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“Salva ed esalta il re”

di Marino Miccoli

…riceviamo questa commovente testimonianza e pubblichiamo sempre più convinti che “indietro non si lascia nessuno”. A buon intenditor…

Marino Miccoli per www.lavocedelmarinaio.com Stimato maresciallo Ezio Vinciguerra,
da tempo desideravo mettere per iscritto un episodio avvenuto nell’ultima guerra. Si tratta di un fatto che per la sua drammaticità mi è rimasto impresso nella mente e che anche mia madre ogni tanto ricorda.
E’ la narrazione di un fatto che, quando ero ancora un ragazzo, ho ascoltato più volte dalla viva voce di mio padre.
Ebbene, come saprai, i Marinai della Regia Marina quando recitavano la Preghiera del Marinaio pregavano anche per la salvezza del Re: “…SALVA ED ESALTA IL RE” erano le parole dell’invocazione per la salvezza del sovrano che ogni giorno quando si ammainava la Bandiera erano rivolte al Signore del cielo e dell’abisso.
Sappiamo che con l’avvento della Repubblica (ovvero dal 1946) queste parole sono state cancellate, così come è scomparso lo stemma dei Savoia dal Tricolore. Inizialmente ho trattato di quel  particolare passo della Preghiera perché ritengo opportuno citarlo per fare una breve ma significativa premessa all’articolo che segue.

La Preghiera Marinaio Italiano senza varianti - www.la vocedelmarinaio.com -  Copia

E’ il giorno 30 marzo 1941 e siamo ad Alessandria d’Egitto, la grande base della Mediterranean Fleet britannica situata sulla costa settentrionale egiziana (allora colonia inglese).I Marinai  italiani sopravvissuti al massacro avvenuto la tragica notte del 28 marzo 1941 in cui la I^ Divisione regi incrociatori pesanti della nostra Marina fu quasi totalmente annientata a sud di Capo Matapan, sono stati appena sbarcati dai cacciatorpediniere britannici che li hanno raccolti in mare, diverse ore dopo l’affondamento delle loro Unità. Gli italiani sono condotti in un campo di concentramento e i prigionieri vengono divisi: gli Ufficiali da una parte, i Sottufficiali e i Comuni dall’altra. In quest’ultimo numeroso gruppo vi è anche mio padre Antonio Miccoli che all’epoca, con il grado di maresciallo capo-cannoniere stereotelemetrista era imbarcato sul Regio Incrociatore Fiume. I prigionieri italiani vengono allineati per essere nuovamente e questa volta più accuratamente perquisiti. Non si tratta di un controllo sommario come quello che era stato precedentemente effettuato, non appena avevano posato i piedi sulla coperta dei CC.T. britannici; questa volta i Marinai italiani sono attentamente perquisiti, uno per uno, dalle guardie del campo. Infatti, dopo aver confermato le proprie generalità e in attesa di ricevere un numero di matricola, ogni singolo nuovo prigioniero è sottoposto ad una particolareggiata e minuziosa perquisizione. Accanto a mio padre vi è un suo commilitone nonché carissimo amico in compagnia del quale il mio genitore, da naufrago, dopo l’avvenuto affondamento notturno dell’incrociatore Fiume, aveva trascorso le drammatiche e interminabili ore in attesa di essere soccorsi.
Durante la perquisizione in una tasca di questo fraterno amico di mio padre, gli viene trovata una moneta recante l’aquila romana sul diritto e la testa del Re Vittorio Emanuele III sul rovescio. La guardia inglese tenendo quella moneta sul palmo della mano pronuncia una frase offensiva del tipo: “questo è un re mezza cartuccia… sì, un piccolo re per una piccola nazione!” e manifestando tutto il suo disprezzo sputa sulla moneta. Sentendosi offeso, l’amico di mio padre con un balzo si scaglia su quella guardia e con due pugni la scaraventa a terra. Un’altra guardia sopraggiunge e con il fucile recante la baionetta inastata colpisce una prima volta, al ventre, il sottufficiale italiano. Quando mio padre si avvede che il suo amico è colpito al ventre per una seconda volta dalla guardia inglese si getta sul secondino al fine di impedirgli di infierire con la baionetta. L’aver praticato un po’ di lotta consente a mio padre di stendere con una ginocchiata quella guardia che stramazza a terra tramortita. A cadere a terra privo di sensi subito dopo sarà proprio mio padre, colpito da una terza guardia sopraggiunta. Egli si risveglierà in infermeria e poi sarà recluso in isolamento per tre giorni, all’interno del campo di prigionia di Alessandria d’Egitto. Di quel suo fraterno amico e caro collega sottufficiale mio padre non ha avuto più alcuna notizia. Ricordo che egli non riusciva a concludere la narrazione di quel particolare episodio a causa della profonda commozione che il ricordo di quei drammatici momenti provocava in lui; quella volta che gli domandai quale fosse il nome di quel suo amico ucciso con due colpi di baionetta, egli preferiva non nominarlo e si allontanava.

Salva ed esalta il re (f.p.g.c. Marino Miccoli a www.lavocedelmarinaio.com) - Copia

Questo che ho appena narrato è soltanto uno dei fatti più drammatici vissuti da mio padre durante il suo lungo periodo di prigionia (5 anni e 2 mesi) in mano agli inglesi. Un riverente pensiero và a tutti coloro che nell’ultimo conflitto mondiale furono presi prigionieri (senza distinzione di Bandiere) e che per aver servito la Patria patirono torture, maltrattamenti, stenti  fino a morire nei campi di prigionia.
Stimato maresciallo Ezio Vinciguerra, questa che ho narrato è una storia terribile e reale che ci fa comprendere quale assurda follia era e rimane sempre la guerra; è una vicenda che ci deve far riflettere sull’immenso valore costituto dalla pace tra le nazioni.
E farci ricordare anche, a proposito del titolo che ho voluto darle, che purtroppo il re non tenne a cuore la salvezza dei suoi Marinai, né di quella di tutti gli altri Militari Italiani, né dell’intera popolazione quando il 10 giugno 1940 approvò l’entrata dell’Italia in quella che sarebbe divenuta la II guerra mondiale; ciò che avvenne dopo l’8 settembre 1943 ne fu l’ulteriore dimostrazione.

Antonio Miccoli (f.p.g.c. Marino Miccoli) - www.lavocedelmarinaio.com - Copia

17 commenti

  • EZIO VINCIGUERRA

    Ciao Marino carissimo,
    questa settimana sto pubblicando seguendo la scia della nobiltà, quella d’animo, quella che abbiamo dentro i marinai di ogni bandiera.
    Mi sono commosso Marino, mi sono commosso.
    Sembra che non ci sia spazio per gli umani sentimenti in questo
    mondo materiale e cibernetico ma non è così e noi ne siamo la prova.
    Che Dio ci protegga.
    Un abbraccio.

  • Francesco Melis

    ti ringrazio marino e da l eta di 6 anni che vado x mare o inziato con mio padre e devo dire grazie a lui se sono un marinaio x sempre nuovamente grazieeee

  • Giuseppe Tria

    grazie a te mio vecchio amico ezio

    certo una volta marinai sempre marinaiii

    un grande abbraccio anke a marino

  • Guadalberto Ferretti

    Grazie infinite, cominciano ad essere tante queste storie che ritornano a galla. Marinai per sempre

  • Alessandro Garro

    Marino! come sempre riesci a trasmettere dei sentimenti in ciò che scrivi o racconti, siano essi semplici articoli o storie di guerra tratte dai ricordi di tuo padre.
    La guerra riesce a tirare fuori dall’essere umano quel tratto primitivo e bestiale che è purtroppo nascosta in ogni essere umano.
    In guerra ma soprattutto quando si tratta di umiliare altri simili considerati nemici come dei prigionieri, l’essere umano è incapace di provare pietà per questi e la sua parte bestiale viene fuori in tutta la sua bestialità.
    In guerra si torna “animali” e non nel senso letterale del termine in quanto l’uomo è appartenente al regno animale, per animali intendo bestie.
    Il vero vincitore in guerra è la guerra stessa, nessuno è vincitore sull’altro.

  • Marino Miccoli

    A Ezio dico: mi commuovo anch’io al rammentare questo fatto, non solo ma anche quando ricordo gli occhi arrossati di mio padre che visse in prima persona questa drammatica vicenda. Secondo il ricordo di mia madre il nome del Marinaio italiano preso a colpi di baionetta dalla guardia inglese dovrebbe essere un sottufficiale di nome D’ELIA.
    Ad Alessandro: i tuoi commenti mi giungono sempre graditi; purtroppo è amarissima questa verità, ovvero che dalla guerra non esce vincitore nessuno.
    Grazie a tutti gli altri lettori per l’apprezzamento a questo mio modesto scritto.

  • Alessandro Garro

    Un animale non fà la guerra ad un altro animale per puro odio, lo fa per fame ma quella si chiama natura, l’uomo ha fatto e fa ancora guerre per odio e questo non è natura ma le è contro.
    Io ho vissuto il dramma della guerra moderna in famiglia, non voglio più essere presente ad un funerale di stato per qualcuno mandato a morire per motivi di odio… non voglio.

  • mimmo

    e’ da pochi giorni che bazzico su questo sito e rimango sempre piu’ colpito dalle storie che pubblicate…a questo punto mi rivolgo a tutti voi…noi non abbiam piu’ avuto notizie di Angelo Benda elettricista sulla Fiume.non sappiamo se e’ morto nella notte del bombardamento,non sappiamo se e’ morto nei campi di prigionia…niente….non abbiam piu’ avuto notizie.vorrei solo sapere se qualcuno lo conosceva ,se questo nome non gli e’ nuovo,qualche aneddoto…grazie a tutti voi…

  • Roberta

    Ancora una volta, caro Marino, complimenti!

    Complimenti per averci fatto rivivere queste storie “vere” e purtroppo tragiche!

    Grazie perchè tieni vivi certi ricordi, certi fatti NON devo essere dimenticati! Bisogna spesso ricordare a tutti che la guerra non ha mai vincitori e non porta mia bene!

    Complimenti per come scrivi, si sente che hai vissuto ed è fissata dentro di te, indelebilmente, questa vicenda!

    Grazie perchè ci fai conoscere certi racconti che non sono presenti nei libri di storia, ma sono fatti reali e che hanno toccato personalmente le persone … e come le hanno toccate!

    Complimenti per ricordare, sempre e con tanto affetto, tuo padre … una persona, ed un marinaio, certamente degno di tanta stima!

  • Marino Miccoli

    Grazie a te, Roberta, che hai ben compreso il senso e i sentimenti che mi hanno spinto a scrivere questo articolo. Ti annovero tra le persone più degne della mia sincera stima e alta considerazione.
    E grazie per l’attenzione che riservi ai miei modesti scritti.

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