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    Salvo Cannizzo

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    (4.10.1975 – 17.9.2012)

    Oggi 17 settembre, si celebrerà a Catania, presso la Parrocchia della Resurrezione del Signore 
viale Castagnola (quartiere Librino), la Santa Messa per ricordare la scomparsa di Salvo Cannizzo.
    Il Marinaio era malato di cancro, contratto presumibilmente a causa del contatto con l’uranio impoverito nel 2006. 
Congedato nel 2011 con una pensione di 769 euro al mese, si era incatenato davanti l’ufficio di rappresentanza della Regione Siciliana a Catania, lasciando inascoltato il suo messaggio:
    “Come posso vivere? 350 euro li verso alla mia ex moglie per il mantenimento delle nostre tre figlie e altri 350 li pago di affitto. Bisogna fare qualcosa per evitare che i miei compagni del Battaglione San Marco, che erano con me e sono stati a contatto con l’uranio impoverito, muoiano nel silenzio dello Stato che ci ha abbandonato“.
    Di seguito il suo testamento:
    ”Non posso scegliere come vivere, però posso scegliere come morire, per questo ho deciso di non sottopormi più a chemioterapia”.

    
E’ attivo su facebook un gruppo per ricordare la sua memoria
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    https://www.facebook.com/groups/421421037917152/?fref=ts

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    17.9.2016, ricordando Antonio Corsi

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    Nel percorso della nostra vita talvolta si è costretti a dover affrontare momenti che hanno la parvenza di essere tristi quando una persona a noi cara sembra allontanarsi.
    “Amico” è qualcosa di solito riservato a quelle persone a cui piace interagire con il prossimo, e chi ha avuto l’onore ed il piacere di conoscermi sa che per me è un cardine della mia filosofia di vita come del resto per altre persone di buona volontà.

     

    Questa predisposizione a relazionarci e confrontarci con gli altri, anche se più volte è celata dai limiti del nostro carattere, può suscitare talvolta antipatie ed invidia.
    La parola e quindi il dialogo interpersonale sono la logica conseguenza di una “rispettabilità” da parte del cosiddetto “mondo civile”. Chi contribuisce nel Sociale, specie il nostro, sa di fare bene e fare stare bene, senza mai chiedere nulla in cambio.

    La voglia di ben figurare come membro della grande famiglia della società civile, si può e si deve perseguire specialmente durante il colloquio diretto e al buon esempio che si da e ma i si deve pretendere di ricevere.
    Amico è questo e questo sei stato tu per noi carissimo Antonio Corsi…Marinaio di Sora!
    Anche se la tua vita non è stata lunga l’hai sicuramente vissuta intensamente e fuori dal comune, una vita straordinaria come la tua fine terrena, tra cielo e mare, tra i sogni e i ricordi indelebili, tracciati nell’onda, lungo la scia, fra i flutti…
    Un abbraccio grande, profondo e trasparente, a te e ai tuoi cari, come quel mare che ci portiamo dentro e che nessuno mai potrà inquinarci.
    Adesso che sei salpato per l’ultima missione, risposa in pace, nel grande mare di Nostro Signore e perdona i loro e nostri peccati.

    Nota
    Si consigliano le letture di Antonio Corsi digitando sul motore di ricerca del blog il suo nome e cognome oppure digitando Marinaio di Sora.

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    17.9.1909, la cronaca di una esercitazione di sbarco

    Ricerca storica e foto a cura Carlo di Nitto

    Da un vecchio articolo pubblicato il 17 settembre 1909.


    “Le operazioni di sbarco nelle esercitazioni navali. –
    Gaeta, 16, ore 20
    Alle ore 15 di ieri il Re si imbarcò sulla Roma ove trovavansi il comandante in capo della squadra e il capo di stato maggiore della marina.
    La forza navale usci al largo dividendosi in due parti di eguale forza e velocità differente. L’azione cominciò alle 16.30 alla distanza di 20 Km, dalla quale, con opportune manovre preparatorie, i due partiti raggiunsero il contatto balistico: da questo momento i movimenti si alternarono rapidissimi, mutando la situazione in modo interessante.

    L’azione riprodusse mirabilmente le condizioni in cui sarebbero venute successivamente, rapidamente, a trovarsi le due parti. Quando si giudicò fosse da assegnarsi ad una di esse una certa preponderanza tattica, la esercitazione venne terminata. Il Re rientrò a Gaeta sul Roma, che procedette a grande velocità e la forza navale riprese ancoraggio alle 19.30.
    Il Re assistette stamane presso Vendicio alle manovre delle compagnie da sbarco, che passò poi in rivista in piazza d’armi. Il Re fece quindi ritorno a bordo del Pisa fra calorose acclamazioni della popolazione.
    Alle ore 17.30 d’oggi il Re e il Duca di Genova sbarcarino a Formia, ove erano attese dal capo di stato maggiore della marina, dal comandante in capo la forza navale, dall’ammiraglio comandante in capo il secondo dipartimento, dai contrammiragli comandanti le divisioni, dal generale comandante la brigata Modena. Dalla Margherita, dalla Brin, dalla Elena, dalla Vittorio Emanuele, dalla Napoli, trasbordarono nelle rispettive imbarcazioni le forze di sbarco per prendere parte alla esercitazione, il cui presupposto era il seguente:

    la forza navale è riuscita a far tacere i forti di Gaeta; la piazza però non si è ancora arresa: sono giunti alla rada trasporti recanti un grosso reparto di truppe: per esse necessita preparare un punto di sbarco nell’intendimento di stabilire tra Formia e Gaeta una prima base di operazione dalla quale le truppe opereranno contro la piazza di Formia allo scopo di ottenerne la capitolazione. Le forze di sbarco della squadra sono incaricate di intercettare le vie, le comunicazioni ferroviarie e stradali, conducenti alla piazza investita, quindi occupare la via che conduce ai centri importanti del nodo stradale e sbarazzare preventivamente il terreno da possibili difensori e opporsi alle sortite della guarnigione, tenendo fermo, sino all’arrivo delle truppe il cui sbarco si inizierà appena sgombrato il terreno.
    Le forze di sbarco, comandate dal capitano di fregata, Ginocchio, erano costituite di due compagnie di fanteria con una sezione di quattro mitragliere ognuna, da una batteria di quattro pezzi da fortezza con retrotreni portanti 72 collo per pezzo, da due reparti minatori e guastatori, da un reparto ciclisti e dal necessario carreggio.

    Lo sbarco dei marinai si è effettuato in pochi minuti sulla spiaggia tra Elena e Formia; le artiglierie più a ponente, la fanteria più a levante dello stabilimento Vindicio. Le due compagnie, appena sbarcate, occuparono la strada litoranea e proseguirono, fiancheggiate opportunamente, verso Cipro, coprendo con fucilieri in catena sulle alture lo sbarco dell’artiglieria, protetto altresì dal fuoco delle navi della squadra. Sbarcata l’artiglieria il grosso si incolonnò sulla strada conducente a Itri, mentre i colli adiacenti e la strada di Formia – Itri erano percorse da fiancheggiatori. Un reparto minatori fu distaccato verso il viadotto che cavalca il vallone, nel cui fondo ò incassata la strada provinciale Gaeta – Terracina e su cui passa la linea ferroviaria Gaeta – Formia, e ne simulò la distruzione.

    Il Re dall’alto del viadotto assisté al passaggio delle truppe, che, supposta finita l’operazione, partirono verso il mare, e, dopo aver sfilate subito davanti al Sovrano, si imbarcarono tornando a bordo alle 11,30“.

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    17.9.1940, affondamento della regia nave Borea

    a cura Carlo Di Nitto

    Questa unità, classe “Turbine”, dislocava 1715 tonnellate a pieno carico.
    Era stata impostata nel 1925, varato il 28 gennaio 1927, entrando in servizio il 19 novembre dello stesso anno.
    Durante i primi anni effettuò normale attività di squadra.
    Fra il 1936 ed il 1938, partecipò alla Guerra di Spagna con missioni di scorta e vigilanza.

    Successivamente prese parte alle operazioni in Albania.
    La sua attività durante il secondo conflitto mondiale fu di breve durata, limitandosi a due sole missioni di scorta fra la Sicilia e l’Africa settentrionale.
    Fu affondato infatti nel porto di Bengasi per bombardamento aereo la notte del 17 settembre 1940.
    ONORE AI SUOI CADUTI.

    Il varo del regio cacciatorpediniere Borea (2°) presso i Cantieri Ansaldo di Sestri Ponente. 

    Porto di Bengasi, regia nave Borea affondata f.p.g.c. Alberto Fiaschi a www.lavocedelmarinaio.com

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    Regia nave Amalfi

    di Carlo Di Nitto e Antonio Cimmino

    Il regio incrociatore corazzato Amalfi, classe”Pisa”, dislocava 10600 tonnellate a pieno carico.
    Fu impostato il 24 luglio 1905 e varato il 5 maggio 1908 presso i Cantieri Odero di Genova ed entrò in servizio il 1° settembre 1909 partecipando immediatamente, nell’ottobre successivo, alle esercitazioni della flotta nel Tirreno in squadra con le navi “Garibaldi” e “Varese”.
    L’anno successivo, la sua attività fu caratterizzata da ulteriori esercitazioni seguite da un periodo di lavori, per nuove prove e collaudi all’impianto di propulsione.

    Nel maggio 1911 effettuò una crociera nelle acque del Levante. In previsione della guerra con la Turchia, nel mese di settembre successivo fu dislocato ad Augusta per la difesa da eventuali attacchi di siluranti. Dopo l’inizio delle ostilità, diresse verso Bengasi per impedire lo sbarco di rinforzi ottomani. Partecipò quindi al bombardamento della stazione telegrafica di Derna, alle operazioni per lo sbarco e l’occupazione di Tobruk, alla quale prese parte anche un suo reparto. Continuò quindi una intensa attività bellica con l’occupazione di Derna ed il bombardamento di Bengasi dove sbarcò ed appoggiò contingenti di marinai proteggendo con le sue artiglierie l’arrivo di truppe terrestri. Rimase quindi in crociera sulle coste della Cirenaica fino alla fine dell’anno.

    Rientrato in Italia fu sottoposto ad un ciclo di lavori al termine dei quali tornò in servizio appoggiando lo sbarco per l’occupazione di Stampalia e di Rodi e continuando con una intensa attività nelle acque dell’Egeo.
    Rientrato nuovamente in Italia, riprese un’intensa attività di squadra e di rappresentanza. In questo periodo, il 3 agosto 1913, ricevette ad Amalfi la Bandiera di Combattimento.


    La bandiera di seta (m. 6 x 4) era contenuta in un cofano (cm. 92x46x55) decorato con la storia della città (stemma, bussola, fondazione Ordine Cavalieri Ospitalieri, Pendette e Tavole Amalfitane). Sul coperchio una riproduzione della battaglia di Ostia del ‘846 contro i Turchi (dipinto di G. Romano, Vaticano, Sala dell’Incendio di Raffaello).
    “Ardimento ed impeto” era il motto di questa nave.

    All’inizio del Primo conflitto mondiale era dislocato a Taranto. Il 7 luglio 1915 uscì da Venezia per condurre, con altre unità, un’azione esplorativa nell’Alto Adriatico, Nel corso della missione il sommergibile austriaco U 26 (che di fatto era il tedesco UB 14 operante sotto bandiera austro-ungarica nonostante l’Italia non fosse ancora in guerra con la Germania), riuscì a silurare l’AMALFI che affondò in pochi minuti.
    Nel siluramento perirono 72 uomini dell’equipaggio (secondo alcune fonti 67). Tra questi il Marinaio fuochista Luigi IANNITTI, primo Marinaio di Gaeta caduto nella Grande Guerra.


    Il suo motto fu: « Ardimento ed impeto ».
    ONORE AI CADUTI !