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22 luglio 1943, affondamento del regio rimorchiatore Terracina

di Giuseppe Salvo

Banca della memoria - www.lavocedelmarinaio.com

Giuseppe Salvo per www.lavocedelmarinaio.comOnori ai Marinai del Regio Rimorchiatore “Terracina” (ex Giacomo – ex mercantile olandese) affondato durante un attacco aereo nel mare antistante Barcellona Pozzo di Gotto.
Nei giorni successivi molti corpi dei Marinai caduti furono raccolti sulle spiagge di Caldera’ e Spinesante e trasportati in città in obitori improvvisati.

Caratteristiche tecniche
– Dislocamento: 230 tonnellate;
– Velocità: 9,5 nodi;
– Equipaggio: non a conoscenza;
– Armamento: 1 pezzo da 76/40
– Costruito nel 1916;
– in servizio nel 1917;
– affondato 22 luglio 1943 presso Barcellona (Sicilia settentrionale) da attacco aereo.

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17 commenti

  • Francesco Carriglio

    Onore e che riposino in pace questi uomini di mare che hanno perso la loro vita a servizio della Patria.

  • Marinaio Leccese

    Riposate in pace voi e tutti i marinai del cosiddetto naviglio minore che non fecero rientro dalle loro famiglie

  • EZIO VINCIGUERRA

    Grazie Giuseppe speriamo che il tuo articolo sia commentato e che arrivino ulteriori notizie sull’unità e sul suo equipaggio per onorare nella banca della memoria i Marinai del regio rimorchiatore Terracina.
    Un abbraccio grande come il mare ma anche come il tuo cuore

  • EZIO VINCIGUERRA

    Grazie Pierre Nicoletti per questa testimonianza … non molliamo. Li riporteremo in vita nella banca della memoria!

  • Salvatore Giomini

    Riposate in Pace non fu il Destino Ma i Tradimenti sono sicuro e convinto che vi siete Battuti da leoni

  • franco Vallone

    ‘U Vapuri affundatu partito da messina era diretto a vibo marina, in calabria
    Il rimorchiatore militare colpito da un siluro nemico

    Domenico Prostamo racconta “di quando ‘u vapuri, un rimorchiatore militare a vapore, fu colpito da un siluro nemico nel mare antistante Briatico, era un pomeriggio del 1942 o forse 1941, morirono ben 36 persone”. Le vittime furono ripescate in mare dai pescatori di Briatico “li abbiamo portati con le barche da lassù fino a riva, fino a sotto la fontana di Cocca, i cadaveri allineati sulla spiaggia, poi portati con dei carri sopra la timpa e con dei camion militari trasportati al cimitero di Briatico e successivamente a Messina per la sepoltura. Un secondo siluro mancò una vicina imbarcazione, una biga carica di munizioni ed esplosivo, il proiettile colpì invece uno scoglio a forma di piscina utilizzata dai ragazzi dell’epoca per farsi il bagno, lo scoglio denominato da Maija, era situato proprio sotto Cocca, e lo scoppio del siluro lo piallò completamente, consumandolo tutto e distruggendolo. Lo scoppio del siluro fu così potente, ricorda ancora Domenico Prostamo, che molti pesci furono visti letteralmente volare in aria e ritrovati disseminati tra la vegetazione, sulle terre del pianoro soprastante la timpa, ad oltre cinquanta metri sopra il livello del mare. Un pezzo residuo del secondo siluro lo fece recuperare il marchese don Renato Bisogni che lo volle impiantare all’interno della sua villa di Briatico, davanti al ghetto, come si entrava, sotto una palma vicino al cancello”. Saverina Prostamo, sorella di Domenico, ricorda ancora i palombari con gli scafandri che si immergevano di continuo sul relitto per smantellarlo ed i pezzi di lamiera recuperati trasportati e poi stoccati a riva a Sant’Irene. Altre testimonianze raccontano del giovane Antonio Morello, marito di Lina ‘a Palla, che riusciva a scendere in apnea a profondità considerevoli. Il nipote ….Morello ricorda ancora i racconti del nonno, diceva che “su quel relitto ad una profondità di 12 passi, circa 18-20 metri, era sceso più volte per recuperare piatti ed altre vettovaglie, ma che per la pressione un giorno aveva anche subito un danno irreparabile ad un occhio”. Franco Accorinti, ….Prostamo e Pasquale Prostamo raccontano invece dei loro padri e dei loro nonni che parteciparono al recupero delle 36 persone uccise dall’esplosione. “Furono incaricate dalle autorità militari di recuperare con degli uncini le vittime che venivano agganciate sul fondale e portate a bordo delle barche per essere poi trasportate a riva, sulla spiaggia sotto la fontana di Cocca. Ad un ultimo recupero fu dato ordine di sganciare il cadavere in mare e di rientrare velocemente alla marina. Troppo pericoloso terminare le operazioni, il coprifuoco e la notte si stavano avvicinando ed erano state segnalate presenze nemiche in mare, nelle vicinanze.”

  • ezio

    Buonasera Franco Vallone e grazie per la segnalazione di questa commovente testimonianza di Domenico Prostamo. Un abbraccio a te, a voi, grande come il nostro mare, quello sincero, trasparente, che nessuno mai, per nessun motivo potrà inquinarci.
    Ezio

  • Franco Vallone

    Buonasera Ezio, chiedo una cortesia… esiste un documento una banca dati per sapere il nome del rimorchiatore affondato da un siluro, a Briatico? L’imbarcazione era di Messina e si stava portando a Vibo Marina, a soli 7 km da dove è stata silurata. La data 1941 0 42.
    grazie
    Franco Vallone

  • Franco Vallone

    Buongiorno Ezio, ho fatto delle ricerche presso l’archivio storico della Marina. Mi dicono che forse la data è errata. Come si può arrivare a capire quali navi sono state affondate nella zona di Briatico Vibo Valentia durante la seconda guerra mondiale?
    grazie
    franco vallone

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