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11.9.1943, a Castellammare di Stabia si combatte per difendere il cantiere navale

a cura Antonio Cimmino e Agnello Coppola

11-9-1943-castellammare-di-stabia-www-lavocedelmarinaio-com

Commosso al pensiero di quegli uomini che persero la vita per questo paese, ho sentito di dover aggiungere il mio commento in relazione agli eventi di Castellammare del ’43 perché quelle terribili giornate toccarono molto da vicino la mia famiglia. L’eroismo e il sacrificio del Comandate Baffigo mi veniva raccontato da mia nonna materna quando ero ragazzo mentre da mio padre seppure in modo frammentario perché poco propenso a parlarne e vedremo perché, venivo a conoscenza delle sue vicissitudini in quei giorni. Tra il 26 e il 28 settembre del ’43 mio padre Antonio che all’epoca aveva 10 anni con sua madre e molti tra fratelli e sorelle spinti dal bisogno e credo inconsapevoli del rischio che avrebbero corso, da Piano di Sorrento valicando i monti (perché il ponte di Seiano era stato fatto saltare) si recarono con un carretto sino a Castellammare di Stabia nella speranza di procurarsi viveri per poi venderli in penisola, ma la sorte volle che arrivassero a Castellammare proprio nel mentre erano in corso le rappresaglie delle truppe tedesche in ritirata. Girovagando per le strade della città nonostante la drammatica situazione in atto con una forza che solo la disperazione poteva infondere, capitarono in una strada dove un negozio era appena stato incendiato dai tedeschi che in quel momento stavano allontanandosi.
La nonna che doveva essere un donna veramente eccezionale, nel momento che ritenne più propizio si approssimò al negozio in fiamme coi figli e col carretto e così anche altre persone accorse per lo stesso scopo e tutti insieme iniziarono a prelevare da quel rogo quello che era ancora salvabile, sacchi di farina, di fagioli e quant’altro ma all’improvviso sopraggiunsero sul posto nuovi autocarri, si fermarono davanti al negozio ne discesero altri soldati tedeschi iniziando a catturare la gente radunata intorno al negozio. La nonna riuscì a scappare e con lei tutti i figli tranne mio padre che agguantato dai soldati insieme ad altra gente fu fatto salire sull’autocarro già pieno di altre persone anch’esse rastrellate per essere deportate chissà dove. Lasciarono Castellammare diretti a nord e giunti quasi fino a Roma in qualche modo i deportati che erano insieme a mio padre riuscirono a lanciarlo fuori dall’automezzo, forse nessuno se ne accorse tra i soldati e la colonna di automezzi proseguì. Solo, scalzo lacero e disorientato dagli orrori di quei giorni, papà iniziò a far ritorno a piedi verso casa. Ci impiegò un mese per tornare a Piano di Sorrento ma giunto a casa non trovò più nessuno. Senza più famiglia (suo padre povero ma di principi era morto per le sue idee antifasciste e un fratello maggiore in guerra) si recò da qualche zio che non mancò di trattarlo a mò di schiavo. Solo in seguito e a distanza di tempo rincontrò tre sorelle ma nessuno ne lui ne loro hanno mai voluto narrare cosa le era successo e che ne era stato della nonna e degli altri fratelli. Mai, mai più la guerra.
Agnello Coppola

11-9-1943-i-combattimenti-a-castellammare-di-stabia-www-lavocedelmarinaio-com

Buongiorno carissimo signor Agnello Coppola, ci ha commosso.
Non abbiamo esitato nemmeno un istante per pubblicare, direttamente sull’articolo di Antonio Cimmino e a sua firma, la preziosa testimonianza storica e familiare che ci ha voluto confidare.
Così come Lei ha confidato in noi, noi confidiamo nella Misericordia di Dio, perché non si ripetano pagine tristi della nostra vita, proprio come la sua testimonianza.
Per quanto sopra, riceva gradito un abbraccio grande come il mare della Misericordia e grande come il suo cuore.
Ezio Vinciguerra

2 commenti

  • Agnello Coppola

    Commosso al pensiero di quegli uomini che persero la vita per questo paese, ho sentito di dover aggiungere il mio commento in relazione agli eventi di Castellammare del ’43 perché quelle terribili giornate toccarono molto da vicino la mia famiglia. L’eroismo e il sacrificio del Comandate Baffigo mi veniva raccontato da mia nonna materna quando ero ragazzo mentre da mio padre seppure in modo frammentario perché poco propenso a parlarne e vedremo perché, venivo a conoscenza delle sue vicissitudini in quei giorni. Tra il 26 e il 28 settembre del ’43 mio padre Antonio che all’epoca aveva 10 anni con sua madre e molti tra fratelli e sorelle spinti dal bisogno e credo inconsapevoli del rischio che avrebbero corso, da Piano di Sorrento valicando i monti (perché il ponte di Seiano era stato fatto saltare) si recarono con un carretto sino a Castellammare di Stabia nella speranza di procurarsi viveri per poi venderli in penisola, ma la sorte volle che arrivassero a Castellammare proprio nel mentre erano in corso le rappresaglie delle truppe tedesche in ritirata. Girovagando per le strade della città nonostante la drammatica situazione in atto con una forza che solo la disperazione poteva infondere, capitarono in una strada dove un negozio era appena stato incendiato dai tedeschi che in quel momento stavano allontanandosi.
    La nonna che doveva essere un donna veramente eccezionale, nel momento che ritenne più propizio si approssimò al negozio in fiamme coi figli e col carretto e così anche altre persone accorse per lo stesso scopo e tutti insieme iniziarono a prelevare da quel rogo quello che era ancora salvabile, sacchi di farina, di fagioli e quant’altro ma all’improvviso sopraggiunsero sul posto nuovi autocarri, si fermarono davanti al negozio ne discesero altri soldati tedeschi iniziando a catturare la gente radunata intorno al negozio. La nonna riuscì a scappare e con lei tutti i figli tranne mio padre che agguantato dai soldati insieme ad altra gente fu fatto salire sull’autocarro già pieno di altre persone anch’esse rastrellate per essere deportate chissà dove. Lasciarono Castellammare diretti a nord e giunti quasi fino a Roma in qualche modo i deportati che erano insieme a mio padre riuscirono a lanciarlo fuori dall’automezzo, forse nessuno se ne accorse tra i soldati e la colonna di automezzi proseguì. Solo, scalzo lacero e disorientato dagli orrori di quei giorni, papà iniziò a far ritorno a piedi verso casa. Ci impiegò un mese per tornare a Piano di Sorrento ma giunto a casa non trovò più nessuno. Senza più famiglia (suo padre povero ma di principi era morto per le sue idee antifasciste e un fratello maggiore in guerra) si recò da qualche zio che non mancò di trattarlo a mò di schiavo. Solo in seguito e a distanza di tempo rincontrò tre sorelle ma nessuno ne lui ne loro hanno mai voluto narrare cosa le era successo e che ne era stato della nonna e degli altri fratelli. Mai, mai più la guerra.

  • Ezio Vinciguerra

    Buongiorno Signor Agnello Coppola, ci ha commosso.
    Non abbiamo esitato nemmeno un istante per pubblicare, direttamente sull’articolo di Antonio Cimmino e a sua firma, la preziosa testimonianza storica e familiare che ci ha voluto confidare.
    Così come Lei ha confidato in noi, noi confidiamo nella Misericordia di Dio, perché non si ripetano pagine triste della nostra vita, come la sua testimonianza.
    Per quanto sopra, riceva gradito un abbraccio grande come il mare della Misericordia e grande come il suo cuore.
    Ezio Vinciguerra

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