Aniello Iaccarino, storia di un Marinaio di Piano di Sorrento

di Franco Iaccarino
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Aniello-Iaccarino-www.lavocedelmarinaio.com_Era nato in un casale situato sulle colline dove si giungeva dopo un percorso a piedi attraverso una vasta zona coltivata ad aranci e limoni che, con la fioritura di primavera, rendevano l’aria della sera piena di un profumo tanto intenso da sembrare irreale.
San Liborio era la sede delle famiglie che da molti anni lavoravano la seta e che per Aniello si sarebbe rivelata presto non gradita al suo carattere sebbene fosse molto affezionato alla sua terra ed all’ambiente nel quale alla fine sarebbe tornato.
Quello della sua nascita apparteneva al periodo in cui il problema del brigantaggio aveva investito l’intero meridione ed in cui le misure repressive attuate dal generale Cialdini, che comminava pene di morte o impartiva ordini per attuare sommarie esecuzioni, reiteravano quegli errori che Cavour aveva cercato di scongiurare.
Un altro evento epocale avrebbe influenzato l’avvenire di Aniello similmente a quello di molti altri italiani: l’apertura del canale di Suez, inaugurata il 17 novembre 1869, avrebbe consentito di raggiungere facilmente i paesi situati lungo il mar Rosso ed agevolato lo sviluppo delle politiche colonialiste europee.
Pertanto, in questa realtà poco promettente e dopo l’apprendimento di base alle elementari, ad Aniello si presentava la scelta di lavorare la seta come i suoi genitori oppure continuare a studiare nella scuola di Piano di Sorrento che era al pari di oggi l’alternativa scolastica per la formazione delle genti di mare.
L’Istituto esisteva fin da tempi antichi ma, con il Regio decreto del 22 Novembre 1866 il Ministero Agricoltura e Commercio l’aveva elevata a Regio Istituto di Marina Mercantile comprendente due sezioni: Capitani e Costruttori navali.
Con altro Regio decreto del 26 settembre 1877 era passato alle dipendenze del ministero della Pubblica Istruzione con il nome di Regio Istituto Nautico ed in questo, dopo il previsto ciclo di studi, Aniello Iaccarino conseguì il Certificato di Licenza per diventare Capitano di Lungo Corso che fu rilasciato a Roma il 3 dicembre 1884.
La strada che sarebbe stata quella di tutta la sua vita era dunque iniziata e non restava altro che percorrerla fino in fondo con la perseveranza e la determinazione che sono proprie del carattere delle genti della penisola sorrentina.
regia-nave-Dogali-www.lavocedelmarinaio.com_Si arruolò nella Regia Marina ed il suo primo imbarco lo trascorse su una Cannoniera della classe Guardiano che era stata costruita nei cantieri dell’Arsenale di La Spezia nel 1874.
Era una piccola nave in ferro costruita su progetto dell’ingegnere militare del Genio Navale Benedetto Brin che misurava 30.5 metri fuori tutto, 8.3 metri di larghezza, aveva dislocamento di 259 tonnellate e che, armata con un cannone da 220 millimetri, raggiungeva la velocità massima di 8 nodi.
Con un equipaggio di 48 persone, era impiegata prevalentemente in missioni nelle acque metropolitane come la difesa dei porti o come piattaforma per esperimenti d’artiglieria navale.
La foto, con le immagini di alcuni dipendenti di Aniello Iaccarino in divisa bianca seduto nei pressi del timone, presenta la tipica mentalità dell’epoca ove si tende a mostrare la provenienza dei soggetti che, con l’atteggiamento, suggeriscono anche il loro incarico.
Nel caso specifico, Aniello Iaccarino, in veste di capo, ha in mano il frustino; alle sue spalle il marinaio con il mandolino è indice di origine napoletana; alla sinistra di questi un graduato con il libro di bordo era significativo della sua istruzione; quindi un marinaio senza la casacca (forse cuoco), poi un giovane mozzo, quindi ai suoi piedi tre marinai scalzi addetti alle manovre ed al di sopra di questi ultimi tre, un graduato baffuto dallo sguardo severo. Il ponte costituito da tavole di legno ed il timone con il prolungamento della barra per le manovre sono esempi di attrezzature antiche molto simili a quelle delle consuetudini ma utili all’acquisizione di esperienza in ambienti disagiati.
Come già detto, le mire colonialiste italiane guardavano all’Africa e la penetrazione in quella Orientale, iniziata nel novembre 1869, ebbe ufficialità quando il 10 marzo 1882 il governo italiano acquistò dalla società Rubattino di Genova la baia di Assab (porto di servizio per le navi della società) e che il 5 luglio dello stesso anno divenne ufficialmente un possedimento italiano. Nello stesso periodo era stata acquistata dai cantieri Armstrong Mitchel inglesi l’incrociatore “Angelo Emo” che, entrato in servizio il 28 aprile 1887, vide subito cambiato il nome in “Dogali”, in memoria del sacrificio del battaglione di fanteria del Tenente Colonnello De Cristoforis avvenuto sulle alture dell’Abissinia il 27 gennaio 1887.

Aniello-Iaccarino-su-nave-Elettra-www.alvocedelmarinaio.com_

Aniello Iaccarino fu destinato su questa nave sulla quale iniziò a prestare il servizio in qualità di Macchinista di 2° classe partecipando alla Campagne d’Africa e per le quali ottenne di potersi fregiare della medaglia istituita con Regio decreto emanato il 3 novembre 1894.
In quell’epoca aveva 29 anni e si trovava a Zanzibar, città dell’attuale Tanzania a sud di Mombasa (Kenia), tanto lontano dalla sua città natale che aveva inviato a suo zio Raffaele una foto che lo ritraeva in divisa in quanto non sapeva quando l’avrebbe visto nuovamente.
Per sua sorte favorevole il governo italiano aveva scelto di presentare la potenza della marineria italiana utilizzando l’incrociatore Dogali e che per questo motivo era stato destinato a visitare i maggiori porti del Mediterraneo e delle Americhe in quanto costruito completamente in acciaio e potentemente armato per una nave militare dell’epoca.
Le caratteristiche che lo distinguevano erano quelle di avere uno sperone prodiero, una poppa ad “incrociatore” ovvero tondeggiante, 4 caldaie a carbone e 2 eliche con potenza di oltre 7.000 HP che permettevano di raggiungere la velocità di quasi 20 nodi.
Con equipaggio di 244 uomini, lunghezza di 76 metri, larghezza di 13, immersione di 5 e corazzatura del ponte, aveva un aspetto molto imponente grazie anche all’armamento costituito da 6 pezzi calibro 152/40, 9 da 57, 2 da 37, 2 mitragliere e 4 tubi lanciasiluri.
È opportuno ricordare che le navi non militari dell’epoca erano quasi tutte a vela tanto che l’orgoglio della marineria tedesca era il Preussen, un maestoso cinque alberi, che portava una velatura quadra comprendente ben 30 vele su tutti gli alberi. Questi ultimi, in acciaio come lo scafo, avevano un diametro alla base di 91 centimetri, con un albero di maestra alto 68 metri dal ponte e che, con la velatura aperta copriva 5500 metri quadrati. Naturalmente, il compito di manovrare tale immensa velatura, sia pure con l’ausilio dei verricelli a vapore azionati da due grandi caldaie situate a centro nave, era impresa non facile. Serrare o distendere le vele, specie con vento forte o di notte, richiedeva una buona dose di coraggio ed esperienza perché i gabbieri, gli uomini addetti alla manovra delle vele alla sommità dell’albero, dovevano salire ad altezze notevoli anche con mare mosso.
Costruito su progetto di Robert Hilgendorf, nel 1903 il grande veliero tedesco aveva stabilito il proprio record nella traversata da Amburgo a Iquique, sulle coste cilene, compiuta in 57 giorni e coprì regolarmente le rotte dell’America meridionale passanti per il Capo Horn.
riconoscimento-ad-Aniello-IaccarinoLa nave Dogali doveva gareggiare pariteticamente con queste unità e potersi vantare di reggere bene il confronto con il naviglio dell’epoca; per questo motivo rientrò in Italia per prepararsi ad iniziare il lungo viaggio della Campagna d’America dove Aniello avrebbe prestato servizio fino al 28 ottobre 1907, giorno in cui fu venduta al governo dell’Uruguay.
Dopo il suo rientro in Italia il 22 aprile del 1899 sposò Maria Parlati ed inizialmente andò ad abitare in Bacoli, piccolo centro urbano del Monte di Procida situato di fronte a Pozzuoli, da dove poteva seguire bene la preparazione del Dogali e dove nacque il suo primogenito Michele.
La nave partì da Pozzuoli il giorno 21 maggio 1904 e dopo aver sostato a Gibilterra, Tangeri in Marocco e Puerto de la Luz a Las Palmas de Gran Canaria, attraversò l’Atlantico e si diresse a Bridgetown nell’isola Barbados, quindi a Port Castries di Santa Lucia per poi proseguire su Haiti, Cuba, Giamaica e quindi, dopo altre tappe, verso l’Argentina dove avrebbe compiuto una impresa memorabile: risalire il rio delle Amazzoni per oltre 2200 miglia fino a giungere ad Iquitos, città peruviana dell’Amazzonia e poi ancora fino a Santa Fè situata sul fiume Marañon da dove, da quel punto in poi, non sarebbe stato possibile proseguire a causa dei fondali insufficienti: era il 29 gennaio 1905.
Sarebbe troppo lungo raccontare tutto l’itinerario che vide la nave italiana effettuare prima un percorso fino alle città atlantiche degli Stati Uniti, quindi il periplo dell’America meridionale lungo le coste dell’oceano Pacifico del Cile, poi quelle del Peru, quindi quelle dell’Ecuador e dell’America centrale fino a raggiungere quelle degli Stati Uniti.
Il 17 luglio 1907, dal porto di Panama City con rotta sud, si può affermare che inizia il viaggio di ritorno che terminerà solo il 28 ottobre 1907 nel porto di Montevideo in Uruguay.
Aniello-Iaccarino-riconoscimento-del-re-www.lavocedelmarinaio.com_Negli oltre tre anni di navigazione, dopo aver raccolto le testimonianze del lungo muoversi in ambienti sconosciuti e lontani, la prospettiva del rientro in patria si faceva sentire tanto che nonno Aniello, questo è il mio grado di parentela, prendeva appunti su quello che aveva a portata di mano, cartoline incluse. Su alcune di queste ho trovato scritto di suo pugno con la precisa grafia gli era congeniale: Dogali, ore 13.29, 9 ottobre 907 – Pronti a muovere, 1° comando: Macchina di dritta:indietro mezza; Macchina di sinistra: avanti 45 giri –  Ed ancora: Lasciando Valparaiso alle ore 13.40 del giorno 9 ottobre 1907: diretti a Montevideo, via Magellano. Ed ancora: All’alba dell’11 ottobre 907 sul traverso delle Isole Formiche (Islas Hormigas de fuera): Piove, venti da sud-ovest, mare agitato – ed ancora: Al tramonto dell’11 ottobre 1907 – sul traverso di Valdivia e Porto Corral: piove dirottamente, mare agitato, venti sempre da sud-ovest.
Dopo la consegna della nave al Governo uruguaiano tutto l’equipaggio rientrò in Italia con il piroscafo Venezuela che collegava l’America meridionale con Genova: erano trascorsi 42 mesi ma nonno Aniello aveva ancora altre energie per far parlare di se.

La rotta percorsa

Dello stesso argomento sul blog:
https://www.lavocedelmarinaio.com/2014/12/aniello-iaccarino-il-primo-macchinista-di-piano-di-sorrento/

 

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2 risposte a Aniello Iaccarino, storia di un Marinaio di Piano di Sorrento

  1. Riccardo Iaccarino dice:

    Grazie di averlo pubblicato, se non vado errato era nato nel 1865 e morto nel 1936, entro stasera controllo e ti mando le date precise!

  2. Gianluca Girolami dice:

    Grazie Ezio.

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