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    30.10.2016, nel ricordo di Gianni Venza il furiere dal sorriso contagioso

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    30-10-2016-gianni-venza-foto-alfons-terrasi-p-g-c-corso-75-www-lavocedelmarinaio-comCaro Gianni,
    in certi momenti della vita scrivere o comunicare sentimenti diventa difficile e oggi, nel giorno della Tua dipartita, lo è ancora di più. Si ha sempre la sensazione che le parole siano vuote e che non possano esprimere appieno la nostra tristezza. Facciamo ancora fatica a crederci, siamo arrabbiati, nella nostra mente non possiamo pensare altro a frasi come: ”Non è giusto!” o come “Lui non se lo meritava!”.
    Ci sentiamo di far sapere a quelli che non ti conoscevamo, che ci hai insegnato, da buon napoletano e senza retorica alcuna, che col sorriso e il perdono si aprono i cuori di tutti, anche di quei colleghi tronfi di orgoglio e sai già che occuperai per sempre un posto speciale nei nostri cuori.
    Forse questi pensieri possono sembrare semplici esternazioni ma sono profondamente veri. La Tua morte porta solo dolore nei nostri cuori, specie nel mio perché sei stato fra quelli che mi ha esortato a proseguire la carriera in Marina.
    Anche se la Tua vita non è stata lunga l’hai sicuramente vissuta intensamente. Una vita straordinaria come la Tua fine terrena, tra cielo e mare, tra i sogni e i ricordi indelebili, tracciati nell’onda, lungo la scia, fra i flutti…

    Nello scrivere queste brevi parole abbiamo cercato delle possibili citazioni e la scelta era vasta. Pensavamo di usare un brano di un grande scrittore, ma nulla alla fine avrebbe reso l’idea dell’uomo che noi tutti abbiamo conosciuto. Tu sostenevi l’importanza della famiglia, il valore degli amici e ci ha insegnato a sostenerci l’un l’altro, a credere nelle nostre forze e a lottare per ciò in cui si crede e si ama.
    Dio ci fa comprendere proprio in questo giorno, insieme ai tuoi familiari, che se anche ci mancano le persone a noi più care, come te Gianni, Lui ci ha donato la Grazia che è l’amicizia nel prossimo e l’amicizia nel prossimo è la Sua Grazia, in una parola sola: amore.

    Lo stesso amore che tu hai riposto in noi oggi e noi lo riponiamo in te Capo Venza del 75° corso Furieri.
    Adesso riposa in pace fra i flutti dell’Altissimo magari pregando per noi come noi preghiamo per te.
    Questo è il momento del raccoglimento, della riflessione, della meditazione e, per chi crede, della preghiera.
    P.s. dimenticavo … la canzone di Pinuccio che ci cantavi.

    O’i nè’!
    comm’è bello a stà’ cu tte
    it’s music, music in the air
    òi nè’
    i’ te guardo e m’arrecrio
    it’s music, music in the air
     
    It’s music in the air
    quantu tiempo po’ durà
    mezo ‘a dinto e mez’a fora
    pe nun ce lassà’
     
    It’s music in the air
    chiure l’uocchie pe guardà’
    fin’a che te saglie ‘ncuollo
    e nun te puo’ fermà’
     
    Addò’ nun bastano ‘e parole
    (si perdo tiempo lascciami fà)
    se ferma arraggia e nasce ‘o core
    (statte ccàe)
    po’ nisciuno tocca niente
    (e so’ cuntento ‘e me truvà)
    sciuscianno forte ‘nziem’o viento
     
    Ma i’ quanno vego a vuje
    ma vesto a lutto
    pecchè parlate sempe a vocc’e raja
     
    It’s music in the air
    quantu tiempo po’ durà
    mezo ‘a dinto e mez’a fora
    pe nun ce lassà’

     
    It’s music in the air
    chiure l’uocchie pe guardà’
    fin’a che te saglie ‘ncuollo
    e nun te puo’ fermà’
     
    Addò’ nun bastano ‘e parole
    (si perdo tiempo lascciami fà)
    se ferma arraggia e nasce ‘o core
    (statte ccàe)
    po’ nisciuno tocca niente
    (e so’ cuntento ‘e me truvà)
    sciuscianno forte ‘nziem’o viento
     
    Ma i’ quanno vego a vuje
    ma vesto a lutto
    pecchè parlate sempe a vocc’e raja
     
    Ma i’ quanno vego a vuje
    ma vesto a lutto
    pecchè parlate sempe a vocc’e raja
     
    Addò’ nun bastano ‘e parole
    (si perdo tiempo lascciami fà)
    se ferma arraggia e nasce ‘o core
    (statte ccàe)
    po’ nisciuno tocca niente
    (e so’ cuntento ‘e me truvà)
    sciuscianno forte ‘nziem’o viento.

    riposa-in-pace-marinaio-www-lavocedelmarinaio-com

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    Rodolfo Maltese (Orvieto, 26.2.1947 – Roma, 3.10.2015)

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    …adesso con Ciccio formerete un nuovo Banco del Mutuo Soccorso nel Regno dei Cieli.
    Grazie per tutti i preziosi consigli che mi avete dato.
    Pancrazio “Ezio”

    Dopo la tempesta ho vagato a lungo tra i coralli. Sulla mia pelle sentivo il peso del mare ed ho temuto di non saltare più al sole ma il desiderio d’immenso scuoteva le mie reni io dall’abisso sono risalito.
    Non fuggire l’onda anche se ha l’odore dell’arpione se colpirà, non fermerà il tuo salto ti scaverà e scoprirai d’aver forza e il desiderio d’immenso di nuovo ti scuoterà lascia che il sale ti lavi il cuore.

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    25.9.2016, in ricordo di Carmelo “Melito” Scionti

    di Ezio “Ricciolino” Vinciguerra

    Nel percorso della nostra vita talvolta si è costretti a dover affrontare momenti che hanno la parvenza di essere tristi quando una persona a noi cara sembra allontanarsi.
    “Amico” è qualcosa di solito riservato a quelle persone a cui piace interagire con il prossimo, e chi ha avuto l’onore ed il piacere di conoscerci sa che per noi musicanti di periferia è stato un cardine di filosofia della vita come del resto per altre persone di buona volontà.
    La Musica, la parola e più in generale l’arte, quindi il dialogo interpersonale, sono la logica conseguenza di una “rispettabilità” da parte del cosiddetto “mondo civile”.

    Chi contribuisce nel Sociale, specie il nostro, sa di fare bene e fare stare bene, senza mai chiedere nulla in cambio.
    La voglia di ben figurare come membro della grande famiglia della società civile, si può e si deve perseguire specialmente durante il contatto diretto, e il buon esempio che si da si deve di riceverlo…con un applauso!
    Amico è questo, e questo sei stato tu per noi carissimo Melito…Batterista ragioniere!
    Anche se la tua vita non è stata lunga l’hai sicuramente vissuta intensamente e fuori dal comune, una vita straordinaria come la tua fine terrena, tra i sogni e i ricordi indelebili di serate concerti in ogni laddove, tracciati nelle piazze, lungo la strada, fra palco e realtà…
    Un abbraccio grande, profondo e trasparente, a te e ai tuoi e miei cari, come quel mare di Ognina che ci portiamo dentro e che nessuno mai potrà inquinarci.
Adesso che sei salpato per l’ultima missione, risposa in pace, nel grande mare di Nostro Signore e perdona i nostri peccati.

    P.s. Tu comincia a riscaldare lo strumento che noi “Calamu che casci!”.
    Martedi 25 settembre 2019 messa di suffragio nel Santuario dei Santa Maria di Ognina proprio da dove, tanto tempo fa, iniziò la “Folle Idea”…