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    19.9.1897, Giovanni Galati

    (Napoli, 19.9.1897 – Roma, 15.10.1971)

    L’ammiraglio Giovanni Galati nasce a Napoli il 19 settembre 1897. Combattente della guerra Italo turca poi della Grande Guerra, sia da imbarcato su navi da battaglia che a terra come comandante di un pontone semovente armato Carso operante nel settore della 3ª Armata si distingue durante la battaglia del solstizio per cui è decorato di Medaglia d’argento al valore militare con la seguente motivazione “Comandante della cannonniera CARSO, ai suoi marinai bellissimo esempio di calma e valore, dirigeva per molte ore tiro intenso di sbarramento sotto il fuoco violento e ben centrato di una batteria nemica di medio calibro, contribuendo con grande efficacia a proteggere il lento e ben movimentato ripiegamento delle nostre batterie più avanzate. Dimostrando perizia marinaresca si portava poi in altra posizione di combattimento con grande rapidità.» — Zona di Capo Sile, 14-24 giugno 1918″

    Comandante del battaglione San Marco in Cina, Galati partecipa alla guerra d’Etiopia, alla guerra civile spagnola ed alla seconda guerra mondiale. Durante il conflitto si mette in evidenza quale uno dei migliori comandati capi scorta. Secondo l’ammiraglio e storico Aldo Cocchia, Galati fu “(…) uno dei più abili capi scorta convoglio che la marina italiana abbia mai avuto. Uno dei più abili e, perché no?, dei più fortunati, ma si sa che la fortuna predilige gli audaci, e con l’accennare a questa positivissima dote dell’uomo di guerra non si vogliono affatto sminuire le altre solide e pur positive qualità delle quali Galati era ampiamente fornito. Nei due anni circa durante i quali rimase al comando del Vivaldi effettuò numerosissime missioni in qualità di capo scorta convogli e riuscì a non perdere neppure uno dei mercantili che gli furono affidati nonostante il violento contrasto del nemico. Successo brillantissimo. Dotato di pronto e fine intuito, non sempre ubbidiva agli ordini superiori, spesso anzi francamente li trasgrediva, pensando giustamente che la sua sensibilità e la sua esperienza gli permettessero di apprezzare le situazioni contingenti molto meglio di coloro che dirigevano il traffico dalle scrivanie di Roma (…)”.
    All’atto dell’armistizio dell’8 settembre 1943 si rifiuta di raggiungere Malta e consegnare le sue navi agli Alleati in quanto lo ritiene poco Onorevole. Vorrebbe piuttosto autoaffondare le navi o condurle in un’ultima battaglia.
    Per questo motivo viene sbarcato d’autorità e messo temporaneamente agli arresti dall’ammiraglio Bruto Brivonesi, suo superiore. Trasferito presso il Ministero della Marina a Brindisi e reintegrato in servizio, con l’autorizzazione del Ministro Raffaele De Courten cerca invano di portare aiuto alla 33ª Divisione fanteria “Acqui” al comando del generale Antonio Gandin che si trova assediata dai tedeschi sull’isola di Cefalonia. Galati ordina l’invio dellevdue torpediniere, Clio e Sirio, stipate di viveri e munizioni, verso Cefalonia. Operazione non potuta portare a termine per esplicito veto degli Alleati. Scrive Alfio Caruso, in Italiani dovete morire:
    «A Brindisi qualcuno freme davvero per la sorte della Acqui. È il contrammiraglio Giovanni Galati, sulla cui scrivania giungono i messaggi e le pressanti richieste d’aiuto di Gandin. ….. A Malta e a Brindisi sono ormeggiate le navi per andare in soccorso della Acqui: perché non sfruttarle ? Quella mattina Galati lo dice a De Courten e il ministro ….. gli dà il via libera con un doppio cenno della mano. Galati si precipita fuori dall’ufficio di De Courten ….. Sono molti i compiti da assolvere prima di salpare, tuttavia il contrammiraglio non si fida a usare il telefono: le clausole dell’armistizio impediscono all’Italia di poter gestire soldati, navi, aerei senza il consenso degli Alleati. ….. Gli ufficiali della graziosa maestà britannica hanno già detto che Cefalonia non interessa, che la resistenza della Acqui non è affar loro. Galati gira per caserme, depositi, arsenali. Di roba ce n’è a iosa, basta caricarla e trasportarla. Vengono scovate due torpediniere, la Sirio e la Clio, che facendo la spola con Taranto hanno diritto alla nafta per navigare ….. vengono riempite perfino in coperta di medicinali, pezzi d’artiglieria (soprattutto le bombe mortaio che Gandin ha telegrafato essere quasi esaurite), nastri di mitragliatrici, proiettili anti-Stukas. Alle 14 dalla banchina nei pressi dell’albergo Internazionale, dov’è alloggiata la missione alleata, le due torpediniere levano l’ancora. Le comanda lo stesso Galati. ….. La Sirio e la Clio a metà del viaggio sono raggiunte da un radiomessaggio della Regia Marina: gli Alleati hanno scoperto il colpo di mano e ordinano l’immediato rientro alla base. La decisione è dell’ammiraglio Peters, di stanza a Taranto. L’alto ufficiale inglese ha spiegato che le torpediniere sono partite senza aver chiesto il preventivo consenso e tale atteggiamento può legittimare il sospetto che intendano svignarsela verso un porto neutrale o, peggio, disertare. Galati stavolta non può che obbedire. La Sirio e la Clio virano e fanno un mesto ritorno a Brindisi. Nessuno muoverà più un dito per la Acqui.»
    Galati lascia il servizio attivo il 16 giugno 1946, all’atto della proclamazione della Repubblica con il grado di ammiraglio di divisione.
    Muore a Roma il 15 ottobre 1971.

    Galati è decorato di Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare d’Italia, di altre 3 Medaglie d’argento al valor militare
    1. «Comandante di squadriglia cacciatorpediniere in ricerca notturna antisommergibile, avvistato un sommergibile nemico di grosso tonnellaggio lo attaccava e lo speronava con la sua nave, ed in seguito alla contromanovra del nemico impiegava quindi con esemplare tenacia tutte le armi a sua disposizione finché non ne constatava l’affondamento.»— Mare Jonio, 1º agosto 1940.
    2. «Comandante di squadriglia C.T. dall’inizio della guerra 1940-1943, nel primo ciclo annuale di essa prendeva parte alla battaglia di Punta Stilo ed a numerose missioni di guerra. Assegnato all’inizio dell’inverno alla protezione dei convogli di rifornimento per l’A.S., effettuava lungo quelle insidiose rotte in qualità di Comandante superiore in mare ben 28 scorte di grossi convogli, affrontando vittoriosamente per sei volte l’offesa aerea e subacquea del nemico e portando così a termine, con generoso slancio e profondo senso di comprensione, difficili missioni di fondamentale importanza per l’alimentazione delle operazioni di guerra della quarta sponda.» — Mediterraneo Centrale e Acque dell’A.S., 10 giugno 1940-9 giugno 1941.
    3. «Comandante di squadriglia C.T. durante prolungata intensa fase operativa, effettuava numerose missioni di guerra. Comandante superiore in mare per oltre 30 missioni di guerra, scortava sulle acque aspramente contese numerosi convogli alcuni dei quali particolarmente importanti per l’A.S., affrontando vittoriosamente le insidie subacquee e le accanite offese aeree avversarie. Riusciva così ad adempiere con slancio ed assoluta dedizione al servizio, difficili e pericolosi incarichi affidati alle responsabilità del suo comando, sapendo ottenere da quanti dipendevano da lui lo stesso generoso entusiasmo guerriero.» — Mediterraneo Centrale e Acque dell’A.S., 10 giugno 1941-8 gennaio 1942.

    Di 2 Medaglie di bronzo al valor militare:
    1. «Comandante di una squadriglia siluranti in servizio di scorta a convoglio, reagiva prontamente contro un sommergibile nemico in agguato e , contromanovrando con abilità e precisione, conduceva a fondo l’attacco, provocando l’affondamento dell’unità nemica.» — Mediterraneo centrale, 3 aprile 1941.
    2. «Comandante di cacciatorpediniere, di scorta a convoglio, silurato un piroscafo da sommergibile nemico, dirigeva prontamente e con sereno coraggio e spirito di abnegazione, le operazioni di salvataggio dei naufraghi in acque tuttora insidiate dall’unità subacquea avversaria. Dimostrava nel grave frangente di possedere elevata capacità organizzativa e belle qualità militari e professionali.»
    — Mediterraneo Centrale, 20 agosto 1941.

    Di Croce di guerra al valor militare:
    «Comandante di C.T., preparava ed eseguiva con perizia una delicata e rischiosa missione in prossimità di una ben munita base nemica dimostrando di possedere elevate doti di serenità e noncuranza del pericolo.»

    5. Croci al merito di guerra, Medaglia commemorativa della guerra italo-turca, Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (con le fascette per i 4 anni di campagna 1915, 1916, 1917 e 1918), Medaglia commemorativa dell’Unità d’Italia, Medaglia commemorativa italiana della vittoria, Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia, Cavaliere dell’Ordine coloniale della Stella d’Italia, Croce di Ferro tedesca di II classe.

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    Achille Rossetti  e i dispersi della regia nave Gazzella (5.8.1943)

    di https://www.facebook.com/corvetta.gazzella.1

    (Cecina 26.2.1910 – 5.8.1983)

    … riceviamo e con immenso orgoglio pubblichiamo, nell’augurio che il gruppo facebook dedicato alla regia corvetta Gazzella raggiunga gli obiettivi prefissati dagli amministratori.

    Salve, siamo Riccardo e Alessandra i nipoti di un marinaio disperso il 5 agosto 1943.
    Era imbarcato sulla corvetta della regia Marina C20 Gazzella.

    È da poco tempo che abbiamo saputo del ritrovamento della nave, avvenuto – secondo le poche fonti raccolte su internet – nel 2002 da parte di un diving di Castelsardo in Sardegna. Oggi è meta turistica per i sub.

    L’intento di aprire questa pagina fb è quello della MEMORIA.
    Condividere ricordi di quei marinai morti, dispersi e sopravvissuti della Corvetta Gazzella.
    Se lei è un parente di un marinaio del Gazzella, ci piacerebbe la sua partecipazione alla creazione di questa raccolta di ricordi.

    Per ulteriori informazioni iscriviti e sostienici 
    https://www.facebook.com/corvetta.gazzella.1

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    18.9.1907, entra in servizio regia nave Aviere

    di Carlo Di Nitto

    Il regio cacciatorpediniere Artigliere (1°) , classe “Soldato” (o “Bersagliere”), dislocava 415 tonnellate a pieno carico. Fu varato il 22 gennaio 1907 presso i Cantieri Ansaldo Armstrong di Sestri Ponente, ed entrò in servizio il 18 settembre successivo.
    Iniziò la propria attività addestrativa nel mese di settembre 1907 in Alto Tirreno facendo parte della 3^ Squadriglia cacciatorpediniere. Durante le grandi manovre del successivo ottobre ebbe a bordo il Re d’Italia partecipando successivamente a crociere di addestramento anche in acque greche.

    In occasione del disastroso terremoto calabro – siculo del 28 dicembre 1908 partecipò attivamente alle operazioni di soccorso. Nell’aprile 1909 ebbe nuovamente a bordo i Sovrani d’Italia in visita alle popolazioni colpite dal terremoto. Fu quindi inviato in missione nelle acque del levante in occasione dei torbidi colà verificatisi e che portarono al massacro delle popolazioni armene.
    Durante il conflitto italo turco operò nelle acque cirenaiche, catturando una nave ottomana e svolgendo scorta convogli. Fu poi inviato in mar Rosso, partecipando alle operazioni per il blocco delle coste d’Arabia, in Egeo e in acque albanesi.
    Dopo lo scoppio della Grande Guerra operò in Adriatico, nel basso Tirreno e nel mar Ligure per crociere di vigilanza, scorta e di difesa del traffico.
    Al termine delle ostilità operò in Dalmazia per la sorveglianza della navigazione con l’Italia. Nell’aprile 1919 raggiunse Smirne e il Dodecaneso ove disimpegnò intensa attività per la protezione di connazionali. L’ 1/7/1921 fu riclassificato come torpediniera con la sigla AR.
    Nel gennaio 1920, tornato in Italia, fu trasferito a Taranto dove rimase inattivo fino alla radiazione, avvenuta il 14 giugno 1923.
    Il suo motto fu: “Sempre e ovunque”.

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    Nel ricordo di Andrea Valcanover

    di Enrico Moizzi, Francesco Bianco, Vico Chiaverini, Raimondo Barrera 

    …riceviamo dai fratelli Marinai del rimorchiatore Titano e con commozione pubblichiamo sottolineando, qualora ce ne fosse ancora di bisogno, qual’è il legame d’amore che lega i Marinai per sempre. 

    Hai ragione,
    Andrea era un buono anche quando era sul Titano, eravamo amici.
    L’ho cercato per anni, senza riuscire a trovarlo.
    Poi con Facebook sono riuscito a contattare alcuni abitanti di Pergine che mi hanno dato la brutta notizia. Leggendo le pagine dei giornali, che mi ha mandato la cugina, ho visto che ha vissuto gli ultimi 12 anni della sua vita in Africa ad aiutare chi aveva bisogno.
    La sua è una bellissima storia, purtroppo finita troppo presto.
    Era proprio un Eroe Titanico.
    Mi piacerebbe che la sua storia fosse letta da qualcuno della <Voce del Marinaio>.
    Enrico Moizzi

    Bravo Enrico!
    Tutta la mia ammirazione per Andrea!
    Destino …
    Francesco Bianco

    Lo ricordo benissimo era il radiotelegrafista.
    Vico Chiaverini

    Siamo in pochi che l’abbiamo conosciuto….però faceva sempre parte del Titano e…
    Enrico Moizzi

    Gia’! Sfortunato
    Francesco Bianco

    Che la terra ti sia lieve Andrea!
    Riposa in pace Eroe Titanico.
    Barrera Rimondo

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    18.9.1927, il monumento ai Caduti di Savona compie 93 anni. I rintocchi della Memoria

    di Luca Ghersi

    A Savona, in piazza Mameli, dal 18 settembre 1927, tutti i giorni alle ore 18.00, si ripete una cerimonia suggestiva che ha la durata di un minuto, con traffico veicolare e pedonale bloccato, quindi coinvolge tutti coloro che si trovano a piedi o su mezzi in piazza Mameli.
    Durante quegli interminabili secondi di silenzio cadenzato dalla campana con 21 rintocchi, uno per ogni lettera dell’alfabeto, sono ricordati tutti i Caduti e si riflette sull’orrore delle guerre.
    E’ un’evocazione commovente per tutti i presenti e indimenticabile per chi si trova per la prima volta a quell’appuntamento savonese, unico in Italia e non solo.

    Il monumento bronzeo di grande valore artistico è stato realizzato dallo scultore sestrese Luigi Venzano per volontà dell’Associazione delle Madri e delle Vedove della Grande Guerra.
    L’opera inaugurata il 18 settembre 1927, posta su un grande blocco granitico, è stata realizzata con il bronzo recuperato dalla fusione di cannoni della Grande Guerra. E’ costituita da due blocchi di figure che simboleggiano l’inizio e la fine della grande guerra o 1^ Guerra Mondiale. Da una parte un veterano pensante è seduto ai piedi di un soldato in partenza per il fronte, dall’altro un’anziana mamma affranta con la mano sul capo di una sposa in lutto che stringe un figlioletto in braccio. Al centro la grande Campana sorretta da quattro titani incatenati alle barre di sostegno.

    In Città, grazie all’Amministrazione Comunale, è nato il Comitato per la sua valorizzazione in occasione del 90 anniversario della inaugurazione alla presenza del Re.
    L’Ammiraglio Romano Sauro, passato di qui nell’ambito del Progetto Sauro100, rimase colpito da questa rimembranza unica in Italia e ci lasciò con la promessa di farla conoscere in giro per la Patria.
    Come cittadino Savonese, come Presidente dei Marinai Savonesi e come gemello in quanto nato nello stesso giorno, 18 Settembre di qualche anno dopo, ne sono particolarmente Orgoglioso.
    Marinai Savonesi Presenti … noi ci saremo sempre!
    W l’Italia

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    Giovanni Longo (Reggio Calabria, 5.12.1918 – Termini Imerese (PA), 18.9.2005)

    di Giuseppe Longo (*)

    (Reggio Calabria, 5.12.1918 – Termini Imerese (PA), 18.9.2005)

    tratto da:
    http://cefalunews.org/2018/12/05/seconda-guerra-mondiale-nel-centenario-della-nascita-di-giovanni-longo-marinaio-della-regia-marina-e-le-navi-ospedale/

    Le navi ospedale (1) comunemente chiamate anche navi bianche (dal colore bianco per cui esse venivano tinteggiate), durante la Seconda Guerra Mondiale svolsero il compito di soccorrere i naufraghi e assistere i feriti e gli ammalati, sia nei mari italiani sia nelle delicate missioni d’oltremare. Tuttavia, analoga mansione fu pure assolta dalle unità minori, le cosiddette navi ambulanza per il trasporto dei feriti, e dalle navi soccorso (2). Queste ultime, ebbero l’incarico, durante le loro missioni di ritrovare i superstiti e i feriti a seguito degli scontri aerei o degli affondamenti, per poi trasferirli nelle vere e proprie navi ospedale. Munite di dispositivi di illuminazioni specifiche, le navi bianche erano riconoscibili altresì dalle vistose croci rosse (simbolo internazionale di neutralità), impresse nei fumaioli, e dalle strisce longitudinali di colore verde, interrotte da croci rosse dipinte nelle murate (3). Gli stessi contrassegni erano applicati anche nelle scialuppe di salvataggio e nelle imbarcazioni a disposizione dell’unità. Malgrado queste peculiari insegne di riconoscimento, le navi bianche, che rammentiamo, erano sprovviste di armamento, furono oggetto di attacco indiscriminato con perdite anche pesanti. Di varia grandezza, e di entrambe le tipologie, le navi ospedale sia esse motonavi o piroscafi, in origine, erano navi mercantili o passeggeri e appartenevano a compagnie di navigazione nazionali. In realtà, le navi, una volta requisite dalla Regia Marina, venivano riadattate alle nuove funzioni di ospedale galleggiante; e conservando il loro equipaggio, lo completavano con il personale medico e infermieristico, avvalendosi anche dell’ausilio delle crocerossine. Il personale sanitario era posto sotto il comando di un colonnello medico, ossia il Direttore sanitario, il quale aveva anche le funzioni di Regio Commissario di bordo, quest’ultimo, affiancava il comandante dell’unità navale (un ufficiale della Marina mercantile militarizzato al pari dell’equipaggio). Integravano il personale di bordo anche alcuni specialisti della Regia Marina, ossia: segnalatori, meccanici e furieri. Ciò nonostante, anche le navi da crociera, fornirono il loro aiuto umanitario. Infatti, i grandi transatlantici: “Vulcania”, “Saturnia”, “Duilio” e “Giulio Cesare” che noleggiati dalla Croce Rossa Internazionale, e in accordo con le forze alleate, vennero impiegati per trasportare in patria migliaia di profughi connazionali dall’A.O.I. dopo la caduta dell’Impero. Queste grandi navi passeggeri, alcune di esse munite di sala operatoria, furono dotate dei contrassegni di neutralità come quelle esibite dalle navi ospedale. Per amore di precisione, è opportuno ricordare in questo contesto anche l’operato delle unità navali che effettuarono nei porti neutrali lo scambio dei prigionieri feriti, o gravemente malati. Tali navi, per essere riconoscibili, recavano impresse sulle murate la scritta PROTECTED (PROTETTA). Le navi ospedale della Regia Marina italiana furono inquadrate nel settore del Naviglio Ausiliario Autonomo, ed erano alle dirette dipendenze dell’Alto Comando Marina, conosciuto anche col nome di Supermarina, il quale dipendeva direttamente dal Comando Supremo delle forze armate italiane.

    Nel centesimo anniversario della sua nascita, voglio ricordare l’Infermiere della Regia Marina Giovanni Longo, mio padre, matricola 71106 classe 1918, decorato con la Croce al Merito di Guerra. Egli partecipò alle operazioni belliche 1940-43 per i periodi sotto indicati:

    P/fo Sorrento dall’1/1/1941 al 23/7/1941

    Marina Olbia dal 2/10/1941 al 30/1943

    Maridifedepo La Maddalena dal 15/4/1943 al 18/9/1943

    Maridifedepo La Maddalena dal 19/9/1943 al 29/12/1943

    Il marinaio Giovanni Longo nasce a Reggio Calabria il 5 dicembre 1918, apparteneva al Corpo Reale Equipaggi Marittimi, fu arruolato in Marina svolgendo il ruolo di infermiere. Prestò servizio presso la Nave soccorso “Sorrento” e in località di Pola, presso l’Ospedale Militare Marina – Venezia. Golfo degli Aranci (Sardegna), con una Batteria Navale. Olbia, al Deposito della Maddalena, ove venne aggregato presso quella infermeria e successivamente inviato in congedo. Nel dopoguerra, essendosi arruolato nel Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza, con il Brevetto n° 17547, rilasciatogli dal Ministero Difesa Marina Direzione Generale del C.E.M.M. in data 14/9/1956, fu autorizzato a fregiarsi del distintivo del periodo bellico 1940-1943 e ad apporre sul nastrino n. 3 stellette d’argento.
    E’ deceduto a Termini Imerese il 18 settembre 2005.

    La motonave “Sorrento” insieme alle gemelle “Equa”, “Meta” ed “Epomeo”, appartenevano alla Società anonima Partenopea di Navigazione (SPAN). Nel corso della Seconda Guerra Mondiale le piccole motonavi furono tutte requisite dalla Regia Marina. La nave “Sorrento”, nel maggio 1943, fu trasformata e riadattata per svolgere interventi sanitari militari. Infatti, essa, divenne una nave soccorso e fu iscritta nel ruolo di naviglio ausiliario, con la sigla alfanumerica S7. Il “Sorrento” fu impiegato per eseguire missioni, alla ricerca di naufraghi o piloti d’aerei abbattuti; e tecnicamente era pronta per salpare nel giro di mezz’ora per raggiungere la sua destinazione. Come per le navi ospedale anche le navi soccorso erano contrassegnati dai simboli stabiliti dalla Convenzione di Ginevra: scafo e sovrastrutture bianche, fascia verde interrotta da croci rosse sullo scafo e croci rosse sui fumaioli. Con la caduta dell’Impero italiano in Africa orientale, la nave venne dislocata a La Maddalena e lì vi sostò fino all’armistizio dell’8 settembre; sino ad allora la nave aveva effettuato complessivamente 25 missioni operative. La nave soccorso Sorrento venne derequisita nel maggio 1945 e riconsegnata all’originaria compagnia di navigazione.

    Abbiamo chiesto allo storico navale Virginio Trucco (4) di parlarci delle navi ospedale e della nave ausiliaria “Sorrento”, operanti nei mari italiani e nel Nord Africa durante la Seconda Guerra Mondiale.

    Le navi ospedale della Regia Marina
    «Già nel XVII secolo, furono create utilizzando delle Galee in disarmo delle infermerie per i marinai malati e per quelli che giungevano in porto dopo lunghe navigazioni in quarantena, dette navi presero il nome di Pulmonarie; nel 1798, la Victory, non più ritenuta idonea al combattimento fu adibita alla cura dei prigionieri francesi feriti.

    La prima nave ospedale della Regia Marina fu il piroscafo ad elica Washington; la nave ex mercantile francese Helvetie da 1400 t costruita nel 1854, fu comprata dalla Regia Marina e nel 1866 per volere dell’ispettore del corpo sanitario della Regia Marina Luigi Verde, fu trasformato in ospedale natante con una capacità di 100 posti letto,il personale sanitario era composto da cinque medici, un farmacista, un cappellano e venti infermieri. Il suo primo impiego fu nei giorni 18, 19 e 20 luglio 1866 durante la Battaglia di Lissa. L’unità fu sempre attiva nel soccorso in mare e nelle aree terrestri in prossimità del mare, la nave fu radiata nel 1904.
    La convenzione dell’Aja del 1907 definì il concetto di nave ospedale, all’articolo 4 furono definite le caratteristiche necessarie per considerare una nave “nave ospedale”. La nave doveva avere idonei segni di riconoscimento e particolare illuminazione. Le navi ospedale operarono in Eritrea alla fine del 800, durante il terremoto di Messina nel 1908 e la guerra di Libia nel 1911.
    Durante la Grande Guerra, le navi ospedale furono utilizzate per il salvataggio dell’esercito serbo, per il trasporto dei feriti dal fronte di Salonicco e alcune furono ormeggiate nel porto di Venezia, al fine di garantire assistenza ai feriti provenienti dal fronte. Al fine di assistere i feriti della Brigata Marina a difesa del basso Piave, vennero modificati due vaporetti lagunari di Venezia, a prua furono sistemati una trentina di posti letto e a poppa una sala operatoria, inoltre vennero adibiti al trasporto feriti 3 motoscafi, trasformati in ambulanza, con 8 posti in barella per i feriti più gravi e sedili per quelli lievi o malati, i motoscafi si spingevano fino alle trincee sparse lungo i canali per raccoglierei feriti e portarli ai vaporetti ospedale. Negli anni Trenta durante la guerra d’Etiopia, vennero istituite delle navi Trasporto Infermi, questo espediente era usato al fine di permettere alle navi di trasportare truppe e rifornimenti durante il viaggio d’andata e feriti e malati durante quello di ritorno.
    Durante la Seconda Guerra Mondiale, la Regia Marina attrezzò 19 unità fra navi ospedale e navi soccorso, le seconde venivano utilizzate per la ricerca dei naufraghi per poi trasferirli sulle navi ospedale, le unità operarono soprattutto sulla rotta per il Nord Africa e il Mediterraneo Orientale, nonostante le navi avessero i regolari contrassegni, le unità furono spesso attaccate dagli Inglesi, nonostante l’Italia denunciasse gli attacchi alle autorità di Ginevra gli attacchi alle nostre navi continuarono causando l’affondamento di 12 unità.

    Oggi la Marina Militare non dispone di navi ospedale, ma le navi da Sbarco classe San Giorgio, le portaeromobili Cavour e Garibaldi dispongono di sistemazioni sanitarie da utilizzare in guerra ma soprattutto in Pace».

    Nave soccorso “Sorrento”
    «La Nave Soccorso “Sorrento” fu ordinata dalla SPAN – Società Partenopea Anonima di Navigazione, assieme a 3 unità gemelle ai cantieri Tosi di Taranto, la Sorrento fu impostata nel 1928, varata nel 29 e consegnata nel marzo del 1930. Le sue caratteristiche erano le seguenti:
    lunghezza f.t.39.37m; larghezza 6.83m; immersione 2.57m, stazzava 243 tsl, lo scafo era diviso da 7 paratie stagne; l’apparato motore era costituito da due motori diesel da 600CV, che agivano su 2 eliche e conferivano all’unità una velocità fra i 12 e 14 nodi, l’equipaggio dopo la trasformazione era costituito da 50 uomini,compreso il personale sanitario.
    Alla consegna la nave venne inscritta con la matricola 341 al Compartimento marittimo di Napoli e fu adibita al trasporto di passeggeri fra il Golfo di Napoli e le isole dell’arcipelago campano. All’inizio della guerra fu l’unica delle 4 unità a non venire requisita dalla Regia Marina e continuò il suo normale servizio, nel gennaio del 1943 a causa dell’usura e perdita delle unità gemelle, la Regia Marina venne anch’essa requisita, fu inscritta nel registro delle unità ausiliarie della Regia Marina e ricevette la sigla S7 e come due delle gemelle fu classificata nave soccorso, cioè adibita al recupero di naufraghi o piloti abbattuti, per questo sempre pronta a muovere in 30 minuti.Fu inviata a Taranto, dove vennero eseguiti i lavori per dotarla di una sala operatoria d’urgenza, ambulatori per la cura di traumi, ipotermia e ustioni, 10 posti letto per i ricoverati e le sistemazioni per il personale sanitario, fu inoltre dipinta con i colori prescritti dalla Convenzione di Ginevra: scafo e sovrastrutture bianche con fascia verde sull’opera morta intervallata da croci rosse presenti anche sul fumaiolo. Terminati i lavori nel maggio del ‘43, vista la perdita dell’Africa Settentrionale, la nave fu dislocata alla Maddalena,dove sino al 9 settembre effettuò 25 missioni, alla proclamazione dell’armistizio la nave rimase inizialmente alla Maddalena, per trasferirsi poi a Taranto dove venne utilizzata in compiti vari fino alla fine della guerra,vista la necessità di ristabilire i collegamenti con le isole Campane, fu derequisita nel maggio del ‘45, sottoposta di nuovo a lavori a Taranto, riprese il servizio nel Golfo di Napoli nel giugno del ‘46. Nel 1949 la nave fu sottoposta a un ciclo di grandi lavori e rientrò in servizio nello stesso anno. Fu sottoposta a un ulteriore turno di ristrutturazione e ammodernamento di lavori nel 1954, durante il quale furono sostituiti i vecchi motori con dei nuovi diesel Benz con una potenza di 890CV, dopo i lavori la stazza della nave risultò di 308.44tsl, i nuovi motori gli permisero di raggiungere una velocità superiore ai 13 nodi, al termine dei lavori la nave fu ribattezzata “Città di Sorrento”. Nel 1975 passò di proprietà della CAREMAR (Campania Regionale Marittima) e dopo pochi anni nel 1979 fu radiata e venduta per la demolizione».

    (1) Navi ospedale 1940-1945: “Aquileia”, “Arno”, “California”, “Città di Trapani”, “Gradisca”, “Po”, “Principessa Giovanna”, “Ramb IV”, “Sicilia”, “Tevere”,“Toscana”, “Virgilio”.
    (2) Navi socorso 1940-1945: “Capri”, “Epomeo”, “Giuseppe Orlando”, “Laurana”, “Meta”, “San Giusto”, “Sorrento”.
    (3) Convenzione per l’adeguamento alla guerra marittima dei principi della convenzione di Ginevra del 22 agosto 1864, art. 5.
    (4) Virginio Trucco è nato a Roma, ha frequentato l’Istituto Tecnico Nautico “Marcantonio Colonna”, conseguendo il Diploma di Aspirante al comando di navi della Marina Mercantile. Nel 1979,frequenta il corso AUC (Allievo Ufficiale di Complemento) presso l’Accademia Navale di Livorno, prestando servizio come Ufficiale dal 1979 al 1981. Dal 1981 è dipendente di Trenitalia S.p.A. Lo storico navale Virginio Trucco è membro dell’Associazione Culturale BETASOM (www.betasom.it).

    Bibliografia:
    Aula Busi dell’Istituto di Radiologia del Policlinico Umberto I di Roma – 14 maggio 2018. Dal Convegno “Attività sanitarie a bordo di navi passeggeri” organizzato dal Prof.Mauro Salducci.
    Enrico Cernuschi, Maurizio Brescia, Erminio Bagnasco, “Le navi ospedale italiane 1935-1945”, Albertelli Edizioni, Parma, 2010.
    Francesco Ogliari, Lamberto Radogna, Achielle Rastelli, Alessandro Zenoni “Dallo smoking alla divisa: la marina mercantile italiana dal 1932 al 1945”. Cavallotti Editori, 1984.
    Francesco Pancrazio “Attraverso oceani per una missione umanitaria” – appunti di un medico, Nerbini, 1943.
    Foto a corredo dell’articolo: il marinaio Giovanni Longo, del Corpo Reale Equipaggi Marittimi.

     (*) Giuseppe Longo
    giuseppelongoredazione@gmail.com
    @longoredazione