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    Lucio Dalla e Padre Pio (parte seconda)

    di Piero La Porta (*)
    www.pierolaporta.it

    La prima parte si può leggere su:
    https://www.lavocedelmarinaio.com/2015/03/lucio-dalla-e-padre-pio-parte-prima/

    Duello in dialetto
    Michele, incontrando Lucio la prima volta alle Tremiti, vi fece un’indimenticabile pessima figura; lo ricorda con molto divertimento.
    Colpito dalla bassa statura di Lucio, forse in qualche modo deluso che il suo aspetto fosse di gran lunga più modesto della sua fama, si lasciò andare con la sfrontatezza del giovane uomo di mare, a tentare il colpo basso alla celebrità. Quella sera si sarebbe vantato con gli amici e ne avrebbero riso: lui, Michele Bottalico, il marinaio, aveva preso in giro Lucio Dalla, il celebre cantante.
    Presunse di conoscere il dialetto, un dialetto molto difficile, ben più del cantante e partì all’attacco: «Madò! Quant si’ brutte!» Madonna, quanto sei brutto.
    Lucio, senza esitazione restituì il colpo come fosse pescatore di Mambredònje, nato a via Maddalena, sul porto: «Jü? A verè tu quant se’ brutte!» Io? Dovresti vederti, quanto sei brutto. Accento perfetto e sfoderò un bel sorriso canagliesco, come avesse fatto filotto da dodici al biliardo.
    Lucio Dalla e PadrePio f.p.g.c. Piero Laporta a www.lavocedelmarinaio.com
    Volevo nascondermi, ricorda Michele, volevo diventare invisibile mentre Lucio ghignava divertito e lo incalzò: «Guagliò! Vini qua, vì vì vì…» Ragazzo, vieni qui, vieni vieni vieni, col braccio teso e quattro dita, unite su e giù, gestualità tipica da pescatore.
    «Ma tu sì de Mambredònje?»
    «Sì, sì » Michele era oramai catturato «So’ de Mambredònje…»
    «Bravo, allora la prossima volta che vieni devi portarmi gli scavetatjille, due, tre chili di scaldatelli. Però mi raccomando solo quelli da via della Croce, da Nella, solo quelli di Nella. Ogni volta che vieni purteme le scavetatjille. Me’ capìte?».
    Gli scaldatelli, taralli di varie forme e dimensioni a seconda delle varie contrade garganiche, sono composti solo di acqua, farina e un po’ d’olio. Talune varianti lussuose annoverano il vino. Di zucchero e lievito neppure l’ombra. La semplicità della ricetta esige maestria da chi li confeziona e assoluta genuinità delle materie prime affinché il risultato finale sia di gran sapore, friabile ma non fragile, deliziosamente gustoso e fragante.
    Come faceva quell’accidente di polentone bolognese a sapere che gli scaldatelli di Nella sono i migliori del Gargano e quindi del mondo?
    Lucio, incurante del suo sbigottimento, gli dette il numero di telefono, stabilendo un contatto che non si sciolse più, affidando al giovane marinaio incarichi mano a mano più importanti, fino a farne autista, braccio destro e comandante della sua barca; l’amico infine che lo seguiva ovunque.

    Zingarando sul Gargano, con un punto fermo
    Gargano, Santa Maria di Pulsano…
    Un paio di settimane prima dell’ultimo viaggio telefonò da San Severo; nevicava.
    «Michele, mi porti in giro? Dai, prendi la jeep».
    Come sempre, quando lo spettacolo finiva, spenta l’ultima luce, dissoltosi l’ultimo accordo, saliva la smania di cercare nella notte per lenire i tumulti interiori.
    Andarono ad Apricena, cenarono, da lì scesero a Manfredonia, poi a San Giovanni Rotondo, a notte tarda, per il solito giro intorno al convento.
    Padre Pio aveva ancora un rapporto speciale con Lucio – Michele ebbe modo di scoprirlo – un rapporto vivo e attuale, nonostante i lunghi anni trascorsi dalla morte del frate.
    Le zingarate sul Gargano, apparentemente senza meta, sempre comprendevano un passaggio notturno al convento di padre Pio.
    Mentre l’auto andava, l’umore di Lucio mutava. Michele intuiva quando il passeggero aveva bisogno di parlare, quando di silenzio.
    Cercavano il mare e il cielo, la terra e la velocità: «Come la volta da Termoli a San Severo, in venti minuti, duecentoquaranta all’ora, che neanche Nuvolari» Michele ha lo sguardo lontano.
    In una sera così, Lucio lo soprese: «Io ho un unico punto fermo, Gesù Cristo».
    I concerti li portavano in ogni dove e ovunque Michele aveva una missione prioritaria: cercare la chiesa dove Lucio potesse confessarsi, ascoltare la Santa Messa e ricevere l’Eucarestia.
    «Io sono cattolico» Lucio lo ripeteva ogni volta che poteva e ne dava prova, come nel 1994, quando nato Paolo, il primogenito di Michele, Lucio si candidò padrino.
    Michele avrebbe scoperto negli anni successivi che Lucio fu padrino d’innumerevoli bambini, anche fra gli zingari dei campi bolognesi. Un bambino portato al battistero per Lucio fu gioia cercata e ripetuta.
    «Io sono cattolico, te lo battezzo io, te lo battezzo io» Lucio lo ripeté a Michele da quando seppe che Chiara era incinta. Lucio era così: negli appuntamenti cruciali della vita si metteva in prima, seconda o ultima fila, come la sua sensibilità gli suggeriva.
    «Quando morì mio padre, presumevo che non lo sapesse» ricorda Michele, mentre Matteo annuisce commosso «Senz’aspettarcelo vedemmo la sua auto unirsi al corteo funebre» che a Manfredonia usa far transitare davanti alla casa del defunto, per un ultimo saluto «Mentre andavamo dalla chiesa della Croce verso casa, forse a causa del traffico, alcuni amici di Manfredonia si persero, distaccandosi dal corteo, Lucio invece lo seguì con disinvoltura, come fosse nelle strade del suo paese».
    I cortei delle auto, funebri o festosi, sono tuttora ricorrenti nel traffico di Manfredonia, la cui intensità spesso non ha nulla da invidiare a quello d’una metropoli. Un corteo di gran lunga più festoso si formò quando battezzarono, Paolo, il sospirato primogenito di Michele e Chiara, atteso ostinatamente per sedici anni. Era tutto pronto per la cerimonia nella chiesa di Santa Maria Regina, a Siponto, il quartiere balneare a sud di Manfredonia, fra pinete ed eucalipti.

    Lucio-Dalla-visto-da-Milo-Manara
    Lucio fa piangere il parroco
    Gargano, Vignanotica.
    Monsignor Valentino Vailati, arcivescovo di Manfredonia, s’era detto volentieri disponibile per il rito. Il prelato però ebbe un serio problema all’ultimo momento e dovette rinunciare.
    «Nooo, assolutamente non è possibile» rispose don Mario Carmone parroco della chiesa della Croce e zio di Chiara, quando Michele propose allo zio di celebrare in luogo del vescovo «Impossibile, il battesimo è sacro! Il padrino non può farlo un teatrante».
    Ma com’era possibile? Il vescovo non obiettava e invece don Mario, per giunta zio della madre del battezzando, non voleva Lucio come padrino. Don Mario d’altronde era davvero un buon prete, bisognava comprenderlo e, proprio per questo, rifiutava che il padrino di Paolo fosse un cantante, addirittura Lucio Dalla: «Impossibile, il padrino deve essere un cattolico convinto e praticante!»
    Michele, dal carattere un sanguigno, avrebbe volentieri mandato don Mario a quel paese. Questo avrebbe però amareggiato Chiara, l’avrebbe costretto ad annullare la cerimonia e rimandare delusi i numerosi invitati, mutando la festa in funerale. Si fece dunque animo per convincere il parroco: «Secondo voi, il vescovo non aveva accertato le qualità del padrino prima di accettare di battezzare Paolo?» chiese a don Mario e, mentre lo zio esitava, aggiunse «Che cosa direbbe monsignore della presa di posizione del parroco, dal momento che lui, l’arcivescovo, non obiettò nulla?»
    Don Mario, anche grazie all’intervento di Chiara, dopo molte insistenze si rassegnò obtorto collo, un po’ perché spinto dai legami familiari, soprattutto perché l’assenso iniziale dell’arcivescovo non gli lasciava vie di fuga.
    Iniziato il rito, don Mario dovette ricredersi ben presto, osservando quanto fossero puntuali e pieni della sua Fede i gesti di Lucio e le sue parole in risposta al celebrante; si sarebbe detto, non conoscendolo, che Lucio fosse un sacrista di professione. Tutti i presenti ne erano stupiti, tranne Michele. Don Mario, a sua volta, era più sorpreso di tutti, notando di sottecchi la solenne compostezza e la profonda partecipazione al rito del suo celebre chierichetto, con quanta mistica gioia s’accostò all’Eucarestia.
    Dopo l’Ite missa est, gli invitati si strinsero festosi al neocatecumeno e al celebre padrino, non si sa quale dei due più bersagliato dai flash, mentre Michele, al settimo cielo, si recò in sacrestia per ringraziare don Mario.
    Grande la sorpresa quando scoprì il coriaceo parroco, ancora coi paramenti sacri, singhiozzante a calde lacrime: «In tanti anni di sacerdozio mai ho visto servire e seguire la Santa Messa con la partecipazione e la fede di Lucio Dalla».
    S’abbracciarono e fu uno dei giorni più felici per don Mario e per Michele, altrettanto commosso ma non sorpreso, ben sapendo che l’uomo che serviva la Santa Messa era tutt’altro, del tutto differente e staccato dall’uomo di spettacolo, dal Lucio conosciuto dal pubblico. Il suo gesto rimaneva semplice ed essenziale, eppure ergeva una solennità che non lasciava dubbi circa la profonda e umile partecipazione nel servire per fare memoria del sacrificio di Cristo.
    Nel ricordo, con le parole semplici di Michele, s’avverte che nel servire la Santa Messa, Lucio frapponeva fra sé e il mondo rimanente una sorta di iconostasi, laddove un attimo prima era stato felicemente e sinceramente immerso fra la gente, rivolgendosi a Dio, tutto il resto era in second’ordine.
    (fine seconda parte…continua)

    Estratto per gentile concessione dell’autore a www.lavocedelmarinaio.com.
    Per la stesura completa digitare:
    http://www.pierolaporta.it/lucio-dalla-e-padre-pio/#more-10010

    Piero Laporta per www.lavocedelmarinaio.com(*) Piero Laporta, osservatore delle ambiguità del giornalismo italiano, dal 1994 s’è immerso nella pubblicistica senza confinarsi nei temi militari, come del resto sarebbe stato naturale considerando il lavoro svolto a quel tempo. Ha collaborato con numerosi giornali e riviste, non solo italiani (Libero, Il Giornale, Limes, World Security Network, ItaliaOggi).
    Ha scritto oltre 4mila articoli. Cura le rubriche “Tripwire” per il Corriere delle Comunicazioni (dal 2004) e “Il Deserto dei Barbari” per il mensile Monsieur (dal 2003); collabora col settimanale Il Mondo del Corriere della Sera e con Il Tempo.
    Oggi il suo più spiccato interesse è la comunicazione sul web, fondando il  sito  http://www.pierolaporta.it  per il blog OltreLaNotizia.
    È cattolico, sposatissimo, ha due figli.

  • Attualità,  Marinai,  Marinai di una volta,  Navi,  Recensioni,  Storia

    1° aprile 1868 veniva pubblicato il primo numero della Rivista Marittima

    di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra


    Ezio Pancrazio  Vinciguerra (www.lavocedelmarinaio.com)Lo zaino del marinaio emigrante di poppa: omaggio alla Rivista Marittima.
    Ogni marinaio ha portato con sé uno zaino, pieno di ricordi di una vissuta, percorrendo miglia marine e chilometri terrestri come emigranti di poppa e di prora, consapevoli di lasciare dietro a se una scia indelebile del nostro passaggio. In quello zaino abbiamo conservato i ricordi di una vita vissuta, la nostra.
    Nel mio zaino c’è ancora dentro l’ultimo periodo della mia carriera di marinaio, dentro ci sono i fratelli della Rivista Marittima, dell’Ufficio Storico della Marina, del Notiziario della Marina, del Giornale dei Marinai, dell’Ufficio Comunicazione e anche qualche fratello perso per strada… Rivista Marittima è  la principale pubblicazione editoriale a carattere periodico della Marina Militare.

    Rivista Marittima nuovo formato a Gennaio 2015 - copia copertina - www.lavocedelmarinaio.com                (Il nuovo formato della Rivista Marittima – gennaio 2015)

    Copertine-de-La-rivista-marittimaIl primo numero venne pubblicato il 1° aprile 1868. Da allora un susseguirsi di documentazione e di immagini che hanno raccontato la storia della marineria mondiale.
    La Rivista Marittima viene spedita in abbonamento e le condizioni attuali per richiederla si possono trovare nel link di seguito:

    http://www.marina.difesa.it/conosciamoci/editoria/marivista/Pagine/default.aspx

    Rivista-Marittima-Copia

    Alla Rivista Marittima, che con lungimiranza ha testimoniato il senso di appartenenza a questa Forza Armata, vanno i nostri saluti e complimenti.

    https://www.youtube.com/watch?v=lgvwOkn1yNo

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    Tancorre Vincenzo, marinaio di una volta come me, come noi…

    di Pasquale Mastrangelo

    Pasquale Mastrangelo per www.lavocedelmarinaio.comCarissimo Ezio,
    come promesso giorni fa, ti allego una scheda riepilogativa relativa al Meccanico Navale Tancorre Vincenzo (mio compaesano), perito a seguito dell’affondamento della regia nave Giovanni delle Bande Nere.
    Ti allego altresì un file contenente la foto da Allievo della Scuola Meccanici di Venezia, copia di una lettera inviata ad un suo amico nell’imminenza della fine del Corso da Allievo (prima di imbarcare) e della cartolina che è l’ultimo suo scritto prima dell’affondamento, praticamente sei giorni prima!
    Nel rileggere la lettera scritta al suo amico sono rimasto molto colpito dalle parole che un giovane di 19 anni sentiva di scrivere. Parole dettate dal senso di appartenenza, dallo spirito di corpo, dall’amore per le istituzioni ed il senso di Patria. Abbiamo tanto da imparare da queste frasi, soprattutto tanti giovani di questa epoca che si divertono a distruggere auto, vetrine e colpire nel cuore le Istituzioni.

    Lettera di Tancorre Vincenzo Marinaio (p.g.c. a www.lavocedelmarinaio.com)
    So’ per certo che saprai come tuo solito valorizzare questa grande testimonianza secondo i tuoi canoni e so’ di mettere “il tutto” nelle migliori mani possibili.
    Ho anche suggerito ad Aldo Capobianco cognato del TANCORRE (*) la tua amicizia su facebook. A lui puoi tranquillamente rivolgerti per eventuali altre informazioni al riguardo.
    Ti rinnovo i sentimenti di amicizia e stima e ti ringrazio per il privilegio di esserti amico.
    Pasquale Mastrangelo.

    Tancorre Vincenzo, marinaio - (f.p.g.c. della famiglia a www.lavocedelmarinaio.com)
    Tancorre Vincenzo, nato a Gioia del Colle (Bari) il 7.7.1923. Frequentò la scuola per meccanici di Venezia. Perì a seguito dell’affondamento della regia nave Giovanni delle Bande Nere il 1° gennaio 1942. Fu dichiarato disperso il giorno successivo.

    (*)  https://www.facebook.com/aldo.capobianco.54


    Regia nave Dalle Bande Nere - www.lavocedelmarinaio.com
    Nota della redazione
    Giovanni Dalle Bande Nere
    era un incrociatore Leggero varato a Castellammare di Stabia il 27.4.1930. Partecipò alla Guerra dei Convogli e alla Seconda Battaglia della Sirte.
    Il mattino del 1° aprile 1942 lasciò Messina diretto a La Spezia scortato dal cacciatorpediniere Aviere e dalla torpediniera Libra.
    Alle ore 09.00, a undici miglia da Stromboli, le navi vennero intercettate dal sommergibile britannico Urge.
    Un siluro spezzò in due lo scafo e l’unità affondò rapidamente, trascinando con se 381 Marinai su 507 uomini dell’equipaggio. Fra di essi c’era anche Nicola Verdoliva nato a Castellammare di Stabia il 5.12 1916 che risultò disperso in mare. Di Lui non abbiamo nessuna foto a corredo di questo articolo ma siamo certi, ovunque si trovi con i suoi Frà che non fecero più ritorno all’ormeggio, che adesso riposano in pace fra i flutti dell’Altissimo.

    nave Giovanni dalle bande nere-www.lavocedelmarinaio.com_

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    30.3.1941, sabotaggio e incendio motonave Fella

    Mario DeLuca (*)

    Il-Marinaio-Mario-De-Luca-www.lavocedelmarinaio.com_Alcune immagini che abbiamo ricevuto mostrano la motonave Fella, di nazionalità italiana, in fiamme, abbandonata dall’equipaggio. Si vede l’incendio che prosegue e divora la nave. Altre navi in fiamme, riprese da un aereo. Secondo i testi ufficiali (Ufficio Storico della Marina Militare) il Fella fu sabotato e incendiato, per evitare la cattura, il 30 marzo 1941 a Puntarenas, insenatura sulla costa del Pacifico, nel Costarica, dove la nave si era rifugiata l’anno prima, al momento dell’entrata in guerra dell’Italia. Per evitare la cattura in acque internazionali da parte del nemico, la nave fu portata in acque allora neutrali e lì era rimasta bloccata. Ma la situazione sarebbe cambiata.
    Sorgono spontanee due domande:
    – In quei giorni del 1941 una ventina di navi, tra Usa e centro America, vennero catturate, o sabotate. Cosa era accaduto di nuovo?
    – Nelle foto si vede un’altra nave sabotata e in fiamme, ma non ci risultano altre navi italiane perdute a Puntarenas. Quale può essere l’altra nave sconosciuta?

    motonave Fella - www.lavocedelmarinaio.com
    (*) Mario De Luca è venuto a mancare lo scorso 18.3.2015. Prima di morire mi inviò questo articolo dove si poneva l’interrogativo di cui all’articolo.
    Per saperne di più su Mario De Luca digita il suo nome sul motore di ricerca del blog con particolare riconoscenza nei commenti dei suoi fratelli marinai evidenziati al link di seguito.
    https://www.lavocedelmarinaio.com/2015/03/18-3-2015-addio-mario-de-luca/

    Mario-De-Luca-www.lavocedelmarinaio.com_
    Notizie integrative per il Piroscafo Fella
    di Claudio53

    Incrociando alcuni dati con siti tedeschi posso confermare che la nave che si vede in fiamme nella fotografia, insieme al piroscafo italiano Fella, è il piroscafo tedesco da carico Eisenach unità della Classe Minden da 6515 tonnellate. Fu costruita in Germania nel 1921 nei cantieri Stettiner Vulcan in Stettino per la N.D.L. (North German Lloyd). La compagnia fu fondata a Brema il 20 febbraio 1857 da Hermann Meier Henrich e Eduard Crüsemann ed era una delle più importanti compagnie di navigazione tra la fine del 19° e l’inizio del 20° secolo.

    Eisenach - www.lavocedelmarinaio.com

    Il nome originario del piroscafo era Alda. Nel 1939 con la Roland Linie di Bremen prese il nome di Eisenach. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale la nave rimase bloccata a Puntarenas, in Costarica. Fu incendiata dall’equipaggio il 30 marzo 1941. Mentre il Fella subì ingenti danni che non consentirono il suo recupero, gli USA riuscirono a recuperare l’Eisenach che dal novembre del 1941 fu impiegata con il nome Oceania dalla Cia. Nel 1943 il suo nome è stato modificato in Ultramarino e nel 1951 è stata riconsegnata al primo proprietario la NDL che la impiegò con il nuovo nome di Traunstein. E’ stata demolita nel 1960 dalla Eisen & Metall a Wilhelmshaven, in Germania.

    Piroscafo Porta