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9.11.1989, “Wir sind das Volk!”

di Guido Copes (http://www.guidocopes.it/)

La notte in cui è caduto il muro di Berlino, la gente per le strade scandiva questo slogan: “Wir sind das Volk!”. “Noi siamo il popolo!”. E non intendeva dire “il popolo bue”, ovvero una massa bruta e degradata, ma un insieme di individui, di persone, che avevano avuto la forza di cambiare la storia.
La notte del 9 novembre 1989 ha iniziato a crollare, pezzo per pezzo, la struttura in cemento costruita ventotto anni prima, ma solo perché la pressione popolare aveva da tempo compromesso gravemente l’equilibrio del muro ideologico e mentale imposto dai governanti per dividere in due Berlino e la Germania.
Quella notte, il popolo della Germania Est ha preso coscienza di essere un protagonista della storia. A prezzo di anni di sacrifici, lotte e persecuzioni, aveva ottenuto ciò che voleva: la libertà di passare davanti alle opulenti vetrine di Berlino Ovest. Quindi, le consolazioni materiali dell’occidente e l’influsso delle televisioni commerciali gli hanno fatto rapidamente dimenticare il suo potere.
In questi giorni, il popolo cristiano si è risvegliato dall’ormai consueto torpore per intraprendere una battaglia in difesa del suo simbolo principale, della sua bandiera: il crocifisso. Battaglia giusta e doverosa, ma il cui esito finale è già noto. “Stat Crux dum volvitur orbis” dice un bel motto dei certosini. “La Croce resta ferma mentre il mondo gira”. Mentre le generazioni si affannano, seguono le mode e poi tramontano, Cristo dalla croce continua a governare l’Universo.
Dunque, quando anche la battaglia dei crocifissi sarà passata di moda, cerchiamo di non ricadere nell’oblio, perché ci sono altre battaglie, probabilmente molto più importanti, che dovremmo combattere, specialmente se ci riconosciamo nei valori cristiani.
Forse non ce ne siamo ancora resi conto pienamente, ma in conseguenza della rapida globalizzazione dell’economia, che secondo il ministro Tremonti è stata voluta da un ristretto gruppo di “pazzi illuminati”(1), siamo diventati tutti servi del denaro, sul tipo dei “servi della gleba” medievali.
Nessuno ci obbliga a lavorare, ma se siamo costretti a farlo, dobbiamo subire tutta una serie di imposizioni (lo stipendio da fame, gli straordinari non pagati, i contratti che ci legano alla benevolenza del datore di lavoro…). Se non accettiamo veniamo immediatamente messi alla porta, perché fuori sicuramente altre persone svolgerebbero quel lavoro a condizioni peggiori.
Siamo servi del denaro e lo saremo sempre più, dato che sembra ormai di prossima introduzione tra le masse il microchip sottocutaneo che sostituirà la carta di credito, il bancomat, la tessera sanitaria, il passaporto, ecc. Ovviamente, verrà pubblicizzato come uno strumento indispensabile per migliorare la qualità della vita in tutti i suoi aspetti, a cominciare da quello sanitario (2). Quando la maggioranza di noi, o la maggioranza dei nostri delegati, si sarà espressa a favore dell’introduzione nei vari paesi del chip (già testato sugli animali domestici e adottato da volontari americani per motivi di “sicurezza”), dopo qualche tempo il suo impianto diventerà obbligatorio. Allora saremo definitivamente schiavi, ma di un tipo sconosciuto.
Infatti, se proveremo a ribellarci a chi controlla il denaro, il nostro chip verrà scollegato dalla rete. Senza quel marchio non potremo più né vendere né comprare. Uno schiavo nero fuggito dalla piantagione, anche se aveva il marchio del padrone impresso a fuoco sulla carne, poteva comunque guadagnarsi da vivere. Anche gli internati nei campi di concentramento nazisti, nonostante il marchio indelebile del numero di matricola, una volta usciti hanno potuto riprendere una vita normale. Non così sarà per noi.
Che cosa possiamo fare? Ad esempio far cadere il tabù sull’argomento (d’altronde ormai ridicolo considerando che il chip viene pubblicizzato in vari modi dalle televisioni nazionali). Ad esempio fare pressione sui politici, assicurando il voto a chi si impegnerà a opporsi attivamente al nostro definitivo asservimento. Ad esempio ricominciare a fare politica, riunendoci in gruppi per discutere di queste cose (3) e progettare azioni concordate. Ad esempio tornare a pregare il rosario in famiglia.
“Wir sind das Volk!”. Non dimentichiamolo mai.

“Questo articolo è stato scritto un anno fa, pochi giorni dopo la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo contro la presenza del crocefisso nelle aule scolastiche. Dei possibili usi di microchip inseriti all’interno delle persone ha parlato anche un articolo pubblicato sulla rivista del Sisde:
http://www.sisde.it/gnosis/Rivista17.nsf/ServNavig/17

Note
(1) http://www.youtube.com/watch?v=wepXuMd7Y-4
(2) http://www.youtube.com/watch?v=UDhDrFrs7as
(3) http://www.facebook.com/group.php?gid=128035124032

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