• Attualità,  Emigrante di poppa,  Marinai,  Marinai di una volta,  Racconti,  Recensioni,  Un mare di amici

    Io Francesco Ruggieri, emigrante di poppa e profugo istriano

    di Francesco Ruggieri e Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    Ciao Ezio,
    grazie per le foto ricordo complimenti, condivido il tuo operato su internet, W la Marina Militare Italiana orgoglioso di aver servito con onore come il Marinaio Fumarola di cui io ti ho già scritto tempo fa e il tuo sito mi ha dato le dritte nella ricerca storica.

    Hai ragione da vendere quando affermi “Marinai per sempre”.
    Io ero profugo a Fiume (Croazia ex Istria ), avevo 5 anni nel ’43. Questa foto l’ho avuta in eredità da mia madre Fumarola Isabella sorella del defunto. Nei miei ricordi, nella mia mente lo chiamavano Angelo, ma il vero nome è Paolo come l’Apostolo perciò il discorso fila … (*)

    Caro Ezio ti ringrazio anche perché io vivo a Milano, come emigrante di poppa, i miei parenti sono di Martina Franca.
    Ho letto il tuo libro e me lo sto divorando ancora una volta. Anch’io ho passato la guerra, i titini, l’Istria, le foibe di Fiume, proprio come il tuo papà Giorgio.
    E poi quei sapori dei dolci plumachelle che ti faceva la zia Sara, e il bottegaio che vi voleva fare u “culu russu”, la tua Sicilia la hai nel cuore…
    Ti chiamavano “u canterinu catanese”, lo sto rileggendo mentre mi imbarco per la Sardegna per doveri di famiglia (mia moglie è sarda).
    Sei veloce come un proiettile cal.6,5/ 91.
    Grazie a Dio di averti conosciuto solo mi devi scusare se sbaglio perché ho fatto le scuole Italo-Croate perché eravamo profughi giuliani. Mio padre era militare aggregato all’11° Reggimento Bersaglieri di Gradisca, poi ti racconterò la mia odissea: scappai dal campo profughi per venire in Italia ma al confine di Sezana i titini mi arrestarono. Avevo 12 anni eravamo nel 1950, poi se non ti stanco ti racconterò.
    Certo che per un meridionale come me aver fatto il profugo giuliano…
    Ciao Ezio, ti sono riconoscente a risentirci.

    Ciao Francesco,
    come ogni anni, ho deciso di pubblicare la tua mail il 10 febbraio… scusa per il ritardo ma sono certo di essere compreso e perdonato.
    La tua storia “giuliana”, le sensazioni di un marinaio di “confine come me” che ha provato col linguaggio del cuore il vero senso di “Emigrante di poppa”, si assomigliano.
    Quando scrivevo il libro, sotto la Sua dettatura, pensavo che gli emigranti di poppa siamo noi marinai reali e virtuali … soprattutto quelli di confine o confinati.
    Caro Francesco, io ti esorto a scrivere un libro autobiografico che può far comprendere, qualora ce ne fosse ancora di bisogno, di che cosa è capace la belva umana.
    Abbiamo parecchi amici istriani che non hanno dimenticato cosa è accaduto a loro e ai loro parenti… abbiamo il dovere “Sacrosanto” di raccontarlo a figli e nipoti.

    (*) https://www.lavocedelmarinaio.com/2014/08/angelo-fumarola-marinaio-a-tripoli/

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    14 agosto 2004, Cheikh Sarr e gli emigranti di poppa

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    Banca della memoria - www.lavocedelmarinaio.com
    Ezio-Pancrazio-Vinciguerra-www.lavocedelmarinaio.com_10Muratore, 27enne, senegalese, di fede islamica, in Italia da cinque anni con un lavoro regolare di muratore, il 14 agosto 2004 si era tuffato nelle acque agitate del mar Tirreno, di fronte a Castagneto Carducci, nel tentativo di salvare un uomo bianco che stava affogando. Ceikh riesce a salvare l’uomo bianco, a quanto sembra un italiano, fuggitivo dopo l’avvenuto salvamento, ma lui non ce la fa: viene inghiottito dai flutti e il suo corpo è restituito dalle onde due giorni dopo.
    Quella vigilia di ferragosto la giornata era calda ma allo stesso tempo tirava un alito di vento in spiaggia e il mare era agitato ma non tanto minaccioso da dissuadere la gente affamata di refrigerio dall’affrontarlo spensieratamente.
    Ceikh faceva il solito giro della spiaggia distribuiva sorrisi e vendeva collanine. Arrotondava lo stipendio di muratore e come molti della sua età sognava un avvenire migliore. Lui non si trastullava sotto l’ombrellone e raramente si concedeva una pausa, giusto per asciugarsi il sudore che gli colava dalla fronte.
    Ma quel giorno tragico 14 agosto 2004 quella pausa gli fu fatale. Tutto accadde in un attimo, Cheikh non ebbe il tempo di pensare, spinto da quella solidarietà umana senza i pregiudizi che noi abbiamo perso da tempo, si tuffò in mare per salvare qualcuno che appariva in grave difficoltà. Non aveva valutato il rischio, riuscì a malapena a salvare quell’uomo bianco ma si trovò senza le forze per salvare se stesso.
    Il mare lo restituì senza vita qualche giorno dopo agli amici e alla famiglia. Un nero aveva salvato un bianco. Evidentemente questo “imbarazzo” aveva indotto chi gli doveva la vita a dileguarsi senza una parola di ringraziamento, di cordoglio, di partecipato dolore e ancor’oggi  non si conosce il nome di questo vile individuo.
    La storia dell’uomo bianco fuggitivo, di per sé, crea qualche imbarazzo. Non un ringraziamento, non un cenno. Non se ne si conosce neppure l’identità.
    La tragedia di Cheikh Sarr esclude il lieto fine, ma ha un significato altrettanto denso.
    Ricordarlo oggi può forse servire a riflettere sulle distorsioni dei modelli di riferimento propinati dalla televisione ad un pubblico forse dimentico dei suoi veri eroi, che pure nel corso della storia sono stati tanti.

    Cheikh Sarr - emigrante di poppa - www.lavocedelmarinaio.com


    Non ci siamo dimenticati delle parole di commiato espresse dagli amici: “Quando guarderemo il mare e vedremo la sua bellezza, sentiremo la tua voce. Ciao Cheikh” così come non ci siamo dimenticati le parole di un imbarazzatissimo Presidente, toscano, che consegnò ai parenti quella meritata medaglia d’oro al valor civile con la seguente motivazione:.

    Mentre si trovava nella spiaggia della località Marina di Castagneto Carducci, udite le invocazioni di aiuto di un bagnante in grave difficoltà, si gettava in mare, unitamente ad altre persone, per cercare di soccorrerlo. Dopo aver compiuto il salvataggio veniva sopraffatto dalla violenza del mare che lo trascinava lontano senza possibilità di scampo. Fulgido esempio di eccezionale coraggio, nobile spirito di altruismo e preclara virtù civica”.

    mare_vita

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    La sapienza e la superbia


    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    Ai figli miei.

    Come riusciamo a distinguere nel nostro quotidiano un sapiente da un superbo?

    Ezio-Pancrazio-Vinciguerra-www.lavocedelmarinaio.com_10La sapienza si distingue da quella falsa per una serie inequivocabile di indizi.
    La falsa sapienza rende saccenti e supponenti, pronti a fare da maestri agli altri. La saccenza è una forma di peccato molto vicino alla superbia perché si crede di avere sempre qualcosa da insegnare e mai da imparare. Parlare e mai ascoltare…
    Percepiamo nel sapiente un ostacolo e mai una fonte di nuovo insegnamento, un ostacolo alla nostra felicità e alla nostra mancata realizzazione e quindi un nemico da combattere.
    Questa è purtroppo la logica di questo mondo attuale, votato allo sfrenato materialismo e relativismo, dove risulta più grande chi riesce ad emergere sugli altri, chi conquista posti di potere schiacciando chi ha attorno.
    Quante volte abbiamo incontrato esperti in vari settori che non hanno ostentato mai la loro sapienza e, attraverso la loro trasparenza e umiltà delle intenzioni, ci hanno guidato all’essenza del sapere e cioè all’amore per il prossimo come Lui ci ha insegnato, senza doppi sensi, senza scopi di lucro, senza ricorrere all’invidia e alla superbia? Tante volte…
    Non riusciamo più a comprendere perché, avidi, vogliamo tutto e subito e, ancor peggio, facciamo finta di  non comprendere.
    Per arrivare alla sapienza bisogna intraprendere le strade più tortuose, come lo studio e non la raccomandazione, come l’ascolto, il confronto, la condivisione d’intenti e il mettersi continuamente in gioco.
    Non basta salire su piedistalli di creta basati su atteggiamenti di possesso o, ancor peggio, nella sottomissione, nella vessazione o nella schiavitù dell’essere umano.
    C’è infine chi generalizza e si defila, senza scegliere, perché ritiene che qualsiasi scelta sia mediocre, contribuendo passivamente al nulla: coloro sono il nulla che vivono nel purgatorio terreno…
    Le guerre, anche quelle che combattiamo internamente, provengono dalle nostre corrotte passioni perché siamo pieni di desideri e, quando non riusciamo più ad ottenere, combattiamo il diverso che poi altro non è che il nostro io capovolto: la gelosia dell’egoismo …e da qui le guerre!

    Ezio Pancrazio Vinciguerra - Emigrante di Poppa - www.lavocedelmrinaio.com

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    Foibe, Auschwitz, la vita è odio o amore?

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

    La barbarie umane compiute contro degli inermi, colpevoli solo di essere creduti dalla parte sbagliata, alimentano odio; un odio esteso subito anche dal mondo animale e vegetale.
    L’odio, perpetrato nell’omicidio, nella pulizia etnica, nell’inquinamento, nell’affannosa ricerca al benessere sfrenato, non ha colore o ideologia: è odio!
    L’amore è il contrario dell’odio.  Ma questo decantato amore è latente perché siamo peccatori, perché siamo sordi e non sappiamo più ascoltare col cuore, perché siamo pronti a giudicare e non sappiamo perdonare, perché ci professiamo  sempre innocenti e non conosciamo più vergogna, perché siamo i primi a scagliare le pietre pur sapendo di essere complici e colpevoli: complici dell’omertà del silenzio e colpevoli o correi di omissione alla verità.
    Perché non arrossiamo alla vergogne nostre e degli altri rendendoci  complici di fronte a quell’odio che è peccato? Che cos’è il peccato? E l’espiazione al peccato che cos’è? Siamo ancora credenti? La vita, la nostra, è odio o è amore?

    ritrovamento cadaveri delle foibe

    Francesco Ruggieri, emigrante di poppa meridionale, profugo istriano, marinaio
    di Francesco Ruggieri

    Marinaio Francesco Ruggieri per www.lavocedelmarinaio. com


Ciao Ezio,
    grazie per le foto ricordo complimenti, condivido il tuo operato su internet, W la Marina Militare Italiana orgoglioso di aver servito con onore come il Marinaio Fumarola di cui io ti ho già scritto tempo fa e il tuo sito mi ha dato le dritte nella ricerca storica.
    Hai ragione da vendere quando affermi “Marinai per sempre”.
    Io ero profugo a Fiume (Croazia ex Istria ), avevo 5 anni nel ’43. Questa foto l’ho avuta in eredità da mia madre Fumarola Isabella sorella del defunto. Nei miei ricordi, nella mia mente lo chiamavano Angelo, ma il vero nome è Paolo come l’Apostolo perciò il discorso fila … (*)
    Caro Ezio ti ringrazio anche perché io vivo a Milano, come emigrante di poppa, i miei parenti sono di Martina Franca.
 Ho letto il tuo libro e me lo sto divorando ancora una volta.  Anch’io ho passato la guerra, i titini, l’Istria, le foibe di Fiume, proprio come il tuo papà Giorgio.
 E poi quei sapori dei dolci plumachelle che ti faceva la zia Sara, e il bottegaio che vi voleva fare u “culu russu”, la tua Sicilia la hai nel cuore…
    Ti chiamavano “u canterinu catanese”, lo sto rileggendo mentre mi imbarco per la Sardegna per doveri di famiglia (mia moglie è sarda).
    Sei veloce come un proiettile cal.6,5/ 91.
    Grazie a Dio di averti conosciuto solo mi devi scusare se sbaglio perché ho fatto le scuole Italo-Croate perché eravamo profughi giuliani. Mio padre era militare aggregato all’11° Reggimento Bersaglieri di Gradisca, poi ti racconterò la mia odissea: scappai dal campo profughi per venire in Italia ma al confine di Sezana i titini mi arrestarono. Avevo 12 anni eravamo nel 1950, poi se non ti stanco ti racconterò.
Certo che per un meridionale come me aver fatto il profugo giuliano…
    Ciao Ezio, ti sono riconoscente a risentirci.

    Francesco Ruggieri con la moglie per www.lavocedelmarinaio.com
    Ezio-Pancrazio-Vinciguerra-www.lavocedelmarinaio.com_10Ciao Francesco,
    ho deciso di pubblicare la tua mail il 10 febbraio…
    scusa per il ritardo ma sono certo di essere compreso e perdonato.
    Non vedo di pubblicare sia la tua storia “giuliana” che le sensazioni di un marinaio di “confine come me” che ha provato col linguaggio del cuore il vero senso di “Emigrante di poppa”.
    Quando scrivevo il libro, sotto la Sua dettatura, pensavo che gli emigranti di poppa siamo noi marinai reali e virtuali … soprattutto quelli di confine o confinati.
    Caro Francesco, io ti esorto a scrivere un libro autobiografico che può far comprendere, qualora ce ne fosse ancora di bisogno, di che cosa è capace la belva umana.
    Abbiamo parecchi amici istriani che non hanno dimenticato cosa è accaduto a loro e ai loro parenti… abbiamo il dovere “Sacrosanto” di raccontarlo a figli e nipoti.

    (*) https://www.lavocedelmarinaio.com/2014/08/angelo-fumarola-marinaio-a-tripoli/