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L’ERPICE

di Antonino Tumminia 

… riceviamo e con immensa gratitudine pubblichiamo.

Gent.mo Ezio,
spesso visito il vostro sito “La voce del Marinaio” e lo faccio con piacere, leggo di ricordi di ex marinai che hanno fatto la guerra (fra questi, come Lei sa, anche mio padre) e che ormai riposano in pace.
Scrivo poesie e amo il mare, penso a uomini che navigano per lavoro, o lavorano nei porti, e penso anche a mio nonno (papà di mamma) anche lui era marinaio  della Marina Mercantile, viaggiava per il mondo, spesso mancava da casa per mesi, era arrivato anche in Giappone.
Penso a chi ha affrontato il  mare anche per cercare un nuova vita o scappare dalle guerre, come sta succedendo ancora oggi, per le tragedie avvenute ho voluto dedicare a questi dispersi nelle acque profonde del mare, una poesia, “L’ERPICE”,  scritta col cuore senza nessun pensiero politico o d’altra natura, solamente pensando che anche questa gente è stata abbracciata dal mare come i nostri caduti. Ho voluto scriverla pensando al dolore e alle sofferenze di questa gente, per chi va per il mare e per chi ha il mare nel cuore.
La poesia ad ogni rigo comincia con una lettera che di seguito con le  altre compone la frase:
IN FONDO AL MARE .

La Voce del Marinaio  oltre che di marinai parla anche del mare, un  mare che può essere calmo o agitato come le nostre emozioni perché noi non siamo solo figli delle stelle ma anche figli del mare.
 Un caro saluto a Lei e a tutti gli amanti del mare.
Antonino Tumminia  – Maranello (Mo)

Mio padre, Giuseppe Tumminia, siciliano, era uno dei Cannonieri della Giovanni dalle Bande Nere, quel 1° aprile del 1942, ( sic proprio una pesce d’aprile), era fra i naufraghi. Mi raccontava che si era salvato con altri 40 marinari sopra un pezzo di sughero che galleggiava, e rimasti per 4 ore in quel mare gelido, in attesta di essere ripescato con gli altri sopravvissuti. Sul ponte della nave che li salvò (non ricordo il nome della nave), c’erano tutti i suoi compagni morti, distesi in fila sul ponte. Le macchie di petrolio o nafta che avevano bruciato i suoi piedi rimasero lì per parecchio tempo. Quanto io, a 18 anni partii militare, mi ritrovai marinaio e fui destinato al Ministero della Difesa, a Roma, lavoravo negli uffici del Ministero, segretario dattilografo, nell’ufficio di una sezione (che ometto) con un Tenente Colonnello, un Maresciallo, un Tenente, con il loro aiuto riuscii a fare avere a mio padre la Croce di Guerra che meritava e che il Ministero non aveva mai rilasciata, forse perché mio padre non sapeva cosa fare per ottenerla, assieme a quell’attestato gli spedii una foto della “Bande Nere”; venni a sapere dopo, che pianse tanto nel rivederla, pensando ai suoi amici morti.Mio padre ormai non c’è più, ma sulla stanza dove ha trascorso gli ultimi anni della sua vita, c’è ancora in cornice la sua Croce di Guerra, con la sua foto di allora e la Giovanni dalle Bande Nere, che mi rendono orgoglioso di mio padre, per l’uomo e il marinaio che è stato.
Antonino Tumminia

Gent.mo Sig. Vinciguerra
Ringrazio Lei, per il suo interessamento per mio padre Giuseppe. E’ nato a Palermo il 26.3.1922 e nel 2011 è partito per il suo ultimo viaggio. Purtroppo io non mi trovo a Palermo perché dal 1975 mi sono trasferito nel Modenese dove attualmente risiedo, a Palermo è rimasto uno dei miei fratelli, al quale chiederò di inviarmi la foto dell’attestato della Marina Militare e una foto ritratto di mio padre di allora. Appena riceverò questo materiale sarà mia cura farle pervenire. Pere ciò che riguarda eventuale missione non ricordo nulla in merito, da quello che mi raccontava, stavano per andare per riparazioni, quando i due colpi di siluro del Surge, affondarono la Bande Nere, mio padre fortunatamente si trovava sul ponte ed è riuscito a tuffarsi appena in tempo, proprio mentre la nave si spaccava in due tronconi e affondava verticalmente. Mi ha raccontato molte cose della sua vita militare e di quando è stato prigioniero dei francesi e delle umiliazioni subite da lui e dagli altri italiani, ma ho vergogna a raccontarle degli sputi ricevuti dai francesi  mentre, prigionieri, in corteo, sfilavano  per le vie e dai balconi i nostri cugini francesi gli sputavano addosso, al punto che arrivati a destinazione erano proprio bagnati. Riguardo stazionamenti o trasferimenti non so dirle nulla, per certo so che stava a Messina, perchè mi raccontava che scaricavano i bossoli dalla nave sul molo a Messina (dove c’è ancora oggi la base navale, Martello Rosso o qualcosa di simile… dove anch’io sono stato solo per 15 giorni prima del mio congedo) Il suo imbarco è stato il primo ed unico,  con la categoria  di Cannoniere, appena in tempo per  imparare a sparare,  …con la bocca aperta per non farsi saltare i denti daii contraccolpi delle cannonate.Appena possibile le invierò i materiali.
Un Cordiale saluto. Antonino TUMMINIA.

Gent.mo Sig. Vinciguerra,.
Spesso mi rivedo accanto a  mio padre, ad ascoltare i suoi racconti di guerra,  della sua prigionia, e dei posti visitati, e non ricordo tante cose, ma alcune mi sono rimaste impresse nella mente, magari sono dei flash, ma sono immagini che ancora navigano nella mia mente. Ricordi di umanità,  anche di sorrisi, d sofferenze e di furbizie per sopravvivere in campi di prigionia. Credo che lo shock di quel naufragio se le portato addosso come un vestito nero, come un lutto perenne, per la sua bella nave e l’umanità dei suoi compagni. Ironia della vita, l’ultima notte della sua vita, trascorsa in ospedale,  passata a raccontare, al dottore di turno, storie di marinaio della Bande Nere, il dottore stesso, meravigliato della sua improvvisa dipartita, ci raccontò, che  trascorse molto tempo a parlare della guerra, all’alba, si è imbarcato per l’ultimo viaggio, questa volta non doveva stare ai cannoni e non doveva sparare, viaggiava verso l’amore e la luce, dove troviamo tutti quelli che ci hanno amato e una schiera di amici, in parata militare, che lo aspettano a bordo di una anima d’amore.                                                                                                                                                                          Antonino Tumminia 

IL PROFUMO DEL MARE
di ANTONINO TUMMINIA / 2018

Tieni aperto l’Oblò della speranza,
fai che il mare e il suo profumo
entri nella tua anima,
onda dopo onda,
sincronizza i battiti del tuo cuore
col movimento delle maree,
mettiti al timone della tua vita,
mai monotona, mai uguale
e sempre imprevedibile,
come il mare.

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