Il peccato

di Pancrazio “Ezio” Vinciguerra

Che cos’è il peccato?
E’ un atto di trasgressione a norme divine, volontario o non volontario, nei confronti di se stessi e del prossimo. Per il cristiano, il peccato è una trasgressione nei confronti di Dio e del prossimo suo (che ci ha esortato ad amare come Lui stesso primi due Comandamenti) che può essere evitato seguendo la Sua Parola (osservanza dei Comandamenti e della Bibbia).
Nel catechismo cristiano si parla del peccato nella “PARTE TERZA – LA VITA IN CRISTO – SEZIONE PRIMA – LA VOCAZIONE DELL’UOMO:  LA VITA NELLO SPIRITO – CAPITOLO PRIMO – LA DIGNITÀ DELLA PERSONA UMANA – ARTICOLO 8 (da 1846 a 1876).


San Paolo definisce la distinzione fra i peccati (al plurale) come trasgressioni della legge e il peccato come offesa alla divinità, negazione dell’amore di Dio e dei fratelli. Particolare gravità assume il peccato originale, infrazione compiuta da Adamo ed Eva di una interdizione divina, da cui è derivata la perdita del paradiso terrestre, come luogo di giustizia e di pace, e l’infelicità, il dolore e la morte per l’uomo ed assume importanza decisiva nelle lettere di San Paolo (in partic. Rom. 5, 12-21; 1 Cor. 15, 21 segg.) che ha visto nel peccato di Adamo l’origine di una condizione di iniquità intrinseca alla condizione umana tale da rendere tutti gli uomini incapaci di conseguire da soli la giustizia e la salvezza; di qui la necessità del sacrificio di Cristo (nuovo Adamo) per il riscatto dell’umanità dalla colpa originaria.
L’espressione peccato originale (lat. peccatum originale) è introdotta da Sant’Agostino, il quale ha fortemente accentuato il vizio radicale che esso ha introdotto in tutti gli uomini, divenuti per la colpa di Adamo «massa dannata».
Per molti il peccato è un ostacolo alla nostra felicità e alla nostra mancata realizzazione e quindi un nemico da combattere.
Questa è purtroppo la logica di questo mondo attuale, votato allo sfrenato materialismo e relativismo, dove risulta più grande chi riesce ad emergere sugli altri, chi conquista posti di potere schiacciando chi ha attorno, non mettendo al primo posto Dio (tutto il contrario dei primi due Comandamenti).
Per non peccare Dio ci ha dato la conoscenza attraverso i sensi e la parola

La Sapienza è una strada difficile da percorrere e appartiene a Dio. A noi ci è dato di conoscere solo nozioni. L’essenza del sapere, e cioè l’amore per il prossimo come Lui ci ha insegnato, senza doppi sensi, senza scopi di lucro, senza ricorrere all’invidia e alla superbia, avidi in un mondo dove vogliamo tutto e subito e, ancor peggio, facciamo finta di  non comprendere (non c’è peggio sordo che non vuol sentire o cieco che non vuol vedere).
Per arrivare alla sapienza bisogna intraprendere le strade più tortuose, come lo studio e non la raccomandazione, come l’ascolto, il confronto, la condivisione d’intenti e il mettersi continuamente in gioco.
Non basta salire su piedistalli di creta basati su atteggiamenti di possesso o, ancor peggio, nella sottomissione, nella vessazione o nella schiavitù dell’essere umano.
C’è infine chi generalizza e si defila, senza scegliere, perché ritiene che qualsiasi scelta sia mediocre, contribuendo passivamente al nulla: coloro sono il nulla che vivono nel purgatorio terreno…
Le guerre, anche quelle che combattiamo internamente, provengono dalle nostre corrotte passioni perché siamo pieni di desideri e, quando non riusciamo più ad ottenere, combattiamo il diverso che poi altro non è che il nostro io capovolto: la gelosia dell’egoismo …e da qui le guerre!

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2 risposte a Il peccato

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  2. Filippo Tringali dice:

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