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Regia nave Luigi Verde

di Carlo Di NittoLa regia nave cisterna per acqua “Luigi Verde”, classe “Pagano”, dislocamento 1454 tonnellate, fu costruita nei cantieri “Orlando” di Livorno. Varata il 12/07/1877, entrò in servizio il 21/3/1879.
Le fu assegnato il nome di Luigi Verde, ufficiale medico capo – squadra che, imbarcato sulla corazzata “Re d’Italia”, scomparve il 20 luglio 1866 durante la Battaglia di Lissa per l’affondamento dell’unità, speronata dalla corazzata austriaca “Ferdinand Max”.
Luigi Verde fu un uomo di scienza che tanto si era prodigato per la cura e lo studio delle malattie tipiche della gente di mare (avitaminosi, scorbuto, tifo e paratifo).
Questa nave fu adibita sempre a servizi ausiliari di rifornimento acqua alle navi di squadra e, per qualche tempo, venne destinata agli stessi compiti ma nelle turbolente acque coloniali del Mar Rosso, come dimostra la pitturazione bianca che la distingue in questa foto.
Nel 1921 venne rinominata “Malamocco”.
Fu radiata il 21/08/1924.


Biografia
Luigi Verde nacque il 16 luglio 1816 da Pietro e Isabella Zanetti ambedue appartenenti ad agiate famiglie di Bosco Marengo (Alessandria). Diplomato in Chirurgia nel luglio del 1831 (si trattava del Baccellierato, primo titolo per il conseguimento della laurea) e laureato in Medicina nel maggio del 1839. Luigi Verde scelse di servire il proprio Paese arruolandosi nella Real Marina in qualità di Chirurgo Supplente provvisorio il 16 febbraio del 1842.

I primi imbarchi: la campagna nel Pacifico della R.N. Eridano
Nella Real Marina sarda Luigi Verde si trovò subito in un ambiente adatto a consolidare i suoi entusiasmi: strutture organizzative efficienti, buona qualità navi e degli equipaggi, un lavoro a lui congeniale da cui via via otterrà ampi riconoscimenti. Il 4 aprile del 1842 s’imbarcava sulla fregata Euridice che dislocava 1.440 tonnellate, aveva un equipaggio di 339 uomini e 60 cannoni.
L ‘unità era diretta nell’ America meridionale per la protezione delle colonie commerciali liguri e toccò i porti di Rio de Janeiro e Montevideo, stazionandovi a lungo. Lasciò l’unità il 7 gennaio del 1844 per imbarcare sul brigantino Eridano di 450 tonnellate, da poco giunto a Buenos Aires, comandato dal conte Carlo Pellion di Persano, che stava per iniziare un’impegnativa crociera nell’Oceano Pacifico. Certo questa fu per lui un’ esperienza di notevole peso formativo: la vita in mare educa alla convivenza in spazi limitati, apre la mente alla curiosità per genti e paesi sconosciuti, suggerendo confronti; per i medici poi è un impegno personale diretto ad affrontare i problemi sanitari e psicologici che si possono presentare a bordo, nei modi e nelle forme più svariate. Il bastimento a vela Eridano richiedeva un maggiore impegno sia per le manovre sia per i lunghi tempi di permanenza in mare e doveva altresì affrontare delle realtà ben diverse da quelle delle navi a vapore, soprattutto nel viaggio in Pacifico, lontano da qualsivoglia struttura ospedaliera terrestre.
Il problema sanitario a bordo e la campagna navale in Adriatico del 1848-1849.
Occorre precisare che le dotazioni sanitarie di bordo dei vascelli del Regno sardo erano considerevoli, la gamma dei farmaci molto ampia. Molto dettagliate erano le norme sull’igiene dei locali, la conservazione dell’acqua potabile e il confezionamento dei cibi. In quel tempo, durante le traversate, due in particolare erano le malattie legate all’ambiente di bordo assai temute: lo scorbuto e le cosiddette “febbri putride”. Lo scorbuto insorgeva in conseguenza della protratta mancanza di viveri freschi nelle lunghe navigazioni senza possibilità di scalo intermedio per il conseguente deficit alimentare della vitamina C, le cui proprietà erano allora poco conosciute.
La malattia si manifestava con infiltrazioni emorragiche dei tessuti, caduta dei denti, dimagrimento, grande stanchezza, inappetenza e facilità di infezioni che portavano poi non infrequentemente alla morte. Le “febbri putride” erano in realtà febbri di tipo tifoide (le attuali salmonellosi) o il vero e proprio tifo (definito allora febbre maligna pestilenziale).
Questa patologia era favorita dalle scadenti condizioni igieniche, dalla impropria conservazione dell’ acqua e degli alimenti, dalle stesse carenze vitaminiche, dalla promiscuità abitativa favorente il contagio e da altri fattori concomitanti quali l’ ambiente climatico. Dalle relazioni del comandante della nave non emergono episodi sanitari di rilievo, circostanza fortunata ma attribuibile anche all’attente vigilanza sull’igiene di bordo e sulla salute dell’equipaggio che era specifico compito del sanitario responsabile. Tra il marzo del 1846 ed i primi di maggio dell’anno successivo Luigi Verde, promosso chirurgo di 2a classe ed ormai effettivo in Marina fu destinato sui piroscafi Archimede, Gulnara (adibito in quel periodo al Servizio Postale di Stato tra Genova e la Sardegna) e Tripoli.
L’imbarco sulla fregata San Michele dal 14 maggio 1847 al 26 0ttobre del 1849 costituì il primo dei tre periodi decisivi della sua vita. La nave, al comando del capitano di vascello Giorgio Mameli, dopo aver compiuto una crociera verso i mari del nord toccando i porti di Malaga, Brest, Copenhagen, Kronstdat, Stoccolma e sulla via del ritorno Falmouth, venne destinata ad operare in Adriatico insieme ad altre unità per la difesa di Venezia insorta.
L’armistizio di Salasco nell’agosto del 1848 costrinse le unità a ritirarsi in Ancona dove rimasero inattive fino all’aprile de1 1849. Dopo la prima guerra d’indipendenza, Verde, nominato chirurgo di 1a classe, si imbarcò prima sul piroscafo Authion, un avviso a ruote che espletava Servizio Postale di Stato, e poi nel giugno del 1851 sulla R. fregata Des Geneys, che effettuò una crociera nel Mediterraneo centrale toccando i porti di Malta, Tunisi, Golfo Palmas, Cagliari e Genova. La promozione a medico di fregata di 2a classe (15 luglio 1853) lo vide prima impegnato quale capo servizio sanitario sulla R.Nave Eridano che compì in quel periodo una crociera di istruzione, successivamente sulla R. pirofregata Costituzione.

La guerra di Crimea – Luigi Verde diventa Capo del Corpo Sanitario
Luigi Verde sbarcato dalla Costituzione, il 20 febbraio del 1855 venne assegnato sulla R. pirofregata Governolo. L’unità al comando del capitano di fregata Giovanni Battista Albini era pronta a fare rotta per la Crimea assieme ad altri 16 vascelli che componevano la Divisione navale, che avrebbe partecipato alla guerra della Russia contro la Turchia a fianco degli alleati di quest’ultima insieme ai francesi ed agli inglesi. I nemici più pericolosi per gli alleati nella Campagna di Crimea non furono i russi ma le malattie: colera, dissenteria, scorbuto, tifo, vaiolo, congelamento, fortissima mortalità post-operatoria (72%). Basti pensare che su 309.000 effettivi vi furono 95.000 decessi. Anche in campo italiano alta fu la mortalità per queste malattie e Luigi Verde anche in quella circostanza fu chiamato a dare prova della sua professionalità ad abnegazione nella assistenza e nella cura degli ammalati e dei feriti.
Sempre intento ad unificare le varie parti del servizio marittimo, per informarle ad un solo concetto, e desideroso di fondere prontamente i personali provenienti dalle nuove Provincie con quelli che già esistevano nell’antica Marina dello Stato, il riferente provvide perché fosse data opera anche al riordino del Servizio e del Personale sanitario marittimo conforme alle nuove condizioni in cui trovasi la Marina dello Stato, posciachè le varie parti d’Italia, ed in specie quelle del mezzodì convennero al consorzio delle Provincie sorelle, e una nuova era spuntò per la Marina italiana“.
Così inizia la relazione di Cavour a S.M. il re Vittorio Emanuele II sul nuovo Ordinamento del Corpo e del Servizio Sanitario per la Real Marina, approvato poi con Regio Decreto il 1° aprile 1861. Il nuovo Ordinamento istituiva la figura apicale di Ispettore (che faceva parte del Consiglio Superiore Militare di Sanità) e Luigi Verde ne assunse l’incarico il 1° gennaio 1862. Il 21 aprile dello stesso anno il Servizio Sanitario della Marina veniva reso completamente indipendente da quello dell’Esercito.
Imbarcato sulla corazzata “Re d’Italia”, scomparve il 20 luglio 1866 durante la Battaglia di Lissa per l’affondamento dell’unità, speronata dalla corazzata austriaca “Ferdinand Max”.

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