Attualità,  Recensioni

Ulisse destino di se stesso (Giuseppe Messina)

Poemetto per un atto unico teatrale
(Prefazione di Roberta Tomaselli Arrigoni)

Giuseppe Messina: artista a tutto tondo, carismatico, trainante, trasmette con vigore la sua vis artistica a chi lo incontra anche soltanto nella lettura dei suoi scritti o ammirandone la riproduzione fotografica di quadri o di opere scultoree, o nella visione di opere cinematografiche. Egli non si ferma all’ambito ristretto dell’egoismo tipico, a volte, dell’artista, ma espande sapere e conoscenza allargando il suo amore sino a comprendere l’umanità e la sua terra sicula. Dopo aver mietuto allori per il suo operato artistico, nei soggiorni prolungati a Roma e nel Continente (?) è rientrato in Sicilia: isola amata dove egli ora risiede e lavora, cercando di essere un faro luminoso, che coinvolge amici, anziani e giovani, in una sinergia che li vede uniti nello sforzo comune per la materializzazione di vari suoi progetti: alcuni già realizzati, altri ideati e che hanno trovato il giusto apprezzamento finale, come il film “Socrate non può morire” del 2011. Giuseppe Messina ci ha abituati a ricevere i suoi doni di Poesie, Teatro, Cinema, Pittura, Scultura quasi si tratti di lavoro semplice e facile: si legge, si guarda il tutto senza a volte soffermarci a considerare ciò che di lui si nasconde o è sottinteso, nelle parole, nelle spatolate o pennellate, nello sbozzo di legno e pietra. La sua cultura umanistica profonda lo invita a ricercare nel passato, nei libri del cantore cieco Omero, quella forza civica che deve spingere l’uomo – così come fecero Omero e Ulisse – all’esplorazione del mondo, delle ere storiche, dei doveri, ponendo attenzione all’evoluzione dei tempi ed all’educazione dello spirito; soprattutto dell’antica civiltà Greca, di cui egli esalta bellezza e vigoria, ricerca del sapere, conoscenza, amor di patria, che lo inducono a continuare a scrivere del mitico Ulisse, trasportandone vicende e sentimenti all’oggi. E’ una lunga poetica narrazione epica e civile: la scrittura gli ha preso la mano: le parole trasbordano; a volte il verso diventa irruente; la melodia del verso diventa recitativo: “poesia visi-va” come egli stesso scrive a proposito del suo Poe-metto teatrale “Ulisse destino di se stesso”. Egli, come Omero e come Ulisse interpreta parti con empito col-mo di furia, rimproveri, asserzioni, rivelazione di verità antiche come il mondo sull’iterarsi di inganni, ma-laffare, ignoranza. La vita va e viene, non chiede cosa vogliamo fare, non ci propone grandezza di pensiero, non regala alcunché; c’è profonda amarezza nelle parole del Messina; come in Omero e Ulisse, egli si ribella “…La misura è ormai colma / Nell’assordante silenzio…”  In esso si dipanano canti, esaltazione, ammirazione per l’Uomo e la civiltà, cui si accompagnano esortazioni a ben agire, scoramenti, invettive contro l’Umanità che sta perdendo il giusto sentire di appar-tenere all’essere umano. “… Se Dio ha mandato suo figlio, / fallendo nell’unica impresa / di rendere l’uomo più giusto …” La sua è una pacata sfiducia nell’animo umano, di cui con versi liberi e musicali tocca tutti gli aspetti, come inciviltà, bassezza, crudeltà; ma sa anche esortare l’Umanità a risollevarsi dal guano in cui è sprofondata; si appella alle divinità anch’esse or-mai misconosciute e venute meno nel credo degli uomini; ricorda e cita i Grandi della Storia: Socrate, Platone, Gandhi, Tagore, Neruda, rimasti inascoltati o uccisi: e Padre Puglisi “…morto solo / Con il suo Dio che non gli fece scudo”; riversa la speranza nell’uomo-Ulisse, nei giovani, esponendo loro il suo pensiero: “…Speriamo domani / I figli, i nipoti / ancora non nati / abbiano coscienza, / abbiano coraggio / di avere pietà / e di scardinare / i falsi profeti.” Ci troviamo di fronte ad un libro ricercato, dalla veste elegante, di una ricercatezza sobria, varia, colorata; “ogni copia del testo è stata arricchita dallo stesso autore di disegni sempre diversi inseriti all’interno, con aggiunta ed integrazione di versi vergati a penna. Si tratta cioè di un libro d’arte in tiratura limitata ad un centinaio di co-pie, autografate singolarmente, numerate ed intestate all’acquirente”.

Il libro (di 50 pagine) è stato curato dai giovani del “Movimento per la Divulgazione Culturale” di Barcellona Pozzo di Gotto che hanno deciso di metterlo  in circolazione in numero limitato di 100 esemplari subito dopo Pasqua quando sarà presentato a Messina dall’Associazione “MessinaWeb” (50 copie numerate in numeri romani saranno messi in circolazione prima del prossimo Natale). Si sottolinea che ogni volume, formato 1/2 Pagina, contiene non meno di 8 diversi interventi, tra quartine aggiuntive e disegni colorati a mano dopo la stampa fotostatica su cartoncino color paglierino da 160 g. (gli interventi cambiano da un libro all’altro).
Trattandosi di un libro d’arte è stato deciso di offrirlo dietro contributo di 50,00 €.
Per ulteriori informazioni contattare direttamente l’autore
messina.giusep@tiscalinet.it

12 commenti

  • EZIO VINCIGUERRA

    Buonasera maestro, grazie per avermi concesso l’onore di leggero in anteprima. Non saprò mai come ringraziarti.
    Ezio

  • Giuseppe Messina

    Ciao Ezio e buona domenica. Come si è potuto notare, in questo periodo, sono pochissimo sulla rete per diversi impegni, ma oggi ho la piacevole sorpresa di constatare che c’è qualche amico che mi pansa. Carissimo Ezio, Ti ringrazio di cuore per esserti interessato della mia opera “ULISSE DESTINO DI SE STESSO” che sarà presentata sabato 26 p. v. alla sala selle bandiere del comune di Messina alle ore 17,30 dove mi farà piacere incontrarti se sarai libero. Un fraterno abbraccio.

  • EZIO VINCIGUERRA

    Carissimo Maestro Giuseppe, ti ringrazio dell’invito e farò di tutto per esserci e soprattutto per abbracciarti.

  • Giuseppe Messina

    Triste concetto ho voglia di stilare,

    intanto che la vergogna mi assale;

    servisse almeno a fare meditare

    credo mi sentirei meno male.

    È il contesto che tocca osservare;

    spinge il verso alla malinconia,

    il branco vaga in tempestoso mare

    e si avvia incontro alla follia.

    Tra gli animali è il branco peggiore;

    in questo ognuno vuole primeggiare,

    tentando di estromettere il migliore

    perché non vuole farsi superare.

    Questo è un branco lento ad invecchiare;

    gli spazi non sono per tutti uguali,

    il più potente tende a sopraffare

    e spesso è causa di tanti mali.

    È veramente pigro ad invecchiare,

    però è certo quello più veloce,

    nella corsa primo vuole arrivare

    e, tra tutti, è quello con più voce.

    Lento si evolve, poi, l’animale,

    misura impaziente, l’avvenire,

    guarda la scala sulla quale sale

    e crede che s’avvii al progredire.

    Tappe pregresse e slanci susseguiti

    hanno concesso l’elevazione

    e di osservare spazi infiniti,

    fino al massimo dell’emozione.

    L’esistenza si estende, si proietta

    oltre ogni stagione concepita,

    si può immaginar ciò che ci spetta

    e dove sarà condotta la vita.

    Guidano fantasia e pensiero

    oltre l’ostacolo immaginato,

    così, quello che non sembrava vero,

    l’umanità, ormai, ha conquistato.

    Tutto sembra possibile al momento,

    quando il futuro è parte del passato;

    l’anima artificiale è già nel vento

    e il malcontento può esser, sedato.

    La coscienza, adesso, è uno spazio vuoto

    e la riempie, a prezzo conveniente,

    chi è capace di mettere in moto

    la combinazione più efficiente.

    C’è un varco aperto in cui la fonte sbocca,

    versa a iosa i suoi ingredienti,

    dardi mortali che un arco scocca

    su chi sta affogando in escrementi.

    Voci assordanti, da unica fonte,

    portano verità avvelenate,

    rotolanti dal pendio del monte

    come valanga di pietre infuocate.

    A questo punto serve urgentemente

    lunga sosta, giusto per meditare

    e ascoltar chi ha lucida mente,

    chi sa come il guado attraversare.

    C’è d’ascoltare chi mai ha parlato

    e si è guardato intorno umilmente.

    C’è d’ascoltare chi ha sopportato

    e ha vissuto da cieco credente.

    Sono certo: serve fermare il passo

    in questa notte buia e tormentata

    e, prima dell’imminente collasso,

    ogni viva coscienza sia destata.

    Serve il disegno di una prospettiva

    per evitare il percorso fatto;

    serve la luce, nuova inventiva

    e ripartire con un grande scatto.

    Serve coscienza per ricominciare

    a costruire un nuovo futuro;

    serve, a questo punto, dimostrare

    che si vuole avere un mondo sicuro.

    Forse non tutto è perso veramente;

    credo si possa ancora riuscire

    a far di tutto, in questo presente,

    per rendere all’ uomo il divenire.

    Oggi, quando son più che mai cosciente

    d’esser vicino alla conclusione,

    vorrei veder la luce ad Oriente,

    raccogliere ancora un’emozione.

    Ultimo, tra le fila di quel branco

    che ho visto come fossero animali,

    col mio passo lento, ormai stanco,

    spero non siano mai più tali.

  • Rosanna Tirincanti

    Meravigliosa caro Maestro …riflette e descrive in pieno i tormenti e le angosce di questo nostro vivere insicuri ,con la coscienza che si potrebbe ancora dare una speranza …a chi crede fermamente nel futuro …ma è il contorno tutto che scoraggia e ci si accorge che manca quella mano forte che sa prendere in pugno tutto quanto evitando questo lento ed inesorabile andare alla deriva ….! Grazie Giuseppe ,di rendermi sempre partecipe di queste tue stupende poesie …buon pomeriggio !

  • EZIO VINCIGUERRA

    Ciao Maestro. Grazie per renderci partecipi del tuo epos… e di questo ennesimo regalo.
    Noi crediamo nel futuro fermamente è solo un brutto sogno quello che stiamo vivendo…speriamo che il risveglio sia diverso. Un abbraccio grande, profondo e ialino come il nostro mare

  • Franco Giunta

    Grazie Pippo, per questa tua “riflessione poetica”..
    Grazie, perché diventa, per me, un prezioso spunto di meditazione sui tempi storici che stiamo vivendo.
    Con l’inizio del nuovo secolo e del nuovo millennio, Il mondo è passato nel giro di un decennio, dall’euforia all’angoscia!
    Dopo l’ottimismo sul futuro degli anni 80 motivato da uno straordinario progresso nel campo della scienza , dell’economia,della tecnica,si è passati a una visione sempre più pessimistica della vita, quasi che l’umanità avesse smarrito il senso e la direzione del suo cammino.
    Le certezze si sono sfaldate, le prospettive si sono accorciate, l’orizzonte della storia si è popolato di nuvole minacciose.
    Quanti miti si sono dissolti!!
    Innanzi tutto il mito del comunismo con la sua pretesa di ricostruire una specie di paradiso terrestre..ha pateticamente mostrato la sua vera faccia di dittatura..con tutte le sue menzogne e le false promesse,con le sue restrizioni e le sue repressioni…sgonfiato come un palloncino colpito con uno spillo al punto giusto.
    Il mito dell’emancipazione del buon senso umano verso un mondo di pace si è scontrato con culture religiose orientali , con le quali qualsiasi
    “buon senso” si frantuma con la radicalità di alcune pericolose frange musulmane che non temono la perdita della vita per la “presunta” conquista dell’ eterno paradiso con a disposizione 42 vergini con le quali potersela passare per sempre!
    …Di contro, i miti dell’edonismo dell’occidente, fondati sul tanto sognato ..”sogno americano”..sono crollati e sepolti sotto le macerie delle torri gemelle!
    La paura del terrorismo, l’angoscia delle incertezze del futuro che si porta con sé, hanno cominciato a impadronirsi di una umanità che si credeva emancipata e capace di fare da sé…di fronte all’evidenza della ferocia del male e della sua capacità distruttiva, che trova il suo foraggio nella cupidigia , nell’orgoglio e nella prepotenza di un uomo che si è bevuto non solo il cervello ma anche la coscienza!
    Il contesto mondiale nel quale viviamo, ormai è una sorpresa per tutti.
    La storia prende vie che sfuggono al volere e al potere degli uomini.

    L’umanità si stava illudendo di costruire un mondo nuovo….e invece si è improvvisamente risvegliata ai tempi di Noè!!
    Il pericolo della crisi economica di oggi.. non è tanto il fatto di abituarci a stringere la cinghia..quanto il rischio che ciò possa scatenare azioni di prepotenza , sia a livello di società , sia a livello di nazioni…di cui lascio all’immaginazione le conseguenze!
    In questa analisi non posso evitare di includere .. terremoti, tzunami, alluvioni, tempeste , che è vero che ci sono sempre stati ma ultimamente si stanno verificando con una frequenza davvero impressionante!!
    ..per non parlare di epidemie buchi nell’ozono, cntrali nucleari…e non voglio dire altro!
    Tutto questo, mentre viviamo in uno scenario il cui ritmo inarrestabile della vita esige sempre cose nuove da proporre e da consumare…fino all’oblio..che non ci dà più né il tempo né la capacità di fermarci per fare questo tipo di riflessioni!!
    Ma dove stiamo andando???
    Cosa stiamo combinando???
    Da dove stiamo venendo???
    Chi siamo???
    Chi eravamo??
    Chi sono io???
    Chi siete voi???
    Chi eravate voi???
    Qualcuno mi vuole rispondere per favore???

    VI SUPPLICO FERMATEVI UN ATTIMO ANCHE VOI…E DATEMI UNA RISPOSTA!!

    Grazie a te, Pippo, che hai il coraggio di fermarti, di riflettere…e sopratutto di far riflettere!!

  • Giuseppe Messina

    Carissimo Franco, nel ringraziarti per il tuo molto interessante commento – fatto proprio da persona che sa riflettere (non mi sono sbagliato, anni fa, nel definirti filosofo) – ti faccio omaggio delle seguenti 4 quartine che fanno parte del poemetto “SERVE LA LUCE” ( nella parte iniziale non pubblicata in questa mia pagina) Un abbraccio:
    ………………….
    Corsi e ricorsi la regola vuole;
    il calmo mare segue la tempesta;
    la notte partorisce caldo sole
    e al tramonto la sera s’appresta.

    L’uomo riflette, quando resta solo,
    cerca in se stesso la sua esistenza,
    ed io, passeggiando sopra il molo,
    non so se ho in dono la veggenza.

    Potessi annullare ciò che avanza
    mietendo vittime sempre indifese,
    vaganti sopra il mar dell’ignoranza
    che non permette d’avere pretese.

    Non credo che bisogna esser veggenti
    per intuire cosa aspetta il mondo
    retto da molte alte maligne menti
    che condurranno l’avvenire a fondo.
    ……………………………..
    ………..(Giuseppe Messina)

  • Giuseppe Messina

    CIAO, CARISSIMO EZIO, Sono io che ringrazio te per l’incoraggiamento. Volesse il cielo che tu avessi ragione e che si tratti veramente di un brutto sogno quello che stiamo vivendo. Un caro abbraccio.

  • Franco Giunta

    Grazie Pippo, la tua originale vena poetica riesce a smaltare con oro fino anche le cose più “arruginite” di questo nostro povero mondo.

  • Franco Schinardi

    Ciao Giuseppe,

    complimenti!, sei sempre un grande, potevi dirmelo che eri così, diciamo eccezionale? Se posso sabato 26 verrò a vederti, sperando di ricordarmelo

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