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Il terremoto di Messina del 28 dicembre 1908

di Claudio53
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Ore 5,21 del 28 dicembre 1908 un grande boato sconvolse lo stretto di Messina. La terra tremò con un movimento sussultorio seguito da uno ondulatorio. L’intensità del terremoto che si abbatté sulla costa siciliana e calabrese fu di 11 gradi della scala Mercalli (su 12 previsti). Sulla costa il mare prima si ritirò e poi onde alte circa 10 metri trascinarono in acqua uomini e cose. La Scossa durò 37 interminabili secondi; dopo, prima il silenzio della morte e a seguire i lamenti dei feriti e dei sepolti vivi. Gli equipaggi delle navi presenti in porto scesero a terra e parteciparono attivamente ai soccorsi.

Sul numero dei morti non c’è mai stato una stima precisa. Alcune fonti riportano che siano morte in totale 160.000 persone di cui circa 80.000 a Messina (su 140.000 abitanti) e 15.000 a Reggio Calabria (su 45.000 abitanti). Nel 1998, in occasione del 90° anniversario dell’evento, il giornale “La Sicilia”, ha rivalutato sensibilmente la predetta stima incrementando il numero delle vittime a 200.000 per la provincia di Messina e in 180.000 per la provincia di Reggio Calabria.
Messina fu quasi interamente distrutta il 90% delle abitazioni crollarono. Nei giorni successivi la terra continuò a tremare e si contarono altre 138 scosse dopo la prima.
Quel giorno erano ormeggiate in porto le seguenti navi della Regia Marina:

  • le Regia Nave Piemonte;
  • le Torpediniere d’alto mare Spica, Sagittario, Scorpione, Saffo, Arpia, Astore;
  • le Torpediniere di 2a classe 90, 106, 131, 138, 140, 151;
  • la Cisterna Velino.

L’onda del maremoto, che seguì il sisma, scavalcò facilmente la spianata di San Ranieri e si riverso con furia nel porto causando ingenti danni al naviglio militare e civile. Tutte le comunicazioni furono interrotte.

Il Comandante del Piemonte, Capitano di Corvetta Francesco Passino, la sera prima aveva raggiunto la famiglia ed era deceduto nel crollo della sua abitazione con tutto il nucleo famigliare.
I corpi del Comandante Passino e dei suoi parenti furono recuperati dai marinai del Piemonte e furono imbarcati inizialmente sull’unità della quale il Comandante in Seconda, Capitano di Corvetta Costanzo Ciano, aveva assunto il Comando. Le prime 400 persone raccolte, tra feriti e profughi, furono trasportati via mare con la torpediniera “Spica” a Milazzo. La stessa Torpediniera, al Comando del Tenente di Vascello A. Bellini, da Marina di Nicotera riuscì a trasmettere un dispaccio telegrafico per informare dell’evento il Ministro delle Marina e quindi il Governo.
Il mattino alle ore 08.00 del 28 gli uomini della torpediniera “Saffo” e dell’Incrociatore “Piemonte” riuscirono a scendere a terra ed iniziarono le operazioni di soccorso. A bordo del “Piemonte” furono organizzati, con le autorità civili, i primi soccorsi con il personale disponibile.

Il Ministro dei Lavori Pubblici, On. Pietro Bertolini, allo scopo di verificare l’entità dei danni raggiunse Messina partendo da Napoli con l’incrociatore “Coatit”, l’esercito mobilitò molti Reparti e la Marina dirottò su Messina la Divisione Navale volante che in quel momento si trovava nelle acque della Sardegna ed era composta dalle corazzate “Regina Margherita”, “Regina Elena”, “Vittorio Emanuele” e dall’incrociatore “Napoli”.
Il Re e la Regina partirono il 29 da Napoli con il “Vittorio Emanuele”, che stava imbarcando in quel porto materiale sanitario e generi di conforto.
Il mattino del 29, alla fonda davanti a Messina, giunsero alle ore 07:00 provenienti da Siracusa le navi da guerra inglesi Sutley e Boxer, alle 07:30 le navi russe Cesarevich, Slava e Makaroff che erano partite da Augusta e alle 10:30 le navi italiane. Le prime navi che entrarono in porto furono Il Makaroff ed il Reggina Elena su cui era imbarcato l’Ammiraglio Viale, comandante della Divisione volante. Le altre navi rimasero alla fonda. Il ritardo con cui partirono i soccorsi italiani fu dovuto alla non chiara dimensione iniziale del disastro a causa dell’interruzione delle comunicazioni telegrafiche (all’inizio si credeva che fosse solo a Bagnara Calabra perché il sindaco di tale città era riuscito ad inviare un telegramma al Governo).
Sul posto, una volta compresa la gravità e la dimensione del disastro, arrivarono in rapida successione tutte le unità della Regia Marina disponibili.
Il Re e la Regina giunsero il mattino del 30, accompagnati dai Ministri Bertolini, Mirabello e Orlando.
Sulla banchina del porto erano ad attendere la coppia reale il Prefetto Adriano Trinchieri ed il Sindaco di Messina Gaetano D’Arrigo Ramondini, che non si era visto durante le fasi iniziali della tragedia, che non bene informato si lamentò che i soccorsi alla città fossero giunti subito dai russi e non dagli italiani. Il re lo interruppe dicendo “E lei si fa vivo adesso che tutto è finito?”; poco prima il Prefetto aveva comunicato al Re che il Sindaco, impaurito, si era reso irreperibile per un giorno. D’Arrigo venne destituito immediatamente e furono conferite le funzioni e pieni poteri al Generale Francesco Mazza.

La problematica dei soccorsi arrivati in ritardo scatenerà, nei giorni seguenti, una accesa polemica sulla stampa italiana.
La presenza dei sovrani, secondo alcuni storici, costituì il primo vero contatto umano fra la dinastia piemontese ed il sud. Il Re, subito dopo aver visto l’immane tragedia, inviò al Primo Ministro Giolitti il seguente telegramma:

“Qui c’è strage, fuoco e sangue. Spedite navi, navi, navi e navi”.

Alcune Unità della Marina Italiana furono impiegate quali navi ospedali mentre altre vennero impiegate per portare i feriti a Napoli e per il trasporto, nel viaggio di ritorno, a Messina degli uomini dell’Esercito e dei Carabinieri. Molte navi mercantili, in particolare traghetti, vennero requisiti o affittati per essere impiegati sia per il trasporto dei feriti che dei materiali.

A Reggio Calabria il Comando della “Piazza” e delle operazioni di soccorso fu assunto dal Comandante Umberto Cagni della Regia Nave “Napoli”.
In zona, nei giorni successivi, arrivarono a dare il loro contributo anche Unità da guerra americane, francesi, tedesche, danesi, spagnole e greche. Il mondo si mise in moto per portare aiuto alle popolazioni colpite.
Il 5 gennaio 1909 il Re inviò il seguente elogio al personale militare italiano e straniero:

«All’Esercito ed all’Armata,
Nella terribile sciagura che ha colpito una vasta plaga della nostra Italia, distruggendo due grandi città e numerosi paesi della Calabria e della Sicilia, una volta di più ho potuto personalmente constatare il nobile slancio dell’Esercito e dell’Armata, che accomunando i loro sforzi a quelli dei valorosi ufficiali ed equipaggi delle navi estere, compirono opera di sublime pietà strappando dalle rovinanti macerie, anche con atti di vero eroismo, gli infelici sepolti, curando i feriti, ricoverando e provvedendo all’assistenza ai superstiti.
Al recente ricordo del miserando spettacolo, che mi ha profondamente commosso, erompe dall’animo mio e vi perdura vivissimo il sentimento di ammirazione che rivolgo all’esercito ed all’armata. Il mio pensiero riconoscente corre pure spontaneamente agli ammiragli, agli ufficiali ed agli equipaggi delle navi russe, inglesi, germaniche e francesi che, mirabile esempio di solidarietà umana, recarono tanto generoso contributo di mente e di opera.»

La Marina Militare, durante tutto l’intervento, e nonostante il periodo natalizio, dislocò a Messina ben 48 unità (sei corazzate, due incrociatori corazzati, tre arieti torpedinieri, tre incrociatori torpedinieri, cinque cacciatorpediniere, 15 torpediniere, 14 navi ausiliarie e di uso locale) impiegando complessivamente 6.788 uomini.
Secondo alcune fonti giornalistiche l’intervento dei marinai russi ed inglesi consentì di salvare nei primi tre giorni ben 15.000 persone ma successivi dati governativi ridimensionarono questi dati e stimarono in circa 17.000 le persone salvate di cui 13.000 dai militari italiani, 1.300 dai russi, 1.100 dagli inglesi e 900 dai tedeschi. Inoltre, la Marina Militare Italiana trasferì negli ospedali di altre città circa 10.300 feriti mentre la Marina Inglese né trasferì 1.200 e quella Russa 1.000. Le perdite subite dai militari italiani furono di circa 1.000 uomini. Le vittime della Marina furono 78 tra Ufficiali, Sottufficiali e Marinai della base e delle Unità di Messina.
La ricostruzione fu lenta, difficile e costellata da notevoli polemiche giornalistiche sia sull’impiego dei fondi assegnati dal Governo che da alcuni episodi negativi che vedevano coinvolti militari. Furono necessari circa 30 anni per la riedificazione, ci pensò però la Seconda Guerra Mondiale a distruggere quello che era stato così faticosamente ricostruito.
Il 5° Duca di Bronte Alexander Nelson Hood nel suo diario annotò:

Le ultime due settimane sono state un inferno, un orribile incubo, là dove si è toccato il fondo della miseria. La penna di Euripide avrebbe avuto difficoltà a dipingere tutto ciò. Tutti gli orrori dell’universo: fuoco e acqua, lo sprigionarsi della furia della terra; e tutta la sofferenza che l’umanità può patire: perdita della famiglia, degli amici dei vestiari, dei beni. Tutto ciò si riversò all’improvviso sulla gente, che il giorno prima viveva felice in pace e ben disposta verso gli altri”.

Il Sindaco di Messina, nel febbraio 2006, ha consegnato una targa commemorativa alla Marina Militare Russa per il soccorso prestato nel terremoto del 1908.

IL CONCORSO DELLE MARINE ESTERE
Di seguito la sintesi dei concorsi delle Marine estere nell’opera di soccorso alle popolazioni colpite dalla calamità. Tali notizie furono fornite dagli Ammiragli e dai Comandanti delle navi estere su richiesta dell’Ammiraglio Comandante della Divisione volante. Unica eccezione sono le notizie delle unità russe che furono desunte dai rapporti delle Autorità italiane.

NAVI INGLESI
Avuta notizia del disastro il 28 dicembre, il Comando della nave Sutlej, in sosta a Siracusa, informava l’Ammiraglio inglese a Malta. La stessa sera detta nave, scortata dal cacciatorpediniere Boxer partiva per Messina, ove giungeva il 29 mattina, verso le 7.
La Marina inglese inviò successivamente il 30 dicembre la Minerva, il 31 l’Exmouth, il 1° gennaio 1909 il Philomel, l’Euryalus ed il Duncan, il 6 il Canopus, l’8 il Lancaster e l’11 l’Aboukir.
Le prime due navi operarono inizialmente a Messina e successivamente, su richiesta italiana si trasferirono sulla costa calabra dove, con le altre navi inglesi, organizzarono tre posti di soccorso medico nelle località di Villa San Giovanni, di Cannitello e di Scilla. Furono curati complessivamente 1500 feriti. Nelle stesse località furono anche distribuiti ingentissime quantità di viveri, materiale sanitario, tende ed indumenti e furono messi in funzione cinque forni da campo che furono inviati, con il materiale ospedaliero, su disposizione personale di S.A.R. il Duca di Connaught che volle, inoltre, visitare le località devastate.
Partite le navi, l’opera inglese continuò sotto la direzione del Colonnello Delmè-Radeliffe, addetto militare presso l’Ambasciata inglese a Roma.

NAVI RUSSE
Avuta notizia del disastro il 28 dicembre, le navi russe Cesarevich, Slava e Makaroff, che si trovavano alla fonda ad Augusta, partirono per Messina giungendovi verso le ore 7,30 del 29. Come già descritto, a meno del Makaroff che pilotato dall’ Ufficiale in 2° della Spica si ormeggiò alla banchina, le altre unità rimasero alla fonda fuori del porto.
La metà degli equipaggi sbarcarono immediatamente, adoperandosi nelle opere di salvataggio e di assistenza. La stessa sera il Makaroff partì per Napoli trasportando 400 feriti. Altri feriti furono ricoverati sullo Slava.
Il 30 mattina giunsero da Palermo le cannoniere Corietz e Giliack, che assieme allo Slava ed al Cesarevich partirono la stessa sera cariche di feriti. Il Makaroff, ritornato da Napoli, imbarcava altri 200 feriti e circa 400 profughi, che il 2 gennaio ritrasportava a Napoli.
Il 4 gennaio le navi russe lasciarono l’Italia, lasciando nei messinesi un importante ricordo, non solo per le attività di soccorso ma anche per quelle di sicurezza svolte per impedire azioni di sciacallaggio.

NAVI FRANCESI
La Divisione navale francese al Comando dell’Ammiraglio Le Pord, composta delle navi Justice, Verité e dai caccia torpediniere Fanfare e Carquois, partirono da Tolone il 30 dicembre e giunsero il 1° gennaio a Messina, dove era già arrivato il giorno precedente il Cacciatorpediniere Dunois, su urgente disposizione del Governatore francese della Tunisia.
Presi accordi con il Ministro della Marina italiana furono inviati tre Cacciatorpediniere sulla costa calabra, a sud di Reggio e le navi Justice e Verité fra Messina e Torre del Faro.
Furono distribuiti viveri, materiali sanitari, coperte e tende. I medici prestarono la loro opera ai feriti sia a terra che a bordo ed Cacciatorpediniere e le imbarcazioni delle navi eseguivano il trasbordo dei feriti e profughi da Reggio e da Messina. La loro opera finì il 6 gennaio 1909.

NAVI GERMANICHE
I primi stranieri che furono impiegati nei soccorsi a Messina furono i tedeschi del piroscafo “Salvador” già in sosta in porto. La prima unità militare tedesca che giunse a Messina il 31 dicembre fu nave Heria, che consegnò ingenti quantità di viveri al piroscafo Stura (impiegato come deposito) ed imbarcò circa 300 tra feriti e profughi, trasbordandoli in parte sul piroscafo Bremen ed altri, fra cui 114 feriti gravi, furono portati a Napoli.
Il 2 gennaio l’Heria ripartiva giungendo il mattino del 3 gennaio a Messina, insieme alla nave tedesca Victoria Louise. I viveri trasportati dalla Victoria Louise furono distribuiti ai paesi di Ganzirri, Sant’Agata e Torre di Faro e furono curati numerosi feriti di tali località.
Le navi tedesche partirono da Messina per la Germania giorno 5 gennaio effettuando una breve sosta a Palermo dove la Victoria Louise sbarcò materiale sanitario per l’Ospedale internazionale e sei baracche donate dal loro Imperatore.

NAVI DANESI
Le navi danesi Heymdal e Thor, provenienti dal Pireo, giunsero a Messina il 5 gennaio. Su nave Heymdal era imbarcato S.A.R. il Principe Axel. Questa unità, su richiesta del Comandante della Divisione volante, prestò la sua opera di soccorso sulla costa calabra, ove distribuì viveri e coperte. Nave Thor, invece, fu impiegata a Taormina. Le navi danesi lasciarono l’Italia l’8 gennaio.

NAVI AMERICANE
Gli Stati Uniti d’America inviarono sulle coste calabro-sicule le navi Culgoa, Connecticut, Yankton ed il trasporto Celtic.
Il Culgoa rimase in area dall’8 al 15 gennaio e distribuì notevoli quantità di provviste e medicinali. Con il piroscafo Bayern, della Croce Rossa Americana, consegnò viveri e medicinali a Reggio Calabria e poi a Catona, Ganzirri, Cannitello e Scilla.
Altri viveri e materiali furono sbarcati dalle navi:

  • Connecticut ed Illinois, giunte a Messina rispettivamente il 9 ed il 14 gennaio e subito ripartite;
  • Yankton in sosta dal 9 al 14 gennaio;
  • Celtic dal 21 gennaio al 1° febbraio.

Il Comando del trasporto Celtic, d’accordo con le Autorità italiane, sbarco il suo ingente carico:

  • nei porti di Napoli, Palermo, Milazzo, Catania, Siracusa, ormeggiandosi in predetti porti;
  • nelle località di Bagnara, Gioia Tauro, Scilla, Cannitello, Pellaro, Melito, Lazzaro, tramite rimorchiatori noleggiati per l’occasione;
  • nelle località di Pace, Ganzirri, Villa San Giovanni, Catona ed Archi tramite le torpediniere della Marina Italiana;
  • a Reggio Calabria tramite il rimorchiatore Maddalena, della Regia Marina Italiana;
  • a Giardini e Catona con il concorso di agenzie private.

Infine, gli equipaggi delle navi americane della Squadra dell’Atlantico raccolsero 16.000 lire che diedero al Ministero della Marina per l’assistenza alle famiglie dei militari della Regia Marina colpite dal disastro.

NAVE PORTOGHESE
La nave da guerra portoghese Vasco de Gama sostò a Messina dal 16 al 20 gennaio consegnò viveri ed indumenti al Comando Superiore della Piazza.

NAVE GRECA
La nave da guerra greca Sfacteria arrivò a Catania il 6 gennaio e sbarcò, consegnandoli direttamente a quel municipio i soccorsi inviati dal governo greco. Successivamente sostò a Messina dal 21 al 23 dello stesso mese.

NAVE SPAGNOLA
La nave da guerra spagnola Princesa de Asturia giunse a Milazzo il 17 gennaio e consegnò tende e viveri al Generale Comandante di quella zona. Sostava successivamente dal 24 al 26 a Messina.



Si consiglia anche il libro:
Dagli Zar ai Soviet (Mario Veronesi) – Il terremoto di Messina.

…In quell’evento disastroso, che ebbe notevolissima eco in ambito internazionale, nel prestare i primi soccorsi ai terremotati messinesi, si distinsero gli Equipaggi di alcune Unità della Marina Russa che prontamente sbarcarono per fornire il proprio aiuto.
 Desidero ricordare i Marinai Russi, e ringraziarli ora per allora, per la preziosa opera umanitaria in quei tragici momenti. Prendo atto e sostengo che nelle grandi tragedie non ci sono frontiere e divisioni. Riporto e segnalo in tal senso il libro “Dagli Zar ai Soviet di Mario Veronesi” profondo conoscitore della storia del popolo di Russia.

Il 28 dicembre 1908 alle ore 5,20/5,21 del mattino uno dei più potenti terremoti della storia italiana, del 7,1° grado della scala Richter pari al 12° della scala Mercalli, seguito da un maremoto, squassò le coste calabro-sicule con numerose scosse devastanti. Gravissimi i danni riportati da Reggio Calabria e da molteplici altri centri abitati del circondario. Sconvolte le vie di comunicazione, le ferrovie ed il telegrafo. La città di Messina fu rasa al suolo. Ai danni provocati dalle scosse sismiche ed a quello degli incendi si aggiunsero quelli cagionati dal maremoto, di impressionante violenza, che si riversò sulle zone costiere di tutto lo Stretto di Messina con tremende ondate stimate tra 6 e 12 metri che provocarono molte vittime fra i sopravvissuti che si erano ammassati sulla riva del mare alla ricerca di protezione dai crolli. Alcune navi alla fonda furono danneggiate, altre riuscirono a mantenere gli ormeggi entrando in collisione. Gravissimo il bilancio delle vittime: Messina una città che contava circa 140.000 abitanti ne perse 80.000 e Reggio Calabria ebbe 15.000 morti su 45.000 abitanti . I morti furono complessivamente 120.000 (dato non ufficiale).
Numerosissime scosse di assestamento si ripeterono nelle giornate successive e fin quasi alla fine del mese di marzo 1909. Ma già all’alba del 29, la rada di Messina cominciò ad affollarsi. Una squadra navale russa alla fonda ad Augusta si era diretta a tutta forza verso la città con le navi: Makaroff, Guilak, Korietz, Bogatir, Slava e Cesarevic. Subito dopo fecero la loro comparsa le navi da guerra inglesi Sutley, Minerva, Lancaster, Exmouth, Duncan, e Euryalus. Il comandante russo ammiraglio Ponomareff fece approntare i primi soccorsi prestando anche opera di ordine pubblico, salvando con i suoi marinai 1300 persone intrappolate sotto le macerie delle abitazioni crollate, e facendo fucilare gli sciacalli.
Nel 2006 in riconoscimento del grande impegno profuso dalla marina zarista a Messina è stata eretta una lapide e dedicata una via alla Marina di Russia. Nella foto l’incrociatore Bogaty in soccorso a Messina.

TRATTO DAL LIBRO “DAGLI ZAR AI SOVIET- La storia della Marina russa dal 1600 al 1939” di Mario Veronesi. Per saperne di più digita:
https://www.lavocedelmarinaio.com/2014/11/dagli-zar-ai-soviet-la-marina-russa-dal-1600-al-1939-mario-veronesi/

6 commenti

  • Claudio53

    precedo eventuali commenti. Sono in possesso di documenti che ricostruiscono i soccorsi iniziali, per cui confermo che il Re e la Regina partirono il 29 da Napoli con il “Vittorio Emanuele”, che stava imbarcando in quel porto materiale sanitario e generi di conforto.
    Contrariamente da quanto scritto da molti autori e giornalisti, il mattino del 29, alla fonda davanti a Messina, giunsero alle ore 07:00 provenienti da Siracusa le navi da guerra inglesi Sutley e Boxer, alle 07:30 le navi russe Cesarevich, Slava e Makaroff che erano partite da Augusta e alle 10:30 le navi italiane della Divisione volante. Le prime navi che entrarono in porto furono Il Makaroff ed il Reggina Elena su cui era imbarcato l’Ammiraglio Viale, comandante della Divisione volante ad eccezione del Vittorio Emanuele che si recò a Napoli per prendere i Sovrani. Le altre navi rimasero alla fonda. Il ritardo con cui partirono i soccorsi italiani fu dovuto alla non chiara dimensione iniziale del disastro a causa dell’interruzione delle comunicazioni telegrafiche (all’inizio si credeva che fosse solo a Bagnara Calabra perché il sindaco di tale città era riuscito ad inviare un telegramma al Governo).
    Sul posto, una volta compresa la gravità e la dimensione del disastro, arrivarono in rapida successione tutte le unità della Regia Marina disponibili.
    Il Re e la Regina giunsero il mattino del 30, accompagnati dai Ministri Bertolini, Mirabello e Orlando.

  • Claudio53

    I Britannici ebbero poca visibilità a Messina perchè su richiesta italiana nave Sutlej ed il Boxer furono inviate a Reggio Calabria dove furono raggiunte il 30 dicembre dal Minerva, il 31 dall’Exmouth, il 1° gennaio 1909 dal Philomel, dall’Euryalus, dal Duncan, il 6 dal Canopus, l’8 dal Lancaster ed infine l’11 dall’Aboukir. Insieme ai Britannici fu inviata la Regia Nave Napoli il cui Comandante Umberto Cagni assunse il Comando della “Piazza” di Reggio Calabria.

  • Guglielmo Evangelista

    Per il terremoto morirono il Capitano di porto di 2^classe Eugenio Mirabelli, Comandante del porto, l’Applicato di porto Costantino Talamo Rossi con la moglie e i quattro figli e molti altri che sto cercando rintracciare. Nei soccorsi si distinse il giovane Antonino Bisconti, futuro Generale Ispettore delle CP.

  • Renato Sobrito

    Mi ha impressionato nel cimitero di Messina vedere i loculi dei marinai Imperiali sovietici della nave Aurora in addestramento arrivati x primi a portare aiuto alla popolazione prostrata e rimasti vittime dei crolli nelle scosse di assestamento la stessa nave che avrebbe dato il via alla caduta degli zar…..

  • claudio53

    Senza nulla togliere ai marinai sovietici evidenzio che NON sono stati i primi a portare soccorso alla popolazione di Messina come scritto nell’articolo

  • LUIGI BONGIORNO

    Le storie delle mie due famiglie d’origine, paterna e materna iniziarono da quella immane catastrofe.
    Mio padre Alessandro, che fortunatamente sopravvisse a un anno, fu recuperato tra le macerie, assieme ai due fratellini orfanelli.
    Mia madre Paola, fu concepita dopo qualche anno da suo padre, novello sposo rimasto vedovo nel terremoto e poi risposato con la sorella della povera sposina, che fu mia nonna e da cui nacque Paola mia madre.
    Alessandro e Paola crebbero e si conobbero tra le baracche di Messina , s’innamorarono, si sposarono ed ebbero tre figli maschi, di cui io sono il secondo. Superarono incolumi anche i drammi della guerra e vissero felicemente fino a tarda età.
    Quel terremoto tesse drammaticamente le trame di tutte le famiglie sopravvissute, fino alla mia generazione.
    Messina,120 mila abitanti, 80 mila morti, 20 mila dispersi, 20 mila sopravvissuti.
    Io traggo origine da questi ultimi e di questo mi vanto.
    Sostanzialmente sono figlio del terremoto, senza il quale non sarebbe stato possibile concepire mia madre Paola che poi mi ha generato.
    Messina è stata ricostruita interamente e splendidamente con criteri architettonici, estetici e antisismici d’avanguardia e ancora oggi nessuno ne parla, semplicemente perchè fu un’opera encomiabile del regime fascista.

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