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18.8.1911, nel ricordo di Gregorio Ronca


di Antonio Cimmino



(Solofra, 14.12.1859 – Napoli, 18.8.1911)

Nacque a Solofra (Avellino) il 14.12.1859.
Nel 1881 sulla regia fregata Caracciolo, al comando dell’ammiraglio Carlo de Amezaga, partecipò ad un viaggio di circumnavigazione intorno al globo.
Imbarcato sulla regia nave Cavour e sulla regia nave Palestro, dove iniziò gli studi sulle armi subacquee e sulla “elettricità applicata”, in cui si specializzò passando poi questa esperienza alla regia corazzata Lauria, una nave predisposta per questi esperimenti. Qui applicò per la prima volta un motore elettrico ai proiettori, creando il primo proiettore di scoperta manovrabile a distanza.
Gli fu affidata una scuola di tiro per ufficiali sulla regia corazzata Sardegna.
Scrisse il libro “Metodo di tiro navale” (Metodo Ronca). Il metodo fu adottato da molte marine, tra cui quella giapponese che si modernizzò proprio sulla base delle tecniche sperimentate dalla Marina Italiana ad opera dell’ammiraglio Togo, che usò la nuova tecnica di tiro durante la guerra tra il Giappone e la Russia (1905) ed a cui si deve la distruzione della flotta russa (35 navi) nei pressi delle isole di Tsun-Shima.
Il contrammiraglio Ronca diresse il regio incrociatore Garibaldi, dove erano applicati i risultati dei suoi studi ed alla quale egli donò “la preghiera del marinaio” che aveva ottenuto dal poeta Antonio Fogazzaro e che viene tuttora adottata su tutte le navi della Marina Militare. 
A Napoli diresse la sezione “Armamenti ed Artiglieria” dove studiò la trasmissione di ordini a distanza dettati per lo più dalle nuove esigenze di guerra marittima.
Nel 1904 gli fu affidato il comando del regio cacciatorpediniere Dogali per missioni scientifiche e di rappresentanza in America Meridionale.
Salpò per l’ultima missione da Napoli il 18 agosto del 1911.

Gregorio Ronca, di Solofra
di Ottaviano De Biase

L’ingegnere Luigi Ronca di Solofra sposa in seconde nozze Giulia Cacciatori, di Nicola di Sanseverino e dalla quale ebbe quattro figli Gregorio, Virginia, Maria e Alessandro.
All’età di nove anni rimane orfano della madre Giulia. Ciò nonostante il genitore e i nonni paterni, soprattutto la nonna Luisa Basile de Luna, gli creano intorno un ambiente vivo di buoni sentimenti e di affetto. Gli studi scientifici, a cui si dedicava il genitore, gli saranno di molto aiuto.
Il 1° ottobre 1874, a soli quindici anni, Gregorio Ronca varca il cancello della Reale Scuola di Marina di Napoli; istituto nel 1861 unificato a quello di Genova, in quanto l’Accademia di Livorno come sappiamo verrà aperta solo nel 1881.
Nel 1879, conseguito il grado di “guardiamarina, segue sulla nave Principe Amedeo.
Il 16 novembre 1881 imbarca sulla “Caracciolo”, con l’incarico di Ufficiale sott’ordine di rotta. A bordo della Caracciolo lascia Napoli il successivo 27 novembre, per un viaggio di circumnavigazione intorno al mondo, facendo rotta per Gibilterra e per le isole di Capo Verde giunge a Rio de Janeiro il 26 gennaio 1882.
Il 2 marzo entra nel porto di Montevideo per fermarsi fino all’11 maggio 1882. Durante la sosta di Montevideo, il 13 aprile gli si comunica la promozione a Sottotenente di Vascello.
Il 7 giugno, la regia nave Caracciolo supera brillantemente lo Stretto di Magellano.
Il 21 giugno naviga lungo le coste cilene, dando inizio alla ricognizione di ogni scoglio e di ogni isola che incontra. Tra questi il Ronca esplora e disegna su carta l’intera baia cilena che verrà appunto chiamata Baia Caracciolo. Il viaggio continua poi per Valparaiso e Callao in Perù, dove la nave sosta per un intero anno.
L’11 giugno 1883 prosegue per Tahiti e dopo aver toccato le Figi prosegue per Sidney dove la nave giunge nel settembre 1883.
Il 28 luglio 1884 inizia la traversata verso l’Italia del Mar Rosso e dello Stretto di Suez, da poco aperto alla navigazione. 21 settembre, dopo un viaggio durato due anni dodici mesi e un giorno, la Caracciolo attracca nel porto di Venezia.
Il 1° settembre, il Ronca viene trasferito a Napoli, con l’incarico di organizzare gli aiuti alla popolazione colpita dal colera. A Ischia, dove fissa il suo quartier generale, dà prova di abnegazione e di grande altruismo. Segue per la Scuola Cannoniere di La Spezia, per poi imbarcare sulla nave appoggio Cavour e successivamente sulla Palestro dove viene investito dei gradi di Tenente di Vascello il 13 febbraio 1887.
In questo periodo dà inizio ai suoi studi sulle armi subacquee e sull’elettricità. Conseguita la specializzazione acquisisce il titolo di “Ufficiale addetto alle armi subacquee e all’elettricità”, sulla Ruggiero di Lauria, nave appositamente predisposta per questi suoi esperimenti. Tale invenzione gli permette di automatizzare il complicato sistema della manovra dei proiettori di luce delle navi, fino ad allora manovrati a mano. Segue per Livorno come insegnate di Artiglieria e Balistica. Famoso è il Trattato di Balistica Esterna, adottato in tutte le Accademie navali nel mondo. Stando a Livorno gli viene data la possibilità di seguire personalmente i suoi esperimenti prima sulla nave Lombardia e poi sulla Tripoli: due nave appositamente fatte stazionare nelle acque antistanti la Reale Accademia. Stando sulla Tripoli viene raggiunto dalla promozione a Capitano di Fregata.
Per questi suoi studi e applicazioni tecniche sia per il “Proiettore manovrabile a distanza” e sia per l° ”Abaco di Tiro”, che per il “Trattato di balistica razionale” gli varranno ben due Medaglie d’Oro di 2^ Classe.
Il 1° ottobre 1901 gli viene affidato l’incarico di Comandante in 2^ della Garibaldi: stando a bordo di quella unità che Antonio Fogazzaro gli fa dono della Preghiera del Marinaio; preghiera che tuttora, al tramonto, sulle navi da guerra in navigazione, a Poppa, e a capo scoperto, si recita ogni sera.
Segue per Napoli dove dirige la sezione “Armamenti e Artiglieria, e dove mette a punto la “trasmissione di ordini a distanza”, dando luogo ai più moderni bisogni della guerra sul mare.
Nel 1904 lo troviamo al comando della Dogali, nave oceanica da guerra, con il compito di studiare il complesso fenomeno migratorio verso le Americhe. Un viaggio che lo porterà fino a toccare le Antille, le Gujane e l’Amazzonia, e che gli varranno riconoscimenti dal mondo accademico e le felicitazioni personali di Guglielmo Marconi al termine di una affollatissima conferenza tenuta a Milano nel 1905.
All’apice della carriera: per lui era già pronto il Decreto di promozione a “Contrammiraglio”, a soli 52 anni, moriva inaspettatamente a Napoli, il 18 agosto 1911.
Solofra, la sua città natale, lo ricorda con una lapide sulla casa paterna, con una tomba monumentale al cimitero e con l’intestazione di una importante strada cittadina, quella che unisce il centro storico con il più antico Palazzo S. Agostino.

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