza e portata mai viste fino ad allora, fu eliminato dalla costruzione navale solo dopo la guerra russo-giapponese (1904-5) che dimostrò che non erano più possibili combattimenti ravvicinati con speronamenti della carena della nave avversaria.
    Il Generale Ispettore del Genio Navale, il napoletano Edoardo Masdea (che fu Direttore anche del regio cantiere di Castellammare di Stabia), sulla scorta delle caratteristiche del Dogali, progettò una serie di navi, sempre classificate come “ariete-torpediniere” ed inquadrate nella classe Regioni o Lombardia e cioè: Lombardia, Umbria, Etruria, Liguria, Elba e Puglia.
    Il Lombardia e l’Elba furono costruite nel cantiere navale di Castellammare di Stabia. La prima nave della serie, fu il Lombardia.. L’apparato motore era costituito da 4 caldaie alimentate a carbone e 2 motori alternativi che sviluppavano, sulle due eliche, una potenza di 7.000 cavalli per una velocità di 17 nodi.
    In origine, unitamente alle altre unità della stessa classe, il Lombardia possedeva 2 alberi velici trasformati, poi, in alberi militari. Le unità della classe Regioni risultarono poco protette avendo solo il ponte corazzato, ma dotate di buona stabilità in quanto riuscivano a tener bene il mare in condizioni meteorologiche difficili. Tale caratteristica era molto importante sia per la manovrabilità e sia soprattutto per la precisione dei tiri di artiglieria.

    regia-nave-lombardia-vista-da-prua-www-lavocedelmarinaio-com

    Consegnato alla Regia Marina il 16 febbraio 1893 a Napoli al comando del Cap. di fregata Michele Zattera, dopo una crociera in Marocco e nei Dardanelli, il Lombardia salpò, il 17 ottobre 1895 per l’America Meridionale e arrivò a Bahia il 18 novembre ed a Rio de Janeiro il 17 dicembre. Qui si trovò nel bel mezzo di una epidemia di febbre gialla che mieteva migliaia di vittime tra la popolazione. Spinti dalla solidarietà e da altruismo, caratteristiche di tutti i marinai,l’equipaggio della nave si adoperò per soccorrere gli ammalati. Ma ben 137 marinai contrassero la pestilenza e morirono. A ricordo del loro sacrificio, il Circolo Operaio e la Società Italiana di Beneficenza e di Mutuo Soccorso di Rio, nel 1901 eressero nel cimitero di Cajù, un monumento. Un obelisco sormontato da una statua rappresentante l’Italia con alla base un’altra statua di un marinaio con la bandiera ammainata, da più di un secolo testimoniano l’eroismo dei marinai del Lombardia.
    Alcuni marinai furono insigniti di onorificenze.
    Medaglie d’Argento al Valor Militare “alla memoria” furono concesse al 2° Capo Cannoniere Vittorio Grassi ed al 2° Capo Timoniere Antonio Ortolani con la seguente motivazione:” Sin dal primo infierire dell’epidemia, stante le deficienze di infermieri, si offerse, con grande spontaneità, di accorrere nell’assistenza di molti ammalati, essendo di esempio agli altri che lo seguirono tanto che finì, dopo aver durato lungo tempo, di cadere vittima del proprio dovere”.
    Medaglie di Bronzo furono concesse al Cannoniere Francesco Colantonio, al Sottomaestro Veliero Gaetano Montera ed al Sottocapo Torpediniere Francesco Pepeperché, ognuno di loro, “ Si offrì volontariamente per assistere i compagni colpiti a bordo da una epidemia di colera, mostrandosi zelantissimo e sprezzante del gravissimo pericolo cui andava incontro. Stessa medaglia anche al Marinaio Infermiere Gaetano Ricciardi perché:” Durante tutta la lunga durata che ebbe l’epidemia compì il suo ufficio in modo inappuntabile, giorno e notte, dimostrando, oltre che coraggio, intelligenza, tanto da destare l’ammirazione generale”.

    regia-nave-lombardia-monumento-ai-marinai-italiani-in-brasile-www-lavocedelmarinaio-com

    Dopo una quarantena nell’Isola Grande, l’unità fece ritorno a La Maddalena il 15 maggio 1896. dopo alcune crociere nel Mediterraneo, il 15 ottobre 1902 salpò per la Cina ove era scoppiata la cosiddetta rivolta dei Boxer, stazionando in quelle acque fino al 1903. I Boxer, letteralmente “pugilatori” e in cinese “ pugni patriottici”, faceva parte di una società segreta che si prefiggeva di contrastare l’infiltrazione e l’espansione degli occidentali in Cina. Dopo rivolte ed eccidi, le potenze occidentali ed il Giappone, inviarono numerosi contingenti militari e debellarono, nel sangue, la rivolta e costrinsero la Cina a svantaggiose condizioni di pace. L’Italia inviò numerosi navi ed un contingente di marinai del Battaglione San Marco; i marinai si distinsero per coraggio e molti furono decorati con numerose onorificenze. Nella città di Tien Tsin l’Italia ottenne una concessione perpetua che fu restituita ufficialmente alla Cina solamente nel 1947 in virtù del Trattato di Parigi.
    Al rientro dalla Cina, il Lombardia si recò diverse volte nel Mar Rosso, dal 1903 al 1905, presso il Comando della Stazione Navale del Mar Rosso e Oceano Indiano, sempre per tutelare gli interessi nazionali. L’Italia, infatti, imitando le altre potenze europee, alla fine dell’800 costituì sue colonie nel Corno d’Africa. Basi commerciali, accordi, protettorati ed occupazioni militari resero sempre più massiccia la presenza italiana in tale settore, favorita anche dall’apertura, nel 1869, del canale di Suez. Nel 1905 con un accordo con la Gran Bretagna fu proclamata la colonia italiana di Somalia.
    L’11 maggio 1905 il Lombardia assumerà il comando della Forza Navale del Levante (al comando del Capitano di Vascello Onorato Buglione di Monale), stazionando a Creta assieme alla corazzata Sardegna (Capitano di Vascello Enrico Nicastro), all’ariete torpediniere Giovanni Bausan (Capitano di Vascello Arturo Rolla), incrociatore torpediniere Minerva (Capitano di Fregata Antonio Nagliati). Tale decisione fu presa in occasione della rivolta antiturca guidata dal greco Eleutero Vinizélo.
    L’intervento italiano in questa zona “calda” del Mediterraneo, già oggetto di invii di altre unità, fu causata da una sanguinosa rivolta a Candia – 800 cristiani massacrati e il viceconsole, un ufficiale, 4 marinai e 8 soldati inglesi uccisi, una quarantina di feriti – comportò l’invio a Creta di altre navi delle Potenze. Dall’Italia salpò il Lombardia con il II btg. (644 soldati) del 49° rgt. Fanteria, agli ordini del maggior Pisanelli di stanza a Napoli.
    Tra il 1905 e il 1908 il Lombardia fu adattato a nave appoggio sommergibili in considerazione che anche l’Italia si stava dotando di tale arma subacquea. Negli anni seguenti stazionò nelle basi del Tirreno e durante la guerra italo-turca e la 1° guerra mondiale, svolse sempre tali funzioni nelle basi dell’Adriatico e del Tirreno. La nave fu radiata e demolita nel 1920 dopo quasi trent’anni di variegate attività in pace ed in guerra.

    Marinai decorati con Medaglia d’Argento al Valor Militare (Brasile gennaio-marzo 1896 “….per essersi distinti nell’assistenza ai malati colpiti da epidemia…”)
    – 2° Capo Cann. Vittorio Grassi “ alla memoria”;
    – 2° Capo Timon. Antonio Ortolani “ alla memoria”.

    Marinai decorato con Medaglia di Bronzo al Valor Militare
    – Cannn. Francesco Colantonio;
    – Sottomaestro veliero Gaetano Montera;
    – Sottocapo torp. Francesco Pepe;
    – Sottocapo Infer. Gaetano Ricciardi.

    La febbre gialla bordo del Lombardia nella versione brasiliana
    Antonio Mottin e Enzo Casalino nel loro libro” Italianos no Brasil: contribuibuicones na literatura e nas ciencias, seculo XIX e XX” (Edilpucrs, Port Alegre,1999) a pag 245 così raccontano l’episodio dell’epidemia a bordo del Lombardia:” Nel 1896 l’equipaggio del regio incrociatore Lombardia, fu inviato dal governo italiano, ufficialmente per trasportare il pluripotenziario De Martino, ma in realtà come strumento di pressione sull’andamento delle trattative con il governo brasiliano per il problema delle compensazioni per i danni arrecati ai coloni italiani. Si erano verificate manifestazioni contro gli immigrati italiani a Sao Paulo e in altre zone del Brasile da parte delle popolazioni locali contrarie alla politica dei risarcimenti. Ebbene, l’equipaggio dell’incrociatore rimase vittima di una epidemia di febbre gialla già al suo arrivo a Bahia. Quando giunse nella Baia di Rio, non più di una dozzina di uomini non erano ancora sani. Dovettero essere curati, oltre che dal medico di bordo, dai sanitari della Accademia militare di Rio de Janeiro e vennero confinati nello speciale lazzaretto del’Isola Granda. Lì furono assistiti per oltre un mese (dal 21 febbraio al 25 marzo) da don Antonio Varchi, un sacerdote salesiano italiano messo a disposizione dall’Internunziatura. Si dovette attendere l’arrivo di un’altra nave, il “Piemonte”, espressamente inviata dall’Italia, con un doppio equipaggio per riportare i superstiti e l’incrociatore in patria”.

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    I salesiani assistono i marinai del Lombardia
    Il Bollettino Salesiano n.7 del luglio 1896 riporta un’ampia descrizione dell’assistenza prestata ai marinai del Lombardia colpiti da febbre gialla e ricoverati nel lazzaretto dell’Isola Grande nella Baia di Rio de Janeiro. Don Antonio Varchi, il sacerdote inviato dalla Internunziatura, così scrisse al suo superiore il maggio del 1896:” Per obbedire al mio Direttore, le do relazione di quanto è passato tra noi Salesiani ed i poveri Italiani attaccati dalla febbre gialla sull’incrociatore Lombardia e confinati nell’ Isola Grande. Già le è noto come quest’ incrociatore, su cui stavano parecchie centinaia di persone, per un caso più unico che raro, venne talmente colpito dalla febbre gialla che, eccettuati forse quattro o cinque soldati, tutti gli altri che componevano l’equipaggio, dal primo all’ultimo, furono assaliti dalla terribile epidemia. Per le diligenti e sollecite cure dei medici e degli infermieri in buon numero guarirono; tuttavia la maggior parte morirono, e fra questi si contano il Comandante Olivari, che fu dei primi a soccombere, varii capitani ed ufficiali e quasi tutti i sotto-ufficiali, macchinisti e fochisti”. Recatosi al consolato italiano per ottenere il visto per il lazzaretto, don Varchi incontrò il ministro italiano che lo esortò a portare il suoi conforti agli sventurati marinai. Imbarcatosi sul vaporetto e dopo 9 ore di viaggio, giunse a destinazione. “Alla vista della grave condizione, in cui si trovavano quei poveri infermi, tosto cominciai ad esercitare il mio sacro ministero. facendo loro coraggio e disponendoli a ricevere i SS. Sacramenti. Era per me di sollievo vedere come in generale si arrendevano alle mie esortazioni, confessandosi con belle disposizioni e con grande loro consolazione. Frattanto il numero degli infermi cresceva ogni dì più, ed anch’io il giorno 24 febbraio mi sentii la febbre in dosso; tuttavia continuai fino a notte nell’esercizio del mio ministero”. Tra le sue braccia spirò anche Fermo Zannoni, medico di bordo, campione di scacchi in Italia, considerato nel gioco “ Freddo, impassibile, tenace, prudente, avveduto, profondo analizzatore, si trincera nel fondo della scacchiera e aspetta. È forse il solo giocatore italiano che possa aspirare con qualche fondamento di rappresentare fra qualche anno con onore l’Italia all’estero” Il sacerdote descrisse con dovizia di particolari le condizioni di salute dei marinai ivi ricoverati: ”La notte dal 28 al 29 febbraio fu la più terribile e desolante. In una piccola infermeria mi pareva di trovarmi su un campo di battaglia dopo il combattimento. In ciascun letto vi era un morto o almeno un moribondo. Varie volte mi trovai dubbioso e perplesso, se dovevo prestare i soccorsi religiosi prima a questo che a quello, perché chi moriva di qua, chi soccombeva di là, e succedeva che quando assisteva un moribondo in una infermeria, morivano altri in altra infermeria, senza poter prestare loro l’estrema assistenza. Vi fossero stati anche cinque o sei Sacerdoti, avrebbero trovato lavoro tutti. Era veramente uno spettacolo raccapricciante veder spirare in così breve spazio di tempo tanti giovani, pieni di vita e nel fior degli anni! Procedendo il male di tal passo, in pochi giorni furono assaliti quasi tutti.

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    Il caso viene discusso in Parlamento
    Nella seduta della Camera dei deputati del 28 aprile 1896, il caso della morte della maggior parte dell’equipaggio del Lombardia, trovò vasto eco ed il Ministro della Marineria on.le Benedetto Brin, così rispose ad un delle numerose interrogazioni:” La Camera riconosce i dolorosi fatti accaduti a bordo dell’incrociatore Lombardia, che era di stazione a Rio de Janeiro. L’equipaggio fu colpito dalla febbre gialla e più della metà ebbe a soccombere al feral morbo. L’onorevole Santini vorrebbe dedurre da questi fatti dolorosi una misura generale, che sarebbe quella di disciplinare il numero dei medici a bordo di tutte le navi che abbiano più di cento uomini di equipaggio. Ora dalle notizie che questi fatti dolorosi non sono succeduti dalla mancanza di cure mediche, perché si sono chiamati, oltre quello di bordo, quattro medici distinti di Rio de Janeiro, i quali sono più pratici di di quel genere di malattia speciale a quel paese. Dunque le cure mediche non sono mancate all’equipaggio del Lombardia, ma sarebbe grave, per un fatto isolato, adottare le misure di disciplinare il personale medico a bordo dei bastimenti, mentre il numero attuale è stato determinato da lunghissima esperienza e corrisponde a quello che tutte le marine militari hanno a bordo dei bastimenti rispetto agli equipaggi relativi”. Brin assicurò che, per particolari missioni, era possibile imbarcare più medici e riferì, inoltre, che il comandante Olivieri era morto a casa del ministro italiano a Petropolis e che, su 25 uomini, ben 135 rimasero vittime. L’unico rammarico è quello che, alla notizia dell’epidemia, non siano stati inviati in Brasile due o tre medici di marina, che seppur in ritardo di 15-20 giorni, avrebbero potuto supportare il lavoro degli altri sanitari. Brin fa presente che il comandante del Lombardia avrebbe voluto allontanarsi da Rio dopo le prime avvisaglie, per evitare la diffusione del morbo, ma il ministro italiano a Rio desiderava che fosse presente in rada una regia nave per appoggiare i reclami dei connazionali.

  • Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Pittori di mare,  Racconti,  Recensioni,  Storia

    16.2.1888, armamento regia nave Saetta

    a cura Antonio Cimmino

    Breve storia
    Iscritta nei quadri della Regia Marina il 26 novembre 1884 come torpediniera d’alto mare, nel 1886 fu riclassificata avviso-torpediniere.
    Fu varata il 30 maggio 1887 presso il Regio Cantiere navale di Castellammare di Stabia
    Trasferita a Spezia, venne assegnata alla 2ª Divisione della Squadra permanente.
    Il 16 febbraio 1888 venne posta in armamento.
    Dal 17 al 27 maggio 1888 fece un viaggio a Barcellona operando in seguito nel Tirreno. Nell’autunno svolse missioni di squadra nell’Egeo.
    Il 17 ottobre partecipò alla rivista navale di Napoli per la visita dell’Imperatore di Germania Guglielmo II°.
    Rientrata a Spezia ed assegnata alla 3ª Divisione della Squadra permanente, partecipò alle esercitazioni nel Tirreno ed in Sicilia.
    Il 21 agosto 1889 venne messa in riserva a Spezia per passare in disponibilità il 1° luglio 1891.
    Il 16 luglio 1892 venne riarmata per le prove di cambio alimentazione da carbone a nafta.
    Il 21 settembre 1892 venne assegnata alla 1ª Divisione della Squadra permanente.
    Il 21 gennaio 1893 venne messa in disponibilità a Spezia ed il 16 dicembre in riserva.
    Nel gennaio 1894 venne riarmata e partecipò alle esercitazioni nel Mar Ligure.
    Rimessa in riserva il 1° ottobre 1895, venne assegnata al servizio della RN Trinacria, allora utilizzata come Nave Scuola Torpedinieri.
    In seguito svolse vari compiti, assegnata alla Scuola Torpedinieri della Spezia, missioni e servizio fari lungo la costa ligure, servizio Scuola Cannonieri a Spezia, alternati a periodi di messa in disponibilità.
    Il 16 marzo 1908 passò in disarmo definitivo.
    Venne radiata il 14 maggio 1908 e successivamente demolita.

    Caratteristiche tecniche
    Dislocamento: 370 tonnellate
    Dimensioni: 56,70 x 6,31 x 2,79
    Apparato motore: 4 caldaie e 2 motrici alternative
    Potenza: 2100 hp – 2 eliche
    Velocità: 17 nodi
    Armamento: 2 cannoni da 57 mm.; 3 cannoni da 37 mm., 1 tubo lanciasiluri da 356 mm.; 2 tubi l.s. a poppa
    Equipaggio: 55 uomini.

    di Giorgio Gianoncelli

    Una cartolina postale dalla regia nave “Saetta” in data 2 settembre 1942 dal Tenente di Vascello Franco Traverso, ligure di Genova – Cisalpino di Tresivio.

    Ho trovato una cartolina postale di guerra, spedita il 2 settembre 1942 da bordo del Cacciatorpediniere “Saetta” e diretta a Tresivio, in provincia di Sondrio.
    La cartolina è scritta dal Tenente di Vascello Franco Traverso, in quel momento Comandante in 2^ dell’unità e la manda alla nonna materna. Oltre al reperto storico ben conservato, colpisce la delicatezza e l’amore dell’Ufficiale, oramai trentenne, nel riguardo dell’anziana nonna, N.D. Anita Guicciardi, che la tiene informata dei suoi passaggi in quei momenti di guerra aspri e crudeli.
    L’ufficiale inizia lo scritto con l’appellativo “nonnina”, che solitamente si usa da fanciulli, e termina, con un “affettuosissimo abbraccio dal tuo tanto devoto …”

    È una bella emozione leggere cose così lontane dei momenti critici delle persone, tanto più provenienti dall’ampiezza del mare per approdare in un piccolo paese di una grande valle alpina.
    Franco Traverso inizia la guerra da Tenente di Vascello imbarcato sull’Incrociatore “Eugenio di Savoia”, quale ufficiale di rotta, ed è presente al primo intervento a fuoco di Punta Stilo. Per l’occasione, i suoi ordini, salvano la nave dalle bombe sganciate da aerei italiani (fuoco amico).

    Con la regia nave “Saetta”, in scorta convogli si guadagna una Medaglia di bronzo al valor militare sul Campo e una Croce al valor militare sempre sul Campo, poi, il mattino del 3 febbraio 1943, nel canale di Sicilia con mare agitato, una mina vagante spezza in due tronconi la Nave e Franco Traverso, con i superstiti, è in acqua, dove rimane per 45 ore, per essere ripescato in condizioni critiche, e da quel momento la sua vita cambia, in peggio.

    Franco Traverso termina così la guerra, vive ancora molti anni, soggiorna tanti mesi dell’anno nel paese della “nonnina” e l’accompagna nell’ultimo suo viaggio, poi, anche lui lascia la vita terrena, a noi rimane la cartolina postale nel ricordo di una persona gentile, con una radice in questa amena valle.