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La verità sull’affondamento della regia nave Leonardo da Vinci

di Claudio53

Sono passati 102 anni dal 2 agosto 1916 ed andrà in scena la solita storia sull’affondamento della Corazzata Leonardo da Vinci.

Improvvisati esperti di storia, per il solo fatto di aver indossato una divisa, diranno che si trattò di un attentato e metteranno in relazione l’accaduto con il famoso “colpo di Zurigo(*). Cadranno dalle nuvole anche ex marinai e tarantini che dichiareranno di non sapere che nella centralissima villa Peripato quel monumento con il busto di Leonardo da Vinci è dedicato alla nave e non al grande ingegnere, pittore e scienziato italiano. Collocato nel quadrato Ufficiali della Leonardo fu ritrovato 5 anni dopo l’affondamento e fu donato nel 1928 dall’allora Comandante in Capo del Dipartimento Ammiraglio di Squadra Ugo Conz al podestà di Taranto Giovanni Spartera. Anche sul numero dei Caduti, nei vari libri ed articoli, ci saranno variazioni che vanno in media da 248 a 270 ed alcuni continueranno a scrivere che nella tragedia morirono molti giovani tarantini. Poi arriveranno gli articoli sullo scandalo del verdetto finale del processo in cui furono assolti tutti i colpevoli. Per finire si scriverà e parlerà del recupero della corazzata e della grande professionalità degli operai dell’Arsenale Marittimo di Taranto.
Ebbene, nella confusione più assoluta fatta da improvvisati storici navali o storici locali che scrivono solo per sentito dire, vediamo se è possibile fare un po’ di chiarezza sull’argomento.

1 – OPERAZIONI DEL RECUPERO DELLA CORAZZATA
È l’unico argomento trattato adeguatamente da quasi tutti gli storici poiché non esiste alcun dubbio sulla grande professionalità di coloro che furono gli artefici del recupero della nave. Normalmente viene fatto solo il nome del Generale del Genio Navale Edgardo Ferrati il cui progetto per il recupero venne scelto il 26 ottobre 1916 fra i sei finalisti selezionati. Non tutti sanno però che il progetto Ferrati fu in seguito integrato da quelli dei Colonnelli del Genio Navale Rota e Russo e che i lavori furono seguiti localmente dal Maggiore del Genio Navale Giannelli coadiuvato dal Capitano del Genio Navale Celentano e dai Capi tecnici Cassetta e Fontana.

Intorno alla Corazzata fu allestito un cantiere galleggiante costituito dalla nave supporto Anteo, due galleggianti che erano adibiti ad alloggi per gli operai, cinque pontoni con pompe e compressori per insufflare aria all’interno del relitto. La corrente era assicurata a tutti da due cavi sottomarini collegati alla centrale elettrica dell’Arsenale. I palombari del servizio bacino, sotto la guida attenta del Capitano del Genio Navale Andri, e tanti altri militari e civili dei Cantieri Tosi fecero miracoli per sistemare i cilindri di spinta, tamponare le falle, con le strutture metalliche approntate nel cantiere di Castellammare di Stabia, ed alleggerire la Leonardo da Vinci togliendo tutto ciò che era possibile; ricorrendo a volte ad idee geniali come l’impiego di una piastra speciale per consentire il tamponamento provvisorio di grandi dimensioni, progettata dal Colonnello del Genio Navale Bonfiglietti, a tenuta d’aria, oltre che d’acqua.
Per 30 mesi lavorarono ogni giorno circa 150 tecnici militari e civili che consentirono di alleggerire la nave di 6 mila tonnellate portandola da 24 mila a 18 mila tonnellate. Fu portata, capovolta, nel bacino in muratura trainata da 4 potenti rimorchiatori e seguendo, in Mar Piccolo, un canale appositamente dragato, profondo 12,5 metri, largo 45 metri e lungo 2,5 km. Durante i lavori, purtroppo, morì un palombaro.
Il mattino del 24 gennaio 1921, la nave fu riportata capovolta nel punto dove era affondata ed in cui era stata scavata dalle draghe una nuova buca di 20 metri in modo da farle compiere liberamente la rotazione per raddrizzarla. Alle 11 iniziano le operazioni di rotazione (a bordo restarono 5 uomini tra cui il Colonnello Giannelli per manovrare le valvole per imbarcare acqua di zavorra) alle 11.53 la corazzata ruota e si raddrizza.

2 – I NUMERI ED I NOMI DEI CADUTI
I Caduti furono in totale 249 di cui 21 Ufficiali. Solo 4 erano nati a Taranto (5 se consideriamo la Provincia). A richiesta possono essere forniti i nominativi.

3 – TUMULAZIONE PRESSO IL FAMEDIO MILITARE
Nel famedio di Taranto furono tumulati dopo l’incidente 53 uomini dell’equipaggio in cellette singole o collettive. Il Famedio è una costruzione destinata alla sepoltura o alla memoria di personaggi illustri e talvolta indica anche il luogo in memoria dei caduti in guerra. Il termine è un neologismo nato nel 1889 dal latino fama, “fama”, e aedes, “casa”, letteralmente significa “tempio della fama”.

Il famedio fu distrutto dalle incursioni aeree americane su Taranto del 4, 5 e 29 agosto 1943. Ricostruito nell’attuale aspetto nel 1945.

A seguito dei bombardamenti si riuscirono ad identificare solo 10 salme per cui 43 finirono nell’elenco dei “noti ignoti” poiché all’epoca non si faceva l’esame del DNA. I nominativi furono riportati su un nuovo cippo.

Tutti gli storici sono concordi nell’affermare che il Comandante Picenardi morì 2 giorni dopo la tragedia. Sulla lapide del Famedio Militare è però riportata la data del 3 agosto (!!!).

4 – LA TOPONOMASTICA ED I MONUMENTI DELLA CITTÀ DI TARANTO
In ricordo della tragedia della corazzata Leonardo da Vinci a Taranto sono state intitolate:

  • il famedio militare;
  • il viale del cimitero del famedio;
  • una via in zona Lama;
  • la «rampa» Leonardo da Vinci;
  • monumento alla nave Leonardo da Vinci, nel giardino della villa Peripato

5 – IL MONUMENTO ALLA CORAZZATA IN VILLA PERIPATO
Chi nato a Taranto da piccolo non è mai andato a vedere alla villa Peripato il laghetto delle oche e delle papere? Chi non ha mai pattinato o andato in bici utilizzando lo spazio della rotonda della villa? Bene il monumento in ricordo della nave Leonardo da Vinci è lì vicino, impossibile non vederlo perché era la migliore zona in cui ci si poteva affacciare per vedere le navi ormeggiate in banchina Torpediniere. Ogni anno il 2 agosto l’evento viene ricordato a Taranto e ripreso dalle TV locali dal “Comitato per la Qualità della Vita” che opera in città da oltre 30 anni.
A proposito del monumento della villa Peripato, di seguito è riportata una cartolina degli anni ’30 in cui si legge che è dedicato a Leonardo da Vinci e non alla Corazzata …l’ignoranza non è cosa moderna.

Mettendo a confronto la fotografia della cartolina con una attuale, eseguita con la stessa angolazione, sembra che il “Leonardo” non guardi nella stessa direzione. La statua ha subito qualche modifica? Quando?

6 – LA CORAZZATA E IL PRESUNTO ATTENTATO
Se qualcuno va sul sito ufficiale della Marina Militare si accorge che è scritto che … “La nave andò perduta il 2 agosto 1916 mentre era all’ancora nel porto di Taranto per una esplosione interna a seguito di un incendio.” . non si fa riferimento a nessun attentato.

Su un documento inglese del 1919 è riportato quanto segue:

CB 1515 (24) – The Technical History and Index, Volume 2, Part 24 “Storage and Handling of Explosives in Warships” (October, 1919) CB 1515 (24) – The Technical History and Index, Volume 2, Part 24  “Storage and Handling of Explosives in Warships” (October, 1919)

Già all’epoca, fra gli addetti ai lavori, circolava la voce che la causa fosse interna e non dovuta ad un attentato. Su una lettera del 20/8/1916 scritta dall’operaio Galante Romolo dei cantieri Tosi di Taranto ed indirizzata al cugino viene data la colpa dell’incendio al Capitano medico di bordo. L’operaio fu condannato a giorni 25 di detenzione e lire 50 di multa.

7 – IL PROCESSO
In merito al processo riporto alcuni passi della lettera del Ministero dell’Interno Direzione Generale della Pubblica Sicurezza. Ufficio Centrale d’Investigazione protocollo 1268 Posizione 479 del 26 maggio 1917 firmata dal Capo dell’Ufficio Centrale d’Investigazione.

…omissis… “Emerge quindi dalle risultanze su esposte e da altre omesse per brevità che il Vincenzi ed il Criscuolo sono estranei al sinistro della R. Nave Leonardo da Vinci; poiché quanto formò in proposito oggetto delle trattative del Vincenzi cogli emissari austriaci fu tutta una invenzione a lui suggerita dai Comandanti Laureati e Modena e dal Commissario Cimmaruta per sfruttare la credulità del nemico ai fini del nostro contro spionaggio.
Risulta altresì che il Vincenzi non può in alcun modo aver tradotto quella suggestione fantastica in realtà criminosa poiché non ne ebbe la possibilità non essendosi nemmeno più recato a Taranto dopo che gli fu suggerito il nome della Leonardo da Vinci e perché tutta la sua condotta precedente e successiva al sinistro contrasta colla ipotesi di una sua partecipazione al fatto.
Invero egli dà indicazioni erronee sul Comandante della nave, sul suo segretario, su una pretesa esplosione dolosa di un polverificio di Foggia, egli partecipa al Ministero della Marina i telegrammi relativi al termine fissato e poi prorogato per il colpo, non dà alcuna notizia dell’avvenuto affondamento della nave, né analoga notizia viene data dal presunto complice che non si fa vivo; e finalmente quando il Vincenzi è chiamato in Isvizzera e comunica alla autorità tale chiamata, parte per l’estero solo dietro autorizzazione e giunto a Zurigo cerca ogni via per comunicare con autorità italiane per avere istruzioni sul da farsi e finalmente, vistosi mancare ogni direttiva, ogni contatto per parte delle autorità italiane, decide di andare in fondo al giuoco pericoloso e si induce a recarsi a Vienna non senza però informare minutamente il Commissario sig. Cimmaruta di quanto gli è accaduto e di quanto sta per fare.
Nulla di tutto ciò sarebbesi dovuto verificare se il Vincenzi fosse stato realmente autore del fatto. Nei documenti di Zurigo si sarebbero trovate prove della sua mistificazione verso il Ministero della Marina italiana e si sarebbero per contrapposto trovate esatte le indicazioni da lui date all’Austria.
Egli non si sarebbe indotto a trasmettere a Zurigo le invenzioni suggeritegli, ma avrebbe rettificate le false notizie sul Comandante della nave e sul Segretario del medesimo (preteso correo) etc. non avrebbe comunicato all’Autorità i telegrammi relativi al termine fissato per l’attentato, non quello con cui lo si chiamava a Zurigo, avrebbe trovato modo (e non gli mancava il pretesto plausibile del commercio) di telegrafare convenzionalmente a Zurigo l’avvenuto disastro e di recarsi coll’espediente dei suoi negozi in Isvizzera senza mettere in sospetto l’autorità.
Avrebbe preso opportuni accordi colla moglie, questa non avrebbe diffidato delle sue lettere per interposta persona ed avrebbe forse condotto con sé la famiglia. Non avrebbe poi con tanta insistenza implorati dalla Svizzera un colloquio col Cimmaruta e non avrebbe scritta la lettera del 24 settembre (alleg.)106
E allora?
Allora il Vincenzi ed il Criscuolo sono innocenti”
omissis…

8 – CONCLUSIONI
Le vittime della tragedia furono 249 di cui 21 Ufficiali ed i nati a Taranto erano 4. La nave affondò a seguito di una esplosione come conseguenza di un incendio non affrontato adeguatamente il cui innesco è probabilmente da attribuire alla presenza di lattine di benzina sistemate all’interno dell’unità che presero fuoco e che si poteva estinguere l’incendio allagando subito e completamente i depositi munizioni e salvare la nave ma la condotta del comando e dell’equipaggio non fu tecnicamente corretta.

La corazzata da Vinci, a seguito di un’esplosione si capovolse e affondò, ma grazie alla competenza e maestria del personale della Regia Marina e dell’Arsenale di Taranto venne riportata al galleggiamento e ancora capovolta venne introdotta in bacino, riparata e riportata in assetto.
(*)  https://www.lavocedelmarinaio.com/2018/02/21-2-1917-colpo-di-zurigo/

14 commenti

  • EZIO VINCIGUERRA

    Riposate in pace fra i flutti dell’Altissimo… “altro che colpo di Zurigo!”
    Si ringrazia lo strorico Claudio53, ricordando ai lettori del blog che l’autore della ricerca storica è a nostra disposizione per eventuali ricerche, conferenze, meeting… ecc. ecc.. Mandatemi un mail privata se siete interessati a conoscere i Marinai caduti della Grande Guerra dei vostri comuni di residenza e se avete intenzione di ospitarci per conferenze “ad hoc” su fatto e personaggi della Storia della Regia Marina/Marina Militare

  • Franco

    Sulla ‘Leonardo da Vinci’ dovrebbe essere morto un mio parente ERCOLE LONGOBARDO (potrebbe essere però registrato anche come LONGOBARDI). Era capitano macchinista. Potrei, per favore, avere la conferma ed eventualmente altre notizie su di lui? Sarei veramente molto grato.
    Un altro parente caduto per la Patria è CARLO CACACE. Di lui(anche una foto sull’Illustrazione Italiana del 2-4-1916) so soltanto “morto 20-2-16 per affondamento nave”. Anche per questo mio povero parente se ci fossero maggiori notizie?
    Conoscere solo notizie frammentate su questi 2 poveri caduti, mi fa molto soffrire. NON DOBBIAMO DIMENTICARLI!!!
    Grazie.

  • EZIO VINCIGUERRA

    Buongiorno signor Cacace,
    confermiano che si tratta di Ercole Longobardi imbarcato sulla regia nave Leonardo Da Vinci.
    Per quanto da Lei esposto, al fine di elaborare un articolo completo su Ercole Longobardi, le chiediamo se può inviarci una foto (meglio se in divisa) dello stesso.
    Per quanto attiene Carlo Cacace Le chiediamo lo stesso di poterci inviare la sua foto (meglio se in divisa) e anche foto dell’Illustrazione Italiana perchè dobbiamo riscontrare notizie in quanto ci risultano con lo stesso cognome e, in particolare per i due Longobardi di seguito, se erano parenti poiché hanno il padre con lo stesso nome di quello di Ercole:
    Marinaio Longobardi Gaetano Luigi 11/07/1894 Castellammare di Stabia
    1° Ufficiale C.R.E.M. Longobardi Ernesto Luigi 27/06/1882 Meta.
    Poi le chiedo se i Longobardi sono parenti di Cacace Carlo.
    Per quanto sopra la preghiamo di inviarci il materiale o quant’altro a sua disposizione per confrontarlo con la nostra banca dati.
    Riceva gradito un abbraccio grande come il mare della Misericordia.
    Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

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