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Omaggio ai Cannonieri

di Marino Miccoli

Corre l’anno 1955 e ci troviamo a Brindisi, presso la Batteria di difesa costiera B.636 mentre si eseguono i tiri delle esercitazioni che periodicamente il personale in servizio era comandato ad effettuare. I 6 pezzi che compongono la Batteria di difesa costiera  sono i 90/53 ANSALDO che avevano dato buoni risultati in termini di qualità delle prestazioni durante la II Guerra Mondiale. Questo cannone, realizzato in quattro versioni, fu presente su tutti i fronti di guerra e si dimostrò una delle più efficaci artiglierie contraeree utilizzate in quel periodo; secondo quanto affermato sia dei Tedeschi che dagli Angloamericani, probabilmente la migliore.

Le prime batterie di autocannoni e autotrainate inviate in Africa settentrionale in situazioni di emergenza furono addirittura impiegate come controcarri, dimostrandosi efficacissime, anche se questo ruolo era improprio.
Il pezzo da 90/53 era da considerare, quindi, una buona e affidabile arma, soprattutto per quanto riguardava la sua versatilità d’impiego. Questo a dispetto di quanto sostenuto da molti (male informati) detrattori dell’industria bellica italiana.
La bocca da fuoco in acciaio speciale era munita di un congegno di chiusura costituito da un otturatore a cuneo orizzontale che aveva funzionamento semiautomatico; la chiusura ermetica a bossolo metallico. Il congegno di sparo era a percussione (del tipo a molla). L’affusto era montato su piedistallo; il freno di sparo era idraulico del tipo ad asta e controasta; era provvisto di due ricuperatori idropneumatici.
Originariamente il funzionamento del graduatore meccanico della spoletta era a mano.
Il congegno di puntamento a linea di mira così come quello di alzo erano indipendenti; queste caratteristiche consentivano sia di effettuare il “puntamento indiretto”, con il pezzo asservito alla centrale e trasmissione elettrica e telefonica, sia quello “diretto” (per il tiro antinave o controcarro).
La squadra di servizio è costituita da un capopezzo e otto serventi.
Il pezzo da 90/53 Ansaldo era definito contraereo di media quota, (fino a una gittata massima di 12.000 metri) e sull’orizzonte la sua  gittata massima era di circa 17.400 metri.
Come sopra riportato è stato impiegato nell’ultimo conflitto mondiale anche come efficace artiglieria controcarro, nel dopoguerra è rimasto a lungo in servizio nell’Esercito e nella Marina. Ricordo che di questo tipo d’arma mio padre (all’epoca era maresciallo capocannoniere stereo-telemetrista) ne parlava in termini molto positivi.

Dello stesso avviso è il signor Gianni Maccà (classe 1933, originario di Schio –VI- che nel 1955 era Sottocapo e prestava servizio a Brindisi, presso la batteria B.636) e sebbene egli avesse la qualifica di specialista delle trasmissioni (S.D.T.) fu “trasformato” in cannoniere dal suo capocannò Antonio Miccoli (mio padre) il quale allora aveva necessità di personale da destinare ai cannoni per effettuare i tiri.

A Brindisi le esercitazioni si tenevano di frequente, ovvero ogni 20 giorni circa ed erano di due tipi:

1) contraeree, consistenti nel dover centrare una manichetta a vento trasportata da un aereo dell’Aeronautica Militare.

2) anti-nave, consistenti nel dover colpire un bersaglio costituito da una vela installata su una zattera trainata da un rimorchiatore.

Il signor Maccà che ha gentilmente concesso la fotografia inserita a corredo del presente articolo tiene a sottolineare il fatto che per svolgere quel compito (caricamento del pezzo) occorrevano rapidità e precisione; infatti non erano rari i casi in cui se il cannoniere era stato disattento ci rimetteva l’estremità delle falangi della mano! Durante la fase di caricamento era previsto che il cannoniere spingesse il proietto (circa 10 kg. di peso) nella culatta con il pugno chiuso.

Il caricamento del pezzo si effettuava con la spoletta attiva e se il capocannoniere disponeva di una squadra di servizio bene addestrata e affiatata si raggiungeva una cadenza di tiro fino a 18/20 colpi al minuto. Era veramente un ‘ottima prestazione per quel tempo.

Nella metà degli anni ’50 gli ordini impartiti alla squadra di servizio dall’operatore S.D.T. addetto alla Centrale di Tiro erano del tipo:

  1. ALLARME;
  2. PEZZI ATTENZIONE;
  3. DISTANZA BERSAGLIO (ovvero dalla centrale di tiro perveniva ai pezzi la comunicazione dei dati riguardanti la distanza del bersaglio, ad es: 3.500 metri);
  4. REGOLAZIONE SPOLETTA (nel 1955 avveniva a mezzo di apposito congegno elettrico);
  5. PRONTI AL TIRO (il servente/porgitore caricava il pezzo infilando il proietto con spoletta attiva nella culatta);
  6. FUOCO! (ordine impartito dal Comandante della Batteria).

La centrale di tiro (il Telemetrista) valutava se il tiro era stato preciso, comunicando che il colpo era in settore ROSSO se il tiro era stato lungo, in settore NERO se invece era stato corto. Comunicava quindi la nuova distanza ai pezzi che “aggiustavano” il tiro e generalmente con il terzo colpo si centrava il bersaglio; ciò avveniva nella soddisfazione ed esultanza di tutti i componenti della Squadra che erano orgogliosi di essere stati i migliori cannonieri della Batteria.

17 commenti

  • Umberto

    “piccola storia” estremamente interessante che sottolinea quale atmosfera si respirasse in quelli anni; si sparava ogni 20 giorni cioè frequentemente. In piena guerra fredda quindi. Oggi siamo forse più poveri ma sicuramente più tranquilli.

  • claudio marulli

    Mi fà certamente piacere sentir parlare di Brindisi,ma io in quel periodo non ero ancora nato e credo di aver comunque capito quale fosse la famosa batteria che sentivo parlare a mio papà credo fosse quella dell’isola Pedagne attuale base del San Marco,onore quindi a quei marinai che resteranno certamente tra i nostri pensieri.Claudio Marulli

  • Carlo Caetani

    Ho letto poco fà Grazie a Te Maino e tutti coloro che hanno messo il loro commento x noi cannonieri…

  • Marino Miccoli

    Buongiorno Ezio,
    proseguendo nella scia di poppa dei miei precedenti omaggi che con affetto e ammirazione ho finora dedicato ad alcune delle diverse categorie di Marinai
    quali i Sommergibilisti, i Nocchieri, i Macchinisti (e che tu hai avuto la sensibilità di pubblicare) oggi ho il piacere d’inviarti il mio OMAGGIO AI CANNONIERI.
    Come sai, mio padre era un maresciallo capo-cannoniere della Regia Marina e non ti nascondo che pensando a lui ho scritto l’articolo allegato.
    Nella stesura mi ha aiutato il Sottocapo Gianni Maccà (originario di Schio,classe 1933) che all’epoca dei fatti a cui fa riferimento il mio scritto
    (1955) era Sottocapo S.D.T. presso la Batteria di difesa costiera B.636 di BRINDISI.
    Egli, dopo 60 anni, poco tempo addietro ha voluto rintracciarmi per parlare dei sentimenti di sincera stima e di affetto che lo legavano a mio padre
    nonchè dei bellissimi quanto indelebili ricordi della sua vita in Marina.
    Due delle immagini che corredano l’articolo me le ha donate proprio lui.
    Le altre provengono dall’album di ricordi di mio padre.
    Considerata la rarità e bellezza delle suddette fotografie, Ti prego di pubblicarle tutte.
    Spero siano apprezzate dai visitatori del nostro di bordo.
    Ti saluto, marinarescamente e con stima.
    Marino.

  • EZIO VINCIGUERRA

    A Marino Miccoli e a Gianni Maccà

    La vita abita nel nostro cuore. Essa è misteriosa, imprevedibile, è così incredibilmente bella, ci accompagna e ci parla fin dalla nascita, giorno dopo giorno, anno dopo anno, con pazienza, con gioia
    … noi la vita interpretiamo come “emozione”.

  • EZIO VINCIGUERRA

    Ciao Girardi concordo con te. Forse quest’articolo merita più commenti specie dei marinai di una volta

  • ROBERTO CAIULO

    abbiamo visto una societa’ che e’ andata avanti nel tempo ma indietro nel rispetto dell’uomo,quindi il progresso porta regresso basta vederlo nella societa’ attuale e nel quotidiano ,cose obbrobiose che vediamo ogni giorno leggendo i giornali e vedendo la televisione.quando finira’ questo scempio?

  • Silvano Santoro

    Grazie di cuore Marino Miccoli ero un cannoniere adesso sono un pensionato brindisino!!!!

  • Giuseppe Iannello

    Grazie di cuore per questo spaccato di vita marinara… l’avvenire e’ tutto nostro, con la speranza di viverlo serenamente.

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