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Le ultime navi a ruote

di Guglielmo Evangelista (*)
foto internet


Chi conosce la storia navale sa bene che, rispetto a quella a elica, la propulsione a ruote presentava un rendimento molto più basso e le navi di questo tipo erano fortemente condizionate dal moto ondoso mentre, se erano unità militari, erano particolarmente vulnerabili oltre a poter imbarcare un numero minore di artiglierie.
Per queste ragioni dopo il 1850 la costruzione di navi con questo tipo di propulsione, che ebbe solo pochi miglioramenti alle pale delle ruote per migliorarne l’efficienza,  si ridusse ai minimi termini per scomparire praticamente una decina di anni dopo.

Dopo l’Unità d’Italia le navi a ruote che possedeva la Regia Marina, pur numerose e di diverso tipo e provenienza, alcune anche lacuali, vennero tenute in servizio fino ad esaurimento: le ultime a scomparire, nel 1907, furono il vecchio avviso Baleno e l’avviso Messaggero: quest’ultimo era stato costruito nel 1888 quando ormai la propulsione ad elica regnava da decenni incontrastata, ma solo perché lo scafo era stato appositamente progettato per utilizzare l’ottima macchina di un precedente e omonimo avviso in legno.
La propulsione a ruote, tuttavia, non scomparve del tutto. Essa si era dimostrata particolarmente idonea per la navigazione sulle tranquille acque interne di fiumi e laghi: rispetto all’elica le ruote permettevano di ridurre al minimo l’immersione dello scafo e un abile uso alternato di quella di destra e di sinistra permetteva più efficaci e tempestive le manovre in acque ristrette.
Anche se non si può dire che il sistema abbia dominato incontrastato, rimase piuttosto diffuso in quest’ambito fino ai primi decenni del ‘900.
In Europa prevalsero le classiche ruote laterali mentre sui fiumi degli Stati Uniti veniva spesso usata un’unica ruota poppiera che poteva perfino essere regolata in elevazione a seconda dei fondali.

Unità a ruote in servizio nella Regia Marina

Fregate

Corvette

Avvisi

Cannoniere

Trasporti

Rimorchiatori

1861

11

7

9

11

4

1865

10

4

11

8

3

1870

7

2

12

6

5

5

1875

4

1

9

6

3

3

1880

4

7

6

2

3

1885

3

6

2

2

1890

4

6

2

2

1895

3

6

2

2

1900

3

6

2

1

1905

2

3

1

1910

Anche se sostanzialmente la nave a ruote appartiene al passato, sulle acque interne, complice la scarsa usura dovuta all’acqua dolce ed alle brevi distanze che vengono coperte, ne resistono ancora diversi esemplari, alcuni usati solo in occasione di qualche rievocazione storica, mentre altri sono ancora regolarmente in turno, come nel nostro paese, cosa abbastanza insolita se si pensa che in Italia c’è quasi una voluttà a distruggere tutto quanto ricordi il passato.
Queste unità si trovano dislocate sui tre laghi prealpini: Garda, Como e Maggiore. Considerata la loro veneranda età,  tutti hanno alle spalle una lunga storia di guerre e di restauri.

Sul lago di Garda presta servizio l’Italia che compì il suo primo viaggio il 5 maggio 1909:  fu militarizzato durante la prima e la seconda guerra mondiale:  nonostante che dopo il 1943 fosse stato trasformato in nave ospedale subì diversi attacchi e il 18 gennaio 1945 venne affondato nel corso di un bombardamento; fu più tardi recuperato e tornò in servizio venendo poi pesantemente rimodernato nel 1976. In questa occasione la macchina a vapore fu sostituita da un motore diesel, ma le ruote vennero mantenute.

Sempre sul lago di Garda troviamo anche lo Zanardelli che risale al 1903: come in tutti i laghi italiani, in cui  non esisteva una tradizione cantieristica, fu costruito in sezioni in Svizzera venne riassemblato e varato a Peschiera alla presenza dello stesso Giuseppe Zanardelli, allora presidente del Consiglio.
Il 6 novembre 1944 fu mitragliato e incendiato lamentando 12 morti e 17 feriti gravi.
Negli anni ’70 fu profondamente rimodernato e nel 1982, come avvenne per l’Italia, la macchina a vapore fu sostituita da un apparato diesel.
Entrambe le unità svolgono tuttora regolare servizio di linea, soprattutto in estate.

Sul lago di Como abbiamo il Concordia, in origine battezzato 28 ottobre e il gemello Patria, ex Savoia, entrambi del 1926 La peculiarità è quella di funzionare ancora a vapore con una macchina a triplice espansione,  benché nel dopoguerra le caldaie siano  state trasformate adottando la combustione a nafta anziché a carbone. Sono quindi ancora dei “piroscafi” e non “motonavi” come quelli in servizio sul lago di Garda.
Le due unità sono esteticamente molto differenti, cosa derivante dai periodici restauri più o meno intelligenti che hanno valorizzato in modo diverso gli arredi interni e l’aspetto generale.
Il Concordia svolge servizio regolare in estate mentre in inverno viene tenuto come riserva o per essere utilizzato in occasione di eventi straordinari mentre il Patria fu ritirato dal servizio regolare negli anni ’90 e la sua storia successiva è quella di tanti altri beni storici, fatta di momenti di abbandono e di degrado, di altri nei quali furono avviati i restauri e di chiacchiere, proteste e proposte.  Attualmente la gestione della nave, sostanzialmente efficiente, è stata affidata a privati con concrete prospettive che torni in servizio.
Fino a qualche anno fa si era salvato dalla furia demolitrice anche un terzo piroscafo, il Plinio, risalente al 1902 e l’ultima nave del lago con le caldaie alimentate a carbone.
Dopo aver cessato il servizio negli anni ’60  fu acquistato da privati e, ormeggiato qua e là nell’alto lago, fece la solita trafila di tante navi dismesse e in qualche modo “riciclate”: ristorante, bar, pub, sala da ballo, finché nel 2010, abbandonato e in degrado, colò a picco “spontaneamente” in acque basse. Cominciò così un altro tipo di trafila, questa volta riservata a certe navi affondate, circa il recupero, il restauro e l’utilizzo per fini culturali. A quasi dieci anni di distanza e di parole, è lecito dubitare che per il relitto vi sia un futuro.

Infine, sul lago Maggiore, esiste il solo  Piemonte che risale al 1903 e portava un tempo il nome  di Regina Madre; come il Concordia e il Patria conserva ancora la macchina a vapore che è di tipo alternativo ed è alimentata a nafta:  grazie all’installazione di una spiccata e moderna automazione è sufficiente la presenza  di un solo un macchinista e di un fochista
Questo piroscafo, un tempo destinato alla demolizione pur dopo essere stato profondamente rimodernato nel 1965,  nel 2003 è stato oggetto di un nuovo ammodernamento: non svolge servizio di linea ma, accantonato efficiente ad Arona, viene utilizzato solo  richiesta per crociere turistiche.

Nome

Costruttore

Anno

Tonnellate

Potenza (Hp)/Velocità (nodi)

Dimensioni

Capacità passeggeri

Italia

Odero Genova

1909

302

550KW 21 km

51,85×6,50

600

Zanardelli

Escher Wyss Zurigo

1903

253,34

341kw 20 km

49,20×6,22

500

Patria

Concordia

Odero Genova

1926

317

441 kw 23,4

53,77×6,42

500

Piemonte

Escher Wyss

Zurigo

1904

273

294kw 21,75

51,20×6,20

440

Qualche parola merita infine di essere spesa sulla storia della propulsione a ruote sul fiume Po,  che vide la sua prima nave a vapore nel lontanissimo 1820.
Furono molti i piroscafi a ruote che lo percorsero, ma da dopo il 1860 le ferrovie sottrassero la maggior parte del traffico alla navigazione fluviale, e nonostante qualche tentativo di rilancio, questa divenne sempre più ridotta e affidata a pochi piccoli rimorchiatori, specialmente a elica, che trainavano i barconi.

Tuttavia per molto tempo alcune navi a ruote catturarono l’attenzione degli abitanti delle rive del Po ed entrarono a far parte della memoria collettiva: erano il Moschini, il Mattei e il Milano. Si trattava di piroscafi piuttosto grandi e dotati perfino di cabine abbastanza eleganti. Erano utilizzati frequentemente per il trasporto passeggeri venendo noleggiate per fiere, gite turistiche e  dopolavoristiche e in occasione di visite o sopralluoghi di autorità.
Scomparvero tutti travolti dalla seconda guerra mondiale.

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