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Zio Rino

Lirica di Vittorio Fioravanti (*) – 2004

dedicata a Rino Grasso Lombardo indimenticabile eroe della mia giovane età
* La Spezia, 16 luglio1908 / + Genova, 27 dicembre1988


Il camion s’era arrestato
col motore acceso e i due fari
fissi tra il fogliame degli olmi
C’era odore di gomma
sull’asfalto bruciato
ed era inquieto l’ansare
nostro

Lingue strette tra i denti
labbra fra dita di ghiaccio
sotto il telone mimetico
teso tra i bassi montanti
stavamo gli occhi negli occhi
a guardarci dentro

Mio zio Rino era sceso
senza impugnare il mitra
andava a passi decisi
nell’ampio fascio di luci
verso la curva più buia
lungo la strada tra i campi
distesi sotto la luna

C’era il frinire d’insetti
ali aperte su un ramo
riuscivo a stento a vederlo
andar solo così disarmato
fra strisce sfumate d’ombra
e il rumore dei tacchi

C’erano i partigiani
in attesa da ieri
Sapevano del passaggio
di sette famiglie in fuga
con ventitre bimbi
e tanta voglia d’andarsene
di lasciare l’orrore
delle bombe e la guerra
di scappar via da La Spezia

Lo sapevano così bene
che ci fu tacito accordo
Così riuscimmo a passare
salvi tra le armi puntate

sui fianchi dell’autocarro
C’ero io sopra
e c’erano i miei fratelli
e i cugini e quelle poche cose
strappate alle case lasciate
tra i pianti dietro

Io c’ero
con la mente abbagliata
dall’immagine coraggiosa
di quell’uomo sceso da solo
senza il suo mitra e il berretto
per affrontare rassegnato
nel chiarore di quella notte
il destino di tutti quanti

Momenti tragici e che lasciano un solco profondo, di quei tempi non ho memoria visiva per ovvia età anagrafica,ma ho avuto un padre meraviglioso che è stato uno di quei ragazzi coraggiosi e incoscienti che si facevano chiamare partigiani,come zio Rino, uomini senza storia che con semplicità e amore hanno fatto la storia, uomini e donne che dovrebbero essere onorati ogni santo giorno per ciò che ci hanno dato, libertà!
Invece oggi,questo paese (Italia) si è dimenticato di loro,anzi “vuole”dimenticarsi di quel periodo, forse perché è più facile essere superficiali e meschini piuttosto che affrontare il duro cammino dell’onestà e del rispetto altrui. Sempre piacevole leggerti, mi porti sempre in un’Italia che, o per vissuto personale o per sentito dire, mi manca molto.
(Gianpaolo Fugazzaro)

Certi ricordi restano indelebili, ricchi di particolari, di luci, di suoni, di odori.
L’ansia ancora è percepibile in questi versi, un’ansia non tanto per se stessi quanto per l’uomo che pur di salvare gli altri non ha esitato a rischiare in proprio e da solo. Come dimenticare gesti così?
Al solito, caro Vittorio, ogni tuo componimento è uno stimolo importante per il cuore di chi legge.
(Benito Ciarlo)

Un gran bel ritratto, questo. Anche il tema ti ha portato ad un registro molto più concreto, descrittivo, molto figurato e poco evocativo, ma di grande valenza scenica. per forza di cose io preferisco le liriche più spensierate, ma anche questa è vita, e dice bene chi mi precede fare letterature e poesia della vita è un talento. Soprattutto trovare anche nella guerra l’umanità da tradurre in poesia.
(Patrizia Cadau)

Vita e storia convivono magistralmente nei tuoi versi toccanti e convincenti. Quanti eroi sconosciuti vivono accanto a noi e nella nostra memoria…
(Gianna Campanella)

Sono momenti terribili per un bambino, attraversare qualcosa che sa di morte e di paura, attimi che lo segneranno per tutta la vita anche se in fondo ci sarà la salvezza; bello il ricordo di tuo zio, lontano ma vicino, un eroe di tutti i giorni.
(Loredana Giannuzzi)

‎”L’orrore “, nel silenzio della notte.
Tra il ticchettio di qui tacchi che si interseca allo scoppio della mitragliatrice… lo sento tutto, per quanto non abbia vissuto quel periodo e lo sento così intensamente perché sono le tue parole , il tuo modo di scrivere che mi avvolge .
(Carmen Caramazza)

Grazie Vittorio, e mentre leggo sento la voce del “grande maestro” che intona la guerra di Piero. Spero che quest’associazione sia per te motivo di orgoglio, è con questo spirito che vi ho uniti…A presto!
(Nadia Lisanti)

C’è un tratto che m’unisce a De Andrè: l’amicizia con Remo A. Borzini, il poeta e pittore genovese che negli Anni Sessanta ebbe una certa influenza su di me e poi su lui… “Spoon River Anthology” – per esempio – ce la fece leggere Remo ad …entrambi…
E – guarda caso !.. – c’è anche un’altro tratto in comune con De Andrè: Roberto Danè, per lungo tempo il suo produttore artistico. Era stato uno dei miei più stretti amici nei primi Anni Cinquanta a La Spezia. Siamo entrambi protagonisti nel romanzo autobiografico “Rosavestita” di Bruno Bianco…
(Vittorio Grasso Fioravanti)

(*) https://www.lavocedelmarinaio.com/2011/01/vittorio-fioravanti-grasso/

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