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Storia (breve) dei fari

Pancrazio Ezio Vinciguerra

La storia della navigazione risale alle lontanissime civiltà dei mari e dei fiumi e cioè da quando l’uomo, a cavallo di un tronco d’albero, osò avventurarsi nell’affascinate arte del navigare. Forse furono i fenici (qualcuno sostiene i cinesi) che iniziarono la navigazione notturna e, ben presto, altre civiltà crebbero sino a formare flotte e domini, poteri centrali e colonie. La navigazione andava acquistando una veste importantissima nel controllo geo-politico e negli affari di quelle civiltà e la sicurezza della navigazione divenne di primaria importanza. Era nata la navigazione d’altura ma rimanevano i pericoli in vicinanza della terra: secche, scogli, correnti, bassi fondali, ecc.. Quando le imbarcazioni cominciarono ad allontanarsi dalla costa nacque la necessità di avere dei punti di riferimento come il faro. Già Omero nel libro XIX, vv. 373-378 dell’Iliade racconta: “Achille s’imbracciò lo scudo che immenso e saldo di lontan splendea. Come luna, o qual foco ai naviganti, sovr ‘alta apparso solitaria cima, quando, lontani da’ bracari, il vento li travaglia nel mar...” che ci fa comprendere come i marinai si orientassero quando paragona lo scudo di Achille, immenso e splendente come la luna, a quel fuoco ardente su di un’alta collina che appare ai naviganti a segnalar loro la via. In questo modo, probabilmente, inizia la storia della segnalazione notturna marittima. Il faro per denominazione è un segnalamento marittimo, posizionato lungo le coste o isole, che costituisce per i naviganti un punto di riferimento per la sicurezza della navigazione a vista: quindi è un “ausilio” per la navigazione atto ad assistere il navigante nella condotta dell’imbarcazione. Gli ausili per la navigazione, possono classificarsi in: Segnalamenti Marittimi (fari, fanali, nautofoni); Segnalamenti diurni cioè quelli che sono direttamente utilizzati dall’uomo con i sensi della vista e dell’udito e gli ausili radioelettrici (radiofari marittimi ed i risponditori radar Racons) che possono essere utilizzati solo con apparati ricevitori (radiogoniometri e radar). I segnalamenti marittimi, sono situati in posizione esattamente determinata e conosciuta rilevabile dalla carta nautica e sono facilmente distinguibili e riconoscibili dal mare. Vengono posizionati in relazione alla funzione che ciascuno di essi deve svolgere: ausilio alla navigazione costiera, all’atterraggio, all’ingresso/uscita dai porti, per segnalare un pericolo isolato, per delimitare un canale navigabile, ecc..

Ogni tipo di segnalamento marittimo sia ottico che sonoro, come del resto tutti gli ausili per la navigazione, è contraddistinto da una “caratteristica” attraverso la quale è possibile identificarlo (fari, radiofari, ottiche fisse, rotanti, boe, mede, nautofoni, fanali, racons). La Marina Militare è l’organo istituzionale, attraverso una sua Direzione Fari e  Segnalamenti, preposto alla gestione e al controllo dei fari in Italia; posti lungo gli 8000 km di costa. La rete nazionale dei segnalamenti è stata suddivisa in Comandi di zona con rispettive sedi a: La Spezia per l’Alto Tirreno; La Maddalena per la Sardegna; Messina per la Sicilia; Taranto per lo Ionio e il Basso Adriatico, a Napoli per il Tirreno meridionale; Venezia per l’Adriatico che hanno il compito precipuo dell’ammodernamento della segnaletica marittima, all’insegna di una sempre più spinta automazione ai fini dell’efficienza operativa del segnalamento marittimo, del supporto tecnico e logistico, dell’ordinaria manutenzione ed del mantenimento dei materiali e delle infrastrutture dei fari.

Un commento

  • Andrea

    Esiste un Libro ( dei Fari) venduto dall’idrografico della Marina di Genova , dove sono elencati tutti i fari con i tempi di luce e buio , ogni uno è proprio a se stesso, in base a ciò sai anche dove ti trovi.

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