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Renzo Rinaldi

a cura Roberto Tento

(Monte Argentario, 5.9.1913 – Mare, 29.3.1941)

…la Regia Marina per mio mezzo Vi prega di accogliere le più profonde espressioni di cordoglio.

di Raul Cristoforetti
www.capodomo.it

In quegli anni le prospettive di vita per un giovane a Porto Santo Stefano non erano francamente un granché: o la vigna o la paranza. O tutte e due. Di fronte al bivio della scelta Renzo Rinaldi non ebbe dubbi: si arruolò, volontario in Marina. Era il 30 settembre 1930 e Renzo aveva 18 anni. In quello stesso anno, a 500 chilometri di distanza, dagli scali dello Stabilimento Tecnico di Trieste, il Regio Incrociatore Fiume prendeva il mare. Ma un anno doveva ancora passare perché entrambi potessero entrare nel servizio attivo.
Renzo lo trascorse a La Spezia come allievo elettricista, il Fiume in cantiere e sul mare per le operazioni di completamento. Si incontrarono nel dicembre del ’31, quando Renzo ebbe il suo primo imbarco. Ne andava orgoglioso, Renzo, e da uomo di mare considerando da quale paese proveniva, non sarebbe potuto essere diversamente.
Nel 1934 fu promosso sottocapo elettricista. Seguirono due brevi imbarchi sul rimorchiatore Teseo e sul Regio Incrociatore Eugenio di Savoia.
Nel 1939 Renzo tornò definitivamente sul Fiume. Poi la guerra.
La guerra bisogna passarci, per conoscerla. Come ci passarono e conobbero gli abitanti di Porto Santo Stefano che videro il loro paese completamente distrutto dai bombardamenti, e i parenti delle 39 vittime che sotto le bombe persero la vita. Come ci passarono e conobbero anche i suoi familiari, sebbene più fortunati, che vissero, come altri, sfollati tra i colli dell’Argentario. Non poteva certo immaginare, Renzo. E non potevano quei ragazzi che insieme a lui erano imbarcati su quella “invincibile” nave. La guerra vista da mezzo al mare, non sembra neanche guerra. Il mare è sempre quello, non cambia mai. E’ come quello di casa. E poi sarebbe durata poco, la guerra, dicevano tutti. Un anno o due, forse anche meno. Poi sarebbe tornato. A riabbracciare i suoi cari, a ritrovare la sua gente, il suo paese.
La notte del 28 marzo 1941 Renzo era sull’incrociatore Fiume nel mare Egeo, al largo di Capo Matapan. Era lì con altri 1082 marinai, mentre le cannonate delle navi inglesi facevano a pezzi quella nave, orgoglio della nostra Marina. Perirono in 814 su quella nave, per lo più giovanissimi, poco più che ragazzi. Portati a morire in quel mare che non era il loro, dalle scelte sbagliate di chi li comandava e dalla scelleratezza di chi quella guerra aveva voluto. Altri perirono nella battaglia navale di quella notte: 799 sull’incrociatore Zara, 336 sul Pola, 210 sul cacciatorpediniere Alfieri e 171 sul Carducci. Complessivamente 2330 marinai su 3644 imbarcati.(1)
Era una bella nave il Fiume, dicono gli esperti, con la sua linea filante e i suoi possenti cannoni. Ma in fin dei conti era solo uno strumento di acciaio creato per portare distruzione e morte.
Meravigliosi erano invece quei ragazzi che lo governavano, nati per vivere. Ognuno un mondo irripetibile. Ognuno una storia.
Riporta la cronaca, che nell’agosto del 1952, su una spiaggia della Sardegna, fu ritrovata una bottiglia sigillata con dentro un brandello di incerata. Con frettolosa calligrafia vi era scritto:

Regia Nave Fiume – Prego signore date mie notizie alla mia cara mamma mentre io muoio per la patria. Marinaio Chirico Francesco da Futani (2), Salerno,Italia. Grazie signore”.

Per saperne di più
(1) digita sul motore di ricerca del sito “La disfatta di Capo Matapan”;
(2) https://www.lavocedelmarinaio.com/2011/10/marinaio-chirico-francesco-da-futani/

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