• C'era una volta un arsenale che costruiva navi,  Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Pittori di mare,  Recensioni

    Fregata Regina Isabella

    di Antonio Cimmino

    … a Castellammare di Stabia c’era un arsenale che costruiva navi, e adesso?

    La fregata Regina Isabella fu varata nel Real Arsenale di Castellammare di Stabia il 9 luglio 1827 alla presenza del Re Ferdinando I.
    Nel 1859 fu trasformata in prigione galleggiante per i galeotti dell’arsenale ed ormeggiata al molo dell’Acqua della Madonna a Castellammare di Stabia.
    Fu radiata dalla Regia Marina nel 1863.

  • Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Recensioni,  Storia

    Pasquale Longo (Melendugno, 1.6.1919 – Mare, 13.10.1942)

    di Antonio Cimmino e  Pancrazio “Ezio” Vinciguerra 

    (Melendugno, 1.6.1919 – Mare, 13.10.1942)

    Pasquale nasce  a Melendugno l’1 giugno 1919. Furiere imbarcato sul regio sommergibile Alabastro.
    Disperso in mare (Mediterraneo Centrale) il 13.10. 1942.

    Dopo il completamento e l’addestramento dell’equipaggio, che si svolse a ritmi serrati per rendere il sommergibile rapidamente operativo, il 13 settembre 1942, al comando del tenente di vascello Giuseppe Bonadies, il regio sommergibile Alabastro salpò dal porto di Cagliari per la sua prima missione offensiva da svolgersi tra Algeri e Maiorca. Non si ebbero più notizie.
    Dopo la guerra si apprese che alle 16.20 del 14 settembre, a settentrione di Bougie, un idrovolante Short Sunderand, appartenente al 202° Stormo della Royal Air Force, aveva attaccato un sommergibile che navigava in superficie verso ovest, affondandolo.
    Non ci fu nessun superstite.

    – Sc. Dino Ambrosini;
    – Mar. Nicola Avanzino;
    – C°2^ Aldo Ballerini;
    – G.M. Giovanni Barbera;
    – T.V. Giuseppe Bonadies
    – C°2^ Alberto Bonucelli;
    – Mar. Antonio Caprotti;
    – Mar. Luigi Cardona;
    – Mar. Giuseppe Epifani;
    – STV. Nunzio Esposito;
    – Mar. Italo Fabbri;
    – Sgt. Aldo Frangi;
    – Sgt. Santo Gambino;
    – C°2^ Guerriero Guerrino;
    – G.M. Giuseppe Jaforte;
    – Sc. Pasquale Longo;
    – C°3^ Elvio Luccioli;
    – Mar. Emilio Maggi;
    – Mar. Gennaro Maione;
    – Mar. Gagliano Marson;
    – Cap. G.N. renato Martinelli (D.M.);
    – Mar. Stefano Mera;
    – Mar. Sergio Millot;
    – Sgt. Cosimo Monaco;
    – Sc. Pasquale Picchireddu;
    – Mar. Antonio Piccolini;
    – Mar. Donato Pisano;
    – Sgt. Clemente Pizzutelli;
    – Sc. Giuseppe Quintavalle;
    – Mar. Roberto Rizzini;
    – Sc. Giuseppe Rosa;
    – Sc. Michele Rutilo;
    – Sgt. Pietro Saglietto;
    – Sc. Andrea Savo;
    – Sc. Vito Schimera;
    – Sc. Bruno Sosna;
    – Mar. Luigi Trevisan;
    – C°3^ Giovanni Turco;
    – C°2^ Bruno Ventura;
    – Mar. Alfredo Vinciano;
    – Sgt. Luigi Zoccoli.

    Caratteristiche tecniche
    Costruito: C.R.D.A. Monfalcone
    Impostato: 12.3.1941
    Varato: 18.12.1941
    Consegnato: 9.5.1942
    Affondato: 14.9.1942
    Radiato: 18.10.1946
    Dislocamento: Sup 712 t – Imm. 865 t.
    Dimensioni: Lungh. 60,18m – Largh. Max 6,475m.
    Motori: 2 diesel Tosi (1.500 Hp) + 2 motori el. Ansaldo (800 hp); 1 batteria accumulatori al pb da 104 elementi;
    Velocità: 14 (superficie) – 7,5 (immersione)
    Armamento: 4 tubi lanciasiluri AV da 533 mm; 4 tubi lanciasiluri AD da 553 mm; 8 siluri da 533 mm.; 1 cannone da 100/47 mm; 2 mitragliere binate da 13,2 mm; 149 proiettili per il cannone.

  • Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Recensioni,  Storia

    1.6.1909, disarmo regia nave Fieramosca

    di Carlo Di Nitto

    Il regio ariete torpediniere (incrociatore) Ettore Fieramosca, unico della sua classe, dislocava 3745 tonnellate a pieno carico Fu varato il 30/08//1888 presso i Cantieri Navali Orlando di Livorno ed entrò in servizio l’11/11/1889.
    Programmato e realizzato per rafforzare il nucleo degli incrociatori della classe “Etna”, fu praticamente una riproduzione degli “Etna” stessi, tanto che alcuni autori lo considerano come appartenente a tale classe.
    Anche il “Fieramosca”, classificato in un primo momento come “nave da battaglia di 4a classe”, era stato dotato inizialmente di velatura aurica su due alberi. Successivamente venne sottoposto a rimodernamenti e modifiche che ne variarono aspetto ed armamento.
    Dopo l’entrata in servizio svolse normale attività di squadra e addestrativa in acque prevalentemente nazionali. In particolare fu impiegato in esercitazioni per lancio di siluri. Il 1° agosto 1897 ricevette a Napoli la Bandiera di combattimento, donata dalle Donne della Città di Capua.

    Nel 1899 stazionò nelle acque del sud America e nel 1900 venne destinato in estremo Oriente ad appoggiare con i suoi reparti da sbarco le operazioni internazionali in Cina durante la rivolta dei Boxers.
    Nel 1902 ritornò in Italia dove rimase fino al 1905 per lavori a Taranto. Ritornato in linea, fu assegnato alla Divisione Navale Oceanica ed inviato nuovamente in Sud America come stazionario fino al 1909. Durante questo periodo effettuò diverse navigazioni raggiungendo anche la Terra del Fuoco e lo Stretto di Magellano.
    Ritornato in Italia, passò in disponibilità per essere disarmato il 1° giugno 1909. Il successivo 15 luglio venne radiato dal Quadro del Naviglio Militare. Nel 1911 lo scafo fu venduto a privati per la demolizione.
    Il motto del regio ariete Ettore Fieramosca fu “Quid possit pateat saltem nunc itala virtus” (si veda almeno ora quanto può l’italico valore).

     

    Dello stesso argomento sul blog
    https://www.lavocedelmarinaio.com/2016/05/25-5-1881-giuseppe-maria-giulietti-e-la-regia-nave-ettore-fieramosca/

  • Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Recensioni,  Storia

    1.6.1866, la nave ospedale Washington

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    … la prima nave ospedale della regia Marina

    Era venerdì del 1° giugno 1866 quando il piroscafo a elica Washington fu modificato in nave ospedale capace di contenere un centinaio di posti letto destinati ai degenti. 
La nave era appartenuta ai francesi con il nome di Helvetie ed aveva un equipaggio composto cinque medici, un farmacista, un cappellano e 20 infermieri.
    Nella primavera del 1876 cambiò stato d’uso in nave idrografica e, anche durante questo tipo di impiego, fu utilizzata in opere di salvataggio come nel caso del terremoto di Ischia del settembre 1883.
    Dal 1897 fu impiegata come deposito torpedini a La Spezia.
    Venne definitivamente radiata il 25 luglio 1904.

  • Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Recensioni,  Storia

    1.6.1912, Salvatore Bruno

    di Antonio Cimmino

    (Castellammare di Stabia, 1.6.1912 – N.D.)

    Salvatore Bruno era un marinaio di Castellammare di Stabia nato il 1° giugno 1912 e deceduto a febbraio del 1999. Fu sopravvissuto all’affondamento della regia nave Zara nella cosiddetta battaglia di Capo Matapan dove morirono 782 marinai su 1090 nomi dell’equipaggio. Furono affondati anche i regi incrociatori Pola e Fiume e i regi cacciatorpediniere Carducci e Alfieri per un totale di 2.331 scomparsi in mare.

    Salvatore Bruno ricevette la Medaglia di Bronzo al Valor Militare con la seguente motivazione:
    Capoguardia in caldaia di incrociatore sorpreso nottetempo, nel corso di ardita missione di guerra, da soverchianti forze nemiche, ed in breve tempo ridotto a fumante relitto in preda alle fiamme e alle esplosioni, rimaneva impavido al proprio posto di combattimento, incurante del pericolo, si prodigava nell’estinzione degli incendi e abbandonava l’unità solo dopo aver ricevuto diretto ordine. Esempio di attaccamento al dovere e di elevate virtù militari” (Mediterraneo Centrale 28 marzo 1941).

  • Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Racconti,  Recensioni,  Storia

    Romualdo Zocchi

    di Silvana Zocchi

    (Pola, 1.2.1921 – San Daniele del Friuli, 1.5.2002)

    … riceviamo e con immenso orgoglio e commozione pubblichiamo.


    Buonasera signor Ezio,
    sono Silvana Zocchi e sto cercando notizie/foto sulle Scuole CREM a Pola negli anni 1938/1941. Mio papà aveva fatto il corso per cannonieri e poi il 1° aprile 1941 era stato arruolato nella Regia Marina.
    Grazie se vorrà e potrà darmi informazioni.
    Cordialità Silvana.

    Buonasera signora Silvana,
    se mi manda una foto del suo Papà provo a farne un articolo.
    Specificando che Le sono gradite foto e notizie.
    Poi provo a condividerlo sui gruppi social e se qualcuno inserisce foto gliele invio volentieri.
    Cordialità Ezio.

    Papà era nato a Pola il 01.02.1921 a Pola ed è deceduto l’1.5. 2002 a San Daniele del Friuli.
    Nel 1947 era stato esodato da Pola a Monfalcone dove ha vissuto fino al 1998.
    Papà  si chiamava Romualdo Zocchi.
    Era stato imbarcato sulla regia nave Fabio Filzi, affondata la notte del 12 dicembre 1941 al largo di Taranto. Questo è quello che so, anche perché papà parlava poco e niente di questo, forse  perché la sua nave  si erano salvati in pochi e credo che quel trauma lo abbia tormentato per tutta la vita  e, come spesso capita,  le persone che hanno amato tanto, preferiscono non parlarne.
    Era venuto ad abitare da me dal 1998. Fino ad allora dal 1947 aveva abitato a Monfalcone.
    Grazie per il suo interessamento! Mi commuovo! Io adoravo il mio papà, era una persona speciale, come lo sono le persone che hanno sofferto molto… e ho sempre sofferto sul fatto che non mi abbia raccontato nulla. Poi ho capito che molti come lui, che hanno passato tanti momenti difficili a causa della guerra, hanno preferito non angosciare i propri figli. Mi dispiace solo che se me ne avesse parlato avrei potuto capirlo di più. O forse  no, perché non era il momento.
    Grazie ancora anche per la sua sensibilità!
    Farò le ricerche come mi ha suggerito lei, e le farò sapere.
    Grazie mille!
    Cordiali saluti Silvana.

    P.s. IL MIO PAPA è A DX IN ALTO VICINO ALL’ELICA.
    Mi scuso ma non sono molto sveglia con il computer

    REGIA NAVE FABIO FILZI
    a cura Pancrazio “Ezio” Vinciguerra
    La regia motonave da carico Fabio Filzi fu impostata il 30.07.1939, varata il 21.04.1940 e consegnata il 14.08.1940. Dislocava 6836 tsl. Operò per la Regia Marina come segue:
    – 02.10.1941, prima traversata Napoli Tripoli.
    – 22.11.1941, seconda traversata Trapani Tripoli con rientro a Napoli il 02.12.1941.
    – 12.12.1941, salpa da Messina in convoglio con la motonave Carlo del Greco per Taranto e Tripoli.
    – 13.12. 1941 viene silurata ed affondata a 15 miglia da Capo San Vito (TA) dal sommergibile britannico Upright.

    Caratteristiche tecniche
    Committente: Lloyd Triestino – Trieste
    Tipo: motonave da carico
    Lunghezza: 138,68 m.
    Altezza: 12.10 m.
    Larghezza: 18,92 m.
    Motore diesel potenza 7.500 CV
    Velocità: 15,8 nodi.

    Dello stesso argomento sul blog
    https://www.lavocedelmarinaio.com/2019/02/le-scuole-c-r-e-m-di-pola/

    Si consiglia la lettura del seguente link:
    http://conlapelleappesaaunchiodo.blogspot.com/2016/01/fabio-filzi.html

  • Curiosità,  Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Racconti,  Recensioni

    Le P250

    di Giuseppe Procopio (*)

    Racconti e ricordi che tornano.

    Un po’ di tempo fa, scesi in spiaggia, alcuni marinai del luogo avevano messo in mare la loro barca.
    Uno di loro era intento ad avviare il motore fuori bordo dopo aver collegato il serbatoio del carburante. Tirava la classica cordicella, provò più volte, ma il motore non si avviava e,  tra  imprechi e piccole volgarità colorite tipiche dei marinai, provava e riprovava. Poi aprì il coperchio, diede una veloce controllata,  sistemò la regolazione del flusso carburante e si augurò a voce alta che tutto fosse a posto. Richiuse il tutto e ritentò.
    Con soddisfazione il motore si avviò e in poco tempo con gli altri marinai, guadagnarono il largo…Li osservavo attentamente e nella mia mente fece capolino un ricordo di esperienze simili vissute a bordo di nave Vesuvio durante le comandate delle squadre SAM e SAP, quando per esercitazione si dovevano o meglio si cercava di mettere in moto le P250.
    Le pompe Barellabili (trasportabili), che avevano in dotazione, un motore a scoppio e una cordicella, erano simili alla piccola imbarcazione di quei marinai. Una struttura tubolare cubica, o quasi, conteneva una pompa aspirante e un motore che la azionava. La  usavamo, di massima,  quando non era possibile usare le pompe EMU in quanto queste avevano bisogno della corrente elettrica e anche locali attrezzati specie in casi di emergenza.
    In estrema sintesi per l’accensione occorreva una cordicella che, come quella del motore della lancia, serviva dunque a fare avviare il motore.  Ebbene, quella pompa non si era mai avviata al primo colpo… e anche noi bordo imprecavamo con piccole volgarità tipiche dei marinai, e si provava e riprovava, proprio come quel marinaio…
    Un po’ di manutenzione e la P250 si avviava . Non senza le perplessità dell’Ufficiale Tecnico in comando…
    Non avevo molta dimestichezza, ero appena imbarcato ed era un po’ come ritornare a scuola ed imparare per gradi una nuova materia. Come componente del reparto Genio Navale tutto questo era il mio pane quotidiano.
    Certi episodi di vita vissuta a bordo ancora oggi mi danno un senso di felicità, vissuti  nel tempo e tramandati agi nuovi arrivati, un patrimonio per certi versi indelebile, una solida eredità che rafforza e tempra il carattere dei marinai.
    C’è un proverbio che recita “tenta e ritenta, sarai più fortunato”.
    Sembrava proprio scritto per i marinai di tutto il mondo.

    (*) Per conoscere gli altri suoi articoli digita sul motore di ricerca del blog il suo nome e cognome.