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    Festa delle Mamme 2020

    A TUTTE LE MAMME CHE FREQUENTANO QUESTA PAGINA E A TUTTE QUELLE DONNE CHE, CON LA BENEDIZIONE DELLA VERGINE MADRE DI DIO, DIVENTERANNO MAMME.

    La mamma del marinaio emigrante di poppa
    (9.8.1922 – 29.7.2012)

    Vieni… vieni qui a sederti…
    accanto a me… su queste colonne
    che un tempo puntavano al sole,
    che nessun vento ha mai fatto
    vacillare, piantate in questa terra
    come segni di un eterno ritorno…
    siedi e troverò le parole che forse
    non ho mai pronunciato… noi,
    noi uomini dalle mani sempre
    un po’ troppo grosse, dai gesti
    impacciati, dagli abbracci goffi
    e sbadati, noi uomini a volte tiranni
    a volte signori indulgenti,
    noi uomini che lasciamo ai poeti
    sempre i versi migliori, noi uomini
    che amiamo una donne senza
    dirglielo mai… tu, invece, paziente,
    lo hai desiderato in silenzio,
    hai sperato che la tua fragilità
    trovasse riparo nelle mie parole,
    se mai ci fossero state, e per questo
    ha saputo aspettare… lo so bene,
    sono le parole di chi ti ama a
    renderti più forte…ora lo so e sono
    pronto a raccontarti tutte le donne
    che vedo, quando vedo te…
    donne di mare, donne di terra,
    rocce e sirene, sagge come questi
    olivi e forti come queste querce,
    tenaci e impenetrabili come
    i veli neri che coprono il capo
    delle nostre vecchie, donne con
    le labbra rosse e la pelle cotta
    dal sole, donne così facili da amare
    che vivono nei campi come zingare
    a bagnare mani nell’acqua,
    a lavare vesti di uomini che
    a loro solo appartengono,
    oppure silenziose sui ciottoli
    sconnessi del sagrato di una
    cattedrale, donne dagli occhi
    come binari che corrono fino
    alle terre dove tutte le memorie
    sono custodite…

    (*) tratta dall’opera teatrale “Girgenti amore mio”
    di Gianfranco Jannuzzo e Angelo Callipo

    La mamma del marinaio emigrante di poppa - www.lavocedelmarinaio.com

    La mamma del marinaio di Enzo Arena
    Oggi è la festa della mamma ed un omaggio alle mamme della gente di mare mi sembra doveroso.
    Che siano ancora con noi o che siano in cielo, le nostre mamme hanno sempre vegliato e continuano a vegliare su di noi. Hanno gioito e continuano a gioire delle nostre felicità ma hanno, e continuano ad avere sempre, il pensiero e la pena per la nostra lontananza. Sempre a pregare in silenzio nelle notti di burrasca ed a sprizzare felicità solo per una nostra telefonata. A loro basta vederci tornare e noi ricambiamo con un “grazie” che per quanto grande sia non è mai grande abbastanza.

    La mamma del marinaio (Enzo Arena)

    Alito dolce e senti il suo profumo.
    Quando hai bisogno ti sfiora una carezza.
    Se stringi i pugni la senti a te vicino
    e la burrasca diventa dolce brezza.

    La vedi li, affacciata alla finestra,
    che scruta il tempo …il tempo di rientrare.
    Vedi il suo volto, le rughe, il suo pensiero.
    E’ sempre li …sta sempre ad aspettare.

    E’ brivido caldo che scorre nelle vene.
    Se chiudi gli occhi la puoi anche vedere.
    Questa è la mamma che un giorno Dio ci ha dato.
    Questa è la mamma di chi va per mare.

    La mamma dei marinai - www.lavocedelmarinaio.com

    Mamma Coraggio Adele Chiello Tusa

    Signor Presidente,
    mi permetto di evidenziare il grave problema della Giustizia che non arriva mai e pertanto, una madre come me, deve subire oltre il danno di aver perso un figlio, la beffa di non poter ridare dignità, con una vera giustizia, al proprio figlio: “Giuseppe Tusa” un militare al servizio dello stato Italiano, deceduto con il crollo della Torre VTS di Genova, 7 maggio 2013, mentre governava la sicurezza della collettività, ma nessuno ha garantito la sua e quella di altri 8 colleghi di lavoro. Dopo anni, dalla Sua morte, non riesco ad accedere ai verbali dei soccorsi, per sapere dove sia stato rinvenuto e perché è stato rinvenuto dopo 16 ore mio figlio Giuseppe. Praticamente mi viene negato anche il diritto legittimo di conoscere elementi legati alla sua morte, pensavo che un P.M. fosse dalla parte delle vittime, ma gli eventi mi indicano il contrario. Credevo che la giustizia fosse scontata, invece devo impegnarmi io, sia moralmente che materialmente, affinché si arrivi alle vere responsabilità del gravissimo evento.

    Lettera di una mamma a Salvatore Todaro
    a cura Antonio Cimmino
    Il 10 ottobre del 1940 in Oceano Atlantico il comandante Salvatore Todaro salvò i naufraghi del mercantile belga Kabalo che precedentemente aveva affondato con il cannone del sommergibile Cappellini. La sua fama di Don Chisciotte del mare si espande in tutta Europa.
Todaro (Medaglia d’Oro al Valor Militare) in quell’occasione sfidò il mare per salvare l’equipaggio nemico perché sentiva “il peso di molti secoli di civiltà
    (Sommergibile Cappellini 15 ottobre 1940)
    …Vi è un eroismo barbaro ed un altro davanti al quale l’anima si mette in ginocchio, questo è il vostro. Siate benedetto per la vostra bontà che fa uno di Voi un Eroe non soltanto per l’Italia ma per l’Umanità”.

    Una mamma (Angela Guida)
    E’ così, fra panni da stendere, piatti da lavare, cucinare, spolverare, creare, cucire, dar da mangiare al gatto, aspettare che torna tuo figlio, tuo marito, che la famiglia sia al completo, è  già sera anzi è già notte…Ora siamo al completo.
    Non bastano ventiquattro ore ed allora: sistema la cucina, metti a posto la tavola, spazza di qua e di la, spegni le luci, chiudi la porta, lascia sistemato per domani mattina, ….shh….shh…tutti dormono ma una mamma non dorme mai  ….shh…shh ….silenzio, spengo il pc…tutti dormono.

    Una mamma (Angela Guida)

    Una mamma,
    è il sole quando il tempo è scuro,
    è una stella che ti illumina
    anche quando non è più vicino a te.
    Basta scrutare attentamente
    il cielo dell’anima …la vedrai li,
    che ti guarda, che ti protegge
    che non ti abbandonerà mai.

    Angela guida per www.lavocedelmarinaio.com (2)
    Le mani di una madre segnalata da Toty Donno

    Le mani di una madre foto da internet

    Quante cose sanno fare le mani di una Madre,
    strumenti sapienti che riportano i segni
    del tempo e della fatica che hanno affrontato;
    le rughe e le macchie
    la pelle brunita
    sono i segni del tempo
    che ci parlano
    di vita vissuta
    del duro lavoro di tutti i giorni,
    che ci parlano d’amore
    quell’amore grande smisurato
    che soltanto una Madre sa dare.
    Per questo
    bacio le mani di mia Madre.


    Mamma (Francesco Montanariello)
    Oggi piove, tu mi sei lontana, tra le nuvole celesti, un tuo raggio di luce attraversa e mi giunge portandomi il tuo grande amore che mi avvolge in un profumo di mamma e di fiore. 
In mare non brilla il sole, c’è soltanto quel tuo raggio che da festa anche ai gabbiani. Piccolo raggio, ma grande luce Divina, grande amore che da tanta luce sulla terra e a chi vaga per mare. 
Buongiorno a te e a tutte le mie amicizie che ti ho sempre chiesto di proteggere.

    Ciao mamma.


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    francesco-montanariello-per-www-lavocedelmarinaio-comCiao Ezio,

    questa la dedico a tutti per una buonanotte, in principal modo a quella persona che da temo manca da casa, che è la persona più cara al mondo, quella che mi ha dato la vita con sacrifici, amore, passione di famiglia e ancora a tutte le mamme che sono volate e a quelle rimaste sulla terra.
    Non dimenticate: la mamma è una sola.

    Ho osservato il tramonto, é scomparso adagio spegnendo la luce del giorno. Il buio accende le luci della sera mentre cala il silenzio e l’aria rinfresca intorno. Gli uccelli sull’albero già dormono sotto lo splendore delle stelle e il chiarore della luna. L’umida aria si posa sulla terra, raffredda il calore del giorno passato posando un immenso silenzio. In questo silenzio, tutto tace tranne che le acque scorrenti di ruscelli e il rumoreggiare dei mari. Sulle onde riposano i gabbiani, sui monti le aquile. Chiudo gli occhi con lo scoccare dell’ora dell’orologio, mi addormento adagio come il tramonto, trasferendomi nei sogni che copriranno questo silenzio e mi porteranno da te che mi avvolgerai nel tuo profumo che mi manca. Solo nei sogni potrò vederti, parlarti, abbracciarti, baciarti, stringerti, allungarti la mano portandoti sul mio cuore che è fiore del tuo amore. 
Buonanotte mamma, buonanotte a tutte le mamme, buonanotte a tutti gli amici e amiche.

    Buonanotte Ezio

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    Ciao Francesco Montanariello,
    nel ricevere e pubblicare questa tua meravigliosa, piena di luce, di speranza, di fede, di carità, di umana e cristiana solidarietà lettera che mi/ci hai voluto regalare permettimi di aggiungere una mia personale esortazione a Maria Immacolata, Vergine e Madre di Dio e di tutti noi umani.
    “Nel giorno della tua Chiamata, oh Immacolata Concezione aiuta tutte le mamme, tutte le donne, anche quelle dei marinai, e veglia su di loro e su di noi. 
Oh Mamma di tutti noi, celebriamo in te le grandi opere di Dio che mai si stanca di chinarsi con misericordia sull’umanità, afflitta dal male e ferita dal peccato, per guarirla e per salvarla. Totus Tuus”.
    P.s. Le nostre mamme Anastasia e Maria sai che hanno stretto amicizia e, da lassù, continuano a volerci bene e vegliare su di noi.
    Ezio

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    Mamma Montanarello - www.lavocedelmarinaio.com


    Mamma forza e sorella coraggio
     di Toty Donno e Pancrazio “Ezio” Vinciguerra
    …a mamma Luisa e a sorella Francesca, ai loro occhi

    Nelle circostanze più difficili non preoccupatevi!
    Guardate a ciò che state passando come una sfida, come un ostacolo, come un’opportunità per accrescere la vostra forza e la vostra pazienza perché le persone migliori sono quelle che nonostante la lotta o la sconfitta non si fanno cambiare in peggio.
    Mantenete la fiducia in voi stesse, senza cambiare il vostro atteggiamento, il modo di vedere le cose, anche se non è possibile cambiare le circostanze.
    Guardare da vicino i problemi significa non lasciarsi sconfiggere da essi perché s’impara a conoscere la vera amicizia e, con gli amici veri, percepisci il potere che hanno su di te  consentendo loro di insegnarti quello che hai bisogno di sapere e poi vai avanti … non abbiate paura perché ciò che non vi distrugge vi fortifica.

    GLI OCCHI DI LILLO, DOMENICO E DELLA SOLIDARIETA - www.lavocedelmarinaio.comCopia

    Come una mamma per il suo bambino
    di Marisa Toraldo 
    Le persone temprate dalla sofferenza hanno affinato una sensibilità speciale. Sanno essere dolci e non sdolcinate, sanno essere dure senza far male, sanno dosare la rabbia distinguendola dall’odio, sanno il significato del silenzio, sanno distinguere l’essenziale dal superfluo, conoscono il peso delle lacrime e il valore di un brivido e soprattutto sanno che nulla ti è dovuto e ciò che hai puoi sempre perderlo. Sono persone così fiere delle proprie cicatrici da potersi permettere di fare a meno di qualsiasi maschera…libere di essere vulnerabili, di provare emozioni e soprattutto libere di correre il rischio di essere felici come una madre che ha concepito il suo bambino.

     

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    Oggi è il mio compleanno, non lo festeggio da anni, ho sempre pensato che fosse una bella ricorrenza per i bambini, per fare sentire quanto sono amati e per regalare loro un giorno speciale in cui ricordare “la benedizione” che è arrivata in famiglia con la loro presenza, da adulta mi sembra superfluo.
    Questa mattina verso le 7.00 Claudia si è svegliata, non era un lamento, più un richiamo, sono andata in camera sua l’ho girata, lei dorme a pancia in giù, ha preso l’influenza da me (è dal 20 di settembre che ha raffreddore e tosse,) e nonostante l’antibiotico e il cortisonico non è ancora pienamente in forma, anche se sembrava stesse avviandosi alla guarigione.
    Gli faccio una carezza, le schiocco un bacio avverto che Claudia  ha un senso di affaticamento respiratorio.
    Ormai la mamma si è fatta da parte e è subentrata l’infermiera -medico formata e laureata sul campo, con l’esperienza quotidiana,  accanto a una creatura fragile di salute.
    Le metto il “saturi metro”  che segna 86.87:
    Già vedevo davanti a me l’ospedale, il pronto soccorso medico, il prelievo di sangue.
    Avverto un incubo sarà l’esperienza pregressa del ricorso alle strutture ospedaliere, …spiegare, spiegare, chiedere, e spesso battersi contro un muro di gomma fatto di nozioni, prassi, regole,  … “tutto fuori dalla nostra portata!”.
    Ci ho messo anni a diventare pratica e ( forse) efficiente, ma prima di ricorrere all’ospedale ci penso un po’.
    Oggi, seppur preoccupata, ho cercato di essere obiettiva e pratica.
    Per prima cosa ho messo l’ossigeno a Claudia, le ho misurato la febbre che per fortuna non c’è, ho dovuto instaurare una”lotta” con lei per metterle gli “occhialini” per l’ossigeno.
    Poi Claudia si è rilassata e dopo pochi minuti l’ossigenazione è tornata a livelli quasi normali: 93-94.
    Lei mi ha sorriso, ha sorriso anche al papà che è venuto a vedere il motivo di quella sveglia prematura visto che Claudia quando sta bene è una dormigliona.
    Quel sorriso ci ha confortato un po’.
    Ho provato a darle la colazione dopo aver aspirato un po’ di secrezioni che da quando è raffreddata sono sempre presenti e lei ha apprezzato il the e i biscottini Nipiol che  mangia abitualmente da quando aveva pochi mesi.
    Mi sono chiesta: se mangia vuol dire che tutto sommato non va malaccio.
    Claudia adesso riposa, le ho tolto l’ossigeno e sto aspettando  i vedere l’evoluzione della giornata. Una giornata uguale alle altre ma sempre particolare.
    Buon compleanno mamma Marina.

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    Il buon Dio aveva deciso di creare la Mamma.
    Ci lavorava già da tanti giorni, quand’ecco apparire un angelo che gli disse:
    – ”Quest’invenzione te ne sta portando via di tempo! Eh?”
    E Lui:
    – ”Sì, ma l’hai vista bene? E’ molto speciale!”
    L’angelo incuriosito chiese:
    – ”E cosa sa fare?”
    Dio spiegò:
    – ”Una mamma sa donare al proprio bambino un sorriso premuroso, possiede un abbraccio capace di tranquillizzarlo, con la sua voce e con dolci parole saprà dargli sicurezza, asciugherà in segreto le sue lacrime, incoraggerà i suoi passi, correggerà i suoi errori, saprà educarlo con saggezza e amore e mentre veglia con cura su di lui trova anche il tempo per i mille lavori di casa, sa sacrificarsi per lui pur di vederlo felice, inoltre possiede un bacio capace di guarire tutto.”
    L’angelo girò lentamente intorno al modello di mamma, esaminandolo con curiosità e annuendo disse:
    – ”E’ davvero molto tenera, hai fatto un ottimo lavoro!”.

    (*)http://www.facebook.com/lina.deluca

    LA DISABILITA’ NON E’ UN MONDO A PARTE MA UNA PARTE DEL MONDO ALLA QUALE LA GENTE DOVREBBE DEDICARE PIU’ AMORE
    (PANCRAZIO “EZIO” VINCIGUERRA)

     

    Preghiera della mamma di Toty Donno Carlo Di Nitto

    Signore, Ti affido i miei figli: veglia su di loro. Li ho cresciuti nella tua conoscenza, ho fatto loro conoscere ed amare il Tuo Amore. Ora sono cresciuti, si sono a poco a poco staccati da me. Sono Persone.
    Ho cercato con impegno attento, di abituarli a fare a meno di me. Di me, non di te, Signore. Tu me li avevi donati e affidati, io li ho cresciuti nel Tuo nome. Ora sono io che li affido a Te. A Te che li puoi seguire dovunque. Meglio di quanto non abbia mai potuto fare io.
    Signore, io non ti prego di allontanare da loro le difficoltà; ma fa’ che essi trovino in Te la forza per superarle: esse li matureranno.
    Non Ti prego di allontanare da loro i pericoli, ma fa’ che essi li sappiano affrontare con coraggio e bontà: essi li faranno uomini. Non Ti prego di evitare loro le delusioni della vita, ma di conservare loro la speranza e la fede: con esse potranno rendere il mondo migliore. E se non mancherà loro, Signore, certamente la loro parte di dolore quotidiano, da’, loro, Ti prego, la forza di unirlo a quello del Tuo divin Figlio, di offrirlo a Te: esso li farà santi.
    Veglia, ti prego, sui miei figli.

    La-marinaia-Di-Nitto-per-www.lavocedelmarinaio.com_

     

    …a Roma salutavo gli amici. Dove vai? Vado in Perù. Ma che sei matto?
    Me ne andavo da quella Roma puttanona, borghese, fascistoide, da quella Roma del “volemose bene e annamo avanti”, da quella Roma delle pizzerie, delle latterie, dei “Sali e Tabacchi”, degli “Erbaggi e Frutta”, quella Roma dei castagnacci, dei maritozzi con la panna, senza panna, dei mostaccioli e caramelle, dei supplì, dei lupini, delle mosciarelle…
    Me ne andavo da quella Roma dei pizzicaroli, dei portieri, dei casini, delle approssimazioni, degli imbrogli, degli appuntamenti ai quali non si arriva mai puntuali, dei pagamenti che non vengono effettuati, quella Roma degli uffici postali e dell’anagrafe, quella Roma dei funzionari dei ministeri, degli impiegati, dei bancari, quella Roma dove le domande erano sempre già chiuse, dove ci voleva una raccomandazione…
    Me ne andavo da quella Roma dei pisciatoi, dei vespasiani, delle fontanelle, degli ex-voto, della Circolare Destra, della Circolare Sinistra, del Vaticano, delle mille chiese, delle cattedrali fuori le mura, dentro le mura, quella Roma delle suore, dei frati, dei preti, dei gatti…

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    4.5.2020, festa della semilibertà vigilata

    a cura Marinai di Spirito Santo

    La mia solitudine reclama pace
    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    La mia solitudine reclama pace quando il rumore del frastuono esterno, mi sommerge.
    Ecco che avanza la mia solitudine, e reclama pace.
    Gesù, quando aveva bisogno di pregare, andava nel deserto da solo, e reclamava pace.
    La solitudine è momento di meditazione della mia coscienza, è l’equilibrio che discerne il bene dal male, il giusto dall’ingiusto e che dirige la barchetta verso il nostro destino, e reclama pace.
    I torti subiti, le sofferenze e gli imprevisti, le incomprensioni, mi sbattono senza alcuna meta come foglia che viene trascinata dal vento e, volando senza alcuna meta,  mi porta lontano, senza alcun destino, e io reclamo pace.
    Ma io non sono foglia morta dall’albero della vita e con tenacia, prima di ferire il cuore del fratello, specialmente di un giovane, rifletto semplicemente perché non ho nessun diritto di creare dolore, e reclamo pace.
    In questi momenti di solitudine, è il silenzio che aiuta e fortifica, che reclama pace.

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    1° maggio e 25 aprile – lettera al signor Presidente della Repubblica Italiana

    di Don Gino Delogu

    Signor Presidente della Repubblica Italiana, una premessa e una domanda.

    Il 25 aprile, festa della Liberazione e il 1° maggio festa del Lavoro, tutti le attività lavorative sospese e tutti gli esercizi commerciali chiusi con severe Ordinanze sindacali; mentre il 2 Giugno festa della Repubblica Italiana, viene considerato giorno feriale e lavorativo. La domanda è:

    – questa nostra Repubblica non merita proprio niente?

    – Come mai si continua a sostenere il disamore per quello che rappresenta la conquista più importante del nostro popolo?

    Nel 1961 abbiamo celebrato i 100 anni dell’unità d’Italia, adesso ci apprestiamo a celebrare i 150 anni, giusto anzi giustissimo, ma, come mai tanta passione per questa celebrazione che comunque è stata realizzata da un Re di Casa Savoia e non per la nostra amata Repubblica?
    Che significato ha, avere una Italia unita e repubblicana se poi ci lascia tanto indifferenti?

    Con riverente gratitudineDon Gino Delogu


    PER GRAZIA RICEVUTA
    Ciao Don Gino,
 molti di noi, come me, ti conoscevano come uomo di mare e di Dio.

    Mi sento di affermare, a nome di tutta la grande famiglia dei marinai che occuperai, per sempre, un posto speciale nei nostri cuori. Hai vissuto intensamente e fuori dal comune questa vita straordinaria che Lui ci ha donato e adesso, in questo giorno particolare e in questo anno misericordioso straordinario, Lui ti ha voluto nel suo Regno per continuare la navigazione nella Gerusalemme divina in supporto di chi prima di noi è salpato per l’ultima missione…


    Don-Gino-Delogu-e-gli-inseparabili-amici-marinai
    Riporto le parole che Riccardo scrisse quando diventasti Diacono

    Articolo

    Trovare me stesso.
    Sapere chi sono.
    Non è un fine, non è la meta.
    Non esiste il traguardo di aver raggiunto la consapevolezza di se stessi.
    Essere coscienti di sé è un continuo divenire.
    Una continua scoperta.
    Una sorprendente avventura che dura tutta una vita.
    Ogni giorno io cambio, perché lo stesso universo dentro e fuori di me che muta.
    Perché il mutamento è l’unico punto fermo dell’esistenza.
    Dunque scelgo di guardare davanti a me con gli occhi di un bambino.
    Scelgo di riflettere su quello che vedo con lo sguardo dell’esperienza.
    E poi decido di agire, sentendo e valutando la pesantezza o la leggerezza di tale scelta, prima che venga compiuta.
    E poi vivo.
    Vivo le mie scelte in piena responsabilità.
    Ed è questo che mi fa sentire libero.
    Libero di vivere appieno ogni secondo che il Creatore mi ha donato.
    Libero di cambiare.
    Libero di scoprire un nuovo me stesso in ogni istante che vivo.
    Libero di sorprendere me stesso e ancora e ancora…
    (Lirica di Riccardo Fioravanti)

    Don Gino Delogu - www.lavocedelmarinaio.com

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    1° maggio 2020, festa del lavoro

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    Buongiorno ai naviganti,
    auguri alle lavoratrici e ai lavoratori, a chi è (fortunatamente) in pensione e, soprattutto, a chi un lavoro lo ha perso e lo cerca con la dignità nell’italico paese fondato proprio sul “lavoro”.
    Non perdiamo mai la speranza (unicamente alla fede e alla carità). Continuiamo anche ad essere chiamati alla penitenza e alla preghiera e cambiare radicalmente la nostra vita, adattandoci alla natura stessa. Cogliamo allora l’attimo, il momento propizio, perché quelli come noi preghiamo, con il cuore, e non ci arrendiamo mai, anche per i morti sul lavoro e alle vittime del dovere.
    Questo è il momento giusto per non dimenticare mai perché il confine tra sogno e realtà, mare e terra, cielo e abissi, è lieve.
    Amen.

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    Egidio Bullesi (24.8.1905 – 25.4.1929)

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra




    (24.8.1905 – 25.4.1929)

    PER GRAZIA RICEVUTA

    Egidio nasce a Pola il 24 agosto 1905, terzo di nove fratelli di una famiglia originaria di un piccolo paese all’interno dell’Istria. Il padre, Francesco Bullessich (il cognome verrà italianizzato giusto un mese prima della morte di Egidio) era dunque cittadino austro ungarico, disegnatore tecnico presso l’Arsenale di Pola. Durante la Prima Guerra Mondiale, la famiglia sfolla prima a Rovigno poi in Ungheria (Szeghedin) e poi in Austria (Wagna e Graz).Qui Egidio , sempre assieme all’adorata sorella Maria, si adopera per alleviare la miseria della famiglia percorrendo a piedi monti e valli alla ricerca di cibo, legna ed indumenti, ottenuti col baratto delle poche cose che il padre riusciva a portare da Pola.
    Terminata la guerra e rientrata la famiglia a Pola, divenuta italiana, Egidio comincia a lavorare come apprendista carpentiere a soli 13 anni nei locali cantieri navali e vi rimane fino al compimento del 20° anno. I compagni lo definiscono di carattere aperto e gioviale, estroverso e cordiale con tutti. In quegli anni frequenta anche la Regia scuola professionale e la termina eseguendo un modello di nave che ricevette anche un premio (oggi è conservato nel convento di Barbana). Fonda anche la sezione Scout cattolico di Pola, cui dedica tutto il suo tempo libero dal lavoro (diceva: è questa una strada provvidenziale, capace di portare gioiosamente i giovani al Padre). Conosce anche una brava giovane, di nome Italia , dalla quale però i genitori lo terranno lontano soprattutto per la sua giovane età. Risale a quel periodo l’incontro con alcuni frati francescani , incontro e frequentazione che segnarono la sua vita: si dedicò infatti allo studio delle opere del Santo e decise quindi, nel 1920, ad entrare nel Terz’Ordine Francescano. Durante uno sciopero “rosso”, sale su una gru e vi innalza il tricolore.
    Nel 1921, in occasione del 50° congresso della Gioventù Cattolica, Egidio è designato a rappresentarvi la sua città natale. Nel 1925, chiamato, come tutti i giovani sani e robusti della sua età (era alto più di 1,80 mt.) a prestare servizio militare, fu ovviamente arruolato nella Marina Militare e, dopo il periodo di reclutamento ed addestramento, destinato a bordo della corazzata “Dante Alighieri”. A bordo si distinse non solo per la sua capacità , disciplina e serenità ma per la capacità di aggregare intorno a sé un sempre crescente numero di marinai, raccolti quotidianamente in gruppi di riflessione e di preghiera: fra essi anche Guido Foghin che, dopo la sua morte, diverrà missionario francescano in Tibet. Terminato il 15 marzo 1927 il periodo di leva: scrisse alla madre:” lascio il servizio militare felice ed orgoglioso di avere dato alla Patria nostra, coscientemente, l’opera mia per oltre due anni e di avere servito con fedeltà ed onore”. Gli rimase la passione per il nuoto e la voga, che continuò a praticare con assiduità . Fu assunto come disegnatore tecnico , per opera del fratello Giovanni, dai cantieri navali di Monfalcone, città nella quale operò in favore delle famiglie povere ed emarginate ,curando in particolare l’educazione dei bambini e ragazzi analfabeti. Ala fine del 1927 si ammalò di tubercolosi e nel marzo successivo fu costretto a rientrare a Pola per ricevere assistenza dalla famiglia. Costretto a periodi di ricovero in ospedale sempre più lunghi, accettò la malattia con straordinaria serenità, trasfondendo a medici ed infermieri la sua gioia e la bellezza anche nella sofferenza. Morì la mattina del 25 aprile 1929 e le esequie furono celebrate nella cattedrale di Pola da don Antonio Santin , il futuro vescovo di Trieste, suo amico e confidente fin dalla più tenera età. Fu sepolto nell’isola di Barbana, vicino a Grado. Il processo della sua beatificazione è stato avviato nel 1974 a Trieste e la causa inviata a Roma nel 1977. Papa Giovanni Paolo II ha dichiarato Egidio ufficialmente “venerabile” nel 1997. Nel 2000 il vescovo di Trieste ha trasmesso alla Congregazione per le cause dei Santi i risultati dell’indagine sul presunto miracolo, a lui attribuito, avvenuto nel 1929 sulla motonave “Vulcania”.
    Il 26 aprile 2009 nel Santuario della Madonna di Barbana (Grado – Gorizia) il padre Superiore, Frà Marciano Fontana (tel. 0431 – 80.453), ha espresso il desiderio di celebrare solennemente la ricorrenza nell’anniversario della morte.