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    21.5.1995, ricordando Mario Castellano

    di Antonio Cimmino

    PER GRAZIA RICEVUTA

    Nasce a Castellammare di Stabia (NA) il 10.8.1916.
    Il suo destino è legato, come tanti giovani, al secondo conflitto mondiale.
    Arruolato nella regia Marina come marinaio servizi vari, viene imbarcato sul regio incrociatore pesante Trento.
    Il mattino del 15 giugno 1942, mentre stava navigando con una flotta da battaglia per intercettare un convoglio di rifornimenti alleati diretti a Malta (Operation Vigorous), l’unità venne attaccata ed affondata da due siluri. Il primo siluro, lanciato alle 5.15 da un aerosilurante Bristol Beaufort alleato decollato da Malta, immobilizzò il Trento che venne lasciato indietro mentre il resto della flotta proseguiva all’inseguimento del convoglio.
    Alle ore 09.10, mentre veniva trainato dal regio cacciatorpediniere Pigafetta venne centrato nel deposito munizioni prodiero da un siluro lanciato dal sottomarino HMS Umbra della Royal Navy affondando rapidamente.

    I membri dell’equipaggio ebbero poco tempo per indossare il giubbotto di salvataggio e balzare in acqua.
    Morirono 657 marinai su 1.152.
    Il marinaio Mario Castellano, matricola 99140, si salvò.
    Mario è salpato per l’ultima missione, per approdare nel porto dell’Altissimo, il 21.5.1995.

     

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    Onofrio Menolascina

    di Nicola Solito e Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    (Carbonara di Bari  (BA), 21.11.1966 – 15.5.2020)

    Buongiorno Ezio,
    Onofrio era nato a Carbonara di Bari (BA) il 21.11.1966, Lui ha fatto tanti anni sui sommergibili: Da Vinci, poi Comgrupsom, Longobardo, Comforsub, Comflotsom… E’ salpato per la sua ultima missione 15.5.2020.
    Per quanto riguarda il necrologio puoi tranquillamente farlo tu…
    Ti dico solo che ho conosciuto pochissime persone così socievoli,  sorridente, altruista, lavoratore,  compagnone, corretto, educato, mai dico mai una sola parola fuori posto e non sono le solite cose che si dicono quando una persona  ci lascia…
    Ezio fidati qualsiasi cosa di buono ti viene in mente di scrivere non sbagli!
    Ah dimenticavo, particolare importante per noi, Sottufficiale modello, credimi Ezio, il Signore lo ha voluto perché era un angelo e la terra non era posto per lui…

    Che cos’è un Frà per noi marinai?
    Cercarsi e chiarirsi quando siamo in vita perché quello che facciamo o non facciamo in vita ce lo porteremo Altrove.
    Nel percorso della nostra vita, la nostra,  talvolta si è costretti a dover affrontare  momenti che hanno la parvenza di essere tristi quando una persona a noi cara sembra allontanarsi. E qualcuno, purtroppo assente, è salpato per l’ultima missione o, ancor più triste, non ha fatto rientro alla base…
    “Frà” è qualcosa di solito (…mi correggo Solito Nicola) riservato a quelle persone a cui  piace interagire con il prossimo e chi ha avuto l’onore ed il piacere di conoscermi sa che per me è un cardine della mia filosofia di vita come del resto per altre persone di buona volontà, soprattutto per i sommergibilisti, incursori, ecc. ecc.
    Questa predisposizione a relazionarci e confrontarci con gli altri, anche se più volte è celata dai limiti del nostro carattere, può suscitare talvolta antipatie ed invidia. Ma non è il caso nostro che ci incontriamo e continuiamo a cercarci: sempre!
    Oggi utilizziamo quasi tutti are al meglio i mezzi di comunicazione, per primo la parola e quindi il dialogo interpersonale per una maggiore e giusta visibilità e per la logica conseguenza di una “rispettabilità” da parte del cosiddetto “mondo civile”, che se usata bene contribuisce nel Sociale, specie il nostro, ci fa stare bene  e fare de bene, senza mai chiedere nulla in cambio…proprio come facciamo i Frà, proprio come hanno fatto, dopo tantissimi anni, quelli del “corso Oceanici”.
    La voglia di ben figurare come membro della grande famiglia della società civile, si può e si deve perseguire specialmente durante il colloquio diretto. Questo Onofrio Menolascina lo sapeva, come lo sai anche tu caro Nicola…

    Al buon esempio che diamo, che si dà, mai si deve pretendere di ricevere qualcosa per tornaconti personali.
    A Dio, prima di tutto, perché e Lui che ci ha fatto dono, attraverso i primi suoi due Comandamenti, di questa immensa Cristiana Verità.
    I marinai di una volta sono più che amici e, per questo, ci cerchiamo e ci chiamiamo ancora Frà, nel bene e nella cattiva sorte … proprio come i Discepoli di Cristo.

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    San Giovanni Paolo Secondo (18.5.1920 – 18.5.2020), l’ultima scintilla mandata dal Cielo

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra e Marino Miccoli (*)
    ritratto (olio su tela) di Toty Donno (diritti riservati dell’autore) (*)

    PER GRAZIA RICEVUTA

    Questo articolo è dedicato ai padri Micheliti, in particolare ai “padri spirituali” del Pontificio Santuario Maria SS. “ad Rupes” di Castel Sant’Elia (VT) che quotidianamente con fede, speranza e carità, con la preghiera e la perseveranza offrono ai pellegrini di entrare in “dialogo con Dio”, nel silenzio, personalmente e tramite la Sua Parola.

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    Di San Giovanni Paolo II si è parlato tanto, non solo nel suo per il suo pontificato e quindi per i tempi eccezionalmente brevi della beatificazione chiesta dai credenti fin dal giorno del suo solenne ed indimenticabile funerale avvenuto il 2 aprile 2005 ma per il suo cammino in questa Gerusalemme terrena.
    Papa Benedetto XVI il 1° maggio 2011 (altra data non a caso) ne celebrò la sua Beatificazione e l’attuale papa Francesco il 27 aprile 2014 lo ha canonizzato.
    Ma quelle di cui sopra non sono che date volute direttamente dal nostro Signore Dio Padre. In realtà dal giorno della sua nascita, dal giorno della sua dipartita, il sensus fidei di Dio donato al popolo cristiano aveva acclamato santo Giovanni Paolo II.
    Questo papa venuto da lontano, nemico del comunismo, sportivo, amante del teatro e dell’arte, pellegrino per il mondo come nessun suo predecessore, il grande Pontefice.
    La sua grandezza umana, spirituale e storica si può di seguito riassumere dalla sua nascita, dal suo sposalizio con Dio e soprattutto da quegli oltre 26 anni di pontificato (16 ottobre 1978 – 2 aprile 2005) che gli hanno permesso di imprimere nella storia una impronta decisiva ed indelebile fin dalle sue prime parole pronunciate nell’omelia di insediamento al suo pontificato (22 ottobre 1978):

    “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura!”.

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    Questo che lui chiedeva, lo ha fatto per primo: ha aperto a Cristo la società, la cultura, i sistemi economici, invertendo con quella forza spirituale che gli veniva da Dio una tendenza che fino ad allora sembrava irreversibile ed incontrovertibile.
    La sua testimonianza mista di sofferenza e gioia, quel suo indimenticabile abbracciare la Croce, il suo amore e coraggio ci ha ridato la forza di credere in Cristo, Redentore dell’uomo.

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    KAROL JOZEF WOITYLA
    di Marino Miccoli (*)

    Karol Jozef Woityla è nato in Polonia, a Wadowice, una cittadina distante circa 50 km da Cracovia, il 18 maggio 1920. Primo Papa non italiano dopo quattro secoli e mezzo, fu il 264° della Chiesa cattolica. E’ stato uno dei pontefici più importanti e lungimiranti della storia: amatissimo dai fedeli di tutto il mondo perché ha saputo toccare i cuori della gente ed aprire, anzi spalancare le porte a Cristo.
    In occasione del centenario della nascita di questo grande Santo, Uomo di Fede e Papa indimenticabile, rimangono impressi nei nostri ricordi la sua autorevolezza e le sue preziose parole, in particolare quelle indirizzate ai mafiosi durante lo storico discorso pronunciato a braccio, ad Agrigento il 9 maggio 1993, dopo la benedizione finale al termine della Santa Messa celebrata nella Valle dei Templi:
    “Convertitevi, una volta verrà il giudizio di Dio”.
    Karol Woityla resse la cattedra di Pietro per 26 anni, morì il 2 aprile 2005.
    Papa Francesco l’ha proclamato Santo il 27 maggio 2014.

    “Ricco non è colui che possiede, ma colui che dà, colui che è capace di dare.”
    Giovanni Paolo II.

    (*) Per conoscere gli altri loro articoli digita sul motore di ricerca del blog i loro nome e cognome.

    Si consiglia la lettura del seguente link:
    https://www.lavocedelmarinaio.com/2011/04/giovanni-paolo-ii/

    … la televisione dice che oggi 18.5.2020 il distanziamento sociale continua, in maniera randomica, e che dobbiamo affidarci nelle mani degli sceriffi anziché che nelle mani di Dio… che dobbiamo lavarci le mani spesso come fece Pilato, come peraltro continuiamo a fare!
    Io sostengo che continuiamo ad essere chiamati alla penitenza e alla preghiera e cambiare radicalmente la nostra vita, adattandoci alla natura stessa.
    Cogliamo allora l’attimo, il momento propizio, perché quelli come noi preghiamo, con il cuore, e non ci arrendiamo, mai.
    Questo è il momento giusto perché il confine tra sogno e realtà, mare e terra, cielo e abissi, è lieve… altro che distanziamento sociale, altro che lavarci le mani!
    – “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura!”.
    – “Convertitevi, una volta verrà il giudizio di Dio”.
    – “Ricco non è colui che possiede, ma colui che dà, colui che è capace di dare.”
    Amen.
    Pancrazio “Ezio” Vinciguerra
    P.s. Memento Audere Semper!

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    12-13.5.1881, il bark del Capitano Bernardo Pagano

    a cura Sergio Pagni

    PER GRAZIA RICEVUTA

    Questo ex voto è custodito nel Santuario di Nostra Signora di Monte Allegro, presso Rapallo.
    Sul retro del quadro si legge:
    Il bark marittimo ritrovandosi alla mezzanotte del 12-13 maggio 1881 nelle vicinanze di Capo Clear. Il passeggero Giovanni Cassano, improvvisamente brandiva una spada, lasciava esanime il capitano Bernardo Pagano, feriva il pilota inglese e l’armatore, il quale votava in ringraziamento a Maria del Monte Allegro.”
    De Pelo Carlo Andrea.
    Il quadro è firmato dal pittore veneziano Antonio Luzza.

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    Mamma Mahon (Fortuna Novella)

    di antonio.cipollina@virgilio.it

    (Carloforte, 25.9.1880 – 26.6.1969)


    …la storia di Fortuna Novella, le vicende dell’affondamento della corazzata Roma e dell’internamento a Port Mahon (Spagna) degli equipaggi dell’incrociatore Attilio Regolo e dei cacciatorpediniere Carabiniere, Fuciliere e Mitragliere.

    Fortuna Novella
    Nata a Carloforte (Cagliari) il 25 settembre 1880. La famiglia era originaria di Santa Margherita Ligure. I nonni paterni Antonio Novella e Fortuna Brichetto si trasferirono a Carloforte nel 1813 per la pesca del corallo. Andò sposa l’8 maggio 1902 a Antonio Riudavetz, confettiere di Mahon (Spagna).

    Il fatto – Settembre 1943
    L’Europa  è nel turbine dalla seconda guerra mondiale alla quale anche l’Italia partecipa dal giugno 1940. In un primo tempo le vicende belliche sembrano favorevoli all’Italia e alla Germania ma con l’ingresso in guerra degli Stati Uniti le cose cambiano e l’Italia è costretta ad arrendersi. La notizia dell’armistizio viene diffusa l’8 settembre 1943. La stessa notte le squadre navali italiane ancorate a La Spezia e a Genova ricevono l’ordine di salpare per sfuggire ai tedeschi che potrebbero occupare i porti.
    Della squadra navale ancorata a Genova, al comando dell’ammiraglio Luigi Biancheri, fanno parte gli incrociatori “Garibaldi”, “Duca D’Aosta”, “Duca degli Abruzzi” e la torpediniera “Libra”.
    Nella notte, alle ore 2.25 del 9 settembre, la flotta ordinata, silenziosa e ubbidiente, lascia il Golfo di La Spezia diretta a La Maddalena e, passando a Nord di Capo Corso, si riunisce, alle ore 6.30, alla 8^ Divisione incrociatori, partita da Genova. Destinazione La Maddalena, in Sardegna, dove è previsto anche l’arrivo del Re. Al centro della formazione le tre corazzate, a sinistra e a dritta le due divisioni incrociatori e le due squadriglie di cacciatorpediniere.
    Alle ore 9.00 la formazione fa rotta per 218°, accosta per rotta Sud, passando a ponente della Corsica.
    Alle ore 10.00 viene avvistato un ricognitore inglese che fa alcuni larghi giri e si allontana.
    Alle 10.29 viene avvistato un ricognitore tedesco.
    Poco dopo le 12.00 la formazione assume la linea di fila con i sei incrociatori in testa e i cacciatorpediniere ai fianchi delle corazzate.
    L’isola dell’Asinara è già in vista. Una squadriglia di cacciatorpediniere riceve l’ordine di entrare in porto a La Maddalena.
    Quest’ordine viene tempestivamente modificato alle ore 14.45 da Supermarina che comunica che La Maddalena è stata occupata dai tedeschi. Immediata inversione di rotta delle unità navali.
    Sono le ore 15.10, al largo dell’Asinara in cielo appaiono, in tre ondate, 15 aerei bombardieri bimotore tedeschi “DO-217/K2 decollati dall’aeroporto di Istrés presso Marsiglia. Gli aerei lanciano bombe: le tristemente note “FX/1400” radiocomandate. Le navi rispondono al fuoco ma inutilmente: gli aerei volano a 6-7 mila metri d’altezza.
    Alle ore 15 e 47 la corazzata “Roma” viene colpita due volte. La prima bomba cade tra i due complessi da 90 di dritta (n.9 e n.11) a un metro dalla murata, trapassa lo scafo causando una grossa falla e scoppia in mare. L’esplosione sotto lo scafo blocca due delle quattro eliche sistemate a poppa. Una immediata caduta della velocità della nave sotto i 16 nodi. Quattro caldaie poppiere e le relative macchine si allagano. La seconda bomba colpisce la “Roma” alle 15.52 fra il torrione di comando , vicinissimo al fumaiolo di prora, e la torre n.2 di grosso calibro. La bomba perfora il ponte corazzato, il locale turbodinamo e scoppia nel locale motrice di prora. La nave è ferita a morte La torre 2 è proiettata in mare.
    Sono forse 2000 tonnellate di acciaio che sono strappate violentemente dalla nave. La corazzata si ferma, sbanda di 10 gradi a dritta. Poi le fiamme raggiungono il deposito di munizioni di prora, la santabarbara: l’esplosione è terribile. La grande nave, orgoglio della Marina Militare italiana, 46000 tonnellate di stazza, si spezza in due e affonda rapidamente trascinando con se 1393 marinai di cui 1193 dell’equipaggio della nave e 200 del Comando Forze Armate da Battaglia presenti a bordo della Nave Ammiraglia.
    Fra essi l’ammiraglio Carlo Bergamini, il contrammiraglio Stanislao Caraciotti, il comandante della nave C.V. Adone Del Cima e ottantacinque ufficiali.

    Sulla corazzata Roma al momento dell’affondamento erano presenti (precisazione del Com. Pier Paolo Bergamini):

    A) COMANDO IN CAPO FORZE NAVALI DA BATTAGLIA

    Presenti Dispersi e deceduti Superstiti
    Ufficiali 28 28 =
    Sottufficiali 62 60 2
    S.C. e Com. 138 112 26


    B) EQUIPAGGIO CORAZZATA ROMA

    Presenti Dispersi e deceduti Superstiti
    Ufficiali 87 57 30
    Sottufficiali 217 171 46
    S.C. e Com. 1489 965 524

    TOTALI
    2021 1393 628

    Anche la corazzata “Italia” viene colpita, ma la micidiale bomba radiocomandata attraversa la fiancata della nave ed esplode in acqua. La nave può proseguire. Sul mare in calma relitti e molti naufraghi. Vengono recuperati 628 superstiti tra i quali molti feriti e 25 cadaveri.

    Il comando viene assunto dall’ammiraglio Romeo Oliva. La flotta punta verso Sud. L’Attilio Regolo e i cacciatorpediniere Carabiniere, Fuciliere e Mitragliere si fermano e raccogliere pietosamente i 25 morti e parte dei 628 superstiti, proseguono poi per Port Mahon, capoluogo di Minorca (Baleari), in Spagna.
    (Le torpediniere “Impetuoso” e “Pegaso”, anch’esse impegnate nel recupero dei morti e dei superstiti, proseguono poi per l’isola di Majorca dove vengono autoaffondate).
    La Spagna è neutrale: la convenzione internazionale prevede che le navi impegnate in guerra possano sostare solo 24 ore nei porti neutrali. Le navi non si riforniscono di nafta da tanti giorni. E’ impossibile riprendere la navigazione senza quei rifornimenti che la Spagna non può concedere.

    L’intervento di Fortuna Novella (Mamma Mahon)
    Appena venuta a conoscenza che gli equipaggi di alcune navi militari italiane si trovano in difficoltà si precipita al porto in aiuto dei connazionali.
    Lei, la sola italiana residente a Mahon cura i feriti, procura da mangiare, trova le medicine, tiene i contatti con le famiglie in Italia, corre in camposanto dove depone fiori sulla tomba dei 25 marinai sepolti. Interviene presso le autorità locali onde evitare l’internamento e grazie alla sua azione, anche se le navi vengono internate, agli equipaggi viene concesso di restare a bordo e muoversi liberamente.
    Le porte di casa Riudavetz-Novella e quelle di Villa Fortuna vengono aperte ai 1800 marinai della formazione. Gli equipaggi delle navi sono composti da marinai perlopiù giovanissimi che tanto sentono la lontananza dell’Italia e della propria famiglia.
    Mamma Fortuna o Mamma Mahon, così sarà chiamata quella piccola Signora dagli occhi azzurri, fa loro da madre. Li nutre, li cura e distribuisce loro consigli, affetto e anche gli abiti del defunto marito. Quando scendono a terra delle navi quei 1800 marinai sanno dove andare. Le case della dolce Signora danno loro il sapore della vita domestica e quel calore di italianità che li aiuta a superare quei momenti difficili.
    Una testimonianza per tutte, quella dell’ufficiale cagliaritano Enrico Lay, che scrive sull’album di casa Novella:
    A scuola mi hanno insegnato che la fortuna è una donna cieca o bendata che ha la facoltà di dare il bene o il male. A Mahon ho scoperto che Fortuna è una donna dagli occhi buonissimi che parlano prima della bocca”.

    Trascorrono così 16 mesi, la partenza avviene il 15 gennaio 1945. I nostri giovani marinai salutano la loro benefattrice che li abbraccia uno per uno. Ha le lacrime agli occhi. I suoi figlioli, come ama chiamarli, piangono con lei.
    Le navi si allontanano. Mamma Mahon agita le braccia con un fazzoletto in segno di saluto. I marinai, migliaia di mani tese verso di lei, fissano l’immagine di Fortuna Novella per imprimerla un’ultima volta nella loro mente. Infine Mahon scompare alla loro vista.
    Fortuna Novella non dimentica i morti della corazzata “Roma” sepolti a Mahon. Cura che sulle croci venga sistemata una targhetta col nome del defunto e non fa mancare preghiere e fiori.

    Onore ai caduti
    Nel 1950, a ostilità concluse, la Marina militare italiana decide di onorare i caduti che riposano a Mahon. Le salme vengono composte in un nuovo monumento di marmo dello scultore Armando D’Abrusco.
    Novella Fortuna partecipa alla cerimonia il 29 settembre. Agli occhi degli ufficiali italiani giunti a Mahon per assistere alla cerimonia quella donna piccola già avanti negli anni di cui tanto hanno sentito parlare in Italia sembrò, sotto il profilo morale, un gigante e le parole dell’ammiraglio Ferrante Capponi ne dettero conferma:

    Vi è una persona in Mahon alla quale noi dobbiamo molta gratitudine: la signora Fortuna Novella. Essa ha svolto in passato una preziosa opera di assistenza ai nostri equipaggi e dimostra tuttora verso i caduti che sono qui sepolti una cura pia ed amorevole della quale è soltanto capace un’anima nobile e generosa mossa da amor patrio e carità cristiana”.

    Riconoscimenti in Patria
    Trascorrono sette anni. In questo periodo la storia di cui Fortuna Novella fu protagonista si diffonde in tutta Italia. Le famiglie dei marinai beneficiari del grandioso atto di bontà vogliono conoscere questa donna per ringraziarla ed ascoltare dalla sua voce l’intera vicenda.
    La Marina Militare Italiana la invita più volte a Roma. Fortuna Novella è indecisa. Infine si convince e il 20 settembre del 1952 vola a Barcellona e da qui, su un aereo della Lai, a Roma.
    E’ ospite della Marina Militare Italiana. Viene accolta con tutti gli onori. Gli alti ufficiali della marina le rendono omaggio.
    Parlano di lei radio e giornali. Il Santo Padre Pio XII la riceve in udienza privata. Incontra i parenti dei caduti che consola. La chiamano da ogni parte d’Italia, riceve centinaia di lettere: da Chioggia, la madre di un marinaio morto, Atonia Regner , le scrive:

    Siamo povera gente, ma venite a trovarci per dirci com’è la tomba del povero Giorgio. Noi abitiamo in Calle del Teatro…”

    Fortuna Novella dirà:

    Andrò e dirò alla madre di Giorgio che mai mancano i fiori sulle tombe dei marinai. Ho anche disposto che il 2 novembre siano deposte corone sui loculi e sia detta una messa per quei poveri morti. Poi tornerò io…

    Riceverà l’anno successivo dal Presidente della Repubblica italiana Luigi Einaudi un’ alta onorificenza “La stella della solidarietà italiana di prima classe“.

    L’arrivo in Sardegna e a Carloforte
    Parte quindi per la Sardegna e giunge a Cagliari.
    Anche qui tanti incontri: Fortuna Novella rievoca presso la base navale quei 16 mesi in cui fu madre di 1800 marinai. Infine a Carloforte, suo paese natale. Manca dal 1923. Un’auto della Marina la trasferisce a Portovesme. L’attende una nave del Comando militare.
    Sul molo di Carloforte, in attesa, migliaia di persone. Quasi tutto il paese. Barche pavesate a festa. La banda musicale. Il Sindaco, altre autorità civili e religiose e tante braccia alzate in segno di saluto. Un saluto che vuole essere un ringraziamento per aver , con la sua opera di straordinaria generosità e amor patrio, onorato l’Italia e la sua Carloforte.
    Ritornerà a Mahon dopo Natale dello stesso anno per vegliare sulle tombe dei 25 marinai che sono sepolti là, lontani dalla loro Patria.
    Morirà a Mahon nel 1969. La lapide della Sua tomba porta la seguente incisione:

    Che il suo Spirito possa essere sempre conservato ai nostri giovani.

    Di lei scrisse, in data 22 marzo 2000, l’amm. Marcello Vacca Torelli, uno dei superstiti di nave “Roma”, all’epoca guardiamarina:

    Plaudo all’iniziativa sorta a Carloforte di onorare degnamente quella che i marinai definirono la loro “Mamma” e che io credo sia stato un vero “Angelo di bontà”; ricordo con quanto affetto e devozione tutti ne parlavano e quanta riconoscenza aveva suscitato.


    Bibliografia
    2 febbraio 1945 – La Rinascita – Taranto
    “Navi italiane in Ispagna. Dopo l’armistizio. La signora Fortuna Novella, l’unica italiana di Mahon. Il saluto del porto spagnolo”

    settembre 1952 – Tempo – Roma
    “Tutti suoi figli i superstiti della << Roma >>”

    ottobre 1952 – Orizzonti
    “1.800 marinai la chiamavano Mamma”

    ottobre 1952 – Oggi – Roma
    “La mamma dei marinai ha avuto 1.800 figli. E’ giunta dalla Spagna Fortuna Novella, la prima donna che sulle bare dei marinai della “Roma”…

    24 ottobre 1952 – L’Unione Sarda – A.De Martis
    “Affettuose accoglienze a Mamma Mahon da parte dei concittadini a Carloforte”

    Sardegna fieristica – Aprile-Maggio 1996 – Francesco Birocchi
    “Angelo Biondo dagli occhi azzurri. Fortuna Novella, un personaggio da Libro Cuore nel turbine della seconda guerra mondiale”

    Almanacco di Cagliari- Anno 1998 – Carmelo Concas
    “Fulgido esempio di bontà.. Tra il 10 settembre 1943 e il 15 gennaio 1945 una signora carlofortina, Fortuna Novella, si prodigò in tutti i modi per dare sepoltura ai caduti della corazzata <<Roma>> ed aiutare 1.800 marinai italiani internati a Minorca”

    Aprile 1957 – Notiziario della Marina “Crociere ed esercitazioni”
    Arturo Catalano Gonzaga Di Cirella – Edizioni Mursia
    “Per l’onore dei Savoia. 1943-1944: da un superstite della corazzata Roma”

    Sergio Baldazzi – Nettuno
    Com.te PierPaolo Bergamini Roma
    Francesco Cestra Roma
    Leopoldo Bombardini Messina


    Per ulteriori approfondimenti

    Cipollina Antonio
    Via Corvetto, 30
    09014 –  CARLOFORTE (Cagliari)
    Tel. 0781.856271 – 338.9314007 – 368.3124893
    e-mail: antonio.cipollina@virgilio.it

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    La lettera alla mamma di Don Pierluigi Todeschini

    di Claudio Confessore

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    PER GRAZIA RICEVUTA

    Don Pierluigi Todeschini (Selino di Sant’Omobono, 1889 – Brembate di Sotto, 1933).
    Con il grado di Sergente, da seminarista, partecipò alle fasi iniziali della campagna in Libia durante la guerra italo-turca. Nel 1912 rientrò in Italia ed ordinato sacerdote prestò la sua opera prima a Gorno e poi a Stabello e a Chignolo d’Isola.
    Allo scoppio della Grande Guerra fu nominato cappellano dei “Lupi di Toscana” prima del 77° Reggimento e poi del 78°
    Amatissimo dai suoi soldati e dai superiori si distinse sul fronte italoaustriaco nel soccorso ai feriti e al termine della guerra si dedicò al recupero e all’identificazione di decine di migliaia di salme di militari sepolti nei luoghi delle battaglie.
    Gli furono concesse tre Medaglie d’Argento e quattro di Bronzo al Valor Militare ed una Medaglia d’Oro al merito della Sanità Pubblica. Fu parroco di Brembate di Sotto dal 1922 al 1933. Il comune gli ha intitolato una strada ed in ricordo gli è stato eretto un monumento.

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    Di seguito una lettera che don Pierluigi invio alla madre di fratelli gemelli del 78° Reggimento caduti al fronte.

    Cara mamma di Cosimo e Damiano,
    io non Ti ho mai vista ma quando ho conosciuto i Tuoi figli mi sembra di conoscerTi dall’eternità per quanto essi mi parlavano di Te; sento di amarTi col loro stesso amore poiché i loro occhi luccicavano di gioia nel pronunciare il Tuo nome. Io amo immensamente tutti questi cari figlioli e sarei pronto a dare la mia vita per ciascuno di essi, avevo per loro una predilezione speciale per la loro bontà, gracilità e fiducia incondizionata che in me avevano posto. Prima di scriverTi questa lettera, che Dio solo sa cosa mi costa, inginocchiato nel mio rifugio davanti al Crocifisso, ho scongiurato Cristo di darmi il coraggio.
    Carissima mamma, lascia che io Ti abbracci prima di darTi la notizia che trafiggerà il Tuo cuore: oggi 6 agosto 1917, alle pendici del monte Sabotino, in un’azione per la conquista di tale monte sono caduti valorosamente Cosimo e Damiano. Io ho seguito passo passo tale azione con i miei fanti, ho avuto l’ingrato e terribile compito di raccogliere le loro ultime parole. Cosimo mi disse: “Abbracci per me mia madre”, Damiano non parlò, il suo sguardo volto su di me e sul Crocifisso era l’espressione fulgida di un amore immenso, mi stringeva la mano fino a farmi male e me la lasciò solo dopo aver baciato il Crocifisso e chiusi gli occhi per sempre.
    Cara mamma, nella triste esperienza della trincea, io fui per loro più vecchio di sei anni non solo per la missione ma per l’affetto di padre e madre poiché nel mio cuore essi riversavano tutte le loro ansie e aspirazioni. Ho cercato di sostituirTi, mamma, e Ti sia di conforto il pensiero che non solo la mano pietosa del Cappellano ha composto le dilaniate membra, ma dell’amico, del padre che in questi due anni ha avuto modo di ammirare la loro bontà. Essi non prenderanno più il treno per venirTi a trovare ma il loro spirito è vicino a Te, è qui con me nel difficile compito di ogni giorno e di ogni ora. Pregherò per Te la Vergine dei dolori perché Ti dia la forza di sopportare questa terribile prova; le tue lacrime, quelle di tante madri e spose, il sacrificio generoso di questi giovani possano ottenere presto la pace. InviandoTi gli indumenti dei Tuoi figli, oso trattenere una Tua fotografia e una loro, così mi sentirò più vicino a voi. Chiudendo questa lettera che mai avrei voluto scrivere, Ti assicuro di aver provveduto alla sepoltura dei Tuoi figli con immenso amore, mentre ancora fischiavano le pallottole, non mancherò di recarmi sulla loro tomba fino a quando cessata la guerra mi sarà consentito la riesumazione per una più dignitosa sepoltura. Accetta, mamma, due baci che per i Tuoi figli Ti mando con profondo rispetto e amore; ricordaTi che oggi hai un altro figlio, questo Cappellano il quale con tutta umiltà si raccomanda alle Tue preghiere.

    Ti abbraccio, mamma, e accettami come Tuo figlio.

    don-pierluigi-todeschini-www-lavocedelmarinaio-com

  • Attualità,  Marinai,  Marinai di una volta,  Per Grazia Ricevuta,  Poesie,  Racconti,  Recensioni,  Un mare di amici

    Festa delle Mamme 2020

    A TUTTE LE MAMME CHE FREQUENTANO QUESTA PAGINA E A TUTTE QUELLE DONNE CHE, CON LA BENEDIZIONE DELLA VERGINE MADRE DI DIO, DIVENTERANNO MAMME.

    La mamma del marinaio emigrante di poppa
    (9.8.1922 – 29.7.2012)

    Vieni… vieni qui a sederti…
    accanto a me… su queste colonne
    che un tempo puntavano al sole,
    che nessun vento ha mai fatto
    vacillare, piantate in questa terra
    come segni di un eterno ritorno…
    siedi e troverò le parole che forse
    non ho mai pronunciato… noi,
    noi uomini dalle mani sempre
    un po’ troppo grosse, dai gesti
    impacciati, dagli abbracci goffi
    e sbadati, noi uomini a volte tiranni
    a volte signori indulgenti,
    noi uomini che lasciamo ai poeti
    sempre i versi migliori, noi uomini
    che amiamo una donne senza
    dirglielo mai… tu, invece, paziente,
    lo hai desiderato in silenzio,
    hai sperato che la tua fragilità
    trovasse riparo nelle mie parole,
    se mai ci fossero state, e per questo
    ha saputo aspettare… lo so bene,
    sono le parole di chi ti ama a
    renderti più forte…ora lo so e sono
    pronto a raccontarti tutte le donne
    che vedo, quando vedo te…
    donne di mare, donne di terra,
    rocce e sirene, sagge come questi
    olivi e forti come queste querce,
    tenaci e impenetrabili come
    i veli neri che coprono il capo
    delle nostre vecchie, donne con
    le labbra rosse e la pelle cotta
    dal sole, donne così facili da amare
    che vivono nei campi come zingare
    a bagnare mani nell’acqua,
    a lavare vesti di uomini che
    a loro solo appartengono,
    oppure silenziose sui ciottoli
    sconnessi del sagrato di una
    cattedrale, donne dagli occhi
    come binari che corrono fino
    alle terre dove tutte le memorie
    sono custodite…

    (*) tratta dall’opera teatrale “Girgenti amore mio”
    di Gianfranco Jannuzzo e Angelo Callipo

    La mamma del marinaio emigrante di poppa - www.lavocedelmarinaio.com

    La mamma del marinaio di Enzo Arena
    Oggi è la festa della mamma ed un omaggio alle mamme della gente di mare mi sembra doveroso.
    Che siano ancora con noi o che siano in cielo, le nostre mamme hanno sempre vegliato e continuano a vegliare su di noi. Hanno gioito e continuano a gioire delle nostre felicità ma hanno, e continuano ad avere sempre, il pensiero e la pena per la nostra lontananza. Sempre a pregare in silenzio nelle notti di burrasca ed a sprizzare felicità solo per una nostra telefonata. A loro basta vederci tornare e noi ricambiamo con un “grazie” che per quanto grande sia non è mai grande abbastanza.

    La mamma del marinaio (Enzo Arena)

    Alito dolce e senti il suo profumo.
    Quando hai bisogno ti sfiora una carezza.
    Se stringi i pugni la senti a te vicino
    e la burrasca diventa dolce brezza.

    La vedi li, affacciata alla finestra,
    che scruta il tempo …il tempo di rientrare.
    Vedi il suo volto, le rughe, il suo pensiero.
    E’ sempre li …sta sempre ad aspettare.

    E’ brivido caldo che scorre nelle vene.
    Se chiudi gli occhi la puoi anche vedere.
    Questa è la mamma che un giorno Dio ci ha dato.
    Questa è la mamma di chi va per mare.

    La mamma dei marinai - www.lavocedelmarinaio.com

    Mamma Coraggio Adele Chiello Tusa

    Signor Presidente,
    mi permetto di evidenziare il grave problema della Giustizia che non arriva mai e pertanto, una madre come me, deve subire oltre il danno di aver perso un figlio, la beffa di non poter ridare dignità, con una vera giustizia, al proprio figlio: “Giuseppe Tusa” un militare al servizio dello stato Italiano, deceduto con il crollo della Torre VTS di Genova, 7 maggio 2013, mentre governava la sicurezza della collettività, ma nessuno ha garantito la sua e quella di altri 8 colleghi di lavoro. Dopo anni, dalla Sua morte, non riesco ad accedere ai verbali dei soccorsi, per sapere dove sia stato rinvenuto e perché è stato rinvenuto dopo 16 ore mio figlio Giuseppe. Praticamente mi viene negato anche il diritto legittimo di conoscere elementi legati alla sua morte, pensavo che un P.M. fosse dalla parte delle vittime, ma gli eventi mi indicano il contrario. Credevo che la giustizia fosse scontata, invece devo impegnarmi io, sia moralmente che materialmente, affinché si arrivi alle vere responsabilità del gravissimo evento.

    Lettera di una mamma a Salvatore Todaro
    a cura Antonio Cimmino
    Il 10 ottobre del 1940 in Oceano Atlantico il comandante Salvatore Todaro salvò i naufraghi del mercantile belga Kabalo che precedentemente aveva affondato con il cannone del sommergibile Cappellini. La sua fama di Don Chisciotte del mare si espande in tutta Europa.
Todaro (Medaglia d’Oro al Valor Militare) in quell’occasione sfidò il mare per salvare l’equipaggio nemico perché sentiva “il peso di molti secoli di civiltà
    (Sommergibile Cappellini 15 ottobre 1940)
    …Vi è un eroismo barbaro ed un altro davanti al quale l’anima si mette in ginocchio, questo è il vostro. Siate benedetto per la vostra bontà che fa uno di Voi un Eroe non soltanto per l’Italia ma per l’Umanità”.

    Una mamma (Angela Guida)
    E’ così, fra panni da stendere, piatti da lavare, cucinare, spolverare, creare, cucire, dar da mangiare al gatto, aspettare che torna tuo figlio, tuo marito, che la famiglia sia al completo, è  già sera anzi è già notte…Ora siamo al completo.
    Non bastano ventiquattro ore ed allora: sistema la cucina, metti a posto la tavola, spazza di qua e di la, spegni le luci, chiudi la porta, lascia sistemato per domani mattina, ….shh….shh…tutti dormono ma una mamma non dorme mai  ….shh…shh ….silenzio, spengo il pc…tutti dormono.

    Una mamma (Angela Guida)

    Una mamma,
    è il sole quando il tempo è scuro,
    è una stella che ti illumina
    anche quando non è più vicino a te.
    Basta scrutare attentamente
    il cielo dell’anima …la vedrai li,
    che ti guarda, che ti protegge
    che non ti abbandonerà mai.

    Angela guida per www.lavocedelmarinaio.com (2)
    Le mani di una madre segnalata da Toty Donno

    Le mani di una madre foto da internet

    Quante cose sanno fare le mani di una Madre,
    strumenti sapienti che riportano i segni
    del tempo e della fatica che hanno affrontato;
    le rughe e le macchie
    la pelle brunita
    sono i segni del tempo
    che ci parlano
    di vita vissuta
    del duro lavoro di tutti i giorni,
    che ci parlano d’amore
    quell’amore grande smisurato
    che soltanto una Madre sa dare.
    Per questo
    bacio le mani di mia Madre.


    Mamma (Francesco Montanariello)
    Oggi piove, tu mi sei lontana, tra le nuvole celesti, un tuo raggio di luce attraversa e mi giunge portandomi il tuo grande amore che mi avvolge in un profumo di mamma e di fiore. 
In mare non brilla il sole, c’è soltanto quel tuo raggio che da festa anche ai gabbiani. Piccolo raggio, ma grande luce Divina, grande amore che da tanta luce sulla terra e a chi vaga per mare. 
Buongiorno a te e a tutte le mie amicizie che ti ho sempre chiesto di proteggere.

    Ciao mamma.


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    francesco-montanariello-per-www-lavocedelmarinaio-comCiao Ezio,

    questa la dedico a tutti per una buonanotte, in principal modo a quella persona che da temo manca da casa, che è la persona più cara al mondo, quella che mi ha dato la vita con sacrifici, amore, passione di famiglia e ancora a tutte le mamme che sono volate e a quelle rimaste sulla terra.
    Non dimenticate: la mamma è una sola.

    Ho osservato il tramonto, é scomparso adagio spegnendo la luce del giorno. Il buio accende le luci della sera mentre cala il silenzio e l’aria rinfresca intorno. Gli uccelli sull’albero già dormono sotto lo splendore delle stelle e il chiarore della luna. L’umida aria si posa sulla terra, raffredda il calore del giorno passato posando un immenso silenzio. In questo silenzio, tutto tace tranne che le acque scorrenti di ruscelli e il rumoreggiare dei mari. Sulle onde riposano i gabbiani, sui monti le aquile. Chiudo gli occhi con lo scoccare dell’ora dell’orologio, mi addormento adagio come il tramonto, trasferendomi nei sogni che copriranno questo silenzio e mi porteranno da te che mi avvolgerai nel tuo profumo che mi manca. Solo nei sogni potrò vederti, parlarti, abbracciarti, baciarti, stringerti, allungarti la mano portandoti sul mio cuore che è fiore del tuo amore. 
Buonanotte mamma, buonanotte a tutte le mamme, buonanotte a tutti gli amici e amiche.

    Buonanotte Ezio

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    Ciao Francesco Montanariello,
    nel ricevere e pubblicare questa tua meravigliosa, piena di luce, di speranza, di fede, di carità, di umana e cristiana solidarietà lettera che mi/ci hai voluto regalare permettimi di aggiungere una mia personale esortazione a Maria Immacolata, Vergine e Madre di Dio e di tutti noi umani.
    “Nel giorno della tua Chiamata, oh Immacolata Concezione aiuta tutte le mamme, tutte le donne, anche quelle dei marinai, e veglia su di loro e su di noi. 
Oh Mamma di tutti noi, celebriamo in te le grandi opere di Dio che mai si stanca di chinarsi con misericordia sull’umanità, afflitta dal male e ferita dal peccato, per guarirla e per salvarla. Totus Tuus”.
    P.s. Le nostre mamme Anastasia e Maria sai che hanno stretto amicizia e, da lassù, continuano a volerci bene e vegliare su di noi.
    Ezio

    giovanbattista-tiepolo-immacolata-concezione

    Mamma Montanarello - www.lavocedelmarinaio.com


    Mamma forza e sorella coraggio
     di Toty Donno e Pancrazio “Ezio” Vinciguerra
    …a mamma Luisa e a sorella Francesca, ai loro occhi

    Nelle circostanze più difficili non preoccupatevi!
    Guardate a ciò che state passando come una sfida, come un ostacolo, come un’opportunità per accrescere la vostra forza e la vostra pazienza perché le persone migliori sono quelle che nonostante la lotta o la sconfitta non si fanno cambiare in peggio.
    Mantenete la fiducia in voi stesse, senza cambiare il vostro atteggiamento, il modo di vedere le cose, anche se non è possibile cambiare le circostanze.
    Guardare da vicino i problemi significa non lasciarsi sconfiggere da essi perché s’impara a conoscere la vera amicizia e, con gli amici veri, percepisci il potere che hanno su di te  consentendo loro di insegnarti quello che hai bisogno di sapere e poi vai avanti … non abbiate paura perché ciò che non vi distrugge vi fortifica.

    GLI OCCHI DI LILLO, DOMENICO E DELLA SOLIDARIETA - www.lavocedelmarinaio.comCopia

    Come una mamma per il suo bambino
    di Marisa Toraldo 
    Le persone temprate dalla sofferenza hanno affinato una sensibilità speciale. Sanno essere dolci e non sdolcinate, sanno essere dure senza far male, sanno dosare la rabbia distinguendola dall’odio, sanno il significato del silenzio, sanno distinguere l’essenziale dal superfluo, conoscono il peso delle lacrime e il valore di un brivido e soprattutto sanno che nulla ti è dovuto e ciò che hai puoi sempre perderlo. Sono persone così fiere delle proprie cicatrici da potersi permettere di fare a meno di qualsiasi maschera…libere di essere vulnerabili, di provare emozioni e soprattutto libere di correre il rischio di essere felici come una madre che ha concepito il suo bambino.

     

    Sostieni il gruppo Alessandro Nasta: “L’acrobata del mare”
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    Oggi è il mio compleanno, non lo festeggio da anni, ho sempre pensato che fosse una bella ricorrenza per i bambini, per fare sentire quanto sono amati e per regalare loro un giorno speciale in cui ricordare “la benedizione” che è arrivata in famiglia con la loro presenza, da adulta mi sembra superfluo.
    Questa mattina verso le 7.00 Claudia si è svegliata, non era un lamento, più un richiamo, sono andata in camera sua l’ho girata, lei dorme a pancia in giù, ha preso l’influenza da me (è dal 20 di settembre che ha raffreddore e tosse,) e nonostante l’antibiotico e il cortisonico non è ancora pienamente in forma, anche se sembrava stesse avviandosi alla guarigione.
    Gli faccio una carezza, le schiocco un bacio avverto che Claudia  ha un senso di affaticamento respiratorio.
    Ormai la mamma si è fatta da parte e è subentrata l’infermiera -medico formata e laureata sul campo, con l’esperienza quotidiana,  accanto a una creatura fragile di salute.
    Le metto il “saturi metro”  che segna 86.87:
    Già vedevo davanti a me l’ospedale, il pronto soccorso medico, il prelievo di sangue.
    Avverto un incubo sarà l’esperienza pregressa del ricorso alle strutture ospedaliere, …spiegare, spiegare, chiedere, e spesso battersi contro un muro di gomma fatto di nozioni, prassi, regole,  … “tutto fuori dalla nostra portata!”.
    Ci ho messo anni a diventare pratica e ( forse) efficiente, ma prima di ricorrere all’ospedale ci penso un po’.
    Oggi, seppur preoccupata, ho cercato di essere obiettiva e pratica.
    Per prima cosa ho messo l’ossigeno a Claudia, le ho misurato la febbre che per fortuna non c’è, ho dovuto instaurare una”lotta” con lei per metterle gli “occhialini” per l’ossigeno.
    Poi Claudia si è rilassata e dopo pochi minuti l’ossigenazione è tornata a livelli quasi normali: 93-94.
    Lei mi ha sorriso, ha sorriso anche al papà che è venuto a vedere il motivo di quella sveglia prematura visto che Claudia quando sta bene è una dormigliona.
    Quel sorriso ci ha confortato un po’.
    Ho provato a darle la colazione dopo aver aspirato un po’ di secrezioni che da quando è raffreddata sono sempre presenti e lei ha apprezzato il the e i biscottini Nipiol che  mangia abitualmente da quando aveva pochi mesi.
    Mi sono chiesta: se mangia vuol dire che tutto sommato non va malaccio.
    Claudia adesso riposa, le ho tolto l’ossigeno e sto aspettando  i vedere l’evoluzione della giornata. Una giornata uguale alle altre ma sempre particolare.
    Buon compleanno mamma Marina.

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    Il buon Dio aveva deciso di creare la Mamma.
    Ci lavorava già da tanti giorni, quand’ecco apparire un angelo che gli disse:
    – ”Quest’invenzione te ne sta portando via di tempo! Eh?”
    E Lui:
    – ”Sì, ma l’hai vista bene? E’ molto speciale!”
    L’angelo incuriosito chiese:
    – ”E cosa sa fare?”
    Dio spiegò:
    – ”Una mamma sa donare al proprio bambino un sorriso premuroso, possiede un abbraccio capace di tranquillizzarlo, con la sua voce e con dolci parole saprà dargli sicurezza, asciugherà in segreto le sue lacrime, incoraggerà i suoi passi, correggerà i suoi errori, saprà educarlo con saggezza e amore e mentre veglia con cura su di lui trova anche il tempo per i mille lavori di casa, sa sacrificarsi per lui pur di vederlo felice, inoltre possiede un bacio capace di guarire tutto.”
    L’angelo girò lentamente intorno al modello di mamma, esaminandolo con curiosità e annuendo disse:
    – ”E’ davvero molto tenera, hai fatto un ottimo lavoro!”.

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    LA DISABILITA’ NON E’ UN MONDO A PARTE MA UNA PARTE DEL MONDO ALLA QUALE LA GENTE DOVREBBE DEDICARE PIU’ AMORE
    (PANCRAZIO “EZIO” VINCIGUERRA)

     

    Preghiera della mamma di Toty Donno Carlo Di Nitto

    Signore, Ti affido i miei figli: veglia su di loro. Li ho cresciuti nella tua conoscenza, ho fatto loro conoscere ed amare il Tuo Amore. Ora sono cresciuti, si sono a poco a poco staccati da me. Sono Persone.
    Ho cercato con impegno attento, di abituarli a fare a meno di me. Di me, non di te, Signore. Tu me li avevi donati e affidati, io li ho cresciuti nel Tuo nome. Ora sono io che li affido a Te. A Te che li puoi seguire dovunque. Meglio di quanto non abbia mai potuto fare io.
    Signore, io non ti prego di allontanare da loro le difficoltà; ma fa’ che essi trovino in Te la forza per superarle: esse li matureranno.
    Non Ti prego di allontanare da loro i pericoli, ma fa’ che essi li sappiano affrontare con coraggio e bontà: essi li faranno uomini. Non Ti prego di evitare loro le delusioni della vita, ma di conservare loro la speranza e la fede: con esse potranno rendere il mondo migliore. E se non mancherà loro, Signore, certamente la loro parte di dolore quotidiano, da’, loro, Ti prego, la forza di unirlo a quello del Tuo divin Figlio, di offrirlo a Te: esso li farà santi.
    Veglia, ti prego, sui miei figli.

    La-marinaia-Di-Nitto-per-www.lavocedelmarinaio.com_

     

    …a Roma salutavo gli amici. Dove vai? Vado in Perù. Ma che sei matto?
    Me ne andavo da quella Roma puttanona, borghese, fascistoide, da quella Roma del “volemose bene e annamo avanti”, da quella Roma delle pizzerie, delle latterie, dei “Sali e Tabacchi”, degli “Erbaggi e Frutta”, quella Roma dei castagnacci, dei maritozzi con la panna, senza panna, dei mostaccioli e caramelle, dei supplì, dei lupini, delle mosciarelle…
    Me ne andavo da quella Roma dei pizzicaroli, dei portieri, dei casini, delle approssimazioni, degli imbrogli, degli appuntamenti ai quali non si arriva mai puntuali, dei pagamenti che non vengono effettuati, quella Roma degli uffici postali e dell’anagrafe, quella Roma dei funzionari dei ministeri, degli impiegati, dei bancari, quella Roma dove le domande erano sempre già chiuse, dove ci voleva una raccomandazione…
    Me ne andavo da quella Roma dei pisciatoi, dei vespasiani, delle fontanelle, degli ex-voto, della Circolare Destra, della Circolare Sinistra, del Vaticano, delle mille chiese, delle cattedrali fuori le mura, dentro le mura, quella Roma delle suore, dei frati, dei preti, dei gatti…