La violenza e la rassegnazione

di Giovanni Caruso

Ciao Ezio,
mi è capitato spesso di discutere sul fatto che ci ostiniamo a guardare le brutte notizie nei mezzi di comunicazione, ma non trovavo le parole giuste per far capire che la violenza e le bruttezze che ci mostrano, esistono solo perché noi le guardiamo e le accettiamo.
Ecco, adesso immaginiamo la violenza come un essere vivente, che per vivere ha bisogno di nutrirsi della nostra rabbia, del nostro sconforto, della nostra indignazione. Molti mezzi di comunicazione hanno lo scopo di nutrire la violenza di cui necessitano certi poteri forti per giustificare le guerre, lo stato oppressivo e invadente, lo stato di polizia.

Se smettessimo tutti di nutrire la violenza, semplicemente ignorandola, essa morirebbe all’istante!
Molti obiettano che è importante sapere cosa succede nel mondo, restare informati. E’ solo una illusione, un falso mito. L’informazione è quella che deve passare da bocca in bocca, attraverso i tuoi cari, i tuoi vicini, i pellegrini. Vuol dire questo isolarsi dal mondo? Niente affatto!
Le parole fanno il giro del mondo anche senza i cosiddetti networks, e quando giungono a noi da lontano, vuol dire che sono parole forti, piene di senso e verità, perché hanno affrontato con forza un percorso lungo e tortuoso.

Ecco perché oggi non ci sarà mai un nuovo Messia, perché la sua parola si mescolerebbe alle immensità di parole inutili che ci giungono ogni giorno dai media fino a sommergere la nostra mente e il nostro cuore di merda! (…scusate il francesismo).
Tutto questo discorso racchiude l’altro punto importante, ovvero l’accettazione che c’è un mondo sbagliato e che bisogna cambiarlo.
Possiamo cambiarlo noi, o dobbiamo rassegnarci?
Ognuno di noi può cambiare innanzitutto il proprio di mondo, e vedrete che col tempo il mondo cambierà insieme a noi.
Grazie Caro amico per questo spunto.
Viva i marinai, viva il mare.

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