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L’ultima battaglia del dragamine RD36 della Guardia di Finanza

di Antonio Cimmino

Antonio Cimmino per www.lavocedelmarinaio.comTra il 1916 ed il 1929 la Regia Marina fece costruire circa 50 dragamine della classe RD (Rimorchiatore-Dragamine), progettati per appoggiare e soccorrere unità maggiori danneggiate e/o trovatesi in campi minati. A Castellammare di Stabia ne furono costruiti 25 appartenenti a diverse classi ( RD 1-2; RD 3-4-5-6-: RD 15-16-17-18-19-20-21-22; RD 23-24-25-26; RD 31-32-33-34-35-36-37). Lo scafo era in acciaio dolce,   possedevano attrezzature per il dragaggio meccanico tipo “Oropea”.  Tale tipo di dragaggio utilizzava un cavo di acciaio seghettato atto a tagliare il cavo di ormeggio delle mine, tenuto ad una data profondità da un immersore e scostato lateralmente alla line a di rotta da un divergente.
Il loro dislocamento variava da 196 a 201 tonnellate; la lunghezza tra i 35 ed i 38,1 metri, la larghezza andava da 5,4 a 6 metri mentre l’immersione variava tra 1,54 e 2,2 metri. Generalmente erano armati con 1 cannone da 76/40 sistemato sul castello a prora e da 2 mitragliatrici antiaeree da 6,5 mm. collocate sul ponte di comando. L’equipaggio era composto da 21 uomini.

quadro RD 36 - copia - www.lavocedelmarinaio.com
Il rimorchiatore-dragamine RD 36, della classe RD 31, fu varato nel regio cantiere di Castellammare di Stabia nel mese di agosto del 1919 ed entrò in servizio nello stesso anno. Successivamente fu trasferito alla Finanza di Mare. Il 19 agosto del 1939 fu aggregato alla XI Squadriglia della VII Flottiglia Rimorchiatori-Dragamine di stanza a Porto Empedocle in Sicilia.
Allo scoppio della guerra fu impiegato in missioni di dragaggio esplorativo ed esecutivo, di ricerca, distruzione e recupero di mine alla deriva, di trasporto uomini e materiali nelle Isole Egadi.
Il 21 agosto del 1941 la nave subì un durissimo attacco aereo mentre, insieme con il dragamine ausiliario R.189Santa Gilla, effettuava il dragaggio a sciabica nelle acque di Pozzallo in provincia di Ragusa. Nell’attacco cadde eroicamente il comandante Brigadiere Francesco Mazzei e due finanzieri Esposito e Russo; l’unità, benché danneggiata, poté rientrare alla base.
Al comandante, nativo di Marciana nell’isola d’Elba, fu poi concessa una Medaglia d’Argento al Valor Militare con la seguente motivazione:
Comandante di dragamine fatto segno a ripetuti attacchi di aereo nemico, si sostituiva volontariamente al puntatore di una mitragliera ammalato ed iniziava una intensa reazione di fuoco contro il veicolo attaccante. Con sereno coraggio e cosciente ardimento proseguiva animosamente nel serrato duello finché, colpito al petto da una raffica di mitraglia, si abbatteva esanime sull’arma ancora puntata contro il nemico. Acque di Pozzallo 21 agosto 1941”
L’attività della piccola unità continuò incessante nelle acque di Licata, Trapani, Messina e Reggio Calabria.
L’RD 36 passò in forza alla XL Flottiglia – comandata dal Tenente di Vascello Giuseppe Di Bartolo – e trasferito in nord Africa facendo base, dall’ 8 settembre 1942, a Tripoli. Nelle acque di Tripoli l’unità compì diverse missioni di dragaggio, vigilanza antisome e scorte a piccoli convogli.
Dallo scoppio della guerra l’RD36 aveva effettuato ben 317 missioni, percorrendo 18.700 miglia e con 2560 ore di moto.
Con l’aggravarsi della situazione bellica il passaggio nel Canale di Sicilia dei convogli italiani, divenne sempre più drammatico; decine di mercantili e relative navi di scorta subirono violenti attacchi dagli inglesi che, con le loro forze aereo navali e subacquee denominate Forza Q con base a Bona in Tunisia e Forza K, con base a Malta, decimarono la flotta italiana provocando migliaia di vittime tra marinai, soldati trasporti e marittimi della Marina Mercantile.
Nel contesto della guerra dei convogli si inserisce l’eroica ultima missione del RD 36.
Avvicinandosi la caduta di Tripoli, il Comando di Marilibia il 19 gennaio del ’43, ordinò l’evacuazione della città ed il trasferimento  in Sicilia di tutto il naviglio.
Alle ore 18,00 unitamente RR.DD. 31 e 39 ( Capo Squadriglia Sottotenente di Vascello Renato Landin), all’RD 37 ad altro naviglio di uso locale (N.U.L.) , l’RD 36, comandato dal Maresciallo della Guardia di Finanza ramo mare Aldo Oltramonti, uscì in formazione mettendosi alla testa del piccolo convoglio. Sull’unità imbarcò il Comandante della XL Flottiglia Tenente di Vascello  Giuseppe Di Bartolo.

RD37 - www.lavocedelmarinaio.com - copia
In serata la formazione, a circa 18 miglia a levante di Zuara, fu attaccata da cacciatopedinieri della Forza K e principalmente dallo Javelin e dal Kelvin.
Tenente di vascelllo Giuseppe Di Bartolo - www.lavocedelmarinaio.com
Subito iniziò una impari lotta, Di Bartolo diede ordine alle altre unità di disperdersi ed avvicinarsi alla costa africana e, con la sua piccola nave, si avventò contro il potente avversario.
Tutto il fuoco dei cacciatorpediniere si concentrò sul RD36 che, con il cannone e le due mitraglie combatté con enorme eroismo. Davide contro Golia!  Ma il piccolo battello fu frantumato dai colpi di cannone delle navi nemiche ed affondò con tutto l’equipaggio. Anche le altre unità, nonostante il sacrificio del RD36, furono raggiunte ed affondate.
Alcuni superstiti poterono raggiungere a nuoto la costa altri, recuperati in mare, furono sbarcati a Sfax.
Al Tenente di Vascello Giuseppe Di Bartolo – nativo di Palermo e già Capitano Marittimo con esperienze belliche nel primo conflitto mondiale a 17 anni d’età – conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare “alla memoria” con la seguente motivazione:
Comandante di flottiglia dragamine dislocata in zona avanzata oltremare, resasi necessaria l’evacuazione della base ed avuto ordine di trasferire in Patria flottiglia, apprestava alla lunga navigazione – con competenza e capacità – le unità dipendenti, nonostante le ininterrotte, violente incursioni aeree. Nel corso del trasferimento, attaccato di notte da preponderante formazione di supercaccia avversari, nel sublime tentativo di salvare le altre unità, impartiva l’ordine di dirottare verso la costa mentre con la propria – offerta al supremo olocausto – muoveva decisamente incontro all’attaccante, nel disperato tentativo di opporsi alla schiacciante superiorità dei mezzi avversari. Giunto a portata di tiro delle proprie mitragliere impegnava impari lotta, sorretto dall’entusiasmo e dalla fede degli eroi, colpita la sua imbarcazione più volte, prossima ad affondare, rispondeva al nemico facilmente vittorioso, con le ultime raffiche di mitraglia, inabissandosi con la nave e l’intero equipaggio. Fulgido esempio di estrema dedizione alla Patria e di luminose virtù di comando – Mediterraneo Centrale, 20 gennaio 1943”.

monumento al brigadiere Laganà - www.lavocedelmarinaio.com - copia

Gli eroi del glorioso RD 36 sono:
Tenente di Vascello Giuseppe Di Bartolo di anni 43, capo Flottiglia;
Maresciallo Aldo Oltramonti, Comandante;
Maresciallo Vincenzo Genna, di anni 39, Direttore di macchina;
Brigadiere Pietro Laganà, di anni 32, Meccanico;
Sottobrigadiere Antonio Sanna, di anni 39, Nostromo;
Appuntato Giuseppe Salone, di anni 38, Fuochista;
Finanziere Giuseppe Inzucchi, di anni 37, Cannoniere;
Finanziere Gaetano Rizzi, di anni 38, Marinaio;
Finanziere Costabile Di Sessa, di anni, 30, Meccanico;
Finanziere Vincenzo Coppola, di anni 26, Marinaio;
Finanziere Giuseppe D’Aleo, di anni 34, Nocchiere;
Finanziere Domenico Balzamo, di anni 31, Fuochista;
Finanziere Nino Baccile, di anni 20, Fuochista;
Finanziere Amato Fusco, di anni 26, Fuochista;
Finanziere Giovanni Cavatorto, di anni 33, Fuochista;
Finanziere Francesco Nunziante, di anni 20, Fuochista

Brigadiere Pietro  Laganà - www.lavocedelmarinaio.com CopiaNel 1949 al brigadiere Laganà fu concessa la Croce di Guerra al Valor Militare con la seguente motivazione:
Brigadiere di Finanza-ramo mare-imbarcato con mansioni di meccanico su dragamine in partenza verso altra zona per evacuazione di importante base navale oltremare, si prodigava sotto violenta azione aerea avversaria per l’imbarco di importante carico. Successivamente, attaccata l’unità da soverchianti forze navali che ne provocavano l’affondamento, partecipava all’impari lotta fino all’estremo sacrificio della vita. Esempio di sereno ardimento e sentimento del dovere- Mare Mediterraneo, 20 gennaio 1943”.

Medaglia d’Argento per il naviglio della Guardia di Finanza concessa con D.P. del 29 luglio del 1949:
Nel corso di lungo ed aspro conflitto cooperava con la Marina Militare, con perfetta efficienza di uomini e di mezzi, nell’assolvimento del gravoso compito di vigilanza alle coste nazionali e di oltremare, di dragaggio alle rotte di sicurezza, di caccia ai sommergibili e di scorta ai convogli, contrastando sempre l’agguerrito avversario con valore, tenacia ed alto sentimento del dovere. Successivamente all’armistizio, tenendo fede alle leggi dell’onore militare, concentrava le superstiti unità e, pur menomato nei mezzi e negli uomini per le notevoli perdite subite, iniziava con rinnovato ardimento la lotta contro il tedesco aggressore. Perdeva complessivamente, nella dura lotta, il cinquanta per cento delle unità, contribuendo con eroici sacrifici singoli e collettivi, a mantenere in grande onore il prestigio delle armi italiane – Mediterraneo, 10 giugno 1940-8 settembre 1943. Tirreno-Adriatico, 9 settembre 1943-8 maggio 1945”

Nel 1972 il Presidente della Repubblica concesse al  dragamine RD 36 la Medaglia d’oro al Valor Militare con la seguente motivazione:
“Dragamine comandato ed armato da personale della Guardia di Finanza, agli ordini del Comandante della Flottiglia, attaccato nella notte del 20 gennaio 1943 da preponderanti forze navali nemiche, correva incontro all’avversario nell’eroico intento di coprire e salvare le tre unità della formazione, fino a trovarsi a portata delle proprie modestissime armi di bordo. Aperto il fuoco, cercava di arrecare al nemico la maggiore possibile offesa continuando a sparare, benché colpito più volte, fino a quando soccombeva nell’impari lotta, inabissandosi  con il Comandante e l’intero equipaggio. Sublime esempio di indomabile spirito aggressivo, di sovraumana determinazione e di dedizione al dovere sino al supremo sacrificio”.

Al brigadiere Pietro Laganà, nato a Montebello Jonico, sono state intitolate: il Comando regionale della Guardia di Finanza di Catanzaro (Legione Taranto); le unità navali G79 prima e G116 dopo.
A Saline Joniche, invece, il 1° dicembre 2007 è stata inaugurata una stele in sua memoria.
Una lapide nell’ex caserma Teseo Tesi di Portoferraio ed un’altra unità navale della G. di F., sono state intitolate al brigadiere  Francesco Mazzei

alcune sezioni trasversali del RD 37 - www.lavocedemarinaio.com
La sorte dei Rimorchiatori-Dragamine RD costruiti nel cantiere di Castellammare di Stabia

Tipo                varo     consegna         perso/radiato
RD 1 varato nel 1916, consegnato nel 1916, perso/radiato nel 1919;
RD 2 varato nel 1916, consegnato nel 1916,Naufragato nelle acque antistante Ancona per condizioni di mare avverso nel 1919;
RD 3 varato nel 1916, consegnato nel 1916, perso/radiato nel 1921;
RD 4 varato nel 1916, consegnato nel 1916, affondato per attacco aereo il 29.01.1943 mentre effettuava il dragaggio del canale di Skerki.
RD 5 varato nel 1916, consegnato nel 1917, perso/radiato nel 1921
RD 6 varato nel 1916, consegnato nel 1917, consegnati alla Marina Jugoslava nel 1948;
RD 15 varato nel 1916, consegnato nel 1917, perso/radiato nel 1921;
RD 16 varato nel 1917, consegnato nel 1917, consegnato alla Marina Jugoslava nel 1948;
RD 17 varato nel 1917, consegnato nel 1917, perduto dopo l’Armistizio 1943/1947;
RD 18 varato nel 1917, consegnato nel 1917, affondato da aerei alleati il 6.5.43 mentre era in
navigazione da Diserta per la Sicilia. Armato con personale della Guardia di Finanza;
RD 19 varato nel 1917, consegnato nel 1917, perso/radiato nel1921;
RD 20 varato nel 1917, consegnato nel, Perso/radiato nel 1956;
RD 21 varato nel 1917, consegnato nel 1918,1948, consegnato alla Marina Jugoslava nel 1948;
RD 22 varato nel 1917, consegnato nel 1918, affondato nel periodo di cobelligeranza il 25.10.43 per il brillamento di una mina magnetica mentre si accingeva ad iniziare il dragaggio;
RD 23 varato nel 1918, consegnato nel 1918, affondato da aerei alleati il 5.5.43 mentre si trovava nel porto di La Goletta.
RD 24 varato nel 1918, consegnato nel 1918, affondato per cattive condizioni di mare il 18.2.43 mentre navigava da Trapani diretto in Tunisia.
RD 25 varato nel 1918, consegnato nel 1918, consegnato alla Marina Jugoslava nel 1948;
RD 26 varato nel 1918, consegnato nel 1918, radiato/perso nel 1943/47;
RD 31 varato nel 1918, consegnato nel 1919, intercettato, unitamente ai RR.DD. 36-37-39 ed altre unità minori il 20.1.43 da cacciatorpediniere inglesi a levante di Zuara mentre erano in navigazione da Tripoli diretti a Trapani. Il convoglio fu distrutto. Il RD 36 fu insignito con MOVM.
RD 32 varato nel 1919, consegnato nel1919, radiato/perso nel 1956;
RD 33 varato nel 1919, consegnato nel1919, si perse per sinistro marittimo il 22.1.43 nel golfo di Tunisi.
RD 34 varato nel 1919, consegnato nel 1919, perso dopo l’8 settembre 1943;
RD 35 varato nel 1919, consegnato nel 1920, perso dopo l’8 settembre 1943;
RD 36 varato nel 1919, consegnato nel 1919, radiato/perso nel 1943/46;
RD 37 varato nel 1919, consegnato nel 1920, radiato perso nel 1943/46.

12 commenti

  • Franco

    Non sapevo di questi R.D. e ringrazio Ezio Vinciguerra di aver riportato l’articolo inerente a queste navi e a questi eroi che hanno dato la vita in una lotta davvero impari,come Davide contro Golia. E aggiungo di essere FIERO ed ORGOGLIOSO ancor di più, di essere stato e ancora lo sono, un “dragatore” dei nostri tempi. Grazie.

  • EZIO VINCIGUERRA

    Penso che questa pagina di storia debba essere letta dall’inizio alla fine per comprendere anche il sacrificio delle altre regie forze armate.
    Adesso riposano in pace

  • Alessandro Garro

    In pace caro Ezio Pancrazio Vinciguerra? Se i morti potessero parlare…cosa ne penserebbero vedendo il mondo di oggi, l’italia di oggi, l’italia smemorata del loro sacrificio, a cosa è servito? a farli dimenticare imprigionati nelle loro tombe di metallo nel fondo del mare ricordati solo da poche persone come noi che urliamo nel deserto o di fronte ad una platea di sordomuti e ciechi. Chi riposerebbe in pace sapendo questo?

  • EZIO VINCIGUERRA

    ciao Alessandro Garro il tuo (ma anche mio) comprensibilissimo sfogo ci fa comprendere che un popolo che non arrossisce alla vergogna è un popolo destinato a soccombere e non mi riferisco solo al nostro ma allargando la panoramica occidentale ce ne sono tanti.
    Noi siamo qui a ricordare in questa fase che io amo definire di “assestamento globale”…

  • Filippo Bassanelli

    Avevate anche voi una nave armata durante la Seconda Guerra Mondiale Il Solino Rigato Di GIALLO

  • Franco IACCARINO

    Le prime imbarcazioni furono le risposte intelligenti ed economiche realizzate in epoca del conflitto 1914-18
    per rispondere alla flotta austro-ungarica sebbene da condurre con la indispensabile audacia che caratterizzava il marinaio italiano. Ebbero diffusione in difesa delle acque dei golfi di Napoli e Salerno nel quale operò mio nonno Aniello con la Vedetta Dragamine G 12 ma erano una serie di imbarcazioni acquistate dal Giappone in origine destinate alla pesca e poi modificate per uso diverso a cui seguirono in epoca successiva le descritte.

  • Francesco Carriglio

    Ezio legendo la storia del Rimorchiatore-Dragamine mi è venuto in mente un particolare sui draganine in ferro della Regia Marina.
    Questi dragamine, sentendo raccontare da mio padre, anch’egli ex Maresciallo di Marina, queste unità avevano un difetto alcune volte fatale perché il campo magnetico opposto alla mina era assicurato da una cintura in rame ed alimentato da DD/DD che potevano variare il numero di giri per diverse cause e quindi ridurre il campo magnetico, agevolando l’esplosione della mina.
    Un saluto e un grande abbraccio. Francesco

  • EZIO VINCIGUERRA

    Ciao Francesco carissimo la stessa cosa che mi hai detto tu me lo hanno anche detto i firmatari degli articoli in argomento. Spero che qualche specialista possa concordare su questa nostra tesi.
    Una cosa è certa sia l’industria siderurgica nostra che quella dei belligeranti dell’epoca forse badava più alla quantità che alla qualità e sappiamo anche dei furti di segreti bellici che gli anglo americani operarono nei confronti della Germania nazista (ci sono parecchi documenti, documentari e film che testimoniano in tal senso).
    Parlare col senno di poi è facile… adesso sappiamo che chi arriva prima in certi progetti (leggasi ultimo cannone laser e forse anche altro degli americani) assume una posizione predominante nell’industria e anche in altri settori.
    Un abbraccio anche a te grande come il mare Ezio

  • Barbara Rubeo

    Come esprimere la gratitudine che provo nel leggere i vostri articoli e commenti in onore e ricordo del RD36?
    Il sottobrigadiere Antonio Sanna era lo Zio di mio padre. Antonio Sanna non l’ho mai conosciuto, sono nata 30 anni dopo la sua scomparsa. Antonio Sanna ha sempre vissuto nel ricordo di sua sorella, dunque mia nonna, che ogni giorno poneva un fiore fresco davanti alla fotografia del fratello in divisa, quel fratello di cui mai, credo, accettó veramente la scomparsa. Di Antonio Sanna ho portato sul petto la Croce di guerra in occasione del varo nel 2003 della moderna motovedetta Sanna della classe Bigliani la G117, di cui fui madrina, grandissimo onore! Nessuno mi raccontó mai prima del varo gli eventi del ’43….solo quel giorno appresi e d’un tratto capii chi era veramente l’uomo della foto in divisa con quel suo sorriso appena accennato, a cui sua sorella Cristina rendeva omaggio ogni giorno con un fiore….quella guerra per me cosí lontana e astratta diventava improvvisamente concreta realtà! Terrible sotto un certo punto di vista quanto imponderabile eredità morale.

  • ezio

    Buongiorno signora Barbara Rubeo,
    grazie per la sua testimonianza e anche per i complimenti.
    Tempo fa iniziammo questa avventura per ricordare il suo parente Antonio e altri come lui che si sacrificarono ed immolarono per lasciarci un domani migliore. Fu purtroppo la Loro una generazione sfortunata rispetto a quella nostra e odierna ma una cosa è certa: li ricorderemo nella nostra “banca della memoria” per non dimenticare mai il sacrificio in una guerra iniziata male e terminata peggio.
    Nel nostro piccolo facciamo ricerche storiche, adesso anche con l’aiuto degli archivi cosiddetti “statali” che iniziano ad aprire il cassetto nel rispetto delle leggi vigenti.
    Siamo a sua completa disposizione per ulteriori notizie in merito a suo Zio e al dragamine RD36 della G.d.f.
    Un abbraccio grande come il mare, quello che abbiamo dentro e che nessuno mai, per nessun motivo potrà inquinarci: è il mare della Misericordia Divina che Lui ci ha donato attraverso il dono più bello della vita, l’amore per il prossimo.
    Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

  • Barbara Rubeo

    Buona sera Signor Ezio e grazie per la sua sollecita e bellissima risposta. Ho percorso “lavocedelmarinaio” questo pomeriggio: sono sinceramente colpita dal vostro lavoro e dalla determinata volontà di non dimenticare che lo anima! Sicuramente vorrei poterne sapere di più riguardo lo Zio e tutto l’equipaggio: vivendo all’estero il desiderio di ricordare é ancor piú importante! Talmente delusa dall’Italia di oggi da preferire ricordare gli Italiani che furono….Non voglio tuttavia privarvi di tempo prezioso, spero potremo trovare un compromesso.
    Un sincero grazie di cuore per il vostro impegno, a voi tutti che portate o portaste la divisa.

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