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Pasquale Ambrosetti (Torre Annunziata (NA), 9.9.1923 – Mare, 22.9.1943)

Vincenzo Marasco e Antonio Papa – Centro Studi Storici “Nicolò d’Alagno”

Alla lieta e cara memoria del Marinaio Ambrosetti Pasquale, Figlio di Torre Annunziata.

Aprendo la cartella che raccoglie i pochi documenti che narrano dell’ultimo istante di vita di Ambrosetti Pasquale, perso in quelle righe dattiloscritte, mi sono dovuto fermare un attimo per riflettere, attonito in un doveroso silenzio. Perché, di fronte ad una storia del genere, il silenzio è forse l’unico modo per assimilarla e per ricordare in modo giusto, come meritano tantissimi altri casi, questo giovanissimo figlio della nostra amata cittadina.

Pasquale nasce nel ventre nella città e crebbe tra quei popolosi e stretti vicoli sorti a ridosso delle Mascatelle dagli inizi dell’800. Così, Pasquale, figlio di Enrico e di Maria Cirillo, il 9 settembre del 1923 vide la luce in Via Giardino al civico 10.
La guerra fagocita giovani, presto riservò la sua chiamata anche per Pasquale. Così in un attimo, da quella specie di grembo materno rappresentato dagli angusti vicoli di Torre Annunziata, si ritrovò a La Spezia per essere arruolato negli equipaggi della Regia Marina, per poi essere destinato sul fronte di mare delle isole greche dell’Egeo Meridionale, in forza al Comando Marina di Rodi.
L’8 settembre 1943, oltre a segnare le sorti dell’Italia, della folle idea espansionistica fascista e quelle di migliaia e migliaia di nostri soldati abbandonati a loro stessi su più fronti, segna anche la vita di Pasquale.
Dopo la rovinosa caduta italiana, ai soldati tedeschi venne impartito dai loro vertici di rendere prigionieri tutti i militi italiani e di deportarli. A coloro che invece avessero scelto la non resa, l’ordine perentorio era quello di passarli per le armi: fucilati!
In pochi giorni i comandi italiani delle isole dell’Egeo vennero presi dai nazisti. A Rodi, dove vi era una delle guarnigioni della Marina e dell’Aeronautica più importanti, i tedeschi, preso il comando, ne ordinarono subito la deportazione di 2100 tra avieri e marinai. All’uopo venne requisito il piroscafo Donizetti, nave cargo italiana lì arrivata il 19 settembre carica di cannoni e materiali di artiglieria. Scaricato il materiale bellico, Kleemann, ufficiale tedesco che reggeva il comando dell’isola, diede l’ordine di imbarcare gli italiani sul piroscafo, lì dove però a malapena vi potevano esserci stipati 700 uomini. L’operazione venne affidata al colonnello Arcangioli, il quale dopo aver superato i 1600 uomini imbarcati e accortosi che lo stivaggio degli italiani stava diventando un “enorme carnaio”, bloccò di sua spontanea volontà le operazioni, opponendosi alla crudeltà tedesca. Benché i nazisti, dopo averlo deposto, continuarono le operazioni si resero conto che dopo i 1800 soldati imbarcati davvero non vi era più spazio a bordo, accettando così, in parte quanto detto dal colonnello italiano.
A bordo del Donizetti vennero così imbarcati 1835 uomini, 256 in meno rispetto all’ordine dato. Tra i marinai vi doveva essere anche il giovanissimo Pasquale.

Il 22 sera il piroscafo, scortato da una silurante con equipaggio tedesco, molla gli ormeggi e tenendosi sotto la costa orientale dell’isola diresse verso Nord Ovest. All’1.10 del 23, si ritrovò a Capo Prasso, l’estrema punta meridionale dell’isola, quando venne ingaggiato dal cacciatorpediniere britannico Eclipse. La sciagurata opera dell’unità inglese fu rapidissima. Dall’ordine di far partire i siluri passarono pochi istanti che la Donizetti, col suo carico di italiani, centrata a morte, colò a picco. Nel vortice il piroscafo italiano tirò con se, sul fondo dell’Egeo, 600 avieri, 1110 marinai, 114 sottufficiali e 11 ufficiali.
Senza una lista dei nominativi imbarcati a riempimento a bordo, nessuno mai seppe i nomi dei soldati imbarcati su quella nave. Pasquale, non essendo mai più stato individuato sull’isola di Rodi, venne indicato come possibile vittima di quella immane sciagura, che ad oggi è intesa come la prima grande tragedia italiana dell’Egeo.
Alla famiglia le prime notizie sulla sorte di quel loro figlio vennero inviate solo nel giugno del 1946.


Noi il giovane Pasquale, ragazzo torrese ventenne e fiero, non lo abbiamo dimenticato!
Evviva il marinaio Ambrosetti Pasquale!

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