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Angelo Parona e Karl Doenitz

di Giovanni Presutti (*)


Breve storia di due 
uomini di mare alleati 

Nel periodo antecedente l’8 settembre 1943, la Germania e l’Italia erano alleate. Nel 1940 venne realizzata la base per un gruppo di “Sommergibili Atlantici”, denominata BETASOM presso il porto di Bordeaux (Francia occupata), sulla costa atlantica (l’acronimo Betasom ricordava Bordeaux e sommergibili). Al comando della base era designato il contrammiraglio Angelo Parona, alle dirette dipendenze di Supermarina.
Per l’impiego, coordinato con il gruppo di sommergibili tedeschi nella guerra in Atlantico, le relative disposizioni erano emanate dall’ammiraglio Karl Doenitz, comandante del gruppo teutonico.

Angelo Parona (1889-1977)
Le vicende della vita vollero che alcune vicissitudini del nostro ammiraglio rimanessero legate alla storia de La Maddalena.
“Una prima volta” quando, sotto il suo comando, l’eroico comandante del regio sommergibile Calvi, il maddalenino Primo Longobardo, ebbe l’ordine di compiere la missione che lo vide immolarsi con la sua unità la notte del 14 luglio 1942, sotto le stelle dei Tropici. Dalla tragedia del “Calvi” scaturì un aneddoto che lascia pensare sulla percezione extrasensoriale. La corvetta inglese che aveva colpito il nostro sommergibile ne raccolse i pochi naufraghi. Via radio la notizia arrivò alla nave capo-flottiglia inglese ove furono traslocati diversi nostri uomini i quali vennero trattati con grande cortesia dal comandante J.S. Dalison. Questi, offrendo loro da fumare, aprì un portasigarette d’argento, all’interno del quale era inciso “Con fraterna amicizia – Primo Longobardo”. Dalison, che portava sempre con sé, quasi come un talismano, il portasigarette regalatogli da Longobardo diversi anni prima in Cina, quando i due ebbero rapporti di cordiale amicizia, rimase tormentato per lungo tempo al pensiero di aver combattuto, sia pure senza volerlo, quel suo amico italiano.
Nel 1949 in Canada, durante una partita di pesca, il portasigarette di Dalison cadde nel lago e scomparve nelle acque limacciose. L’uomo rimase profondamente scosso, lasciò i compagni di pesca e ripartì subito alla guida della sua automobile. Qualche ora dopo fu ritrovato morto con l’auto schiantata contro un albero.
“Una seconda volta” quando, dopo aver comandato per 13 mesi le forze subacquee in Atlantico, Parona, col grado di ammiraglio di divisione, passò al comando della 3^ divisione incrociatori pesanti rimasta a Messina. Innalzava le sue insegne a bordo del regio incrociatore Gorizia. In seguito all’iniziativa dell’offensiva aerea contro i nostri porti da parte degli anglo-americani sbarcati nel nord Africa, il le regie navi Gorizia e Trieste si trasferirono nelle acque dell’arcipelago de La Maddalena. Il Gorizia nella baia di Porto Palma (Caprera) e il Trieste nella rada di Mezzo Schifo, tra La Maddalena e Palau.
In questi specchi d’acqua, il 10 aprile 1943 alle 13,45, i due incrociatori vennero colpiti di sorpresa da 32 bombardieri quadrimotori degli Alleati che provocarono molti morti e feriti.
Il Trieste, colpito da numerose bombe che lo devastarono, affondò alle 16,13 rovesc iandosi sul lato dritto. Nel dopoguerra lo scafo fu recuperato e rimorchiato alla Spezia per essere demolito.
Il Gorizia, benché gravemente danneggiato, poté lasciare La Maddalena per La Spezia, dove finì i suoi giorni. Mentre il Bolzano, della stessa divisione, scampò alla tragedia perché si trovava alla Spezia per lavori di manutenzione.
Il 2 maggio 1943, l’ammiraglio Parona indirizzò una commovente lettera a Filippo Impagliazzo (sottufficiale di Marina addetto al Compendio Garibaldino di Caprera quale custode di casa Garibaldi con annesso museo garibaldino. Impagliazzo svolgeva anche il compito di capoposto del piccolo distaccamento di marinai dislocato nello stesso Compendio per la guardia d’onore alla locale tomba di Garibaldi). La lettera dell’ammiraglio conteneva espressioni di rammarico per la dolorosa perdita delle sue “belle navi”e ringraziamenti per le molte cortesie ricevute dal sottufficiale nel periodo di permanenza a La Maddalena e non mancò di accennare alla simpatica compagnia di Impagliazzo nelle “belle passeggiate venatorie fatte a Caprera”.

Karl Doenitz (1891-1980)
Entrato in marina nel 1910, dopo essere stato comandante di sommergibili durante la Prima Guerra Mondiale e comandante di incrociatori, nel 1935 fu preposto alla ricostruita flotta subacquea del Reich. Continuò a spingere per la costruzione di altri U-Boot e per il loro sviluppo tecnologico.
Nella seconda guerra mondiale fu primo e maggiore responsabile dell’organizzazione offensiva dei sommergibili contro la flotta mercantile degli Alleati.
Combatté con gli U-Boot “La Battagliadell’Atlantico” e tentò di assediare il Regno Unito bloccando i convogli navali carichi di rifornimenti che giungevano dagli Stati Uniti.
Per le benemerenze acquisite, il 30 gennaio 1943 fu nominato Grande Ammiraglio e Comandante supremo della flotta in sostituzione di Erich Raeder. Le speranze di ripresa dell’offensiva sottomarina, cui quella nomina sembrava preludere, andarono completamente deluse nei mesi successivi, grazie ai nuovi sistemi di lotta antisommergibile adottati dagli Alleati. Doenitz conservò tuttavia la fiducia di Hitler che, nell’imminenza della catastrofe, lo designò come suo successore.
Dopo che Hitler il 30 Aprile 1945 si suicidò, il 1° maggio, a Flensburg, Doenitz assunse i poteri di Capo dello Stato e del Governo del Reich divenendo l’ultimo condottiero della Germania nazista.
Il 7 maggio successivo, costretto a capitolare, trattò la resa finale dell’8 maggio e governò fino al suo arresto per ordine degli Alleati.
Fu processato come criminale di guerra e condannato il 1° ottobre 1946 a dieci anni di reclusione.

Considerazioni
La canonica storiografia italiana del Novecento, relativa agli avvenimenti di guerra, non riporta una infinità di rivoli di storia minore, apparentemente meno importanti e quindi sottaciuti. I rivolidispersi, contengono talvolta anche significativi aneddoti che avrebbero offerto una più integrale conoscenza della storia, fornendo quindi la possibilità di una disamina critica più completa della realtà dei fatti.
Una parte di storia minore è presente nella memoria di ormai rari sopravvissuti  che la tramandano oralmente. Molta letteratura è contenuta invece su sgualciti diari giacenti in cassetti di vecchi mobili. Se gli anziani  non raccontano più storie é perché molti giovani di oggi non vogliono o non sanno ascoltare, e il silenzio di questi vegliardi decreta la morte culturale di un prezioso patrimonio di storia.

(*) per saperne di pù sull’autore dell’articolo, digita sul motore di ricerca del blog il suo nome e cognome.

2 commenti

  • Gioivanni Presutti

    Grazie, caro Ezio Vinciguerra per il tuo magnifico blog che tiene uniti noi anziani e giovani uomini di mare, chi in attualità di servizio e chi in pensione. Il tuo cuore è grande come il mare che una volta ci vide sulle onde a bordo delle nostre navi da guerra. Non occorre dilungarmi, altri sapranno farlo meglio di me. Se tu non ci fossi …saresti da inventare, per cui, oltre che ringraziare te, sentiamo l’obbligo di farlo anche per i tuoi venerati genitori. Abbiti, caro Ezio, il mio più affettuoso e sincero abbraccio. Pale a prora e …voga! Sempre e con l’entusiasmo dei vent’anni che ci dà la forze di sognare ancora, finché il cuore regge! Ti abbraccio forte con grande sincerità

  • Giovanni Presutti

    Grazie, caro Ezio Vinciguerra dell’ospitalità sul tuo blog. Un abbraccio grande come il mare che ci unisce ancora, chi in pensione e chi in attualità di servizio.

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