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La sedia “abbullonata” a bordo

di Giuseppe Procopio (*)

Provo a sedermi…
E’ la mensa equipaggio, guarda che strano…
Anche a casa mia ripetevo le stesse operazioni, provavo ad avvicinare la sedia al tavolo, ma niente di fatto non si muoveva… “Accidenti è abbullonata…”
Penso a come avranno fatto a stabilire la giusta distanza con il tavolo, mica ci conoscevano se eravamo grassi o magri, alti o corti.
Dopo giorni però sembrava andasse bene. Sperimentavo di come mi sarei dovuto adattare e del resto non si poteva fare altrimenti.
Quel banale e ripetitivo gesto di avvicinare la sedia veniva messo da parte. La gamella era li con i suoi cibi fumanti. La solita fila davanti alla finestra vivande i soliti gesti quotidiani: tu porgi la gamella e i cuochi ti danno i cibi e nella fila gli anziani avevano la precedenza.
Un primo, un secondo, un panino, una frutta, Trebbiano da 1/4  (che come vino non era male e ti tirava su…)
E il gioco della sedia abbullonata? Non ci impensieriva più, avevamo altro da fare… e così quello spazio, tra sedia e tavolo, diventava ideale, perfino perfetto per una fugace penichella, a volta anche durante la Santa Messa…

Da seduti chinavamo la testa sul tavolo, usavamo le braccia come cuscini, la stanchezza a bordo si fa sentire, e tornava utile diventava anche il piede del tavolo, a sua volta abbullonato al pavimento…
Quando in mensa si proiettava un film ed il mare era mosso, più’ in basso ti sedevi e meno avvertivi i ritmi cadenzati delle onde, e soffrivi meno i sintomi famosi del più” diffuso male marinaro…
(*) per conoscere gli altri scritti digita sul motore di ricerca del blog il mio nome e cognome.

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