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12.8.1893, varo regia nave Elba

di Carlo Di Nitto

…Incrociatore protetto.

Il regio ariete torpediniere Elba, classe Regioni, dislocava 3160 tonnellate a pieno carico.
Fu varato il 12 agosto 1893 presso i Cantieri Navali di Castellammare di Stabia e, riclassificato poco dopo come “incrociatore protetto; fu completato il 1° dicembre 1895 ed entrò in servizio il 27 febbraio 1896.
Nonostante una protezione carente ed una scarsa velocità, si rivelò (come le altre unità della stessa classe) immediatamente una nave con ottime qualità nautiche in grado di assicurare grande stabilità, galleggiabilità ed ottima manovrabilità con mare grosso, doti queste che favorivano ampia precisione nei tiri delle artiglierie di bordo.
Agli inizi del Novecento partecipò alla spedizione in Cina nell’ambito della Forza Multinazionale che si era formata in seguito alla nota rivolta dei Boxer. Contingenti di Marinai dell’Elba furono coinvolti in varie operazioni terrestri, tra le quali la difesa delle legazioni diplomatiche a Pechino. Diversi persero la vita nei combattimenti e, tra questi, vi fu il Sottotenente di Vascello Ermanno Carlotto, decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Rientrato in Italia, svolse intensa attività di squadra, anche all’estero.
Nel 1907 la Regia Marina cominciò ad effettuare delle prove di osservazione dall’alto utilizzando dei palloni frenati di forma allungata chiamati “Draken”. Le prove di avvistamento mine furono condotte al largo di Livorno con un “Draken” rimorchiato dall’Elba. Queste prove segnarono di fatto l’inizio delle prime esperienze dell’aviazione navale in Italia. 

Nella foto, il regio incrociatore Elba è ripreso durante le esercitazioni con palloni frenati.
A seguito di ciò, l’unità, dopo aver partecipato alla Guerra Italo – Turca, divenne nave appoggio aerostati e nel 1914 fu riclassificato “nave sussidiaria di 2^ classe” per appoggio idrovolanti e, come tale utilizzato durante la Grande Guerra.
Radiato il 5 gennaio 1920, nello stesso anno, venne venduto a privati per la demolizione.
Il suo motto fu ”Frangar non flectar” cioè ”Mi spezzo ma non piego”.
ONORE AI SUOI CADUTI

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