Gli “alatori” di mestiere

di Mario Veronesi (*)

Il traino delle barche in risalita dalla corrente, un tempo veniva eseguita dagli alatori, ovvero gli addetti al traino delle barche sulle alzaie- Questo alaggio umano programmato terminò verso la metà del XVI secolo.
I secoli XIV e XV avrebbero privilegiato, fatto inusuale per un tempo di penuria di uomini decimati dalle grandi pestilenze, dalla fame e dalle guerre, l’alaggio umano, con gli uomini che spostavano il battello o il convoglio grazie ad un panno di tela grezza o una cinghia di canapa, passata sotto la spalla e legata con una corda alla grossa gomena agganciata all’albero della barca. 
Il reclutamento della manodopera venne risolto altrimenti, per convogli che facilmente duravano alcune settimane, non ci si poteva affidare al lavoro dei provvisori. Bisognava avere un gruppo che si impegnava per l’annata, cioè per quattro o cinque viaggi di andata e ritorno. Questi lavoratori erano procurati da alcuni “mercanti di braccia” venditori di lavoro che fornivano le squadre di lavoratori emigrati dalle loro povere montagne, venuti a rinforzare la manodopera locale ormai insufficiente. Queste squadre erano spesso costituite da 10 a 20 uomini di uno stesso villaggio, che raggiungevano il porto d’imbarco fin dai primi giorni di aprile. Erano giovani in piena forza fisica fra i 18 e i 25 anni. Il lavoro era duro, ma forniva un mezzo di sostentamento e gli uomini che ci vivevano toglievano di mezzo, a volte con la violenza, i bovari che avevano l’impudenza di proporre il loro tiro ai battellieri. La più sicura garanzia del loro impiego risiedeva nello stato del sentiero di alaggio spesso impraticabile per una pariglia di animali. A volte, alcuni uomini aprivano il cammino con l’ascia per abbattere la macchia.

Con la ripresa economica della fine del XV secolo, divenne difficile trovare degli alatori, si cercò di rimediare costituendo equipaggi misti, uomini e cavalli che trainavano insieme, ma verso la metà del XVI secolo, le squadre di alatori scomparvero rimpiazzate dai tiri con animali. 
Il convoglio di barche, era comandato da un capitano il cui secondo era il capo cordata. Infine dietro ogni barca alcuni timonieri manovravano i timoni. Tutti i battelli avevano le stesse caratteristiche, poco pescaggio, a fondo piatto e senza chiglia, con poco fondo, raramente fornite di ponte, e di larghezza ridotta che si compensava con una accentuata lunghezza, che variava dai 20 ai 30 metri. Sulla prima barca un ricognitore saggiava il fiume con la sua pertica per esplorarne i guadi, banchi di sabbia, o punti ghiaiosi, pericolosi per la navigazione. Davanti al convoglio a un giorno di marcia cavalcava un messaggero incaricato di preparare l’alloggio per la sosta e provvede all’acquisto dei viveri.
immagini: Miniatura bolognese del XIV secolo –
Gli alatori del Volga in un dipinto di Ilija Repin (1844-1930) Museo di San Pietroburgo.

(*) per saperne di più sull’autore, digita il suo nome e cognome sul motore di ricerca del blog.

Questo articolo è stato pubblicato in Attualità, Curiosità, Marinai, Marinai di una volta, Navi, Recensioni, Storia. Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *