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I nomi delle navi

di Guglielmo Evangelista (*)

  …. della Marina Militare. Quanti, quali e dove.

Si sa che per i marinai tutte le navi hanno un’anima e le considerano quasi esseri viventi.
Una delle conseguenze è che, in quanto tali, vengono battezzate con un nome.
Si tratta di una tradizione antichissima: se rispolveriamo qualcuno dei tanti nomi noti di navi della flotta imperiale romana troviamo Cerere, Nettuno, Diana, Aquila, Concordia, Reno, Eufrate, Vittoria, Fortuna…
Non è difficile fra questi trovare nomi o tipologie di nomi che si sono perpetuati fino ad oggi, identici per millenni, insensibili al fatto che i motori e i missili hanno sostituito i remi e le frecce.
Eh già, perché spesso per denominare le navi da guerra non ci vuole un particolare sforzo di fantasia dato che in tutto il mondo è prassi comune e frequente trasferire il nome da un’unità che viene radiata ad una di nuova costruzione.
Cerchiamo, per sommi capi, di dare una panoramica sui criteri di scelta dei nomi della navi italiane che poi, mutatis mutandis, non differiscono troppo da quelli usati dalla Royal Navy, dalla US Navy dalla Marine Nationale o da tutte le altre…
Non è certo possibile fare classificazioni, ma in linea di massima più la nave è grande, più sono diffusi i nomi di personaggi storici importanti o di grandi città, regioni o stati.
Per il naviglio silurante e quello destinato alla scoperta o all’attacco si cercano frequentemente nomi che riflettono qualità positive per l’uomo di mare e di guerra: come Audace, Impavido, Animoso e, a quelli italiani, ad esempio, fa eco una sterminata serie di caccia prima sovietici e poi russi come Oмелыi (coraggioso), Oпытныi(esperto). Отважныi(coraggioso).
La schiera dei nomi dei più grandi rimorchiatori, immancabilmente si riferisce invece alle loro caratteristiche di potenza: Tenace, Ercole, Robusto…
Un po’ dovunque sono sparsi i nomi di personaggi storici, di caduti in servizio o di marinai che comunque hanno dato lustro alla marina.
E’però quest’ultimo sistema che non mi trova sempre d’accordo…
Infatti il ricordare certi nomi celebri di comandanti non rende giustizia ai tanti semplici e anonimi marinai, caduti con loro, che hanno fatto egualmente il loro dovere e che come loro si sono sacrificati, senza però che il ricordo venga consacrato denominando un’unità.
In secondo luogo, trascorso un certo periodo di tempo, si rischia spesso di trovarsi di fronte a nomi di illustri sconosciuti ormai dimenticati che nulla dicono alle giovani generazioni di marinai e peggio ancora se sono cambiate le opinioni politiche o la storia viene rivista e sottoposta a critica. Saranno pochissimi coloro che abbinano il nome di Ruggero di Lauria o Lanzerotto Malocello a un grande ammiraglio e a un navigatore medievale… Per non parlare dei “tre pipe”i caccia della prima guerra mondiale con i nomi di tantissimi ufficiali e generali garibaldini. Alla luce della recente e attenta storiografia ormai si sa bene che molti non hanno tenuto un comportamento troppo limpido.
In certi altri casi chi scrive ha cercato dappertutto non è riuscito a trovare una traccia di qualche personaggio o di qualche nome misterioso pur ricordati da qualche nave minore.
Insomma, non tutti i nomi restano attuali e, tanto meno, o possono ormai rappresentare un esempio.
Quindi sarebbe sempre meglio usare nomi classici ed immortali, possibilmente suggestivi o familiari a tutti.
Ma tutte queste sono opinioni personali.
Ad ogni modo non è difficile immaginare come sarà proseguito fin dai tempi dell’unità d’Italia a oggi il lavoro dell’apposita commissione incaricata di questo compito che probabilmente da sempre avrà subito pressioni di ogni genere da parte di ragguardevoli personaggi civili e militari.
Raramente una nave cambia nome, e spesso questi provvedimenti sono considerati di malaugurio. A parte il caso di unità che per cause belliche o per vendita passano da una nazione all’altra, questo avviene specialmente quanto una nave è alla fine della carriera e deve convivere per qualche tempo con una simile più moderna in costruzione o appena entrata in sevizio, o quando le sue caratteristiche cambiano radicalmente a seguito di una trasformazione. Un nome altisonante come Savoia non poteva restare sulla vecchia nave reale che, sostituita da una più grande e moderna, venne declassata a una semplice nave officina: assunse il nome del dio Vulcano, tra l’altro adatto proprio al nuovo compito che le fu affidato.
A volte, quando un certo tipo di nave viene riprodotto in molti esemplari identici, qualche marina ha usato serie di nomi con la stessa lettera iniziale: erano talvolta eterogenei, ma erano comodi per individuare con immediatezza una classe. Si può fare l’esempio delle classi inglesi V e W. C’era il Valourus, il Valentine, il Valhalla: nomi che non avevano nulla a che fare fra loro, se non l’iniziale.
Scendendo un gradino più in basso, per quanto riguarda navi minori come dragamine o torpediniere, il loro grande numero ha imposto di pescare nomi in serie, ricorrendo alla geografia, alla botanica e alla zoologia che offrono esempi inesauribili. Ecco quindi i rimorchiatori minori che da quasi un secolo insistono sui “Porti” (Porto Fossone, Porto Recanati, Porto Venere ecc,), i dragamine delle classi Fiori e Alberi, e poi non sono mancate le costellazioni, i pesci e gli altri animali marini…
Una buona riserva da cui attingere sono i classici nomi per le navi cisterna per acqua, che appartengono sempre a fiumi.
A volte, tuttavia, anche queste serie si esauriscono a meno di non andare a sfogliare qualche manuale universitario cercando riferimenti troppo dotti o scientifici: da noi è capitato con le torpediniere delle prime generazioni che avevano nomi di insetti e di costellazioni: il numero di unità costruite esaurì le serie disponibili più comuni e conosciute. Si preferì quindi sostituirli con una numerazione, espediente pratico quando le navi sono troppe, troppo uguali e troppo piccole.

(I nomi delle navi figurano normalmente con lettere di bronzo. Nel 1917 per il pontone Monte Cucco, basta una mano di vernice (Da www.agenziabozzo.it)

E’ stato scritto che, a proposito dei sommergibili americani del periodo bellico, ne furono costruiti così tanti da esaurire i nomi dei pesci noti così che, per alcuni degli ultimi ad essere costruiti nel 1945, vennero scelti nomi di pesci inesistenti ma che…in futuro avrebbero potuto essere scoperti. Insomma, come dire che dopo il pesce sega e il pesce martello, sarebbe dovuto toccare anche al pesce pialla o al pesce chiodo. Non so però se sia una notizia attendibile.

Abbiamo poi le curiosità: in primo luogo le numerosissime corvette classe Ape del periodo bellico, i cui nomi sono un’accozzaglia non codificabile e priva di qualsiasi omogeneità: in pratica queste unità rappresentano un compendio di parecchie categorie di nomi tradizionali della marina: abbiamo gli uccelli (Gabbiano, Pellicano Ibis, Folaga….) gli animali (Gazzella, Renna..) gli insetti (Ape, Grillo, Cocciniglia…) le armi (Scimitarra, Scure, Zagaglia…) gli dei (Artemide, Urania, Tersicore, Flora).

Molti di questi erano appartenuti alle torpediniere delle serie più antiche, quando avevano ancora un nome e non un numero.
Ma la vera originalità, che arriva al grottesco, riguarda i pontoni armati costruiti in fretta durante la prima guerra mondiale, specialmente dopo Caporetto, e destinati a percorrere le vie d’acqua interne del Veneto e del Friuli a sostegno delle operazioni terrestri dell’esercito.
Si trattava di imbarcazioni di poco pescaggio armate con cannoni di grosso calibro che si muovevano lentamente oppure non avevano motore ed erano rimorchiate fra i canneti e le lagune. Anche le più grandi erano unità brutte e prive di qualità nautiche e il malaugurato naufragio del Cappellini in Adriatico durante una tempesta lo testimonia.
Poche unità più importanti ricevettero nomi “seri” come Cappellini, Faà di Bruno, Padus, Valente, ma la maggior parte di ogni classe venne inquadrata in serie contraddistinte da un nome comune a tutte seguito da un numero progressivo.
Ma che nomi! C’era la classe Topo (Topo 1, Topo 2 ecc.), poi la classe Rana seguita dalla classe Ranin e Ranon (Indipendenti dalle dimensioni, come suggerirebbero i nomi) e per finire c’era perfino la serie Zoccola.
Gli antichi romani dicevano nomen omen per significare che il destino di ogni cosa era legato al nome posseduto: per fortuna questi pontoni smentirono il detto clamorosamente facendo con serietà ed efficienza il proprio dovere.
Le ragioni di questa scelta sono ignote e non si capisce perché non si sia fatto ricorso a semplici sigle e numeri.

(L’unica nave che non ha mai navigato. Il brigantino Cappellini dell’Accademia Navale).

Mi sono infine divertito a censire tutti i nomi delle nostre navi ripartendoli per categoria. Mi sono basato sull’Almanacco storico delle navi militari italiane edito dall’U.S.M.M. e aggiornato fino al 1995, quindi mancano le unità più recenti anche se il loro numero non elevato cambierebbe di poco le cose. In secondo luogo ho dovuto fare scelte personali nei molti casi dubbi: ad esempio certi nomi di paesi possono riferirsi tanto a località quanto a piccoli fatti d’arme di guerre ormai lontane, oppure hanno lo stesso nome tanto animali quanto costellazioni. Quindi i dati non possono essere che indicativi.


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