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Storie di gamella

di Franco Orlandini
https://www.facebook.com/franco.orlandini

Franco Orlandini in una posa recente per www.lavocedelmarinaio.comla-gamella-www.lavocedelmarinaio.com_Gamella.
Alzi una mano chi sa cos’è una gamella…
Uhm..vedo poche mani alzate in giro.
Forse è un termine desueto, ormai (possibile ch’io sia così vecchio?).
 Eppure, la maggior parte di noi-voi, vive ancora per quella.
La gamella.
 E’, o dovrei dire era? un semplice contenitore per cibi. Cibarie. Alimenti. 
Roba da mangiare. 
A parte la casa e la macchina, le due cose che costano di più nella vita di tutti noi, l’altra bella fetta del nostro sudato salario, stipendio, percentuale, guadagno, che dir si voglia, se ne va nel cibo. 
Ed è sopravvivenza. 
Siete mai stati a digiuno, per qualche tempo? Provate a saltare qualche pasto, poi ve ne accorgerete.
 Io, modestamente, sono stato un gamellaio.
 Ero un ragazzotto, ed ho imparato presto che bisogna correre per la gamella. Correre senza tanti complimenti, travolgendo tutto quello che c’è da travolgere, pur di ottenerla, prima degli altri.
 Ma andiamo per ordine.
assaggio rancio su nave dell'impero austro-ungarico (Roberto Tento) www.lavocedelmarinaio.com
Eravamo 900. Con le uniformi nuove di zecca; erano così nuove che spellavano le parti morbide dei nostri giovani corpi.
 Tre compagnie di 300 uomini (si fa per dire).
 Dieci plotoni di 30 uomini (come sopra) formavano una compagnia.
Tre squadre di 10 uomini (…) formavano un plotone. 
In quel tempo, essere di statura un pelino superiore alla media aveva la sua importanza.
 La squadra aveva la sua ragione d’essere nei tavoli della mensa, che erano per 10 persone. 
Il più alto della squadra, dopo lunga misurazione, aveva l’incarico di ‘Stipettaio’.
 Lo Stipettaio, grazie alla sua statura, aveva la responsabilità dello stipetto della mensa della squadra.
 Nello Stipetto erano custoditi 10 piatti fondi, 10 piatti piani, 10 forchette, 10 cucchiai, 10 coltelli, 10 bicchieri, un mestolo e due gamelle.
 Lo Stipettaio, inoltre, apparecchiava la tavola. Il secondo più alto della squadra, dopo lunghissima misurazione (tutti tentavano di accorciarsi), 
subiva l’incarico di Gamellaio.
Gli altri otto componenti della squadra, lavavano a turno le stoviglie e pulivano la tavola.
Il compito del Gamellaio era di procurare il cibo alla squadra. Facendo la fila. Dato che il proverbio dice: “Beati gli ultimi, se i primi sono onesti”, si capisce al volo che era importantissimo e di grande rilevanza non essere tra gli ultimi della fila, visto che poi c’erano da fare i conti con gli altri nove componenti della squadra.
 Eravamo 90 gamellai, pronti a tutto, col coltello tra i denti. Aspettavamo il via che la Voce, dall’alto del suo altoparlante, centellinava come una partenza dei 400 metri ad ostacoli.
” Gamellai…! “
Pausa.
”Gamellai…!” 
Altra pausa. 
I Gamellai, sull’attenti, ancora nelle file delle compagnie schierate in mezzo al campo, fremevano.
 ” VIA!”

la gamella-www.lavocedelmarinaio.com
Al via, 90 ragazzotti assatanati si scatenavano in una tremenda bagarre. Il rumore secco dei loro scarponcini chiodati sull’asfalto del campo, somigliava a sventagliate di mitraglia. 
Prima la rapida corsa a prendere dentro gli stipetti, nella mensa, le gamelle. Poi, rapido dietrofront in direzione dell’unica stretta porta d’ingresso alle cucine, una porticina che un uomo normale doveva attraversare stando di sbieco. In prossimità di quella porta accadevano le cose più incredibili, una via di mezzo tra il Calcio Storico Fiorentino e la corsa dei tori a Pamplona per San Firmino. 
Le gamelle venivano brandite come armi improprie, i calci negli stinchi e le gomitate senza rispetto per costole e zigomi non si contavano, ma gli sputi non erano ammessi. 
Questo accadeva tutti i giorni per due volte al giorno.
 Con 800 tifosi urlanti e incitanti ciascuno il proprio gamellaio.
 Nei due mesi che durava quell’andazzo, c’era chi si arrendeva e chi risaliva la china, chi si contentava di stare a mezza fila, chi cercava sempre di essere tra i primi. 
Ci fu qualcuno che fu primo una volta e chi non lo fu mai. 
Qualcuno fu per sempre ultimo, disprezzato da tutti.
 Qualcuno andò in prigione, qualcuno pianse, qualcuno divenne nemico di se stesso e qualcuno si fece molti nemici. 
Là, si combatteva la lotta alla sopravvivenza, per un po’ di Ragù Acquoso Più Abbondante, per un sorriso in più dai tuoi compagni.
 Per un piatto di pastasciutta. Per l’orgoglio. Per essere tra i primi. 
Per la Gamella, insomma.

Marinaio del San Marco Franco Orlandini per www.lavocedelmarinaio.com

56 commenti

  • Ezio VINCIGUERRA

    Ciao Franco Orlandini è un bellissimo racconto. Riesci sempre ad emozionarmi che siano racconti tecnici o di logistica. Un abbraccio a te grande come il mare ed il cuore dei Marini di una volta.
    Mi concedi l’onore di pubblicarlo sul blog a tua firma?

  • Domenico Cicco

    invece di recipiente: contenitore di acciaio o alluminio rettangolare con il manico.

  • Pietro Rossi

    Non so in che periodo è datato il racconto…….
    alle scuole CEMM, (1957) la gamella ed il gamellino venivano consegnati in cucina dopo che erano stati lavati………la gamella portava un numero, che era quello del tavolo del refettorio…………il gamellaio di turno, dopo che si era tutti al tavolo provvedeva ad andare in cucina a prendere la propria gamella, stessa cosa valeva per il bidone del vino, a cura del bidonaio…..
    il capo rancio provvedeva ad apparecchiare ed a fare le razioni…….lo stipettaio era quello che doveva aspettare che tornasse il gammellaio ed il bidonaio con i bicchieri puliti, per sistemare le varie stoviglie…..feci presente ai componenti del tavolo che lo stipettaio era superfluo, poteva benissimo farlo il capo rancio (un uomo in più per lavare la gamella) io mi assunsi l’onere di fare il bidonaio, cosa che mi teneva impegnato tutti i giorni, ma senza il problema del lavaggio della gamella e stoviglie varie. I rubinetti non erano per tutti, per cui si sollecitava il caporancio a fare in fretta le razioni, così il gamellaio di corsa si andava a guadagnare il rubinetto………..l’acqua era sempre fredda e si aveva il sapone di marsiglia, come detergente…….poi decidemmo di tassarci di qualche spicciolo e compravamo i primi saponi in polvere……….
    per tutti i due gli anni del corso VO è andata avanti questa avventura. ad onor del vero anche i primi 4 mesi del corso IGP……..sono andato al corso da sottocapo, quindi gamella come i giovani VO………..
    il capo rancio era il capo sezione o vice per meriti scolastici..
    io avevo come capo rancio il capo corso, figlio di un caduto del Roma……………
    buona serata marinai di una volta e marinai per sempre

  • Maurizio Potenziani

    Più o meno era così, la gamella. A Maridepo serviva a contenere le razioni per un ” rancio ” ( 10 uomini ) la portava a tavola il ” capo rancio ” e il ” quartigliere ” controllava che nessuno prendesse più del dovuto. A turno i ” ranci ” lavavano gamella, piatti bicchieri ( dannatissimi infrangibili che se cadevano rompendosi, volavano in mille frammenti ) e posate. Tempi andati, bei tempi!

  • CIRO RICCARDI

    ESATTA LA DEFINIZIONE DI MAURIZIO CIRO RICCARDI MARIDEPOCAR LA SPEZIA 1970 CAPO GAMELLA QUANTI RICORDI

  • Adriano Bolzoni

    Sono stato “Capo Rancio” a Maridepocar Taranto 4^ Compagnia 30° Plotone 4°/44 Luglio/Agosto 1964…

  • Cnbordighera Mauro

    a volte basta sentire un termine nascosto nell’oblìo del tempo … e ti si accende una luce, che dico, un faro potentissimo che ti ricorda una miriade di cose ! ad incominciare da Mariscuole La Maddalena, corso 1965 dove nei “ranci” di 10 persone c’erano caporancio, gamellaio, stipettaio (responsabile delle stoviglie) e bidonaio (responsabile del vino e dei bicchieri)

  • Roberto Tento

    Il Comandante Pini si congratula per la bella riuscita della festa con il capo Gamella

  • Roberto Tento

    Ottimo e abbondante veramente caro amico Comandante Antonio Damiano Coletta…tutto preparato come avveniva a bordo delle nostre navi negli anni 1892…1942..

  • Sauro Signoretto

    giusto Mauro 10 compreso capo gamella chi andava prendere rancio puliva gamella e piatti, a amridepocar era un casino poi a destinazione compamare savona era una pacchia.

  • Roberto ROTELLO

    IO DOPO CAR A LA SPEZIA 13 MESI A PORTOVENERE CASERMA MARICENDIFO SANTA MARIA LE GRAZIE ,E POI TRASFERITO A NAPOLI SEZIONE VELICA CON IL GRANDE CAPO MONTI .

  • Antonio Bernardini

    Io me la ricordo bene la gamella. sono del corsp 52/53. E si lavava la gamella senza sapone. Bisognava aiutarci con la sabbia. Saluti a tutti.

  • Michele Dammicco

    ANNO 1965 Corvetta FARFALLA – Sottocapo Motorista Navale ero CAPO RANCIO e cioè controllavo il buon andamento del mio tavolo e il lavoro del BIDONAIO (riforniva di acqua e vino e lavava i bicchieri) GAMELLAIO ( lavava piatti e posate)……..il Comandante (allora il T.V. Alvise PECORI GIRALDI ispezionava ogni settimana i ranci e premiava con una bottiglia il tavolo più in ordine!)…poi c’era il RANCIO DI PULIZIA…..

  • Ermanno Giraldi

    quello che scrive Pietro Rossi è talmente esatto da non eccepire in nessuna cosa tranne che : io del corso 1955 a Mariscuole Taranto da VO ho lavato la gamella più volte andando a raschiare con le unghie il terriccio nei pressi del refettorio. Il sego ed il grasso del sugo non andava via con nessun detergente perchè non avevamo nessun tipo di detergente sia solido che in polvere. Meno ; la nostra verde età di 17 annimale che la terra allora non era inquinata come oggi, altrimenti anche con le vaccinazioni avremmo patito molte epidemie.Gli ergastolani stavano meglio di noi. Che brutti momenti che abbiamo trascorsi-

  • Roberto Tento

    Maridepocar La Spezia 1967…quello che hai scritto fra’ Franco Orlandini e’ pura verita’….avevamo vent’anni e l’appetito non ci mancava…poi con il bromuro il mangiare cambiava di gusto…non parliamo del latte….Si aspettava la franchigia per rifocillarsi meglio e ci trovavamo sempre al solito posto….e in molti pure..

  • Bruno V. Bardelli

    Pizza e farinata nel 1964 ci abbuffavamo così……..e non solo. Via Del Prione silenzio passa la ronda ….

  • Roberto Tento

    Verissimo fra’ Bruno hahahahaha Via del Priore era conosciuta per altro…e silenzio…sono arrivato 3 anni dopo di te ma vedo che non era cambiato nulla…la gamella era sempre quella l’ho pure lavata per punizione…..Abbracci..e Grazie fra’ Franco Orlandini..

  • EZIO VINCIGUERRA

    grazie a te Franco Orlandini per questa ennesima testimonianza di affetto e compagnia. Mi hanno colpito moltissimo le vostre testimonianze di Marinai di una volta…quelli per sempre! Grazie a tutti.
    P.s. Pietro Rossi se volevi commuovermi ci sei/siete riusciti.
    UN ABBRACCIO A TUTTI GRANDE COME IL NOSTRO MARE

  • Giovanni Francomacaro

    Ho conosciuto bene la gamella, quando giovane operaio metalmeccanico, lavoravo come turnista all’Ansaldo di Genova

  • dario bilotti

    Corso EM68. La gamella con i suoi quattro scomparti che contenevano a volte code di lucertola o lumache nell’insalata, accanto alla bistecca/suola di quarto di bue targato Argentina 1934. Lavaggio gamelle. Ho tolto il grosso dall’acciaio in un bidone, sciacquato la gamella in un enorme vascone che pieno d’acqua calda quasi alla fine presentava uno strato di grasso di alcuni centimetri sulla superficie. Quando, in un rumore assordante di contenitori, essi venivano passati nel lavastoviglie (eh già, la modernità si è fatta strada) non rimaneva che disotturare il vascone. Sarà stato un caso, ma quando ero di turno al lavaggio gamelle lo facevo sempre io, immergevo il braccio fino alla spalla alla ricerca dell’intoppo, pulivo lo scarico e due minuti dopo lo rifacevo. Risultato: tutto i braccio si impregnava del grasso di duemila gamelle. La raschiatura successiva con segatura mista detersivo toglieva si’ il grasso ma l’odore permaneva per tutto il giorno. Adesso per passare un buon inverno mi devo vaccinare con l’antiinfluenzale Belli i sedici anni

  • Giuseppe Orlando

    ,,,,,,,,,,@Franco io e anche Pietro apparteniamo a quel periodo a cui menzioni – oltre allo stipettaio e il gamellai -forse hai dimenticato il CapoRancio – il quale era esentato da quasiasi incarico e che faceva solo rispettare il corretto funzionamento della preparazione del tavolo e guai ad una qualunque distrazione dei commensali – pechè poteva dare punizioni quali lavare i piatti quesrti – normalmente era un marinaio più anziano – chi può dimenticare la gamella di alluminio di grosso spessore rettangolare dove si metteva la pasta e quel coperchio concavo che serviva – oltre come coperchio anche per contenere il secondo che spesso il secondo era di patate e carni grasse al sugo. Ad maiora

  • Franco Iaccarino

    L’assaggio rancio è una tradizione da lunga data e per i reparti alpini, quando si è fuori sede, tutti si mangia da sempre dalla stessa cucina.

  • Franco Orlandini

    ..ai Baraccamenti Cugini, con il Battaglione San Marco, avevamo una eccellente mensa (dove veniva anche celebrata Messa), anche se rimediata sopra un pavimento sterrato e con una copertura di lamiera ondulata. Sui banchi facevano bella mostra di sè svariate portate di primi e di secondi piatti. I marò potevano scegliere e soprattutto, potevano passare e ripassare (almeno io ripassavo sermpre…). Certo, logisticamente il posto era veramente da terzo mondo, ma gli zch facevano un ottimo lavoro ed il cibo era gustoso. Potevi scegliere tra la carne ed il pesce, e tra vari contorni.
    La prima colazione era un po’ particolare. Nel piazzale antistante le baracche, c’era una specie di gazebo vetrato piccolissimo, con una televisione piazzata in un angolo ed un juke-box che vennero regalati al Battaglione dal regista del film “Angelita di Anzio” che si avvalse d’uno sbarco dei marò per inserirlo come lo sbarco degli americani ad Anzio in una delle prime scene del film. Per la colazione, dicevo, presso quella piccola struttura, arrivava un Ape 150 furgonata, carica di grandi vassoi di legno colmi di krapfen ripieni di marmellata di albicocche: squisitissimi e caldi. Dopo aver preso i krapfen i marò andavano alla mensa a prendersi il caffellatte o la cioccolata calda.

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