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El Alamein, quando mancò la fortuna e non l’onore… e furono dimenticati.

di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

…Mancò la fortuna, non il valore, scrisse un bersagliere a 111 chilometri dalla città di Alessandria d’Egitto.

Ezio Pancrazio  Vinciguerra (www.lavocedelmarinaio.com)El Alamein dista circa 148 Km ad est di Marsa Matrouh e 104 Km ad ovest da Alessandria d’Egitto ed è stata denominata secondo il nome di una pietra che si trova tra la ferrovia e la costa del mare che si chiama Tel El Alamein (la collina delle vette gemelle). Tutto intorno si estende la vasta pianura desertica sulla quale si svolsero le già citate battaglie. In questa area sorgono i sacrari militari del Commonwealt (che raccoglie 7367 tombe di soldati della Gran Bretagna, Nuova Zelanda, Australia, Sud Africa, Grecia, Francia, India e Malaysia oltre i nomi di 11945 soldati  i cui corpi non sono mai stati ritrovati e che sono elencati sui muri dell’ingresso); del cimitero greco; del cimitero tedesco (che raccoglie i corpi di 4.280 martiri) e del cimitero italiano (dove sono raccolte le spoglie mortali di 4.634 caduti dei quali 2.447 identificati e 2.187 ignoti, lungo il viale d’ingresso al sacrario è situato il cimitero degli Ascari libici dove riposano nell’annessa moschea 228 caduti e, nel 1960 è stato inoltre consacrato un sacello nel quale sono state raccolte le spoglie di 100 operai italiani periti nella costruzione delle grandi dighe egiziane di Assuan, Edfina ed Esme).
La ricerca e l’esumazione delle salme fu particolarmente ardua e complessa a causa degli estesi campi minati, ancora efficienti, che provocarono la morte di 7 collaboratori indigeni. La raccolta delle salme  venne completata a cura di una delegazione di Onorcaduti guidata dall’indomabile abnegazione del Ten. Col Paolo Caccia Dominoni.Oggi la custodia  del sacrario è affidata ad un sottufficiale italiano che si avvale dell’aiuto di 4 collaboratori del posto per i lavori di manutenzione.
Da luglio a novembre 1942, 54.000 soldati italiani e 50.000  tedeschi, con 500 carri armati, 100 cannoni e 240 aerei da combattimento, guidati dal Generale Ervin Rommel, combatterono per superare uno sbarramento di 195.000 uomini dell’Ottava Armata Britannica, comandata dal Generale Montgomery, con 1.000 carri e quasi altrettanti aerei; 17.000 uomini morirono nel deserto di El Alamein, quasi 5.000 italiani – tra cui Marò del Battaglione San Marco – oltre 4.000 tedeschi e 8.000 britannici.
Le tre battaglie di El Alamein furono sostanzialmente una guerra di sfinimento reciproco, fra due opposti schieramenti: da un lato le truppe dell’Africa Korps e il Secondo Corpo d’Armata italiano, dall’altro le truppe Britanniche, ben conscie della propria prevalenza aerea e navale, che potevano contare su un flusso sempre crescente di rifornimenti, di artiglieria e di mezzi corazzati.
Per contro le forze dell’Asse furono costrette ad una guerra di logoramento, a causa del rallentato afflusso di rinforzi e rifornimenti.
Ad El Alamein esisteva una grossa postazione difensiva, su un fronte lungo 60 chilometri, dove gli inglesi avevano potuto schierare truppe dalla Siria, lontane dal teatro di operazioni; all’altezza di El Alamein il deserto egiziano si restringe fra il mare e la depressione di El Kattara: questi enormi ciglioni sabbiosi costituiscono un’importante difesa naturale, che si dimostrò impenetrabile alle truppe dell’Asse.
Nei mesi di luglio ed agosto del 1942 le forze di Rommel tentarono di stroncare le difese, ma furono respinte e persero terreno.
Le due armate rafforzarono le rispettive difese con trincee facendo un largo impiego di campi minati, anticarro ed anti uomo, molto estesi e molto profondi, in attesa dell’ultima battaglia.
Lo scontro principale iniziò il 3 ottobre su un fronte di dieci chilometri: gli alleati avanzarono lentamente e la durissima lotta durò 12 giorni durante i quali migliaia di uomini, da tutte due le parti persero la vita.
Il 3 novembre, costrette dalla mancanza di rifornimenti e rinforzi ad una estenuante gara di ardimenti e sacrifici, le forze dell’Asse si ritirarono. La forte disparità numerica delle forze in campo nei due schieramenti risultò condizionante.

Si consiglia la lettura dei seguenti link:
https://www.lavocedelmarinaio.com/2010/03/u-surdatu-scurdatu-el-alamein/
https://www.lavocedelmarinaio.com/2010/03/dimenticato-el-alamein/

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26 commenti

  • EZIO VINCIGUERRA

    …non so se riposano in pace so per certo che sono stati volutamente dimenticati allora. Noi siamo invece qui per onorarli.

  • Iacono Francesco

    furono encomiati anche in loco dal comandante generale dell’Africakorps Generale Rommel.

  • Di Lorenzo Giuseppe

    quello che veramente mancò, furono le armi adeguate, li hanno combattuto con le stesse armi della guerra 15/18, solo un po modificate, avevano dei mini carri armati che facevano ridere i polli, avevano dei cannoni che la loro gittata non superava gli 8 KM, invece quelli Inglesi superavano di gran lunga i 12 KM, avevano delle vecchie mitragliatrici che in confronto a quelle Inglesi a a quelle degli stessi tedeschi, si potevano definire dei giocattoli, comunque nonostante tutto, hanno combattuto con coraggio e orgoglio, questo e stato detto dagli stessi militari Inglesi, non e giusto dire, mancò la fortuna, quella non centra, e il solo coraggio non e bastato contro le nuove armi degli Inglesi.

  • Giuseppe Marini

    Conservo gelosamente in un contenitore di vetro, la sabbia raccolta a Q.33 !! Onore a tutti i caduti di El Alamein !!

  • Enzo Ciulla

    a tutti i ragazzi frà di mare…si dico ragazzi frà perchè l’età non conta siamo dentro di noi sempre marinai di 20 anni per questo siamo sempre eterni buon a tutti

  • Gianmario Peperone

    Vi consiglio di ascoltare in podcast la puntata di oggi di Mix 24 – la storia dedicata alla battaglia con testimonianze di alcuni Eroi …

  • Enzo Ciulla

    Onore ai nostri valorosi militari vivi sempre nella nostra memoria che anche i giovani ricordino il sacrificio dei nostri ragazzi

  • Roberto Spagnolo

    Ho avuto l’onore di visitare il nostro sacrario militare e sono bellissimi i villaggi turistici !!

  • Andrea D'Andria

    Mi dispiace non è possibile parlare ancora di Fortuna. Mancarono i generi primari e fondamentali per i nostri Soldati, Acqua, Benzina, Armi, Munizioni, logistica in generale. Le Azioni Eroiche dei nostri Soldati echeggiano ancora. Ma si sentono ancora però le grida di rabbia e dolore di chi non fu messo in grado di combattere almeno per autodifesa. Altro che Fortuna.

  • Riccardo Iscandar Vedrò

    Vi consiglio il libro di Paolo Caccia Dominioni, c’è uno spaccato della vita al fronte e della ricerca fatta, dopo per ritrovare i corpi dei caduti

  • Stefano Cacciatori

    mi sa che mancarono mezzi e chi li doveva fornire. e comandanti in capo con cuore e cervello. noi ai raccomandati non sappiamo rinunciare. MAI !
    ma siamo proprio sicuri che la monarchia, e soprattutto le caste nobiliari (istituzionali) siano veramente mai passate ?

  • Antonio Fontana

    questa foto l’ho fatta anche io di persona, quando ero imbarcato nella superfregata nave Lupo, El Alamein è un punto perso nel deserto, ma è un punto immenso di energia, quella dei nostri valorsi soldati che si immolarono per la propria patria, forse non son piu valori di oggi, ma il loro amore e sacrificio rimane sempre un Valore !!!

  • Giovanni Brandano

    ,,,,anche a loro spesso “mancò la fortuna e non il coraggio”, e resistettero sino ad ammainare la loro Bandiera (con l’onore delle armi), solo dopo che l’Italia era gia’ stata firmatiaria di ben due armistizi…..!

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