Mattanza

di Marco Angelo Zimmile

La tonnara è costituita dall’insieme di una particolare posa di reti destinato esclusivamente alla pesca del tonno.
Le prime tonnare sorsero in Sicilia (dalle cronache di Omero e Plinio), il cui sistema fu importato dagli arabi intorno all’anno 1000 i quali la praticavano già a Gibilterra e nell’Ellesponto. In seguito fu diffusa in Sardegna nel 1400 ed in Liguria nel 1800. Delle numerose sorte nel corso dei secoli in Liguria (Camogli), in Sardegna (Carloforte e Portoscuso), e soprattutto in Sicilia (le più grandi), con le tonnare di Scopello, Trapani, Capo Granitola, Bonagia, San Vito Lo Capo, Porto Palo, l’unica ancora in attività è a Favignana, rimasta a rappresentare le tonnare trapanesi le quali furono le più importanti e produttive dell’intero Mediterraneo.

La particolare importanza di tali tonnare risiede nella loro posizione strategica ai fini di questa tipologia di pesca; il tonno pescato risulta essere il più grosso in quanto, in quella zona, giunge alla fine della sua rotta migratoria, per di più in grossi banchi, garantendo quindi una pesca proficua, o meglio, garantiva, a causa dell’evoluzione negativa che tale sistema ha subito come vedremo in seguito.
L’organizzazione della tonnara inizia nei primi del mese di Aprile, periodo in cui i tonnarotti calano in mare una serie di reti allo scopo di formare varie camere; l’area interessata può estendersi anche per 6 km e per una profondità variabile da 30 a 40 metri. Tutte le camere realizzate sono costituite dalle sole pareti ad eccezione dell’ultima, denominata “camera della morte”, la quale è provvista anche di una rete sul fondo. Oltre alle camera viene realizzata anche una barriera, un vero e proprio muro di reti, perpendicolare all’insieme delle camere, allo scopo di indurre i tonni all’interno della tonnara.
Giunti a metà maggio i tonnarotti, agli ordini del Rais (il capo dei pescatori), a bordo delle loro barche si recano sulla tonnara per dare inizio alla mattanza.
Il Rais (il nome deriva dall’arabo che significa capo o direttore) è un pescatore di enorme esperienza, ed è il responsabile delle reti, della loro cura e della posa della tonnara, oltre al risultato della pesca. E’ lui che decide ogni fase del lavoro e viene guardato dai tonnarotti e dalla popolazione con grande rispetto. Come il Rais anche i tonnarotti sono dotati di grande esperienza sul campo, riescono a distinguere i tonni sul fondo, anche quando il fondale è elevato, e riescono anche a contarli. Quando una camera è eccessivamente piena gettano sul fondo un pugno di sabbia il quale spaventa i timidi tonni e li induce ad avanzare, fino alla camera della morte, in cui i tonni più grossi vengono fatti entrare la notte prima per ordine del Rais. In quel momento, per tradizione, viene scelto anche il Santo che proteggerà la pesca. Alcuni tonnarotti hanno il compito di verificare che i tonni più grossi seguano la via della varie camere, chiudendo gli accessi ed aprendo le uscite che conducono alla camera successiva.

I tonni si muovono avanzando senza cercare di tornare indietro in presenza di un ostacolo, ma tentando di aggirarlo; in presenza della barriera di reti essi si muoveranno in direzione delle camere che costituiscono la tonnara. Una volta entrati nella prima camera non potranno più uscire per via della loro natura di aggirare l’ostacolo entrando e smarrendosi nella varie camere fino all’ultima, la camera della morte.
La mattina dopo, quando tutto e pronto, il Rais prende posto sulla Muciara (barca a suo uso) al comando della tonnara e dà il via alla mattanza.
Tra le grida dei pescatori la rete che costituisce il fondo dell’ultima camera viene lentamente sollevata tra il ribollire dell’acqua causata dai tonni i quali si sentono vicini alla morte.
A questo punto il Rais dà l’ordine della strage e i tonni, una volta venuti lentamente alla superficie, vengono pescati ed issati a bordo delle barche per mezzo degli arpioni, i quali causano una copiosa perdita di sangue da parte dei tonni; il mare, dal suo classico colore verde/blu, diviene rosso intenso. I suoni del momento sono assordanti mentre i tonnarotti, al canto delle Cialome (antichissime nenie di origini arabe della mattanza) come Aja Mola, lavorano alacremente cercando di uccidere quanti più grossi tonni possibile (hanno diritto ad una parte del pescato). Il momento della mattanza viene considerato alla stregua di una battaglia, infatti non viene soccorso chi cade in mare né chi rimane ferito dalle taglienti pinne dei tonni durante l’issata a bordo. Terminata la mattanza i tonni vengono portati a terra per la pesa e la divisione delle prede, mentre nella camera della morte vengono lasciati circa un centinaio di prede che serviranno da esca per tonni che passeranno in seguito. Se la stagione è promettente è possibile arrivare anche 9/10 mattanze.
Per quanto cruenta possa sembrare la mattanza costituisce, ad oggi, il miglior sistema per i tonni, in quanto selettiva; impedisce infatti ai piccoli di proseguire nelle camere, venendo liberati in seguito, in favore delle prede più grosse. Questo tipo di pesca va comunque scomparendo a causa della diminuzione della popolazione ittica dei tonni a causa dell’inquinamento crescente del mare, ma soprattutto a causa della pesca di tipo industriale, le tonnare volanti, che intercetta i banchi di tonni molto prima che questi si avvicinino alle zone costiere.

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9 risposte a Mattanza

  1. EZIO VINCIGUERRA dice:

    Ciao Marcuzzo grazie

  2. Marco Angelo Zimmile dice:

    E’ un piacere Ezio!!!

  3. EZIO VINCIGUERRA dice:

    Ciao Marcuzzo,
    innanzitutto un abbraccio grande, profondo, sincero e trasparente come il nostro mare, quello che abbiano dentro e che nessuno mai, per nessun motivo, potrà inquinarci.
    Poi complimenti per l’articolo sulla tonnara
    Per finire ti sei laureato poi? Hai presentato la tesi sulla pirateria?
    Minkia non mi facisti sapiri cchiu nenti di tia.
    T’accasasti pi casu?

  4. Marco Angelo Zimmile dice:

    Laureato? Mai iscritto all’università. Per la pirateria doveva essere uno degli articoli da pubblicare su Marinai d’Italia, ma poi la redazione ha deciso di scartarlo. Adesso sto lavorando ad un articolo sui nostri Marò servi di questa indegna patria, e forse, se non mi metto a bestemmiare in turco, sul naufragio Concordia. Ancora non mi sono accasato, mancano 28 giorni!
    Purtroppo il tempo che ho al momento è molto poco, comunque cerco di fare quello che posso.
    Ti allego subito l’articolo.
    Un abbraccio
    Marco

  5. EZIO VINCIGUERRA dice:

    Minkia ho avuto come un sesto senso (tu ci credi?) dove lo fate il viaggio di nozze?
    P.s. Grazie dell’articolo e, soprattutto dell’amicizia.

  6. Marco Angelo Zimmile dice:

    Sesto senso? Esiste eccome!!! Andremo a Sharm, io il mare non lo mollo.
    Come hai visto qualche mio articolo è stato pubblicato, man mano che vanno uscendo puoi chiedermi tutti quelli che vuoi. Il piacere della tua amicizia è mio ‘mbare!!! 🙂

  7. EZIO VINCIGUERRA dice:

    Se passate da Roma e dintorni non fatevi problemi un colpo di telefono … ci sei anche tu in questa lettera che ho scritto a “Lui”
    https://www.lavocedelmarinaio.com/2012/09/lettera-aperta-al-professore-di-filosofia/

  8. Marco Angelo Zimmile dice:

    Verremo a Roma prima o poi, la città eterna non stanca mai.
    Grazie per il pensiero 🙂

  9. Gaspare Peritore dice:

    marco sei grande ebravissimo0000000000000000000

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