La tempesta

di Lidia Bellavia

In riva al mare affascinata dai suoi colori e abbagliata dalla sua luce penso: chi può seguire il sole?
Al tramonto però mi riconosco nella sua luce. Nuvoloni minacciosi e ombre grigie della sera. Sento i gabbiani che stridendo si ritirano. Infuria la tempesta e mi avvio verso casa e li, vedo nel porticciolo alcune barche che dondolano inquiete, non hanno gli ormeggi forti per resistere alla tempesta senza andare alla deriva.
Mi chiedo: resisterò anch’io alla tempesta? I miei ormeggi sono forti per non andare alla deriva?
Vedo eternare gli stessi pensieri e paure, ma non distruggo il mio sogno che vivrà per sempre nel sentimento della libertà. Poi, scorrono veloci i miei pensieri sul filo delle lacrime. Alberi ormai stremati si piegano alla furia del vento, ma resistono, non si spezzano e i loro rami come braccia scheletrite invocano aiuto e clemenza. Forse anche loro rivedono il passato di giorni di sole. Grida confuse e caos di menti, alla ricerca di cosa?
Forse voleva essere amica della morte, ma lei, non vuole amici ladri di giorni vissuti all’ombra dei ricordi. Una voce mi dice:
Ombra senza più pianto ne rimorso, cosa cerco io? Una fonte, dove immergere le fatiche di una comune mortale, per poi donarsi ancora al nuovo giorno che nasce…”.

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Una risposta a La tempesta

  1. Antonella Mary Stella dice:

    Sempre Grande Ezio!

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