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La diffidenza rende tristi

di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

La diffidenza rende tristi affermava Totò che adesso riposa in pace fra i flutti dell’Altissimo. Nel suo passaggio terreno con un sorriso ha sconfitto il male che è insito in noi e adesso replica al nuovo cine-teatro Paradiso (citazione voluta…). Io sono in comunione con lui e con Lui.

 

QUESTA SUPPLICA E’ UN “SEGNO” D’AMORE ALLE CONVERSIONI DELL’ANIMA

La diffidenza è quello stato d’animo, del peccato, dove non crediamo a nessuno perché sappiamo che dentro di noi, non meritiamo la fiducia del prossimo per mancanza della Fede.
La diffidenza non ci permette di ascoltare il prossimo con la voce del cuore e per questo motivo non sopportiamo più di essere ostacolati o rimproverati.
Chi non ha fatto questa esperienza nella propria vita?
I rapporti umani possono essere paragonati ad un caminetto acceso dove occorre ravvivare la fiamma dell’amore con la preghiera quotidiana affinché, con questo dono di Dio, non permettiamo alla cenere di essere soffocati dall’indifferenza, dall’apatia o dall’egoismo.
Per fare questo non dobbiamo sostituirci a Dio né, tantomeno, nominarlo a nostra convenienza perché lo conosciamo solo parzialmente: piuttosto siamo chiamati a servire Dio come fecero e cercando di emularli i Patriarchi, i Profeti, Maria, gli Apostoli, i Martiri, i Santi, seguendo il Verbo, confidando in Lui, senza pretese.
Tutto risiede nei primi due Comandamenti: amare Dio ed accogliere l’altro così com’è e non come vorremmo che fosse.
Ognuno di noi ha un carattere diverso, idee politiche e religiose diverse, nati sotto accenti diversi, ma tutti non siamo esenti da quei difetti o quei modi di fare che ci urtano perché tutti siamo uguali nella diversità, nelle nostre miserie o nelle nostre nobiltà (ad eccezione di Dio Trino e la Madonna, questa è la Sua volontà).


Chi crede di scappare da questo evita Dio, perché fugge da se stesso ma non può camminare serenamente verso la meta promessa, perché siamo stati chiamati a servire e non a dimostrare le nostre ragioni.
Bisogna piuttosto lavare i nostri peccati immergendoci nelle fontane dove scorrono i doni della misericordia che si depositano nelle piaghe del costato di Gesù attraversando la gioia della Croce.

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