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A Gino Birindelli

di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

Ezio Vinciguerra (www.lavocedelmarinaio.com)Quest’articolo è dedicato, a sei anni della sua dipartita, a colui che verrà ricordato dagli equipaggi per aver difeso, in ogni occasione, il personale della Marina Militare. Racconteremo ai posteri di quando, nel 1970, in qualità di Comandante in Capo della Squadra, in occasione della visita a bordo di Nave Garibaldi dei parlamentari dell’allora Commissione Difesa, dopo averli ricevuti con i dovuti onori li suddividesti per le varie navi (alla fonda nel porto di Cagliari) impartendo l’ordine ai Comandanti di tenerli prevalentemente nei locali macchine e caldaie.
Oggi carissimo Ammiraglio di una volta e signore dei mari  ,a così breve distanza dalla tua ultima missione, le “pagine ufficiali” si sono già dimenticate di te…forse da toscanaccio come eri dicevi le verità in faccia e non eri gradito. Non hanno avuto mai il coraggio di dedicarti una nave (ai tuoi amici tutti lo hanno fatto) ma solo una misera targhetta in un luogo nascosto ai più…
Del resto Qualcuno disse: “Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua” (Matteo 13,54-58)

Questi “…signori” dopo quattro ore di navigazione con mare forza 2/3 furono riportati su nave Garibaldi per la conferenza stampa di rito. All’arrivo dell’Ammiraglio Birindelli si inalberarono tutti per il trattamento ricevuto. L’Ammiraglio, di rimando, rispose: “queste sono le migliori condizioni in cui voi Parlamentari fate vivere i Militari in particolare i Marinai.” Da quel momento ci furono una serie di adeguamenti economici e, soprattutto, il riconoscimento di un lavoro particolare a cui bisognava e bisogna riconoscere un trattamento diverso dai pubblici dipendenti (…intelligenti pauca!).

GINO BIRINDELLI
Gino Birindelli (www.lavocedelmarinaio.com)
Nasce a Pescia (Pistoia) il 19 gennaio 1911. Nel 1925, appena quattordicenne, lascia il Collegio degli Scolopi di Firenze ed entra nella Regia Accademia Navale di Livorno, da cui esce con il grado di Guardiamarina del Corpo di Stato Maggiore nel 1930. Inizia così una lunga e brillante carriera che lo porta ad essere imbarcato su varie unità di superficie e sommergibili della Regia Marina, tra cui si ricordano l’incrociatore “Ancona”, la corazzata “Andrea Doria”, i cacciatorpedinieri “Quintino Sella”, “Confienza”, “Monzambano” e “Giovanni Nicotera” e i sommergibili “Santarosa”, “Naiade”, “Foca” e “Domenico Millelire”. Promosso Sottotenente di Vascello nel 1931 e Tenente di Vascello nel 1935 assunse successivamente, nel 1939, il comando dei sommergibili “Dessié” prima e “Rubino” poi. L’intensa attività conseguente ai propri impegni marinari non gli impedisce di dedicarsi comunque allo studio: nel 1937, infatti, si laurea in Ingegneria Civile presso l’Università di Pisa. Nel settembre 1939 viene destinato a La Spezia alla Squadriglia MAS per iniziare l’addestramento sui mezzi d’assalto insieme ad altri famosi personaggi quali Teseo Tesei, Elios Toschi e Luigi Durand de la Penne, tanto per citarne alcuni. Inizia così a manifestarsi quella tempra eccezionale di uomo e combattente che lo ha contraddistinto per l’intero arco della sua vita fino a fargli assumere i contorni dell’eroe. L’intensa attività portata avanti alla Bocca del Serchio, luogo deputato a tale tipo di operazioni, gli causa anche problemi fisici: l’ossiggeno dei respiratori gli brucia infatti un polmone nel corso degli allenamenti, ragion per cui viene ricoverato nell’ospedale di Massa, da dove peraltro scappa per rientrare subito a Bocca del Serchio, riuscendo a convincere il Comandante, Ajmone di Savoia, a mantenerlo in servizio. Prende parte attivamente alla prima spedizione dei Mezzi d’Assalto contro la base inglese di Alessandria (Operazione G.A.B1) nella quale viene decorato di Medaglia d’Argento al Valor Militare “sul campo” per il comportamento dimostrato a bordo del sommergibile “Iride” sottoposto ad attacco aereo nel Golfo di Bomba.
Nell’occasione si tuffava per cinque volte consecutive per portare in salvo un marinaio di leva dell’equipaggio del sommergibile intrappolato nel battello in fase di affondamento. Rientrato in Patria prende parte alla prima e alla seconda spedizione dei Mezzi d’Assalto contro la base inglese di Gibilterra (Operazioni B.G. 1 e B.G. 2); nel corso della seconda spedizione, a causa dell’avaria al proprio mezzo, è costretto ad affondarlo, venendo successivamente catturato e fatto prigioniero dagli inglesi. Per questa azione viene decorato Medaglia d’Oro al Valor Militare. Nei venti mesi successivi rimane prigioniero negli ospedali inglesi ed americani finché, alla fine del 1943, dopo l’armistizio, il Governo Italiano di Badoglio lo fa rimpatriare. Nel 1944 viene promosso Capitano di Fregata ed assume l’incarico di Sottocapo di Stato Maggiore dell’Ispettorato Generale MAS, partecipando alla Guerra di Liberazione con mezzi di superficie lungo le coste albanesi ed jugoslave. Le proprie condizioni di salute, però, lo costringono nuovamente ad un lungo ricovero in ospedale. Al termine delle ostilità assume il Comando del Battaglione San Marco e, successivamente, gli viene assegnato l’incarico di Comandante in Seconda della corazzata “Italia”, durante il periodo di internamento ai Laghi Amari in Egitto. Successivamente viene assegnato al Centro Subacquei, gruppo composto per la massima parte da sommozzatori già facenti parte dei mezzi d’assalto, con l’incarico di procedere allo sminamento dell’Alto Adriatico. Proseguendo in carriera frequenta l’Istituto di Guerra Marittima e successivamente assume il Comando prima della 3^ Squadriglia Corvette poi della 3^ Squadriglia Torpediniere. Promosso Capitano di Vascello nel 1952 assume incarichi prestigiosi, tra i quali si ricordano il Comando del Centro Subacquei ed Incursori del Varignano a La Spezia ed il Comando dell’incrociatore Raimondo Montecuccoli con il quale, dal settembre 1956 al marzo 1957, effettua una crociera di circumnavigazione del globo che lo porta a toccare 34 porti di quattro continenti. Viene promosso Contrammiraglio nel 1959, nel cui grado viene prima destinato presso il Centro Alti Studi Militari, assumendo poi nel tempo gli incarichi di Capo di Stato Maggiore Aggiunto del Comando della Squadra Navale e di rappresentante del Comando delle Forze Alleate del Mediterraneo presso il Comando delle Forze Aeree Terrestri del Sud Europa, venendo infine destinato presso lo Stato Maggiore della Difesa. Nel 1962 viene promosso Ammiraglio di Divisione, nel cui grado comanda la 1^ Divisione Navale, nel 1966, promosso Ammiraglio di Squadra, viene chiamato a ricoprire i prestigiosi incarichi di Direttore Generale del Personale della Marina, di Comandante in Capo della Squadra Navale ed infine di Comandante Navale Alleato del Sud Europa, prima a Malta e poi a Napoli. Viene eletto Deputato al Parlamento nella VI Legislatura, dal 1972 al 1976, ed il 15 dicembre 1973 si congeda dalla Marina, circondato dall’affetto e dall’ammirazione di tanta gente, ma soprattutto di coloro, in Marina, per i quali si è sempre battuto. Gli vengono attribuiti riconoscimenti prestigiosi tra i quali, recentemente, l’intitolazione alla sua persona di un padiglione al Museo di Eden Camp, in Inghilterra, ove è posto un esemplare di “Siluro a lenta corsa”, quel maiale con il quale aveva tanto combattuto e tanto si era distinto proprio contro gli inglesi nella Seconda Guerra Mondiale. E’ Morto al policlinico militare del Celio, a  Roma, il 2 agosto 2008. I funerali si sono svolti, presso la caserma Grazioli Lante, il  5 agosto 2008.

ONORIFICENZE
Birindelli Gino Ammiraglio e Signore dei mari - www.lavocedelmarinaio.com
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al “Merito della Repubblica Italiana”;
Medaglia d’Oro al Valor Militare;
Medaglia d’Argento al Valor Militare;
Croce al merito di Guerra;
Campagna di Guerra 1940-44 e 1945;
Medaglia Commemorativa per i volontari della seconda guerra mondiale;
Nastrino di Guerra 1940/43 con numero uno stelletta;
Nastrino di Guerra 1943/45 con numero due stellette;
Ufficiale dell’Ordine della “Corona d’Italia”;
Medaglia Mauriziana al “Merito di dieci lustri di carriera militare”;
Medaglia d’Oro per “Lunga Navigazione nella Marina Militare” (20 anni);
Croce d’Oro con stelletta per “Anzianità di servizio” (40 anni);
Commandeur dell’Ordine di Dannebrog conferitagli da S.M. il Re di Danimarca;
Distintivo per il personale dei Reparti d’Assalto;
Distintivo d’Onore per il personale già destinato presso COMSUBIN;
Distintivo d’onore di ferito in Guerra.

IL SUO TESTAMENTO SPIRITUALE

Il giorno dei funerali di Gino Birindelli - www.lavocedelmarinaio.comPrima e più che da un volo in altri cieli. L’immortalità dell’anima è costituita dalla risonanza che, a somiglianza delle onde create dalla pietra gettata nell’acqua ferma del lago, “l’elevato sentire” genera e che, a differenza di quelle, dura sempre. A me che fui il primo diretto comandante di quel pugno di uomini, e che presi parte alle tante discussioni, non risulta difficile indicarne i punti salienti:
– Lo scopo della vita è creare, fare, dare. L’azione è gioia dello spirito.

– Non chiedere mai alcunché ad alcuno se non a te stesso. Chiedi al tuo Dio solo e sempre la forza di “non chiedere”, ma ringrazialo continuamente per ciò che sei stato capace di fare.

– La forza più grande dell’uomo è la volontà, quella che permette di “strappare le stelle dal cielo”, di porre “il cielo come solo limite alle proprie capacità ed aspirazioni”, quella che spinge l’handicappato a cimentarsi nell’agone sportivo, a rendersi autosufficiente con il lavoro.

– Assisiti senza fine chi si impegna con perseverante sacrificio all’elevazione materiale e spirituale propria ed altrui. Ogni atto di solidarietà che proponi sia, prima di tutto ed in buona misura, a tuo carico.

-Una più grande Famiglia donataci da Dio. Questa è la patria e ad essa – come tale – si devono dedizione e devozione assolute.

– La Civiltà è il rispetto si se stessi, degli altri, delle altrui opinioni. La Cultura ha lo scopo precipuo di incrementare il grado di Civiltà degli individui.

– La Libertà e la Pace sono – solo e sempre – il prodotto dell’impegno duro, indefesso, doloroso degli uomini di buona volontà. La costruzione umana su cui si poggia la Pace ha, come chiave di volta, la Giustizia; quella su cui poggia la Libertà ha il Coraggio.

– Il coraggio vero, quello che conta, è il Coraggio Morale. Esso deriva dall’onestà, dal senso del dovere, dall’impegno con se stesso a tutelare i diritti umani di tutti.

– La forza dell’Amore è immensa ed immensamente benefica se ogni suo atto è ispirato e strettamente legato al rispetto della Legge degli uomini onde esso non degeneri in mollezza o, addirittura, in acquiescenza alla sua violazione. Tutto ciò  che, nell’empito di Amore, viene dato a qualcuno in termini di tolleranza o perdono è, infatti, sottratto surrettiziamente e definitivamente alla cogenza della norma su cui si basa l’ordinata convivenza della società civile.

– “In medio stat virtus” è saggia norma di vita ma la realizzazione della  “medianità virtuosa” si deve ottenere solo e sempre attraverso la pratica del precetto si-si/no-no, del confronto con l’opposto, della competizione, mai con il compromesso. La competizione leale consente infatti di evitare lo scontro crudele; impedisce che la Pace degradi nel nirvana.

Solo là dove ogni atto è ispirato a vivo senso di responsabilità ci può essere ordine e democrazia.

Lungo fiume Gino Birindelli a Pescia - www.lavocedelmarinaio.com

65 commenti

  • Pietro

    Ho avuto la fortuna e l’onore di averlo conosciuto, di persona, e di avergli stretto la mano……….onore all’uomo ed al marinaio…….

  • ugo

    Grande uomo,grandissimo marinaio e soprattutto grandissimo Italiano, Di quelli Veri,legati per sempre alla Bandiera ed alla Patria. Onore a Lui.

  • Gennaro Ciccaglione

    …che il Suo nome sia stato dato o meno ad una nave, Italiani, giù il cappello!

  • Mario Piedimonte

    Non ho avuto l’onore di conoscerLo personalmente, ma è stato il marinaio che ho ammirato e stimato più di tutti.

  • Mario Piedimonte

    Non ho avuto l’onore di conoscerLo personalmente, ma è stato il marinaio che ho ammirato e stimato più di tutti.

  • giorgio sornicola

    ho avuto il piacere e l’onore di essere in servizio su nave Alpino quando l’ammiraglio Birindelli era Cincnav. Ricordo che dopo la conferenza di Cagliari quando denunciò lo stato in cui stava il personale della Marina Militare. Ricordo inoltre che mente stavamo per passare il ponte girevole di Taranto una squadriglia di aviogetti dell’Areonautica Militare passò su di noi rendendoci gli onori. Erano altri uomini. Gino Birindelli non avrebbe mai abbandonato i nostri marò in India.

  • Vincenzo Iannuso

    Non aspirava ad avere il nome inciso sulla poppa di una nave, ma nel cuore dei suoi marinai. R.I.P.

  • Peppe Cicala

    Se gli dedicassero una nave come tutti ci auspichiamo, qualcuno potrebbe emulare le sue gesta. E questo non sarebbe gradito a chi fino ad oggi ha tradito la patria, tradito i coloro che portano ogni giorno in alto la nostra bandiera. Girone e La Torre, ne sono l’esempio più eclatante.

  • Giovanni Brandano

    Io ero a prora di Nave Cigno in un meriggio di Agosto, nello svolgimento di una delle pratiche marinaresche piu’ antiche dei mesi caldi , cioè quella del soleggio e del viareggio, secondo l’osservanza piu’ rigorosa delle consegne domenicali del Com.te in 2*. Lui, l’Ammiraglio, Com.te la 1* Div. Navale, ci scrutava con il binoccolo dalla plancia comando dell’Impetuoso, sua nave di Bandiera, , all’ormeggio in banchina Scali a Spezia. I gavettoni , com’era di consueto a prora, si sprecavano e non erano solo di acqua di mare. . . . .come le urla di gioia, gli schiamazzi e le rincorse tra una catena dei corpi morti e l’altra, tra un’avvolgimento al rullo del barbettone o tonneggio di Prora e il conseguente, di ritorno in banchina, filato per occhio di cubia o bocca di rancio . Giunse l’Uff.le d’Ispezione di bordo, imponendoci con il suo ciglio arcigno di smetterla e soggiungendo quindi, in modo molto pacato e paziente, secondo lo stile di un tempo, di ricomporci e di ritirarci nei nostri locali. . . . Ma dall’Impetuoso giunse un segnale a braccia. . . .era il Suo, quello del’Ammiraglio, che ruotava il suo bracio dx, tendendo il cannochiale con il Sn, in segno di compiacimento e di invito a continuare nelle nostre giovanili goliardie. . . . . (anno 1962).-

  • Pieropaolo Pellegrini

    Mi pregio di aver conosciuto l’ammiraglio Birindelli prima da Militare e poi da cilvile in quanto concittadino dello stesso. Egli era nato a Pescia il 19 gennaio 1911 ed in occasione del centenario della nascita il Gruppo ANMI di Pescia di cui io ne sono Presidente Onorario unitamente alla Amministrazione Comunale ha intitolato il lungo fiume a Pescia all’Ammiraglio Gino Birindelli m.o.v.m. nello stesso periodo fu chiesto (allora ero Consigliere Nazionale ANMI per la Toscana Settentrionale) tramite la Presidenza Nazionale di intitolare una nave Grigia o un Battello al nome dell’Ammiraglio per ora tutto tace ma i suoi concittadini Marinai non lo dimenticheranno mai e lo porteranno in memoria nei loro cuori e nelle loro manifestazioni tanto che il Gruppo è Cointestato allo stesso Ammiraglio Birindelli

  • Bruno Caleffi

    GINO grande e schietto, sincero e leale. Ho avuto la fortuna di conoscerlo personalmente, una sera in navigazione sul Cavezzale. Mi fece tante domande, per oltre un’ora. Quando mi dissero chi era, mi dovetti sedere. GRANDE AMM.

  • Natale Pitti

    La sua intervista diede fastidio quindi per i politici di allora e di oggi è meglio dimenticato…..dare il suo nome ad una nave significherebbe ricordarlo almeno per troppl anni ….che smacco che sarebbe

  • Natale Pitti

    Bruno o visto ma al suo paese non per opera dei nostri governanti o politici. Che vuoi sperare da loro come vedi non parlano più neppure dei vivi che sono ancora in servizio (Salvatore e Massimiliano) FIGURIAMOCI di chi R.I.P.

  • Francesco Montanariello

    Per Lui, l’interessante che non lo abbiamo dimenticato noi. Resterà sempre nei nostri cuori e nella nostra storia di mare.-

  • Natale Pitti

    È vero Alfio Strano io ero solo Sc. Mn. imbarco sull’Alpino e ricordo quel particolare.

  • Alfio Emiliano Strano

    È vero Alfio Strano io ero solo Sc. Mn. imbarco sull’Alpino e ricordo quel particolare.

  • Daniele Serrau

    oggi ho conosciuto quello che in vità è stato un grande uomo prime che un grande ufficiale….. grazie…

  • Marco Ximenes

    Era il 1970 e mi trovavo destinato a Palazzo Marina. Quanto avvenuto a Cagliari a bordo del Garibaldi si sparse in un battibaleno per tutto il Palazzo con vivo compiacimento da parte di tutti. Al terzo piano dello Stato Maggiore vidi passare l’Ammiraglio Birindelli in sciarpa e sciabola che andava dal Capo di Stato Maggiore e cosi intuì subito che qualcosa di grosso stava per succedere. Non trascorse molto tempo che tutti gli stipendi ed emolumenti di tutto il personale della Difesa subirono un “salto di qualità”. GRAZIE AMMIRAGLIO BIRINDELLI IL PERSONALE MILITARE TI SARA’ SEMPRE RICONOSCENTE. CON TE MAX E SALVO SAREBBERO GIA’ A CASA.

  • Giuseppe Sciannamea

    E’ stato l’ultimo! Non per niente è ricordato ad esempio, specialmente nei confronti di chi vede solo il (suo) mega stipendio.

  • Riccardo Lazzari

    Un grande marinaio, il migliore dei Lucchesi…. durante la seconda guerra mondiale faceva così tanta paura agli inglesi che, lui prigioniero, progettarono di assassinarlo per non farlo tornare in Italia. Ebbi occasione di conoscerlo, ma, francamente, il ricordo che ho di lui è più personale perchè mi riconobbe (e mi cazziò a bestia) una notte all’aeroporto di Atene…. senza alzare la voce mi fece sentire una merdina…. poi mi offrì da bere….

  • Michele Fiorentino

    Caro Ezio ,forse dimentichi che l’onore di un grande uomo e poi di un grande marinaio ,per noi , militari di un certo stampo , rappresenta un faro di vita e di verità e di certo non si dimentica . Questo pensiero vale più di un nome posto su un unità navale.

  • Pietro Serarcangeli

    Qui parliamo di un VERO Signore dei Mari, un VERO AMMIRAGLIO. Con Lui i nostri Fucilieri del BTG SAN MARCO sarebbero già a casa. Ho avuto l’onore di conoscerLo e di stringergli la mano!!!

  • Nicola Giannatiempo

    Carissimo Pietro, non sei il solo ad averlo conosciuto e ad avergli strretto la mano, mani poderose e orgogliose di appartenere ad un UOMO che tutto ha fatto e ha dato alla Nostra Marina, un Ammiraglio che sarà ricordato nei secoli, non come quelli attuali che per trenta denari hanno venduto la nostra floatta a una politica che stà sempre più calpestando l’Onore e l’Orgoglio di essere e sentirsi dei Veri Marinai, i Fucilieri di Marina ne sono il fulgido esempio

  • Elio Garrappa

    Quello che non è stato capace di fare il ministro della difesa del governo Monti l’ammiraglio Di Palma per i nostri sottufficiali che con onore rappresentano l’Italia.

  • Nicola Giannatiempo

    non solo quello, gli attuali tutto fanno tranne che esercitare il loro potere

  • Bruno Caleffi

    Vero Natale, ottobre 79 (circa) lascio’ un’intervista s Genova, dove lamentava la poca attenzione ne confronti della Marina Militare. Pensate ora cosa direbbe o farebbe con la situazione Fucilieri in india. Manca quello che lui ed altri avevano, RISPETTO ALLA BANDIERA

  • Nicola Giannatiempo

    era il 1969 se non erro Comandante in Capo Medio Alto Adriatico, con il San Giogio mi trovavo ad Ancona per attività di squadra, ed era Santa Barbara, giorno che non potrò mai dimenthicare

  • Peppe Cicala

    Quando dovevano dare il nome alla nuova portaerei, erano indesici su che nome dare. Giravano voci che litigassero per dargli un nome. “Mi venne in mente un libro che lessi tanti anni fa: “FUCILATE GLI AMMIRAGLI”…”Perdemmo tante battaglie per la miopia di quegli ammiragli, ora litigano per un nome…cè squasce”…

  • Giovanni Brandano

    Non affatto, aveva solo un polmone, ma assicuro che, avendolo applaudito nel corridoio del piano nobile di MAripers (3* piano, febbraio o marzo 1970), tra due ali di personale militare e civile , dopo la notorieta’ socio- polico-militare acquisita a Cagliari, camminava bene, a passo spedito ed anche con lena atletica. . . . . Solo all’eta’ di 90 anni, poco prima di lasciarci per sempre, disse all’ Amm. LA ROSA (allora C.S.M.M.), durante una visita di cortesia e di cordialita’, effettuata a Gino da questi: “. . . .sai comincio a sentire che mi mancano le forze. . . . ” .L’ Amm. LA ROSA, con il Suo fare gentile da uomo ad uso di mondo, trovo’ senza difficolta’ alcuna il modo e le parole per farlo sorridere ancora una volta. . . .

  • Giuseppe Sciuto

    Un Grande Uomo… Un Grande Comandante… Un Grande Ammiraglio…. Patria e onore…

  • Giuseppe Sciannamea

    Mi meraviglia che Di Paola che era imbarcato con me sull’Intrepido nel 69/70 non abbia imparato nulla dalle azioni di Birindelli

  • Bruno Caleffi

    Ma quale gande, ma quale valore, ma quale onore ma chi era poi? UN GRANDEEEEEE ciao Gino, onorato di averti stretto la mano.

  • Salvatore Traballesi

    Sarà molto difficile avere un Ammiraglio del suo stampo, sono questi gli uomini che fanno la storia della Marina. Non gli hanno dedicato una Nave ma nei nostri cuori resta indelebile il suo ricordo.

  • Alfio Emiliano Strano

    tanti post positivi per un Ammiraglio………vuol dire che ha seminato bene

  • Marinaio di Lago

    …che il Suo nome sia stato dato o meno ad una nave, Italiani, giù il cappello!

  • Antonio Lorusso

    Un giorno a Piazza del Popolo – Roma – mi trovavo di passaggio…………………mi venne la pelle d’oca (lasciando stare la politica)

  • EZIO VINCIGUERRA

    Grazie a tutti per l’affetto dimostrato a questo Signore dei mari sottolineato dai vostri 168 mi piace e commenti e con una visualizzazione pari (fino adesso) a 6.879 click. Un motivo ci sarà?
    Chiedo la vostra solidarietà anche per far entrare nel cuore pietrificato degli illuminati di niente, di condividere il seguente articolo:
    NAVE BIRINDELLI PERCHE’ NO?
    https://www.lavocedelmarinaio.com/2011/05/nave-birindelli-perche-no/
    Un abbraccio e un ringraziamento a tutti voi per queste testimonianze d’affetto.
    MARINAI DI UNA VOLTA, MARINAI PER SEMPRE.

  • Rocco Ettore

    quando ero in marina sentivo parlare dell’ammiraglio birindelli Grande uomo di mare che sia di esempio per tutti!

  • Marco Birindelli

    Porto lo stesso cognome ma non ho mai avuto modo di conoscerlo personalmente.Mio padre si chiamava come lui Gino Birindelli anche lui in marina per diversi anni imbarcato sulla nave “Danaide”.
    Mio padre mi parlava spesso del suo omonimo ammiraglio.
    Leggere di uomini come lui è un vero piacere e da prendere come esempio.

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