• Marinai,  Marinai di una volta,  Per Grazia Ricevuta,  Poesie,  Recensioni,  Un mare di amici

    24.12.2015, in ricordo di don Gino Delogu

    PER GRAZIA RICEVUTA
    Ciao Don Gino,
 molti di noi, come me, ti conoscevano come uomo di mare e di Dio.

    Mi sento di affermare, a nome di tutta la grande famiglia dei marinai che occuperai, per sempre, un posto speciale nei nostri cuori. Hai vissuto intensamente e fuori dal comune questa vita straordinaria che Lui ci ha donato e adesso, in questo giorno particolare e in questo anno misericordioso straordinario, Lui ti ha voluto nel suo Regno per continuare la navigazione nella Gerusalemme divina in supporto di chi prima di noi è salpato per l’ultima missione…


    Don-Gino-Delogu-e-gli-inseparabili-amici-marinai
    Riporto le parole che Riccardo scrisse quando diventasti Diacono

    Articolo

    Trovare me stesso.
    Sapere chi sono.
    Non è un fine, non è la meta.
    Non esiste il traguardo di aver raggiunto la consapevolezza di se stessi.
    Essere coscienti di sé è un continuo divenire.
    Una continua scoperta.
    Una sorprendente avventura che dura tutta una vita.
    Ogni giorno io cambio, perché lo stesso universo dentro e fuori di me che muta.
    Perché il mutamento è l’unico punto fermo dell’esistenza.
    Dunque scelgo di guardare davanti a me con gli occhi di un bambino.
    Scelgo di riflettere su quello che vedo con lo sguardo dell’esperienza.
    E poi decido di agire, sentendo e valutando la pesantezza o la leggerezza di tale scelta, prima che venga compiuta.
    E poi vivo.
    Vivo le mie scelte in piena responsabilità.
    Ed è questo che mi fa sentire libero.
    Libero di vivere appieno ogni secondo che il Creatore mi ha donato.
    Libero di cambiare.
    Libero di scoprire un nuovo me stesso in ogni istante che vivo.
    Libero di sorprendere me stesso e ancora e ancora…
    (Lirica di Riccardo Fioravanti)

    Don Gino Delogu - www.lavocedelmarinaio.com

  • Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Poesie,  Recensioni,  Storia

    17.12.1942, Francesco Gullace e la regia nave Aviere

    di Rosario Gullace e Giuseppe Magazzù (Presidente gruppo A.N.M.I Gioia Tauro)



    banca-della-memoria-www-lavocedelmarinaio-com

    «Era il 17 dicembre 1942 e il Marinaio Fuochista di leva Francesco Gullace faceva parte dell’equipaggio del Regio cacciatorpediniere Aviere.regio-cacciatorpediniere-aviere-www-lavocedelmarinaio-comFu dichiarato disperso con l’affondamento della nave. 
Quel giorno l’Aviere, alla sua 41^ missione di scorta convogli, navigava unitamente al regio cacciatorpediniere Camicia Nera a protezione di un mercantile tedesco, con rotta da Napoli a Biserta. Giunto a circa quaranta miglia a nord della cittadina tunisina, il sommergibile britannico Splendid gli lanciò contro due siluri affondandolo.
    Solo trenta furono i superstiti».francesco-gullace-marinaio-fuochista-www-lavocedelmarinaio-com

    A mio Padre
    di Rosario Gullace

    17.12.1942 a mio papà marinaio fuochista sulla regia nave Aviere perito per la Patria
.

    …ero in fasce quando quando perì per la PATRIA e io lo ricordo così.
    17 dicembre 1942, il regio cacciatorpediniere Aviere, di 2460 tonnellate, viene improvvisamente colpito da due siluri lanciati dal sommergibile britannico P.228 Splendid affondando immediatamente alle ore 11.15 nel punto 38°00’N – 10°05’E, a nord di Biserta.
    L’unità era partita il 16 dicembre da Napoli insieme al regio cacciatorpediniere Camicia Nera, di scorta alla motonave tedesca Ankara, diretta a Biserta.

    Ho conosciuto in fasce;

    il mio genitore…
    
Un giovane ragazzo tutto Ardore.

    Mi teneva in braccio,
    con AMORE…

    Sicuro…
    Io sentivo 
Il suo Calore…
    
In guerra diede tutto.
    
Il suo valore…
    
La Patria…
    Lo ricorda…
    
Vive in me….
    Il figlio mio.
    
Ne porta il nome.
    (16.12.2012)

  • Il mare nelle canzoni,  Marinai,  Marinai di una volta,  Poesie,  Recensioni,  Un mare di amici

    Dall’alto Polaris guida la Rotta

    di Marco Angelo Zimmile (*)

    … riceviamo e com immenso piacere pubblichiamo.

    Buonasera Ezio, tempo fa ho scritto questo piccolo componimento, se ti piace puoi pubblicarlo sul blog. Buona serata.

    Devo tornare tra le onde, tra le spume biancheggianti,
    con lo sguardo all’orizzonte, ora al sole, ora alle stelle.
    Chiedo solo una nave dagli alti alberi, e Polaris come guida.

    Timone saldo nella mani, sussurri del vento,
    vele gonfie, perle di sale sul volto e sulle labbra,
    la bruma del mattino che accarezza sulla nuova alba.

    Acque dalle essenze profumate che avvolgono,
    il caldo soffio del Meriggio che avvampa,
    l’ultimo sole che saluta con il verde baleno.

    Chiama il Mare, con un canto seducente.
    Marea gli fa eco, con voce da sirena,
    sulle note delle lire delle figlie di Nereo.

    Chiedo a Eolo l’amico vento, già concesso a Odisseo,
    che possente gonfia i grandi fiocchi, le gabbie, la randa.
    Vele attorniate dal volo dei gabbiani baciate dagli spruzzi.

    Devo tornare alle onde, all’alba della vita,
    tra gli sbuffi delle balene e i giochi dei delfini,
    sotto l’astro luminoso e le 88 costellazioni.

    Il Mare, ridente compagno, intona il suo canto,
    e le braccia della mia compagna di vita si posano,
    calde e amorose, attorno al mio petto.

    Innocenti risate di dolci bimbi si odono a proravia,
    ridono, nel loro eterno gioco, di ammuina sul ponte.
    Come i delfini vivono il loro stato soave.

    I pesci volanti volteggiano intorno,
    ora a proa, ora a poppa, ora ai fianchi.
    Danzano liberi tra mille flutti, spume e colori.

    Sull’eterno e maestoso regno di Poseidone
    quattro anime libere si oscurano in un mondo di luce,
    dimentiche di ogni affanno come un dono delle acque di Lete.

    Dall’alto Polaris guida la Rotta.

    (*) digita il suo nome e cognome sul motore di ricerca del blog per conoscere i suoi scritti.

  • Attualità,  Poesie,  Recensioni,  Sociale e Solidarietà

    Premio Letterario Convivio (adesioni entro il 17.12.2017)

    a cura Associazione Convivio

    Invia una Poesia
    Tema
    «La Nascita»
    Entro il 17 dicembre 2017 a
    associazioneconvivio@gmail.com

    Il 20 dicembre verrà comunicata
    la classifica dei vincitori

    1 Classificato
    Pernottamento B&B per 2 persone il 27.12.2017
    Villa D’Andrea
    Caltagirone Città dei Presepi

    2 e 3 Classificato
    Agenda Poetica 2018 Ass.CaLeCo
    & cofanetto 3 Volumi
    «Collana Poeti Contemporanei»
    Edit Ass.CaLeCo

    4 e 5 Classificato
    Agenda Poetica 2018 Ass.CaLeCo

  • Attualità,  Il mare nelle canzoni,  Marinai,  Poesie,  Storia,  Un mare di amici

    1.11.2009, Alda Merini

    di Alda Merini

    Alda Merini, un’isola di saggezza in un mondo di follia.
    Poetessa visionaria e lucida, mente tremula e forte, cuore di oceano in un corpo senza pelle.

    Alda-Merini (foto internet) www.lavocedelmarinaio.com
    Sono una donna anziana, di 76 anni, malconcia, che ha subìto diversi interventi di cui l’ultimo all’anca e quindi faccio fatica a muovermi. Mi piacerebbe uscire, scendere le scale (non ho l’ascensore) e fare una passeggiata per le vie della città, bere un caffè al bar, sorretta dal mio bastone. Ma ho paura. Paura del mondo attorno perché è così spaventosamente cambiato. Io sono stata in manicomio per tanti anni, ma dopo la legge Basaglia (legge 180 che ha fatto chiudere i manicomi) i matti sono in giro e hanno ragione di essere matti: c’è troppo odio in questa società. Un odio che ha devastato l’Italia e che rende le persone ignoranti, aride e cattive. Non c’è più amore per nessuno. E per assurdo affermo che mi sentivo più sicura in manicomio, anche se so che con questa mia affermazione urterò la sensibilità di molti: io vorrei che riaprissero i manicomi. Dico di più, vorrei ritornarci. Tra le mie quattro mura non mi sento sicura, ho dei vicini terribili, persone inqualificabili. Mi disturbano con il silenzio, se facessero rumore mi farebbe piacere, vorrei sentire le grida dei loro bambini, invece niente, silenzio tombale che mi porta a domandare “sarà in casa?”. Poi improvvisamente questo silenzio viene rotto da un rumore violento che ti fa sobbalzare perché non te l’aspettavi e se sei fragile di cuore può anche farti male. È una tortura morale. Madre Teresa di Calcutta diceva che c’è qualcosa di più grave dell’omicidio colposo: l’indifferenza, che può arrivare a uccidere un uomo. Ecco, i miei vicini mi trattano con indifferenza. Non parlano, non si rivelano, fanno comunella tra loro, continuano a vedermi come la donna che è stata in manicomio, una sorta di stigam impresso addosso, che mina la mia identità personale, per loro io sono ancora matta, e anche mia figlia lo è, per il solo fatto di essere nata da me. Ma i veri disturbati di mente sono loro. La gente odia la malattia mentale perché ha paura di essere uguale al malato di mente, molti non lo sanno che sono già uguali ai pazzi. E così li emarginano credendosi sani. I miei vicini di casa ricostruiscono la mia pazzia. Sparlano alle mie spalle perché la mia casa è disordinata, per loro vivo nella sporcizia, loro invece hanno case asettiche, perfette e impersonali ma non si rendono conto che vivono nella sporcizia morale. Il fatto che non mi rivolgano la parola è drammatico.

    (testimonianza pubblicata su D – la Repubblica delle Donne)

    tramonto-sul-lago-foto-di-Carlo-Di-Nitto-per-www.lavocedelmarinaio.com-Copia

    Tramonto sul lago

    “Vibra d’un ultimo sospiro
    il giorno incandescente,
    provando a trattenere
    il calore che svanisce;
    rosso di stanchezza
    s’inabissa il sole
    nell’acque increspate
    a incontrar ristoro,
    e passa alla sera intatto
    il testimone dei pensieri.”
    Alda Merini (1931 – 2009)

    Ponza, il faro della guardia (Alda Merini)
    “Quello è il faro
    e noi
    sui gradini dell’immaginazione
    indoviniamo i flutti dove vanno. …”
    Alda Merini (1931 – 2009)

    Ponza-il-faro-della-guardia-foto-Carlo-di-Nitto-per-www.lavocedelmarinaio.com_

    Foto di Carlo Di Nitto per gentile concessione a www.lavocedelmarinaio.com