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10.4.1943, il cimitero dei Marinai della Regia Marina a La Maddalena

di Giovanni Presutti (*)

Questo racconto tratto dal mio libro “Dai monti al mare tra i loro segreti incanti” è dedicato all’ammiraglio Carlo Bergamini, ai Marinai della regia corazzate Roma e del regio incrociatore Trieste, ai Marinai che non fecero rientro alla base e al Capo di 1^ classe “scelto” Carmine Trigilio (superstite della regia nave Roma).
Per gentile concessione a www.lavocedelmarinaio.com (vietata ogni duplicazione di immagini e dello scritto, anche parziale, senza la necessaria autorizzazione).

Il cimitero, che da uno dei rilievi più alti dell’isola accoglie tutti i venti dell’arcipelago, potrebbe essere definito il “cimitero dei marinai”. In esso hanno trovato sepoltura non soltanto i marinai locali ma di ogni parte d’Italia, deceduti in quest’isola o nelle sue acque. E quello della Maddalena é sempre stato un popolo di marinai.
La natura già da millenni aveva concepito l’arcipelago, oggi invidiato da mezzo mondo, bello e seducente. Mi piace pensare per questo, molti morti del regio incrociatore pesante Trieste, affondato il 10 aprile 1943 nelle acque tra Palau e La Maddalena, finirono galleggiando col vento di ponente sui nostri scogli di Padule e Nido d’Aquila: vollero tornare a bordo di quest’isola.nave, per udire ancora l’urlo del maestrale e del mare in perpetuo con quell’alto cimitero dei marinai. Camposanto che, a guisa di sentinella delle acque dell’Arcipelago, respira i venti che impregnati di “scavicciu” (elicriso), di lentisco, d’erica in fiore e di gioiose ginestre, portano fin lassù il sapore della salsedine. La notte sembra unire i marinai isolani, periti in mari lontani, a quelli morti sulle nostre navi da guerra in queste acque e rimasti senza un fiore in fondo al mare. Ora, da morti, tutti presenti, tornano a navigare in eterno a bordo di questa nave che la natura ha incastonato tra le scogliere granitiche del mare di Sardegna.
Così, ogni sera quando il frastuono dei vivi cessa, pare udirsi ancora dal megafono di bordo la voce del comandante: Prora, salpa! Poppa molla!, mentre il nostromo incalza nelle svelte manovre di disormeggio.
Allora, sembra vedersi srotolare nel cielo delle Bocche di Bonifacio, la dolorosa pergamena con le toccanti parole dell’ammiraglio Carlo Bergamini ai suoi marinai, quando dovette partire da La Spezia per consegnare la sua flotta agli Alleati. Ma, fedele al giuramento fatto alla Patria, deviò invece per La Maddalena, trovando la morte con 1254 uomini a bordo della regia corazzata Roma, colpita da aerei tedeschi e colata a picco nelle acque dell’Asinara.

Cosicché, al tramonto, quando di solito certi fenomeni atmosferici si placano, con la bonaccia, nelle acque dell’affondamento pare percepirsi l’incessante riecheggiare della parte finale di quel proclama:
“ …ciò che conta nella storia dei popoli, non sono i sogni e le speranze e le negazioni della realtà, ma la coscienza del dovere compiuto fino in fondo, costi quel che costi”.
E i gabbiani candidi, leggeri e alti nel cielo, cessano i loro acuti gridi per dare risalto a queste parole che si affidano a tutti i venti del quadrante per essere ripetute in perpetuo. Solidale con i gabbiani, le imbarcazioni a vela a decine silenziosamente sciamano dalle isole minori dell’arcipelago per far ritorno alla Maddalena.
Isola superba e ammaliatrice, ha sviluppato e trafitto di dolcezza il cuore di tutti i marinai che vi hanno posto piede. Basta una sferzata di vento, un odore di mirto o di rosmarino selvatico, perché si ritrovino tutti con gli occhi lucidi di commozione, che rispecchiano le straordinarie trasparenze di questo mare e i delicati riflessi dorati quasi metallici di alcune calette di sabbia rosa.
Quasi ogni giorno al vespero, un maddalenino, militare o borghese, pianta una nuova croce in quell’aereo cimitero e mentalmente ripete commosso le suggestive note del silenzio fuori ordinanza, mentre il vento porta fin lassù il fischio del nocchiere che annuncia l’ammainabandiera in tutti gli edifici militari dell’Isola.
Al tramonto, sulle navi in navigazione, raccolta la bandiera tra le braccia di un marinaio, il più giovane ufficiale legge la Preghiera del Marinaio, la cui parte finale, nel pensiero di ognuno di bordo, viene affidata all’amico vento per essere trasportata alla famiglia di ciascuno di loro:
“… Benedici, o Signore, le nostre case lontane, le care genti. Benedici nella cadente notte il riposo del popolo, benedici noi che per esso vegliamo in armi sul mare!” .
Ma domani è un nuovo giorno ed é bello porgere l’orecchio al vento che, dopo il fischio dell’alzabandiera, reca le toccanti note dell’inno dei sommergibilisti. E nell’isola riprende la vita di sempre, mentre i forti venti tornano alla loro consueta, incessante opera di scolpire nel tempo i macigni dell’arcipelago in fantasmagoriche figure.

Tratto dal libro Dai Monti al Mare tra i loro segreti incanti di Giovanni Presutti (Longo S.p.A Bolzano maggio 2016).
Il libro è un tributo d’amore al paese d’origine dell’autore, Campo di Giove, “Cuore Verde d’Abruzzo” e a quello in cui vive da diversi decenni, La Maddalena, splendida isola del mare di Sardegna
Testi e foto di Giovanni Presutti per gentile concessione a www.lavocedelmarinaio.com (diritti riservati dell’autore).

(*) Giovanni Presutti, nato a Campo di Giove, vi trascorre la prima giovinezza fino ai venti anni quando si arruola nella Marina Militare con la specializzazione di segretario.
Ogni anno in agosto ritorna per un breve periodo alla sua casa paterna.
Nel corso di circa quarant’anni di servizio , tra diverse destinazioni a terra e imbarchi, approda nell’isola sarda di La Maddalena, dove crea la sua nuova famiglia e vi risiede.
In Marina frequenta corsi professionali negli Istituti militari, uno a Venezia e due a La Maddalena. Raggiunge il massimo grado di sottufficiale.
Dedica il suo tempo libero all’approfondimento culturale e all’innata passione per le lettere. Diviene giornalista pubblicista. Ha collaborato per due anni alla pagina culturale del quotidiano “L’Isola” e a diverse riviste specializzate con articoli di critica artistica e letteraria. E’ inserito su svariate antologie e su alcuni libri di scrittori delle epopee garibaldine, del brigantaggio postunitario e di specifici episodi della Seconda Guerra Mondiale. Ha pubblicato quattordici libri. E’ Membro dell’Istituto Internazionale di Studi “G. Garibaldi”, sezione regionale Sardegna. Ha ottenuto diversi riconoscimenti e lusinghiere citazioni su quotidiani, riviste e libri. E’ stato nominato Accademico di Merito “ad honorem” dal “Centro Cultural, Literario, e Artistico” de “O Jornal de Felgueiras” (Portogallo). Nominato Accademico di Merito per meriti acquisiti nel campo delle lettere, dall’Accademia Culturale d’Europa, sezione italiana di Viterbo.

8 commenti

  • Profilo fb EZIO VINCIGUERRA

    Ezio Pancrazio Vinciguerra Riposate in pace fra i flutti dell’Altissimo
    Domenico Sannicandro RIPOSINO IN PACE. AMEN
    Peruzzi Alfiero R.I.P.
    Ezio Dosi riposate in pace da Eroi
    Walter Giampaolo riposate in pace
    Giuliano Boggian R.i.p.
    Sergio Biffi R.I.P.
    Raimondo Restivo R.I.P.
    Franco Vetturini R.I.P.
    Davide Brandano Anche se mio nonno riposa in mare, caduto a 23 anni, lì c’é una targa in suo ricordo che fece porre il mio Papà per Lui. ONORI!

  • Carlo Gianotti

    Ho avuto l’onore ed il piacere di svolgere il servizio militare alla Maddalena, a Marisardegna, ufficio Benessere e Rappresentanza Militare, alle dipendenze di Capo Carmine Trigilio, nel 1983/84. La foto risale ai preparativi per cerimonia del quarantennale dell’affondamento della corazzata “Roma”, alla quale capo Trigilio volle che partecipassi anche io, a bordo di un dragamine. Un’emozione unica, una persona indimenticabile ….

  • Giovanni Presutti

    Grazie, caro Ezio! Bello anniversario. Da buon ex fr. non ti sfugge nulla, complimenti vivissimi. Un caldo abbraccio.

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