25.5.1881, Giuseppe Maria Giulietti

di Mario Veronesi (*)

…e la regia nave Ettore Fieramosca.

Il massacro della spedizione del “pavese” Giulietti e dei suoi 17 componenti tra cui 10 marinai della Regia nave Ettore Fieramosca comandati dal sottotenente di vascello Giuseppe Viglieri. Dramma certamente quasi sconosciuto a molti italiani.
Giuseppe Maria Giulietti nel 1881 preparò un progetto di viaggio verso l’interno con il quale si proponeva di giungere nell’Aussa, allo scopo di aprire una via commerciale tra Assab, il paese dei Galla e lo Scioà. La Società Geografica Italiana sostenne la spedizione finanziandola e fornendo strumenti tecnici.

La spedizione partì da Assab l’11 aprile 1881, con lui anche dieci marinai della Regia nave Ettore Fieramosca, comandati dal sottotenente di vascello Giuseppe Biglieri di Valenza, il sottocapo cannoniere Giardini Nunzio di Cefalù; i cannonieri: Riccio Vincenzo di Napoli, Todaro Francesco di Licata, Muro Giacomo di Procida, Buono Nicola di Barano d’Ischia, Foti Francesco di Milazzo, Stagnaro Bartolomeo di Sestri Levante, Catanzaro Ignazio di Sciacca; e i marinai: Zuccone Giuseppe di Oneglia, Garazzino Giuseppe di Rollo (Albenga). Partecipavano alla missione anche due civili: Risso Emanuele di Genova (carpentiere della Regia nave Esploratore) e Pisani Giuseppe (sellaio) di Casteggio (quindi compaesano di Giulietti). Tre civili africani di cui si conosce solo il nomi delll’interprete Francesco Maria Said sudanese.

Il 25 maggio avvenne il massacro della spedizione, non sopravvisse nessuno dei 17 uomini. Non si saprà mai con certezza come sia andata, in ogni modo la storia più probabile è, che dopo la partenza da Assab, il gruppo si era diretto verso il villaggio di Beilul, dove aveva sostato per paio di settimane. Sembra che per ragioni poco chiare, siano sorti dissapori, tra lo sceicco Mohammed Akito suo figlio Omar e gli italiani. Questo massacro, suscitò molto scalpore nell’Italia dell’epoca, e nonostante le forti pressioni per uno sbarco militare a Beilul, sostenuto, sia dal commissario civile Giovanni Branchi, che dal capitano di fregata Galeazzo Frigerio, il ministro degli esteri Mancini, decise di rinunciare ad una rappresaglia che avrebbe causato attriti con l’Egitto, sotto la cui sovranità si trovava il luogo dell’eccidio. Pertanto ci si accontentò di una commissione d’inchiesta egiziana, presieduta da Ibrahim Rushdi Pascià, che naturalmente non portò a nulla. Dopo le proteste dell’Italia si aprì una seconda commissione d’inchiesta che si concluse nel maggio 1882, con l’arresto dello sceicco di Beilul, del figlio e di due dancali. Nella primavera 1884 un tribunale speciale aprì il processo al Cairo, gli accusati furono assolti avendo riversato ogni responsabilità su chi nel frattempo, era già morto.
Nel 1929 la spedizione in Etiopia organizzata e diretta da Raimondo Fianchetti, scoprì un lago vulcanico, ed in onore del Giulietti lo chiamò: “Lago Giulietti”. Ma alla fine dell’occupazione italiana in quei territori riprese il nome di “Afrerà”. Le sue spoglie furono rinvenute dallo stesso Fianchetti che raccolte le poche ossa, le quali furono avvolte nel tricolore e riportate in riportata in Italia. Dove vennero tumulate a Casteggio (Pavia) il 24 novembre 1929. Le Memorie di Giuseppe Maria Giulietti furono pubblicate nel 1882, dalla sorella Elena Giulietti Venco.

Giuseppe Maria Giulietti nato a Casteggio (Pavia) il 28-12-1847, morto in Dancalia il 25-5-1881; garibaldino, geografo ed esploratore. Scrisse diverse relazioni, pubblicate nel 1880 in Cosmos (vol. VI, n. 10, pp. 370-382), nel (Bollettino della Società Geografica Italiana serie 2, vol. XVII, pp. 55 e ss) e nel 1881 (serie 2, vol. XVIII, pp. 425 e ss.). La Società Geografica Italiana sull’ultimo fascicolo del suo: “Bollettino della Società Geografica Italiana”, pubblicò a cura di Carlo de Amezaga: “Rilievo della parte nord dei possedimenti italiani e della zona circostante tra la valle del Mara e il Ras Darmah (baia di Bahilul), basato specialmente sulle escursioni eseguite nel marzo ed aprile 1880 da G. M. Giulietti e dal guardiamarina Colombo”. Mentre l’anno dopo, l’Istituto Geografico Guido Cora di Torino pubblicò: “Carta originale delle regioni Galla, Somali, Adal tra il Golfo di Tegiura e Harar specialmente secondo i rilievi di G.M. Giulietti, 1879, e le esplorazioni anteriori di Harris, Burton, Chiarini, Cecchi e altri”.
Pirofregata Ettore Fieramosca, della Real Marina del Regno delle Due Sicilie, varato nel regio cantiere di Castellammare di Stabia il 13 novembre del 1850. In servizio alla Regia Marina il 17 marzo del 1861. Radiato il 6 novembre 1883 e, destinato alla “Scuola dei mozzi specialisti” nel porto di Napoli. In seguito lo scafo fu usato a Capo Miseno, come deposito fuochi e innesti, e successivamente a La Spezia fino al 1895. Fu una delle prime navi da guerra dotate di macchine italiane. La macchina da 300 hp era stata costruita nell’officina meccanica di Pietrarsa, denominata “Opificio Meccanico e Pirotecnico di Pietrarsa”. Con Pirofregata si indicava una fregata dotata sia d’attrezzatura velica sia di motore a vapore. Nel periodo di transizione tra la vela ed il vapore, s’impose questo nome, come pure quello Pirocorvetta e di Pirovascello, rispettivamente alle corvette ed ai vascelli che, pur avendo l’attrezzatura a vele quadre, avevano anche macchine motrici a vapore, con propulsori a ruota, ed in seguito ad elica.

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Una risposta a 25.5.1881, Giuseppe Maria Giulietti

  1. Egidio Alberti dice:

    ONORI A GIUSEPPE MARIA GIULIETTI ED AI SUOI UOMINI. RR.II.PP.

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